I bambini, come gli adulti, vivono in un mondo con una varietà e quantità di cibi impensabili in passato. È quindi fondamentale prestare attenzione a cosa mangiano e educarli fin da piccoli a un'alimentazione sana. Le scelte alimentari influenzano il rischio di sviluppare malattie croniche non trasmissibili, inclusi diversi tipi di tumori. Molte condizioni, dall'ipertensione al diabete di tipo 2, dall'obesità alla sindrome metabolica, sono responsabili di circa il 70% delle cause di morte nei Paesi industrializzati.
Oggi sappiamo che le radici di questi problemi di salute risalgono al periodo che va dal pre-concepimento ai primi anni di vita, influenzando la predisposizione allo sviluppo di varie malattie, da quelle cardiovascolari ad alcune psichiatriche e persino diverse forme di cancro. Per proteggere i bambini, la prevenzione si basa sull'adozione di abitudini e comportamenti salutari.
I feti sono nutriti attraverso la dieta materna durante la gravidanza, e l'esposizione a determinati sapori può stimolare i bambini ad accettare tali alimenti. Dopo il parto, il latte materno e l'alimentazione complementare hanno un ruolo primario nel mantenimento di un buono stato di salute. I genitori, insieme ai nonni e alla babysitter, costituiscono il primo riferimento educativo e comportamentale.
Latte Materno: L'Alimento Unico Necessario nei Primi Sei Mesi
L'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda il latte materno come unico alimento per neonati e lattanti nei primi sei mesi di vita. L'allattamento al seno fornisce tutto ciò di cui i bambini hanno bisogno, nelle forme più digeribili e assimilabili. Sia il latte materno sia quello in formula (da usare solo in mancanza del primo) sono ricchi di grassi, essenziali per lo sviluppo del sistema nervoso centrale nelle prime fasi della vita. Questa è la ragione principale per cui il latte materno è l'alimento migliore per un neonato, contenendo tutti i nutrienti essenziali per la crescita.
Ma sono molteplici i benefici per i bambini: da un’adeguata formazione del microbiota a uno sviluppo cerebrale e del sistema immunitario nella norma. Inoltre assicura apporti proporzionati delle macromolecole essenziali. Altrettanto rilevante è la funzione preventiva. I risultati di diversi studi hanno mostrato che sovrappeso, obesità, diabete e aterosclerosi si registrano in età adulta con maggior frequenza tra coloro che non sono stati allattati al seno nei primi mesi di vita. L’effetto protettivo, in questo caso, potrebbe essere da attribuire, tra le altre cose, alla leptina.
Leggi anche: Cosa Mangiare con le Emorroidi
La leptina è un ormone prodotto principalmente dal tessuto adiposo che, agendo sul cervello, diminuisce l’appetito e inibisce la sintesi di un’altra sostanza, la grelina, che al contrario stimola la fame. La leptina è stata rilevata nel latte materno ed è oggi considerata una delle possibili chiavi con cui prevenire l’insorgenza di diversi fattori di rischio per malattie metaboliche, cardio e cerebrovascolari.
Nel latte materno i carboidrati (zuccheri) costituiscono circa il 56 per cento della sua composizione, i grassi il 36 per cento e le proteine l’8 per cento, per un apporto energetico pari a circa 70 chilocalorie per cento grammi. Ma il latte materno non ha mai la stessa composizione e consistenza durante la poppata, e la sua formula unica e inimitabile si modifica nel tempo, adattandosi alle necessità di crescita dei neonati.
Frequenza dell'Allattamento
L'intervallo di tempo con cui i bambini richiedono di essere nutriti è variabile. La maggior parte dei neonati riceve tra le 8 e le 10 poppate al giorno. Ci sono però anche quelli che si nutrono con 14-16 poppate nell’arco di 24 ore. Ciascuna poppata dura mediamente da 20 a 60 minuti, ma può variare anche parecchio in ciascuna coppia mamma-bambino, e nella stessa coppia nell’arco della giornata. La priorità, in questo caso, è cogliere nel neonato i segnali di fame, ovvero del bisogno di nutrirsi, e offrirgli la possibilità di saziarsi. I bambini mostrano di avere fame in diversi modi: sollevando le palpebre, portando la lingua fuori dalla bocca e le mani alle labbra, girando la testa da un lato all’altro (alla ricerca del seno), emettendo suoni e vocalizzi.
