La tiroide è una piccola ghiandola a forma di farfalla situata nella parte anteriore del collo, proprio sotto la laringe. I principali ormoni prodotti dalla tiroide sono la tiroxina (T4) e la triiodotironina (T3), che influenzano molte funzioni vitali, tra cui il metabolismo, la temperatura corporea, il battito cardiaco e la regolazione del peso.
Importanza dell'Alimentazione per la Tiroide
La tiroide è coinvolta in numerosi processi fisiologici e in particolare nel metabolismo, ossia nella trasformazione del cibo che mangiamo in energia: dunque, per funzionare bene, questa ghiandola ha bisogno di un’alimentazione adeguata. Il micronutriente essenziale è lo iodio, che ne rappresenta il principale alleato.
Stando al Ministero della salute, la dose di iodio raccomandata è di 150 microgrammi al giorno (0,15 milligrammi), che salgono a 200-250 per le donne in gravidanza. Un’alimentazione equilibrata spesso non basta per coprire il fabbisogno complessivo, anche se la sua fonte maggiore è rappresentata dagli alimenti come pesci di mare, crostacei, alghe, frutta secca, formaggi stagionati. Ma ovviamente non è così facile calcolarne l’apporto. Un modo semplice per raggiungerne la corretta quantità è sostituire il comune sale da cucina con quello iodato, che non presenta odori o sapori particolari, né altera quelli dei cibi a cui viene aggiunto: è sufficiente assumerne 3-5 grammi al giorno (non di più, visto che elevati apporti di sale sono notoriamente collegati al rischio di sviluppare malattie cardiovascolari).
In generale non esistono singoli alimenti dannosi oppure miracolosi per mantenere la tiroide in salute, perché conta la dieta nel complesso. Si tratta di seguire un’alimentazione antinfiammatoria, che non soltanto ci assicura il giusto apporto di vitamine e sali minerali, utili per la salute, ma evita anche di scatenare uno dei fattori nocivi per questa ghiandola: l’infiammazione.
Carenza di Iodio e Integrazione
Se lo iodio assunto con gli alimenti è insufficiente, si compromette la funzione tiroidea e si determinano malattie tra le quali la più frequente è il gozzo, oltre a danni neurologici che si manifestano con una ridotta capacità intellettiva, uno scarso rendimento scolastico e una minor capacità intellettiva. Eppure sei milioni di italiani soffrono di moderata carenza iodica, nonostante la dieta mediterranea e il programma di iodoprofilassi avviato nel 2005 che prevede la presenza obbligatoria del sale iodato in tutti i punti vendita del territorio nazionale.
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«Occorre moderazione nell'utilizzo del sale, ma si dovrebbe usare sempre quello fortificato, nelle stesse quantità raccomandate per quello marino», spiega Giulia Cairella, medico nutrizionista e membro del gruppo di revisione dei Larn della Società italiana di nutrizione umana. «Gli adulti devono assumere 150 microgrammi di iodio al giorno. Il sale fortificato - ha trenta milligrammi di iodio per chilo, rispetto al milligrammo del sale marino - rappresenta la soluzione più facile per ridurre la carenza nutrizionale. Ma in Italia è ancora poco diffuso: più che presso la grande distribuzione, nelle mense e nelle industrie alimentari. Perciò la ricerca si muove.
Ciò che in sufficienti quantità non si trova naturalmente negli alimenti, lo si può ottenere attraverso la fortificazione: un processo tecnologico che mira ad aumentare la quantità di micronutrienti (vitamine e minerali) per sopperire a carenze normalmente diffuse nella popolazione. La procedura, per alcune sostanze, è raccomandata nelle categorie a rischio (bambini, anziani, donne in gravidanza) in Paesi ad alto tasso di malnutrizione.
In uno studio pubblicato su The Journal of clinical endocrinology and metabolism, un gruppo di medici dell'università di Pisa ha dimostrato l'efficacia della fortificazione iodica dei vegetali, tra gli alimenti che assicurano il minor introito del micronutriente. «Attraverso l'escrezione urinaria di iodio, abbiamo rilevato l'efficacia di una dieta che comprendeva l'assunzione di cento grammi al giorno di un piatto misto a base di patate, carote, pomodori e insalate biofortificati», afferma Massimo Tonacchera, docente di endocrinologia alla facoltà di medicina dell'ateneo toscano. «È un buon punto di partenza per risolvere un problema alimentare diffuso». Risultato soddisfacente. La palla, adesso, passa nelle mani delle aziende.
