L’allergia alle proteine del latte vaccino (APLV) è la più comune forma di allergia alimentare nei neonati e lattanti, con una prevalenza stimata tra il 2% e il 5%. Può manifestarsi con un ampio spettro di sintomi gastrointestinali, cutanei e respiratori, influendo sulla crescita, sul benessere e sulla regolazione neurovegetativa del bambino.
L’allergia alle proteine del latte vaccino, da non confondere con l’intolleranza al lattosio, è un problema d’ipersensibilità agli alimenti caratteristici dei primi mesi e della prima infanzia. Compare in genere verso il 2°mese di vita, se il bambino è allattato artificialmente; se il bambino è allattato al seno, in genere, compare al momento dello svezzamento o del passaggio al latte di proseguimento.
Sintomi dell'APLV
I sintomi della APLV vanno dalle coliche e reflusso alla stipsi, diarrea e pianto, rendendo la diagnosi veramente complessa. Ogni caso di APLV è a sé, quindi è bene conoscere tutti i sintomi che potrebbero essere rivelatori. Ne esistono di tre categorie principali: cutanei, gastro-intestinali e respiratori, mentre una quarta categoria include i sintomi generali.
L’APLV può coinvolgere vari sistemi e apparati: principalmente l’intestino, la cute e il sistema respiratorio. L’intestino può essere interessato con l’insorgenza di diarrea, dolori addominali, meteorismo o, più raramente, stitichezza. La cute con l’insorgenza di orticaria, gonfiore o dermatite atopica. L’apparato respiratorio con asma o rinite. Tuttavia nessuno dei sintomi riportati è specifico per l’allergia alimentare.
Le manifestazioni cliniche dell'allergia al latte compaiono da pochi minuti a poche ore dopo il consumo dell'alimento o dei suoi derivati. Possono essere anche atipici, interessando distretti non legati alla digestione.
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Le reazioni possono essere immediate o ritardate. Shock e angioedema sono le reazioni immediate più gravi e pericolose.
Se pensi che il tuo bambino mostri i sintomi dell’allergia alle proteine del latte vaccino o ad altri alimenti, è importante rivolgerti al tuo medico per una visita.
Diagnosi dell'APLV
Esiste molta incertezza circa la definizione di APLV e spesso, in sede diagnostica, è difficile valutare se i sintomi che i bimbi riportano siano la conseguenza di una “allergia” o di una “intolleranza” alle proteine del latte.
Quindi, l’errore metodologico che assolutamente va evitato è quello di associare in maniera diretta l’assunzione di un determinato alimento ai sintomi, senza passare attraverso un rigoroso percorso diagnostico che deve essere condotto da un medico pediatra e/o allergologo esperto.
Infatti, sebbene il termine “allergia” sia in genere riferito a reazioni a insorgenza molto rapida (ad esempio macchie rosse pruriginose su tutto il corpo, orticaria, vomito immediato, diarrea o, in casi rari, shock anafilattico), oggi si includono nella definizione di APLV anche risposte come la diarrea cronica, lo scarso accrescimento e, talvolta, la dermatite atopica.
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Per quanto riguarda il meccanismo che sottende questa molteplicità di reazioni, c’è in genere accordo sul fatto che le forme a insorgenza rapida avvengano per lo più a causa della presenza di anticorpi particolari e specifici denominati IgE. Essi hanno la capacità di reagire con il latte vaccino molto velocemente provocando risposte che sono definite immediate.
Le reazioni più lente, invece, sono causate da meccanismi non dipendenti dalle IgE, ma prodotte da alcune cellule del sistema immunitario (linfociti). Oggi l’espressione allergia alimentare è estesa a tutte le forme il cui meccanismo sottostante coinvolga qualunque elemento del sistema immunitario.
Il termine "intolleranza" al latte vaccino, a rigore, dovrebbe essere riservato solo agli effetti indesiderati che insorgono quando manchi l’enzima (lattasi) che è in grado di digerire lo zucchero (lattosio). L’assenza dell’enzima può essere congenita o secondaria a un’altra malattia (ad esempio la celiachia).
Classificazione immunologica dell’APLV
- IgE-mediata: risposta acuta con sintomi entro 2 ore dall’assunzione. Può causare orticaria, vomito, broncospasmo, e addirittura anafilassi.
- Non IgE-mediata (immunità cellulare): reazioni ritardate (da 2 ore a più giorni dopo l’assunzione), prevalentemente gastrointestinali (es. Dieta di esclusione seguita da test di provocazione orale, considerato il gold standard, soprattutto nei casi non IgE-mediati
Trattamento dell'APLV
Se la diagnosi è certa la cura si basa esclusivamente sull’abolizione temporanea ma scrupolosa dalla dieta delle PLV (proteine del latte vaccino). Il latte, artificiale o fresco, che contiene PLV, dovrà essere sostituito secondo le indicazioni del pediatra, tenendo ben presente che oggi esistono numerose formule di latte artificiale studiate proprio per queste allergie.
Tipi di formula in caso di APLV
La scelta del latte artificiale dipende dalla gravità dei sintomi, dal tipo di reazione immunologica e dalla risposta clinica:
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- Adatti nella maggior parte dei casi non complicati poiché altamente tollerabili
- Indicate nei casi gravi, intolleranti a eHF, refrattari o con anafilassi, enteropatia grave, ipoproteinemia o scarso accrescimento
- Il riso idrolizzato è un’opzione in caso di intolleranza a eHF e in assenza di anafilassi
- Formule AR (anti-reflusso) Contengono addensanti (es. Utili nei reflussi persistenti, ma non indicate in caso di esofagite: aumentano la permanenza del refluito in esofago
Latte di capra, latte vegetale non modificato, latte vaccino delattosato Non indicati in caso di APLV: la struttura proteica del latte di capra è simile a quella del latte vaccino e può causare reazioni crociate. I latti “delattosati” eliminano il lattosio, non le proteine.
Allattamento al seno
Il latte materno è sempre la prima scelta nei neonati, anche in presenza di APLV. Tuttavia, in presenza di danni alla mucosa intestinale (es. enteropatia eosinofila), può comparire una lattasi secondaria → malassorbimento del lattosio → meteorismo, crampi, diarrea.
In caso di familiarità, si consiglia estrema cautela nell'introduzione di latti diversi da quello materno nel bambino. Quest'ultimo, tuttavia, può diventare a sua volta un allergene (nel 10-15% dei casi, tra gli allergici alle proteine del latte).
Guarigione dall'APLV
Guarisce in maniera spontanea la maggior parte dei bambini (circa l’80-90%) entro il 6° anno di vita. Nei bambini più grandi, con APLV persistente, si sta seguendo anche un approccio che ha lo scopo di desensibilizzarli mediante l’introduzione di dosi graduali e crescenti di latte vaccino.
Si parte, cioè, dalla somministrazione di piccolissime quantità dell’alimento per giungere, talora dopo molti mesi, alla possibile introduzione di una dose quotidiana regolare. Quest’approccio non è però scevro da rischi e deve essere attuato da medici allergologi (e nei bambini anche da pediatri) molto esperti e mai al di fuori di strutture ospedaliere o universitarie.
Approccio Olistico
L’APLV richiede una gestione personalizzata, che integri approccio medico, dietetico e, nei casi opportuni, anche osteopatico. Supportare la regolazione craniosacrale in caso di reflusso, irritabilità o disturbi del sonno correlati. Il sostegno alla relazione madre-bambino, il rispetto della fisiologia digestiva e la capacità di lavorare in rete tra professionisti sono le vere risorse per accompagnare il lattante verso la risoluzione del quadro e il benessere globale.