Allergia alle Proteine del Latte Vaccino (APLV) nei Neonati: Sintomi, Diagnosi e Trattamento

Il fenomeno delle allergie alimentari è un problema sanitario cui spesso ci si riferisce con il nome di “epidemia allergica”. L'allergia alle proteine del latte vaccino (APLV) è la più comune forma di allergia alimentare nei neonati e lattanti, con una prevalenza stimata tra il 2% e il 5%.

La APLV sembra avere un'incidenza maggiore nel primo anno di vita, con una prevalenza fino al 3% nei lattanti. Può manifestarsi con un ampio spettro di sintomi gastrointestinali, cutanei e respiratori, influendo sulla crescita, sul benessere e sulla regolazione neurovegetativa del bambino.

Sintomi dell'APLV

Ogni caso di APLV è a sé, quindi è bene conoscere tutti i sintomi che potrebbero essere rivelatori. I sintomi della APLV vanno dalle coliche e reflusso alla stipsi, diarrea e pianto, rendendo la diagnosi veramente complessa.

Ne esistono di tre categorie principali: cutanei, gastro-intestinali e respiratori, mentre una quarta categoria include i sintomi generali.

Sintomi comuni sono anche il muco trasparente e gli starnuti frequenti, soprattutto alla mattina, in serie da 5 o più. Anche l'alito cattivo può essere causato da rinite allergica, così come l'arrossamento degli occhi associato a prurito. Attenzione, però: tutti i sintomi elencati potrebbero essere dovuti anche ad altre malattie.

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In rari casi i bambini allattati al seno possono sviluppare i sintomi della APLV dovuti al passaggio nel latte materno delle proteine del latte vaccino.

Se pensi che il tuo bambino mostri i sintomi dell’allergia alle proteine del latte vaccino o ad altri alimenti, è importante rivolgerti al tuo medico per una visita.

Classificazione Immunologica dell’APLV

L’APLV può essere:

  • IgE-mediata: risposta acuta con sintomi entro 2 ore dall’assunzione. Può causare orticaria, vomito, broncospasmo, e addirittura anafilassi.
  • Non IgE-mediata (immunità cellulare): reazioni ritardate (da 2 ore a più giorni dopo l’assunzione), prevalentemente gastrointestinali.

Diagnosi dell'APLV

Come detto, il riferimento per i genitori è il pediatra di libera scelta, quasi sempre in grado di completare l’iter diagnostico. Una volta visitato il bambino e ricostruita la storia (allergica) familiare, il primo passo prevede che venga eseguito il prick test, nel quale una goccia di alimento viene messa a contatto con la pelle per verificare la presenza di una reazione cutanea.

Solo in casi selezionati può essere necessario valutare la presenza nel sangue delle immunoglobuline tipiche degli allergici (IgE). Tuttavia, per la certezza della diagnosi è necessario il test di provocazione orale.

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È questo - in caso di sospetto clinico - l’iter diagnostico per la diagnosi di qualsiasi allergia alimentare. Il test di provocazione orale prevede la somministrazione dell’alimento «sospetto» sotto il controllo del medico: sia per valutare i sintomi che compaiono subito dopo sia per far fronte a eventuali complicanze (talora anche gravi).

Di fronte a un simile scenario, se i sintomi lasciano comunque il sospetto di un’allergia, per la diagnosi «occorre escludere il latte per 2-3 settimane e verificare se, al controllo, il quadro è migliorato e il peso del bambino è aumentato».

La conferma della diagnosi si basa principalmente sull’effetto positivo sui sintomi dell’eliminazione del latte e dei derivati dalla dieta del bambino e, nel caso questi sia allatto al seno, anche dalla dieta materna (test di eliminazione).

L’eliminazione dalla dieta deve essere scrupolosa e protrarsi per almeno 4-6 settimane, prima di ottenere la controprova con la reintroduzione delle proteine del latte nella dieta (test di provocazione).

Trattamento dell'APLV

Dopo la diagnosi dell’allergia alle proteine del latte vaccino, il tuo dottore potrebbe consigliarti una formula specifica per bambini che soffrono di allergie alimentari. Una volta fatta la diagnosi, la terapia si basa esclusivamente sull’abolizione temporanea ma scrupolosa dalla dieta delle proteine del latte vaccino.

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La terapia di prima scelta di tutte le allergie alimentari - da non confondere con l’intolleranza al lattosio: la cui reazione non coinvolge il sistema immunitario ed è diretta contro uno zucchero - consiste nell’eliminazione dell’alimento causale dalla dieta.