Alimenti da Preferire e da Evitare
Per favorire il corretto funzionamento della tiroide, è consigliabile includere nella dieta alimenti ricchi di nutrienti essenziali per la salute tiroidea:
- Alimenti ricchi di iodio: Lo iodio è fondamentale per la produzione degli ormoni tiroidei.
- Fonti di selenio: Il selenio è un minerale importante per la funzione tiroidea.
- Alimenti ricchi di zinco: Lo zinco è coinvolto nella sintesi degli ormoni tiroidei.
- Frutta e verdura: Includere una varietà di frutta e verdura nella dieta fornisce antiossidanti e nutrienti essenziali per la salute generale e della tiroide.
- Alimenti ricchi di vitamine del gruppo B: Le vitamine del gruppo B sono importanti per il metabolismo e la salute tiroidea.
- Acidi grassi omega-3: Gli acidi grassi omega-3 possono aiutare a ridurre l'infiammazione ed a sostenere la funzione tiroidea.
Per garantire il corretto funzionamento della tiroide, è importante anche evitare alcuni alimenti che possono influenzare negativamente la funzione tiroidea:
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- Alimenti ricchi di goitrogeni: alcuni alimenti possono interferire con la funzione tiroidea in quanto contengono goitrogeni, composti che possono ostacolare l'assorbimento dello iodio o interferire con la produzione degli ormoni tiroidei. Questi includono broccoli, cavoli, cavolfiori, spinaci, bietole, rape, rutabaga, soia e prodotti derivati dalla soia come tofu e latte di soia.
- Alcol: il consumo eccessivo di alcol può influenzare negativamente la funzione tiroidea e interferire con la produzione degli ormoni tiroidei.
- Alimenti ricchi di glutine: in alcuni casi, le persone con disturbi autoimmuni della tiroide come la tiroidite di Hashimoto potrebbero beneficiare dalla riduzione del consumo di alimenti contenenti glutine, come grano, segale, orzo e altri cereali che contengono glutine.
Soia e Crucifere: Verità e Falsi Miti
Spesso vengono demonizzati soia, glutine e l’intera famiglia delle crucifere, composta da cavoli, broccoli, cavolfiori, cavolini di Bruxelles e compagnia. Perché questo accanimento? Soia e crucifere vengono accusate di interferire con il metabolismo dello iodio, riducendone la disponibilità per l’organismo, mentre il glutine viene erroneamente associato a un aumento dei livelli di infiammazione nel corpo.
In realtà, si tratta di informazioni prive di fondamento scientifico, che finiscono per tradursi in vane restrizioni a tavola: le uniche informazioni disponibili riguardano i cavoli, anche se le quantità che hanno dimostrato di rallentare la funzione tiroidea sono di circa un chilo e mezzo al giorno, mangiato crudo ogni giorno per parecchi mesi. Si tratta di casi limite, evitabili seguendo una dieta varia, mai monotona. E se proprio vogliamo stare tranquilli, possiamo cuocere questi ortaggi per inattivare i glucosinolati, riducendo così la capacità di interferire con la sintesi di ormoni tiroidei.
Ma basta lanciare una ricerca sul web per imbattersi in elenchi di alimenti tabù per la tiroide: oltre a essere inutili, queste sforbiciate in tavola possono addirittura aprire la strada a disturbi del comportamento alimentare in chi è predisposto a queste problematiche.
I prodotti dietetici a base di soia (tra cui latte di soia, tofu, salsa di soia, tempeh e miso), contengono isoflavoni, composti polifenolici classificati anche come fitoestrogeni per i loro effetti simili agli estrogeni. Poiché gli isoflavoni possono inibire l’azione della perossidasi tiroidea, enzima necessario per la sintesi dell’ormone tiroideo, è stato suggerito che l’assunzione di soia con la dieta possa aumentare il rischio di ipotiroidismo.
Tuttavia, specificano gli autori di questo articolo, i test scientifici indicano effetti negativi molto limitati sulla funzione tiroidea con un consumo di quantità normali di soia. Gli autori concludono che il consumo di una quantità ragionevole di soia non aumenta il rischio di disfunzione alla tiroide.
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Integrazione: Quando e Come
Attenzione anche agli integratori alimentari, spesso assunti alla leggera, nella convinzione che “male non fanno”. Molte persone ricorrono a supplementazioni a base di alghe per integrare lo iodio, che qui è molto concentrato e rischia di indurre più danni che benefici. La tiroide ha bisogno di questo microelemento, ma a piccole dosi. Fornirgliene delle “bombe” quotidiane rischia di intossicarla, come un motore che si ingolfa. Piuttosto, è meglio utilizzare le alghe al naturale.
