Alimentazione e Yoga: I Principi di Yogananda

Gli antichi testi sullo yoga sono stati scritti in un'epoca e in un mondo molto distanti dalla nostra quotidianità; non è più possibile seguire alla lettera le loro indicazioni in materia di alimentazione, ma offrono comunque linee guida e spunti molto rilevanti.

Uno dei testi più importanti dell’induismo, la Bhagavad-gita, recita così: “[…] più la dieta è sana e pura e più c’è limpidezza interiore. […] Lo yoga, che pone fine alla sofferenza, è per colui che è misurato nel cibo e nel divertimento […]”.

Un altro testo importante nella letteratura yogica indica una serie di alimenti diffusi all’epoca, adatti a chi voglia praticare yoga con successo: “I buoni cereali: grano, riso, orzo e sastika (una varietà di riso), latte, ghee (burro fuso e filtrato), zucchero, burro, dolci di zucchero, miele, zenzero secco, il frutto di patolaka (o paravara, una specie di cocomero), le cinque verdure fogliose, ceci verdi ed acqua di pioggia […] sono considerati cibi sani per lo yogi progredito” (Svatmarama, Hathapradipika, Savitry, Torino 190, p. 62).

Acqua di pioggia? Be’, ecco, se noi oggi bevessimo acqua piovana moriremmo probabilmente subito, ma occorre fare un po’ di “tara” alle parole che troviamo nei testi classici. Innanzitutto occorre prestare attenzione al fatto che sono stati scritti molto tempo fa, e in luogo diverso dal nostro: alcuni di questi alimenti non sono reperibili per noi, altri non sono più forse sani come un tempo e altri alimenti che ci sono familiari non sono invece contemplati.

Ecco perché è bene cercare di cogliere, fra le righe dei testi classici, il “come” mangiare più che il “cosa” mangiare. A questo proposito ci viene in aiuto la medicina tibetana che dichiara: “Quasi tutti i problemi provengono da una cattiva digestione”.

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Dietetica o diet-etica? Potremmo anche fare nostra la domanda (che proviene da Slow Food, l’organizzazione fondata da Carlo Petrini): “Chiedi al tuo cibo se la sua storia ti rende orgoglioso, chiediti se quello che mangi riflette i tuoi valori”. Be’… certo che se nel mio piatto ho un animale ucciso nella sofferenza tanta pace mentale non ce l’avrò, non credete?

Il Principio di Ahimsa e l'Alimentazione

Eccoci arrivati alla prima delle indicazioni che troviamo nel Raja yoga, o yoga di Patanjali: la nonviolenza (ahimsa); non nuocere è la prima delle dieci “regole” (yama/niyama) da considerare (e cercare di applicare) addirittura prima delle posizioni e della respirazione. Ahimsa in sanscrito significa non violenza.

Gli yama sono importantissimi in quanto ci dicono come dobbiamo comportarci verso gli altri. Se nelle nostre azioni c’è ahimsa, allora non provocheranno nessun tipo di dolore nel futuro. Questo sutra può essere collegato al vegetarianismo in quanto tutti gli animali che si trovano negli allevamenti intensivi sono continuamente sfruttati sessualmente.

Quando si rinchiude un animale in un allevamento non è forse un furto della sua libertà? Molti pensano che mangiare carne sia normale solo perché è stato fatto da sempre, ma questo non significa che sia giusto. Quando si mangia carne si ruba la vita ad un altro essere vivente semplicemente per ragioni egoistiche.

Inoltre secondo me quando non si è vegetariani si contribuisce in qualche modo ai problemi di denutrizione che ci sono nel mondo. Sai quanti chili di cereali ci servono per produrre solo mezzo chilo di carne?

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Purtroppo basta guardarci intorno per renderci conto che tutto quello che gira intorno all’industria degli animali è un’enorme menzogna. Al consumatore finale non viene mai detto da dove viene realmente il cibo. Essi sono confinati in gabbie dove non sono nemmeno in grado di muoversi, malnutriti in modo eccessivo in modo da poter crescere il più possibile nel minor tempo, molti non vedono neanche la luce del giorno se non solo durante il trasporto verso il macello ed i piccoli vengono strappati via alle mamme subito dopo la nascita.

Tutte le femmine che devono produrre latte sono immobilizzate a terra con dei tubi attaccati, sono nutrite con dosi massicce di ormoni che gli fanno crescere le mammelle a dismisura e per non bastare sono continuamente fecondate per procreare continuamente. Dall’altra parte invece i maschi che sono adatti alla fecondazione vengono sfruttati al massimo per donare sperma, mentre tutti gli altri vengono castrati.

