L’Operatore Socio Sanitario (OSS) è una figura di supporto all’Infermiere, nata per sopperire ad una lacuna assistenziale nell’ambito del Sistema Sanitario Nazionale.
Tra le mansioni degli Operatori Socio Sanitari vi è anche quella della preparazione dei pasti e della somministrazione degli stessi a pazienti adulti e collaboranti.
Tra le mansioni degli OSS vi è anche quella di preparare i pasti e di somministrarli a pazienti vigili e collaboranti, previo ottenimento dell’apposito attestato rilasciato solitamente dalla Camera di Commercio.
Ricordatevi sempre che davanti a voi c’è un paziente che soffre e che è ricoverato, perché ha dei problemi di salute, che possono dare origine anche ad inappetenza o al rifiuto dei cibi.
Molti hanno patologie o fanno terapie che possono andare in conflitto con i pasti. Per questo occorre conoscere perfettamente la situazione clinica dell’assistito.
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È fondamentale accertare la capacità di deglutire: il paziente è disfagico? Ai solidi o ai liquidi? Inoltre, bisogna accertare la prescrizione del “Niente per bocca” (NPO).
Al termine di tutta la procedura, assicurarsi che al paziente sia stato garantito il necessario apporto calorico e, in presenza di qualsivoglia difficoltà, riferire le anomalie all’Infermiere di turno.
Disfagia: Cos'è e Come Gestirla
La disfagia è un disturbo della deglutizione; non è una vera e propria patologia, ma uno stato conseguente a traumi, ictus oppure a malattie neurologiche (come ad esempio la demenza), che può comportare una serie di complicazioni.
L’operatore sociosanitario è tenuto a prevenirle per quanto possibile e per quanto previsto dalle sue competenze professionali.
La disfagia è l’alterazione di una o più fasi della deglutizione, non è una malattia, ma il segno di una malattia. Tale difficoltà può manifestarsi per i cibi liquidi, per i solidi o per entrambi.
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Esistono differenti gradi di disfagia (lieve-moderata-grave) e non sempre è facile da riconoscere e diagnosticare.
In alcuni casi la difficoltà a deglutire è evidente, ma in alcuni pazienti si manifestano solo sintomi aspecifici come: tosse durante i pasti; modificazioni della voce che diventa umida e rauca; sensazione di corpo estraneo in gola.
Secondo alcune stime, il 45% delle persone oltre i 75 anni d’età presenta segni di disfagia, così come il 30% di persone colpite da ictus ne soffre.
Per diagnosticare la disfagia è necessario un attento esame obiettivo, in alcuni casi associato ad un esame strumentale, come la video fluoroscopia per lo studio della deglutizione.
È evidente che la disfagia influenza negativamente la qualità della vita e che induce il paziente a nutrirsi poco e male, portando a polmoniti ab ingestis.
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Gestione della Disfagia in Pazienti Incoscienti o con Dispnea
Nel paziente incosciente non è possibile fare una valutazione della disfagia attraverso le prove di deglutizione da parte del logopedista o del foniatra, perciò in questo tipo di pazienti si rende spesso necessario l’inserimento di un sondino naso gastrico, che permette l’assunzione del pasto attraverso un’alimentazione speciale a base di preparati galenici o preconfezionati.
In questo caso l’OSS ha il compito specifico di controllare che il funzionamento del sondino sia corretto e che l’assistito mantenga la posizione semi seduta durante l’assunzione del pasto e per i trenta minuti successivi, per agevolare il processo digestivo.
È inoltre importante che l’OSS si preoccupi di sospendere l’infusione prima di movimentare il paziente per evitare reflussi e pericolose polmoniti ab ingestis; deve inoltre assicurarsi che la pelle del naso intorno al punto di contatto con il sondino non diventi arrossata, in quanto a causa della pressione del sondino contro le narici, possono comparire lesioni.
Per quanto riguarda il paziente con dispnea e disfagia, è molto importante che il personale medico e infermieristico, attraverso il lavoro in team, pianifichi una dieta personalizzata in base alle difficoltà di deglutizione dell’assistito per ridurre al minimo il rischio di aspirazione; il personale sanitario valuta contemporaneamente la sicurezza del paziente, le sue necessità nutrizionali, le patologie presenti e le preferenze personali.
Alimenti Consigliati e da Evitare
La dieta prevista in caso di disfagia è composta, in genere, da cibi di consistenza semisolida e/o semiliquida perché sono più facili da deglutire; per quanto riguarda i liquidi si può ricorrere all’uso di un addensante per modificarne la consistenza e permetterne l’assunzione in sicurezza.