Gli integratori per la tiroide sono formulazioni progettate per sostenere la salute e il corretto funzionamento di questa ghiandola cruciale. Tra gli ingredienti comuni troviamo lo iodio, essenziale per la produzione di ormoni tiroidei, e il selenio, che può contribuire alla regolazione della funzione tiroidea. Inoltre erbe come l'ashwagandha e la rhodiola, insieme a nutrienti come la tirosina e le vitamine del gruppo B, sono spesso inclusi negli integratori per il loro presunto ruolo nel sostenere la funzione tiroidea.
Il selenio è un micronutriente importante per il metabolismo dell’ormone tiroideo. La quantità giornaliera raccomandata negli Stati Uniti per il selenio negli uomini e nelle donne non gravide e che non allattano è di 55 µg. Le fonti alimentari più ricche di selenio sono i frutti di mare e le interiora. Le fonti tipiche nella dieta occidentale sono pane, cereali, carne, pollame, pesce e uova.
Alcuni studi hanno suggerito che la supplementazione di selenio nella malattia tiroidea autoimmune può essere utile, perché bassi livelli sono stati associati a maggiori rischi di gozzo e noduli tiroidei. Tuttavia, sebbene l’assunzione di selenio possa ridurre i titoli sierici degli autoanticorpi tiroidei a breve termine, non è chiaro se queste riduzioni anticorpali siano correlate al mantenimento a lungo termine della normale funzione tiroidea o con una diminuzione degli esiti ostetrici avversi nelle donne in gravidanza con positività sierica agli anticorpi tiroidei.
I ruoli di zinco, rame e magnesio nella sintesi e nel metabolismo degli ormoni tiroidei non sono ben definiti. Con le evidenze attualmente disponibili l’integrazione di questi oligoelementi esclusivamente allo scopo di promuovere la funzione tiroidea non è supportata.
Dieta Senza Glutine e Tiroide
Esistono evidenze di una relazione tra celiachia e malattia tiroidea autoimmune. Una meta-analisi di studi che hanno incluso quasi 95mila pazienti ha mostrato una prevalenza tre volte maggiore di malattie della tiroide (in particolare, tiroidite di Hashimoto) tra i pazienti celiaci rispetto ai soggetti non celiaci. Pertanto, sembra ragionevole la proposta di sottoporre a screening per la celiachia i pazienti con malattia tiroidea autoimmune e viceversa.
Per quanto riguarda la dieta senza glutine non ci sono evidenze sufficienti sul fatto che questo regime alimentare in assenza di celiachia possa influire nella salute dei pazienti con o senza malattia tiroidea accertata.
Alimenti da Evitare in Caso di Ipertiroidismo
Gli alimenti di seguito elencati vanno evitati se si è affetti da ipertiroidismo:
- Pesce, soprattutto i crostacei e i molluschi.
- Alghe.
- Latte, uova, carne e cereali (in quantità eccessive).
- Sale (in quantità eccessive).
- Condimenti eccessivamente saporiti.
- Insaccati, carne e formaggi troppo grassi.
- Snack salati e patatine in busta.
Sale Arricchito: A Cosa Serve?
Limitare il consumo di sale aiuta a controllare la pressione alta: massimo 5 grammi al giorno, meglio se arricchito con iodio e potassio.
Cosmetici e Tiroide
Alcuni farmaci, integratori o prodotti di erboristeria utilizzati a fini dimagranti, in particolare come trattamento anticellulite, possono interferire con la funzionalità tiroidea anche in maniera grave per chi soffre di ipertiroidismo o intolleranza allo iodio. Incidono sulla tiroide tutti quei cosmetici a base di fucus, alga bruna e più in generale estratti di (o a base di) sali marini o alghe.
Anche quest’anno in Italia, come nel resto del mondo, dal 25 al 31 maggio si sarebbe dovuta svolgere la Settimana Mondiale della Tiroide, il cui scopo è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla diagnosi, la cura e la prevenzione dei disturbi della tiroide. Nel nostro paese il tema specifico individuato per dare risalto a iniziative di carattere divulgativo di Società Scientifiche e Associazioni di pazienti avrebbe dovuto essere “Occhio alla tiroide: conoscenza e prevenzione”.
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