Benefici dell'Allattamento al Seno Anche per le Mamme
L'allattamento al seno è benefico anche per la salute delle mamme. Avere nutrito al seno il proprio figlio è un fattore protettivo contro il cancro della mammella (almeno se la mamma ha meno di 35 anni) e, in misura minore, per il tumore dell'ovaio. Protegge anche dal rischio di diabete di tipo 2 e osteoporosi. Tra i benefici, c'è il recupero della forma fisica dopo la gravidanza e l'instaurarsi di una migliore relazione affettiva con i figli. Infine, grazie a una fine regolazione ormonale, nella maggior parte dei casi un allattamento al seno regolare inibisce l’ovulazione, e dunque contribuisce a distanziare le nascite.
Latte Umano Donato: Alternativa al Latte Materno
Quando il latte materno non è disponibile o la mamma assume farmaci incompatibili con l'allattamento, il latte offerto gratuitamente dalle donatrici attraverso le banche del latte può essere considerato un'alternativa. Il trattamento termico ne altera parzialmente le proprietà, ma resta la prima scelta nutrizionale in mancanza del latte materno. Rispetto alle formule, nei bambini nati pretermine riduce l'incidenza di enterocolite necrotizzante e migliora la tolleranza alimentare.
Leggi anche: Gastrite: Cosa Non Mangiare
In caso di un eccessivo calo di peso alla nascita, e per i rari casi in cui neonati a termine non possono alimentarsi al seno per brevi periodi, il latte materno estratto dal seno della mamma o di una donatrice è da considerare quale prima forma di integrazione.
Quando Ricorrere al Latte Artificiale?
Il latte artificiale è latte di mucca trattato per somigliare il più possibile a quello umano. È ugualmente digeribile e con un contenuto adeguato di minerali e vitamine. Dovrebbe essere impiegato solo se manca il latte materno, se la mamma ha una malattia per cui è sconsigliato l’allattamento, o per rispetto della volontà materna.
Il latte in polvere deve per legge ricalcare le proporzioni dei nutrienti presenti nel latte materno e determinate in base al fabbisogno dei neonati. Non sempre è tuttavia possibile “copiare” esattamente la natura. Nonostante i notevoli sforzi e tentativi dell’industria alimentare, il latte artificiale non è ancora uguale a quello materno, in particolare per quanto riguarda l’apporto di caseina. Il latte della mamma contiene inoltre lattoferrina e immunoglobuline che sono assenti nei latti artificiali.
Tre sono i tipi di latte artificiale maggiormente utilizzati: quello adattato, più ricco in sieroproteine, da consumare entro i sei mesi di vita del bambino; quello di proseguimento, utile tra il sesto e il dodicesimo mese; e quello di crescita, da un anno in poi, il più simile al latte vaccino in commercio. Oltre a queste formule esiste anche il latte idrolizzato, in cui le proteine si trovano sotto forma di amminoacidi per essere digerite e assorbite più facilmente (questo prodotto è indicato nei neonati in cui è stata riscontrata una predisposizione alla dermatite atopica).
Il latte d’asina, infine, è vicino nelle caratteristiche a quello materno ma è utile solo nel caso in cui i poppanti risultino allergici alle proteine vaccine. Se una mamma ha una insufficiente quantità di latte e il neonato presenta un notevole calo ponderale, sarà opportuno dare un’aggiunta di latte artificiale, ma normalmente si tratta di una minoranza di casi.
Leggi anche: Consigli Alimentari per l'Helicobacter
No alle Bevande Vegetali nei Primi Anni di Vita
Nel primo anno di vita i bambini non dovrebbero mai consumare bevande vegetali, indipendentemente dalla fonte, al posto del latte. Quelle più diffuse sono a base di soia, di riso, di mandorla e di avena. Il loro profilo nutrizionale è molto diverso soprattutto da quello del latte materno, ma anche di quello vaccino. Anche per questo, a seguito di una sentenza della Corte di giustizia europea, da quasi tre anni non è più possibile usare la dicitura “latte” per tutti i derivati di origine vegetale.