Se ci pensiamo bene molti dei problemi che ci troviamo ad affrontare oggigiorno sono causati proprio dall’avidità dell’uomo. Li sfruttiamo al massimo perché sono considerati veri e propri prodotti. Per guadagnarci sempre di più, sono nutriti con cibi carichi di ormoni, per crescere più velocemente, e alimenti completamente estranei alla loro dieta per ingrassare il più possibile. Per non parlare poi dello svuotamento degli oceani che è in atto da molti anni. Siamo arrivati al punto che il pesce nel mare scarseggia e con il tempo sarà sempre meno.

“Se la gente sapesse la verità su quanto vengono trattati male gli animali nelle imprese agricole moderne, se la gente sapesse come queste creature sono immobilizzate e confinate per tutta la loro vita, se la gente sapesse quanto grave e inarrestabile è la crudeltà che questi animali sono costretti a sopportare , ci sarebbe del cambiamento. Ma troppi di noi scelgono di guardare dall’altra parte, per tenere il velo a posto, per rimanere incoscenti e preda della catalessi culturale. In quel modo siamo più a nostro agio. Quel modo è conveniente. In quel modo non dobbiamo rischiare troppo. Così è come teniamo noi stessi addormentati.” John Robbins in Voci della food revolution. Puoi guarire il tuo corpo e il tuo mondo.

Grazie alla dieta vegetariana puoi iniziare questo mutamento.

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Il Menù Ideale e i Tre Tipi di Cibo

Prima dello yoga è preferibile non mangiare né bere, ma può andare bene un tè un’ora prima della pratica. Sarebbe consigliabile mangiare dopo un’oretta, se non diventa troppo tardi, perché magari è sera. Per un sonno migliore e un effettivo riposo sarebbe infatti preferibile non mangiare dopo le 21, e comunque non coricarsi se non sono trascorse almeno 2-3 ore dall’ultimo boccone (pensiamo che la digestione completa di un pasto normale richiede circa 7 ore!).

In generale i testi classici dello yoga contengono indicazioni sui tre tipi di cibo (secondo la loro qualità, o guna, classificazione dell’ayurveda, la medicina tradizionale indiana): sattvici, tamasici, rajasici. Per capire la filosofia alla base dell’alimentazione yogica può essere utile una breve introduzione alla tradizione ayurvedica.

  • Cibo tamasico: questo è caratterizzato da pesantezza, è difficile da essere digerito e da tutto ciò che è fritto.
  • Cibo rajasico: è invece caratterizzato da ciò che fornisce energia, che dona calore e da ciò che eccita.
  • Cibo sattvico: questo invece è ciò che è leggero, puro, facilmente digeribile, senza effetti eccitanto o surriscaldanti e privo di spezie pesanti.

Il cibo giusto secondo lo yoga è quindi quello “sattvico“, che fornisce alla mente ed al corpo un’energia di alta qualità. Però ricordati che a seconda dell’uso un tipo di cibo può cambiare le sue caratteristiche.

Quando si pratica lo yoga, l’obiettivo è quello di mantenere una dieta sattvica, contraddistinta da cibi leggeri, sani e nutrienti, ideali per apportare equilibrio sia al corpo che alla mente e alle energie vitali. Si tratta di una dieta bilanciata che si concentra sul consumo di verdure fresche, frutta, cereali integrali, legumi, noci, semi, latte di mandorle e oli naturali. È importante evitare i cosiddetti cibi “junk”, come zuccheri raffinati, sale, grassi saturi e alimenti processati.

Il testo spiega anche quanto sia importante rispettare la stagionalità degli alimenti e preferire i cibi locali, che contengono più prana, cioè l’energia vitale che circola nel nostro corpo, ed è necessaria per mantenere la salute e il benessere. Secondo il testo, è ideale assestarsi su questi valori: 60% frutta e verdura, 20% carboidrati e 20% proteine.

Infine ti ricordo che non si dovrebbe mangiare un pasto completo se non 3 o 4 ore prima della pratica.

Alcuni credono che per praticare yoga sia obbligatorio diventare vegani o crudisti. In realtà, non è così: la decisione dipende dalle preferenze individuali della persona e non esiste una risposta univoca. Ognuno è libero di scegliere come nutrirsi in base ai propri valori, all’etica personale e ai propri desideri.

La risposta alla precedente domanda si trova in un testo classico di questa disciplina, gli Yoga Sutra di Patanjali (recensiti qui). Anche molti maestri hanno insegnato che il cibo vegetariano è importantissimo se si pratica yoga. Infatti lui inizialmente non insegnava ai studenti occidentali a causa del loro consumo di carne.

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