La vitiligine è una malattia che riguarda tra lo 0,5 e il 2% della popolazione e può derivare da predisposizioni genetiche, fattori ambientali scatenanti o da fattori neurogeni con l’interruzione delle interazioni neuro-immuno-cutanee. Molte persone affette da questa condizione si chiedono se le scelte alimentari possono prevenire o peggiorare la vitiligine. Non esiste una dieta per la vitiligine che sia ben supportata dai dati scientifici, ma alcune accortezze possono aiutare a tenere sotto controllo la malattia.
L'Importanza dell'Alimentazione Antinfiammatoria
L’alimentazione antinfiammatoria ricca di antiossidanti, vitamine e acidi grassi insaturi risulta tra gli interventi dietetici quella migliore per il trattamento della vitiligine. Allo stesso tempo è importante ridurre cibi ricchi di grassi saturi, zuccheri e carboidrati raffinati, glutine, latte e latticini. Infatti, quando si mangia male si affaticano fegato, reni e intestino, non più in grado di eliminare le scorie nocive. Di conseguenza queste vengono accumulate nell’organo più esterno, ossia la pelle.
Mangiare sano significa prendersi cura di sé e della propria salute. Ma, nel caso di alcune patologie, l’alimentazione può aiutare la cura. Ovviamente, l’alimentazione non basta. La vitiligine può essere tenuta sotto controllo attraverso l’alimentazione. Ci sono infatti alcuni alimenti che possono causare un peggioramento della vitiligine.
La Dieta Mediterranea come Alleato
Ottimo esempio di alimentazione corretta è la dieta mediterranea: ricca in antiossidanti quali Omega 3, olii, carotenoidi, verdura, frutta fresca e secca, pesce azzurro e povera in grassi, fritti e prodotti di difficile digestione. "Noi la consigliamo in quanto è efficace nei confronti dell’infiammazione dello stress ossidativo e nella prevenzione di alcune malattie degenerative" aggiunge Leone.
Il Ruolo delle Vitamine e degli Integratori
Recenti studi hanno riscontrato che molti pazienti affetti da vitiligine presentano bassi livelli ematici di acido folico, vitamina B12, vitamina C, vitamina D e vitamina E.
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Diverse ricerche scientifiche confermano che la combinazione di vitamina B12, acido folico (vitamina B9) ed esposizione al sole induce il processo della ripigmentazione nei pazienti che sono affetti da vitiligine. Una dieta, quindi, senza vitamina B12 e B9 non stimola il processo di guarigione. Sia l’acido folico che la vitamina B12 contribuiscono alla sintesi del DNA e dell’emoglobina e sono fondamentali per tenere ai giusti livelli l’omocisteina, aminoacido che è stato messo in relazione con il rischio di sviluppare alcune malattie e che talvolta risulta aumentato nella vitiligine in fase di attività.
- Vitamina B12: viene prodotta in natura da alghe, batteri e funghi, ma gli esseri umani non sono in grado di sintetizzarla da soli, risultando integrabile tramite una corretta alimentazione. La vitamina B12 è una delle carenze più comuni e, se non trattata, potrebbe causare disturbi del sangue e dei nervi.
- Vitamina C: ha proprietà antiossidanti e rinforza il sistema immunitario. Sarebbe sconsigliata, invece, la vitamina C in quanto provoca disturbi nella sintesi della melanina.
- Vitamina D: è fondamentale per la salute delle ossa, del sistema nervoso e del cuore. Bassi livelli di vitamina D si trovano in molte malattie autoimmuni e anche nella vitiligine. Il modo migliore per assicurarsi la dose giornaliera di questa vitamina è esporsi al sole (sempre in modo corretto). In molti pazienti con la vitiligine ci sono livelli di vitamina D nel sangue più bassi rispetto a quelli presenti nelle persone non affette dalla patologia. "Sappiamo bene che la vitamina D viene sintetizzata anche con l’esposizione ai raggi ultravioletti. Quindi fototerapia ed esposizione al sole sicuramente possono aiutare ad aumentare i livelli di vitamina oltre che favorire la ripigmentazione" aggiunge il dermatologo.
Gli autori di un altro studio sottolineano anche come l’integrazione di zinco e fenilalanina in combinazione con steroidi topici o UV-B (ultravioletto B) mostra effetti terapeutici sulla vitiligine. Sono però necessarie ulteriori indagini e non vanno trascurati gli effetti avversi a livello gastrointestinale.
L’articolo analizza anche l’interessante apporto di alcuni integratori a base di piante, ricche di antiossidanti, come ad esempio, il ginkgo biloba, che migliora la ripigmentazione (ma attenzione ai lievi disturbi gastrointestinali). Anche la kellina, con l’azione degli UV, contribuisce a diminuire le lesioni depigmentate.
Il Microbioma Intestinale
Recenti studi hanno evidenziato l’importanza del MICROBIOMA INTESTINALE in relazione allo sviluppo di malattie autoimmuni, tra cui la vitiligine.
Altre Considerazioni
Per quello che riguarda il GLUTINE, è importante fare una valutazione genetica sulla predisposizione alla celiachia per poi in caso di positività valutare, con le opportune analisi, l’eventuale presenza della malattia. Ci sono diversi casi di pazienti con vitiligine con associate altre malattie autoimmuni, tra cui la celiachia.
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È stato dimostrato che la somministrazione topica di olio di Nigella sativa migliora considerevolmente la vitiligine entro quattro mesi. Un caso clinico ha evidenziato risultati positivi nella ripigmentazione di chiazze bianche pallide in pazienti con vitiligine dopo circa un anno di utilizzo di una miscela contenente caffè e semi di girasole. Il caffè contiene numerose sostanze fitochimiche con proprietà antiossidanti. Uno studio preliminare ha rilevato che il consumo di caffè può avere un impatto sulla funzione immunitaria.
Un’alimentazione sana ed equilibrata non è pero sufficiente a fornire soluzioni di trattamento alla vitiligine. “Noi ricorriamo già da anni alla somministrazione di cocktail fatti di sostanze antiossidanti che sono contenutein compresse in dosaggi molto più importanti rispetto a quelle che un individuo può assumere con la dieta” spiega Leone.
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