Questi prodotti hanno però un contenuto proteico di molto inferiore a quello del latte vaccino, così come di diversi micronutrienti: il calcio, il ferro, le vitamine B12 e D. Queste carenze, a seconda della loro entità, rischiano di esporre i bambini nel primo anno di vita a ritardi di crescita, ridotto aumento del peso corporeo, anemia e formazione di calcoli renali (con malattie quasi dimenticate quali lo scorbuto e il rachitismo che possono presentarsi in caso di deficit particolarmente gravi). Fino ad almeno 5 anni, un bambino non dovrebbe bere bevande diverse dall’acqua per dissetarsi.
A Piccoli Passi Verso il Divezzamento e l'Alimentazione Complementare
Il divezzamento è il processo di graduale sostituzione del latte con altri liquidi e solidi. Nei primi sei mesi, il latte materno (o quello donato o la formula artificiale) copre interamente il fabbisogno nutrizionale dei bambini. Fino ai dodici mesi di vita continua a fornire la principale quota di calorie per la crescita, mentre il resto è garantito da altri alimenti, detti in gergo cibi complementari. Il divezzamento può dunque essere il momento di incontro tra il patrimonio gustativo genetico del bambino (dopo l’esperienza fetale e al seno) con le preferenze alimentari degli adulti.
Questo incontro è fondamentale, in quanto è dimostrato che i comportamenti alimentari acquisiti nei primissimi anni di vita vengono mantenuti anche nell’età adulta. Un aspetto che sottolinea quanto sia importante investire in questo periodo per migliorare la qualità di vita degli adulti di domani. Per gestire al meglio l’alternanza tra latte e primi alimenti, basta affidarsi ai segnali che ogni bambino invia, mostrando più o meno interesse per i diversi cibi proposti. Soprattutto nei primi mesi dopo l’avvio dell’alimentazione complementare, i lattanti possono alternare assaggi di cibi presenti a tavola con brevi poppate. In questo modo, con il passare del tempo, riusciranno a soddisfare i propri bisogni nutrizionali con gli alimenti proposti, diminuendo di conseguenza il numero delle poppate.
Quando Iniziare l'Alimentazione Complementare?
Anche in questo caso, c'è un'ampia variabilità. Ci sono bambini che sono pronti già tra i 4 e i 5 mesi. La maggior parte, si avvicina all’alimentazione complementare a partire dai 6 mesi. Una quota residua, infine, attende il raggiungimento dei 9-10 mesi. Sono i bambini stessi a “chiedere” in un certo senso di ampliare la propria dieta, mostrando interesse nei confronti di ciò che mangiano i genitori. Quanto alla capacità di poter introdurre alimenti diversi dal latte, dipende da due fattori: la maturazione dell’apparato digerente e lo sviluppo di alcune competenze neuromotorie (capacità di stare seduti, di “controllare” la testa, di afferrare il cibo con le mani o il cucchiaio, di masticare senza denti). Ecco perché, come consiglio generale, si raccomanda di introdurre l’alimentazione complementare a partire dal sesto mese di vita.
Quali Alimenti Introdurre?
In passato ai genitori veniva suggerito di introdurre per prima la frutta, puntando sulla sua capacità di “sedurre” i bambini attraverso il sapore dolce. Oggi invece si ritiene che non ci sia una “scaletta” da seguire, valida per tutti. Le farine, con le creme di cereali passate al setaccio, costituiscono la base dell'alimentazione "salata" dei bambini piccoli. Si inizia in genere con la farina di riso, poi mais, orzo o tapioca, per evitare il possibile effetto allergizzante del glutine contenuto nel grano, che viene per questo introdotto intorno al decimo mese di vita. Potrebbe essere consigliabile privilegiare le farine integrali, non addizionate di zuccheri, sale e vitamine. La seconda categoria di alimenti che viene aggiunta comprende frutta e verdura. Quasi tutte le verdure, in crema, sono utilizzabili fin dalle prime fasi di divezzamento, anche come condimento delle creme a base di cereali. Le uniche che vengono inserite gradualmente nella dieta dei bambini intorno all’anno di vita sono le crucifere (cavoli e simili), i carciofi, l’aglio e la cipolla...