Nei pazienti disfagici con dispnea quindi gli alimenti da favorire sono: gli omogeneizzati, gli yogurt senza pezzi, i formaggi freschi, le verdure cotte e non filamentose ridotte in purea o creme; sono invece da evitare gli alimenti a doppia consistenza, che contengono cioè sia una parte solida che una parte liquida (ad esempio la pastina in brodo), cibi troppo caldi perché stimolano la tosse e l’uso delle cannucce.
In presenza di disfagia per i liquidi utilizzare acqua gelificata o polveri addensanti presenti in commercio.
Tali polveri possono essere aggiunte a tutti i liquidi, caldi e freddi (acqua, brodo, tè, latte, succo di frutta).
I liquidi, per essere deglutiti correttamente, dovrebbero essere addensati fino ad avere la consistenza di un budino.
Bisogna prestare particolare attenzione agli alimenti a doppia consistenza (minestra di pasta, succhi con frutta in pezzi...) sono i più difficili da mangiare poiché richiedono meccanismi di deglutizione diverse.
L’operatore sociosanitario farà sempre riferimento alle indicazioni fornitegli dall’infermiere e dal nutrizionista per quanto riguarda l’alimentazione dell’assistito, perché ogni stato della disfagia presenta necessità diverse.
Il Ruolo dell'OSS Durante il Pasto
Al momento del pasto l’OSS entra nella stanza, identifica il paziente, si presenta, ne garantisce la privacy e controlla che il microclima sia adeguato, esegue il lavaggio sociale delle mani e indossa i guanti.
Durante l’assunzione del pasto l’operatore deve assicurarsi che non vi siano nella stanza elementi di distrazione per il paziente e che lo stesso assuma una postura corretta (cioè la posizione semi-seduta con gli avambracci ben appoggiati o, se l’assistito è in grado di mantenere una posizione seduta sul letto, che abbia i piedi ben poggiati per terra).
Se il paziente non è autonomo nell’alimentarsi, l’operatore si deve mettere alla sua altezza, oppure si pone leggermente più in basso per fare in modo che la testa dell’assistito sia leggermente flessa in avanti, per agevolare la deglutizione.
Ogni tanto, durante il pasto, invita il paziente a fare qualche colpo di tosse per evitare che il cibo resti in gola, fa in modo che non ci siano distrazioni e rispetta i tempi del paziente, ogni tanto sarà sua cura farlo riposare.
La corretta posizione del capo e del corpo è importante sulla deglutizione, favorendo o meno il passaggio del bolo alimentare nelle vie respiratorie. Si consiglia una posizione seduta.
In reparto o anche a domicilio spesso è l’OSS che si siede al letto del paziente e lo aiuta ad alimentarsi. L’OSS, durante la somministrazione degli alimenti, dovrà quindi mettersi seduto e appoggiare le posate tra un boccone e un altro, in modo da trasmettere calma all’assistito.
L’alternanza di cibi liquidi e solidi (se concessa dallo specialista) può aiutare a pulire la gola da residui, incoraggiare la tosse dopo la deglutizione (o lo schiarimento di gola) e incoraggiare rimozione di residui dalla lingua.
Igiene Orale Post-Pasto
Al termine dell’assunzione del pasto l’OSS controlla che non ci sia presenza di cibo nella bocca e nella faringe del paziente, quindi ascolta con attenzione il suono della voce, perché un gorgoglio potrebbe indicare la presenza di cibo; infine l’OSS si assicura che la persona stia in posizione seduta per almeno trenta minuti ed esegue l’igiene del cavo orale e, se presente, pulisce la protesi dentaria.
A fine pasto è molto importante che l’OSS esegua all’assistito un’accurata igiene orale, assicurandosi che la cavità orale sia libera da residui di cibo.
Mantenendo il capo flesso in avanti si procede con lo spazzolamento dei denti col dentifricio, per evitare l’accidentale deglutizione dei liquidi, è utile usare per gli sciacqui acqua calda, che da una sensazione sgradevole che non stimola la deglutizione.
Lavare le protesi dentali se ci sono, seguendo le indicazioni del dentista.
Quando l’igiene del cavo orale è particolarmente difficile, può essere effettuata con una garza avvolta intorno ad un dito e imbevuta di appositi disinfettanti.
Particolarmente importante è anche la pulizia della lingua, evitando la comparsa di funghi e infezioni in sede.
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