Nel lattante con APLV allattato al seno si consiglia di proseguire l’allattamento materno, eliminando le proteine del latte vaccino dalla dieta della madre. Nel lattante non allattato al seno, l’unica alternativa è rappresentata da formule ipoallergeniche definite dall’American Academy of Pediatrics quali alimenti tollerati da almeno il 90% dei pazienti con questa affezione.

Tipi di Formula in Caso di APLV

La scelta del latte artificiale dipende dalla gravità dei sintomi, dal tipo di reazione immunologica e dalla risposta clinica:

  1. Adatti nella maggior parte dei casi non complicati poiché altamente tollerabili
  2. Indicate nei casi gravi, intolleranti a eHF, refrattari o con anafilassi, enteropatia grave, ipoproteinemia o scarso accrescimento
  3. Il riso idrolizzato è un’opzione in caso di intolleranza a eHF e in assenza di anafilassi
  4. Formule AR (anti-reflusso): Contengono addensanti (es. Utili nei reflussi persistenti, ma non indicate in caso di esofagite: aumentano la permanenza del refluito in esofago
  5. Latte di capra, latte vegetale non modificato, latte vaccino delattosato Non indicati in caso di APLV: la struttura proteica del latte di capra è simile a quella del latte vaccino e può causare reazioni crociate. I latti “delattosati” eliminano il lattosio, non le proteine.

Nelle formule estensivamente idrolizzate (eHF), gli allergeni del latte (le proteine) vengono scomposti in parti di piccole dimensioni tramite un processo chiamato idrolisi.

In sostituzione del latte formulato, l’opzione migliore è quella dei latti a base di proteine fortemente idrolizzate, cioè frammentate in tanti pezzetti così piccoli da non essere riconosciuti dal sistema immunitario. In alternativa sono disponibili formule a base di aminoacidi (i singoli “mattoni” che costituiscono le proteine).

Per scegliere e usare al meglio le formule appena descritte, è importante rivolgersi sempre a un professionista sanitario.

E l’Allattamento al Seno?

Il latte materno è sempre la prima scelta nei neonati, anche in presenza di APLV. Tuttavia, in presenza di danni alla mucosa intestinale (es. enteropatia eosinofila), può comparire una lattasi secondaria → malassorbimento del lattosio → meteorismo, crampi, diarrea.

Nel lattante con APLV allattato al seno si consiglia di proseguire l’allattamento materno, eliminando le proteine del latte vaccino dalla dieta della madre.

Alimentazione Complementare

Per i primi sei mesi di vita del bambino, si raccomanda esclusivamente l’allattamento al seno. L’elemento fondamentale per l’introduzione dei cibi solidi nella dieta del tuo bambino, intorno ai sei mesi di età, è quello di introdurre un alimento alla volta.

Quando si cominciano a introdurre i cibi solidi è bene farlo inizialmente durante il pasto di metà giornata, seguito dal pasto serale e, infine, dal pasto pomeridiano. Anche se gli alimenti crudi sono molto sani, all’inizio è meglio nutrire il proprio bambino con frutta e verdura cotte in acqua o al vapore.

Prognosi

L’allergia regredisce entro l’anno in circa il 50% dei casi, entro i 2 anni in circa il 70% dei casi e entro i 3 anni in circa il 90% dei casi.

Entro i 3 anni di vita, 9 bambini su 10 risolvono il problema e possono tornare a consumare il latte vaccino, i suoi derivati e i prodotti che lo contengono come ingrediente. La conferma la si ha sottoponendo nuovamente il bambino al prick test e al test di provocazione orale.

La reintroduzione dovrà avvenire con tempi e modalità stabiliti dal pediatra, senza tentativi estemporanei da parte dei genitori: le eventuali reazioni, possibili per dosi anche piccolissime di proteine del latte, potrebbero da un lato essere molto pericolose per il bambino, dall’altro confondere il quadro clinico e rendere più difficile la sua interpretazione da parte del medico.

Prevenzione

Le allergie alimentari dei più piccoli possono essere prevenute? Si sa, per esempio, che un genitore che fuma espone a un rischio più alto il proprio figlio. Idem dicasi per le mamme che escludono il latte dalla dieta in gravidanza, se non a loro volta allergiche.

Una volta venuto alla luce il neonato, infine, la migliore difesa è rappresentata dall'allattamento al seno. L’allattamento da parte della madre è una protezione in più per le allergie alimentari. E tanto più è prolungato, meglio è.

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