Alimentazione Sana per i Bambini: Consigli Pratici
L'alimentazione dei bambini è un argomento molto dibattuto tra i genitori, che spesso cercano sui social e, più in generale, su internet indicazioni a riguardo. Oltre a imparare come strutturare una dieta sana per i bambini, la vera sfida oggi per i genitori è quella di mettere in pratica nella vita di tutti i giorni, spesso frenetica, le nozioni apprese. Non serve diventare rigidi controllori, ma sapere a cosa fare attenzione nelle varie tappe dell’età evolutiva. Cosa si intende quando si parla di alimentazione sana per i bambini? È l’insieme di abitudini quotidiane che offre all’organismo infantile tutti i nutrienti necessari a “carburare”, ovvero consumare energia da spendere ogni giorno per crescere.
Per creare sane abitudini nei bambini, è importante offrire loro fin da subito un buon esempio da seguire. Il primo passo, infatti, è quello di migliorare l’alimentazione dell’intera famiglia, perché presto o tardi i piccoli imiteranno i comportamenti dei genitori (inutile mantenere due alimentazione diverse, sin da quando è pronto vostro figlio vorrà mangiare come voi!). È proprio sulla tavola di casa che si gettano le basi dell’educazione alimentare. Se ad esempio cominceremo a escludere bibite gassate, cibi e merendine industriali, difficilmente il bambino si abituerà a vedere questa tipologia di alimenti come la norma. Dunque, quando si parla di alimentazione dei bambini, a cosa occorre fare attenzione?
Il primo trucco è quello di far sparire i cibi processati dalla lista della spesa e far entrare in casa gli alimenti nella loro versione naturale. Ecco alcuni alimenti che non devono mancare:
- Frutta e verdura: In abbondanza.
- Carboidrati: Cibi ricchi in carboidrati, a cominciare dai cereali in tutte le loro forme (pasta, riso e altri cereali in chicco, pane e altri farinacei, cereali in fiocchi o soffiati). I carboidrati saranno presenti da tre a cinque porzioni al giorno, fin dalla colazione, per offrire una buona quantità di energia spendibile nell’arco della giornata (e per mantenere un adeguato livello di glicemia). La scelta deve ricadere principalmente sui cereali integrali, tranne nel caso dei primi periodi dell’avvio dello svezzamento (come vedremo successivamente). Le patate, dal punto di vista nutrizionale, ricadono in questo gruppo ricco di energia.
- Proteine: Cibi ricchi in proteine, ovvero carne, pesce, uova, formaggi, legumi. Questi ultimi andrebbero consumati almeno quattro-cinque volte a settimana, il pesce tre-quattro, la carne fino a un massimo di tre (preferibilmente carni bianche). Formaggi e uova invece dovrebbero essere meno rappresentati per l’alto contenuto di grassi saturi e colesterolo. Per il formaggio bastano infatti un paio di porzioni settimanali, così come per le uova. Latte e yogurt invece sono alimenti ricchi in calcio che si possono consumare quotidianamente nel numero di una-due porzioni. Resta inteso che, per le mamme che allattano i loro bambini, le assunzioni di latte saranno stabilite dalle richieste del piccolo durante la giornata.
In generale, l’utilizzo di alimenti processati, in particolar modo durante lo svezzamento, dovrebbe essere minimo o nullo. Fino ai 3 anni è bene evitare i cibi ad alto rischio di contaminazione batterica come carni, pesci e uova crudi, nonché il formaggio preparato con latte non pastorizzato. Lo zucchero (anche sotto forma di sciroppo d’acero, amido di riso, sciroppo d’uva…) e i prodotti che ne contengono (biscotti, yogurt alla frutta, merendine…) non dovrebbero trovar posto nella nostra alimentazione.
L’uso del sale aggiunto è sconsigliato fino ai 12 mesi, tuttavia nella gastronomia italiana molti prodotti contengono questo alimento (pane, formaggi…). Si consiglia soprattutto di evitare i cibi che ne contengono in quantità eccessive come patatine, cracker salati e insaccati, lasciando che il bimbo assaggi quegli alimenti che contengono sale in modo naturale. L’assunzione di alcol è proibita (anche in piccole quantità) durante l’infanzia e anche l’uso del vino nelle preparazioni è sconsigliato, perché non evapora mai completamente. Non sono invece vietati i funghi fino a 12 anni, come in molti ritengono, ma sono consentiti solo quelli del supermercato.
Dal Latte all'Alimentazione Complementare: Un Percorso Graduale
Durante l'infanzia, l'alimentazione subisce due importanti cambiamenti: il passaggio dalla vita intrauterina a quella extrauterina e il passaggio dal latte all'alimentazione complementare. Per i primi 6 mesi di vita, il lattante soddisfa pienamente i propri fabbisogni con il latte: non gli serve nient’altro, né tisane né acqua, né frutta o biscotti. Questo percorso chiamato comunemente “svezzamento” - ma è più corretta la definizione “alimentazione complementare” - dura mesi e si può considerare concluso quando il bambino è in grado di soddisfare i propri fabbisogni nutrizionali senza ricorrere al latte. Talvolta però i bambini “svezzati” continuano ad assumere piccole quantità di latte.
Nei primi mesi dello svezzamento si consiglia di non eccedere con gli alimenti ricchi in fibre (cereali integrali, legumi con la buccia e passati di verdura) perché sono alimenti poco densi caloricamente che danno un senso di sazietà precoce, riempiendo il piccolo stomaco del lattante. La consistenza del pasto può essere più morbida o più solida a seconda del tipo di alimento assaggiato dal bambino. Intorno ai 12 mesi il bimbo realizza mediamente cinque pasti (colazione, spuntino, pranzo, merenda e cena) e assume ancora una buona quota di latte che copre circa la metà del fabbisogno calorico. Il pranzo e la cena si possono comporre in modo simile, mentre la colazione e la merenda sono occasioni utili per introdurre una fonte di energia, come una porzione di cereali, frutta fresca e a guscio.
È importante sottolineare che alcuni bambini di 12 mesi fanno ancora colazione con il latte materno o formulato (poppare è un modo piacevole per iniziare la giornata!). Proseguendo con lo svezzamento, il bambino impara a masticare sempre meglio e gestisce il cibo facilmente, arrivando ad assumerne maggiori quantità. Anche l’arrivo della dentizione aiuta, permettendo di triturare i cibi più duri, ed egli sarà in grado di controllare sempre meglio i movimenti delle proprie mani per usare con una certa abilità cucchiaino e forchetta. La composizione del pasto non cambia rispetto a quella del primo anno, ma si possono offrire consistenze più dure e croccanti, pur prestando sempre attenzione agli alimenti a rischio soffocamento.
Si possono offrire con maggior frequenza alimenti ricchi in fibre come cereali integrali e legumi con buccia, senza eccedere.
Alimentazione a 18 Mesi: Verso l'Autonomia
L’alimentazione verso i 18 mesi di vita somiglia maggiormente a quella di un adulto: il bimbo è maggiormente autonomo nel mangiare da solo, è capace di usare le posate e non sporcarsi, anche la verbalizzazione procede ed egli impara a esprimere molto bene se è sazio, se ha appetito o se ha sete. Dal punto di vista nutrizionale c’è un cambiamento perché l’organismo a questa età non è soggetto a una crescita accelerata come quella dei primi mesi di vita, perciò il pasto deve essere meno denso dal punto di vista calorico, proprio come nell’adulto. Finora la parte principale del pasto è sempre stata costituita dal gruppo degli alimenti ricchi in energia, ovvero i cereali (o anche le patate e altri tuberi). Da questo momento in poi invece la parte principale è costituita da verdure e frutta, che dovrebbero, insieme, coprire metà di un piatto ideale.
Quanto appena detto può essere a volte difficile da mettere in pratica. A questa età, infatti, la presenza di molte verdure nel piatto spesso non incontra i gusti del bambino che, invece, attraversa un periodo particolare dello sviluppo, in cui predilige alcuni gruppi alimentari rispetto ad altri (in particolare, la maggior parte dei bimbi di questa età tende a scartare le verdure). Tutto ciò non costituisce assolutamente un problema. Si tratta di una fase passeggera, chiamata “neofobia”, inizia verso i 2 anni, raggiunge un picco intorno ai 3 anni e sfuma intorno ai 5 anni. Si tratta di un normale adattamento dei bambini alla necessità di assumere solo cibi sicuri per il timore di cibi nuovi.
Consigli per la Dieta dei Più Piccoli
Tutti i genitori vogliono avere consigli su quali cibi non possono mancare nella dieta dei loro piccoli. Talvolta vi mancano le idee per le merende nell’arco della settimana? Non c’è bisogno di pensare a preparazioni complicate, basta anche offrire un frutto di stagione diverso nei vari giorni della settimana, accompagnato o meno da pane se l’appetito è molto. Sono fondamentali anche i cereali in tutte le loro declinazioni, non solo pasta, ma anche cereali in chicco, in fiocchi, soffiati, in farine per fare comodi pancake o polenta, o anche nelle forme più apprezzate come pane, pizza, grissini, taralli… L’importante è variare il tipo di cereale, fare cioè attenzione a non offrire ai bambini solo prodotti del grano, ma abituarli a consumare ad esempio pasta di farro, pane di segale, cereali soffiati di quinoa.
Altri alimenti importantissimi sono i legumi. Non si tratta affatto, come molti pensano, di un contorno: sono a tutti gli effetti un secondo piatto e andrebbero consumati quasi tutti i giorni (all’interno dei 14 pasti settimanali, almeno quattro-cinque volte come fonte proteica del pasto). Il pesce, scelto preferibilmente di piccola taglia, è un alimento con buone proprietà nutrizionali, da preferire rispetto a carne, formaggi e uova.
Ricordiamo, per chi decide di scegliere un’alimentazione a base completamente vegetale, che i derivati animali non sono indispensabili e possono anche mancare in un’alimentazione sana, purché si usino i legumi come fonte proteica e si integri la vitamina B12. A parte i pochi divieti elencati a seconda dell’età, necessari per la sicurezza alimentare, possiamo affermare che i bambini non devono vivere un rapporto con il cibo fatto di divieti e limiti. È la tavola quotidiana della famiglia a creare le abitudini di un bambino, non certo il divieto di assaggiare una merendina.
Da un punto di vista evolutivo, la preferenza o il rifiuto innati rivestono un'importante funzione adattativa. Raggiunto l'anno di età può essere introdotto, con moderazione, il sale negli alimenti: il gusto va educato fin dalle prime fasi della vita per saper mettere in pratica delle corrette scelte alimentari nell'età adulta anche evitando l’eccessiva assunzione di zuccheri semplici. Il consumo frequente di succhi di frutta e bevande zuccherate deve essere evitato e con esso anche l'abitudine all’alimentazione voluttuaria notturna (biberon di latte o altro). L'apporto lipidico rappresenta il 50% delle calorie totali del primo anno di vita, che scende gradualmente al 30% con un corretto apporto di acidi grassi essenziali, fondamentale nello sviluppo del sistema nervoso, dell'apparato visivo e per la prevenzione della malattia cardiovascolare nell'adulto.
Tabella Riassuntiva: Linee Guida Alimentari per l'Infanzia
| Età | Alimento Principale | Alimenti Complementari | Note |
|---|---|---|---|
| 0-6 mesi | Latte materno (o formula) | Nessuno | Esclusivo allattamento al seno raccomandato |
| 6-12 mesi | Latte materno (o formula) | Cereali, frutta, verdura, proteine | Introduzione graduale di alimenti solidi |
| 12-18 mesi | Alimentazione varia | Tutti i gruppi alimentari | Promuovere l'autonomia a tavola |
| 18+ mesi | Alimentazione varia | Tutti i gruppi alimentari | Porzioni adeguate, attenzione a verdura e frutta |
tags: #alimentazione #prima #infanzia #linee #guida