Allergia alle Proteine del Latte: Sintomi, Diagnosi e Cura

Assieme alle uova, il latte è il principale possibile responsabile di un’allergia alimentare nel corso dell’infanzia. A soffrirne, ufficialmente, sono meno di 2 bambini su 100. L'allergia al latte è una risposta anomala del sistema immunitario al latte e ai prodotti contenenti latte. Si tratta di una delle allergie alimentari più comuni nei bambini, a causa del loro sistema digestivo ancora immaturo.

Il disturbo prevede un’unica soluzione: l’eliminazione dalla dieta di latte e derivati. Ma siccome la scelta ha un impatto non trascurabile nel corso dell’età infantile, è importante che si arrivi a questo punto soltanto dopo aver completato un iter diagnostico articolato. Cosa che non sempre avviene. Con due conseguenze, inevitabili e concatenate: un'incidenza del disturbo superiore al quella effettiva.

Diagnosi di Allergia Alimentare

Stando a quanto riferiscono i genitori, il dieci per cento dei loro figli sarebbe allergico alle proteine del latte vaccino. I sintomi ripresi nell’analisi pubblicata su Jama Pediatrics - con l’orticaria, l’angioedema e i disturbi gastrointestinali e respiratori (rinite e asma, seppur rari) - possono essere la «spia» di un’allergia alimentare. Ma non è detto che nascondano sempre un problema di questo tipo. Per questo, di fronte a simili campanelli d'allarme, occorre approfondire le indagini.

Come detto, il riferimento per i genitori è il pediatra di libera scelta, quasi sempre in grado di completare l’iter diagnostico. Una volta visitato il bambino e ricostruita la storia (allergica) familiare, il primo passo prevede che venga eseguito il prick test, nel quale una goccia di alimento viene messa a contatto con la pelle per verificare la presenza di una reazione cutanea. Solo in casi selezionati può essere necessario valutare la presenza nel sangue delle immunoglobuline tipiche degli allergici (IgE. immunoglobuline E). Tuttavia, per la certezza della diagnosi è necessario il test di provocazione orale.

È questo - in caso di sospetto clinico - l’iter diagnostico per la diagnosi di qualsiasi allergia alimentare. Il test di provocazione orale prevede la somministrazione dell’alimento «sospetto» sotto il controllo del medico: sia per valutare i sintomi che compaiono subito dopo sia per far fronte a eventuali complicanze (talora anche gravi).

Leggi anche: Studio scientifico su fermenti lattici e allergia alle proteine.

Allergia al Latte Vaccino: Quando Non C’entrano le IgE

A determinare la reazione immediata dopo l’ingestione di un alimento sono le IgE, anticorpi che si attivano contro la componente non tollerata di un alimento. Nel caso del latte vaccino, le proteine in questione sono tre: la caseina (la più reattiva), l’alfa-lattoalbumina e la beta lattoglobulina. Ma l’allergia al latte può talora prescindere dall’azione delle IgE. In questo caso si parla di allergia non IgE-mediata e la comparsa dei sintomi (vomito, diarrea, dolore addominale e sangue nelle feci) non è così tempestiva. Motivo per cui, in questi casi, il prick test può dare un esito negativo.

Di fronte a un simile scenario, se i sintomi lasciano comunque il sospetto di un’allergia, per la diagnosi «occorre escludere il latte per 2-3 settimane e verificare se, al controllo, il quadro è migliorato e il peso del bambino è aumentato», precisa Vito Leonardo Miniello, responsabile dell’unità operativa di nutrizione pediatrica dell’ospedale Giovanni XXIII di Bari.

Cura e Gestione dell'Allergia al Latte

La terapia di prima scelta di tutte le allergie alimentari - da non confondere con l’intolleranza al lattosio: la cui reazione non coinvolge il sistema immunitario ed è diretta contro uno zucchero - consiste nell’eliminazione dell’alimento causale dalla dieta.

Se la diagnosi è certa la cura si basa esclusivamente sull’abolizione temporanea ma scrupolosa dalla dieta delle PLV (proteine del latte vaccino). Il latte, artificiale o fresco, che contiene PLV, dovrà essere sostituito secondo le indicazioni del pediatra, tenendo ben presente che oggi esistono numerose formule di latte artificiale studiate proprio per queste allergie. Il latte vaccino contiene svariati tipi di proteine: caseine, lattoglobuline e lattoalbumine. Queste proteine potrebbero essere contenute in un alimento anche senza l’indicazione in etichetta delle parole “latte vaccino”.

Nel mentre, il latte viene sostituito dagli «idrolisati spinti»: prodotti di origine vaccina o vegetale (riso, soia) acquistabili generalmente soltanto in farmacie e parafarmacie, in cui le proteine sono scisse in peptidi talmente piccoli da non essere riconosciuti dal sistema immunitario. Nelle forme più gravi, ma sempre dietro il consiglio di un allergologo pediatra, si può ricorrere alle miscele amminoacidiche (contenenti un «cocktail» di amminoacidi liberi, non assemblati in peptidi). Sono invece da escludere «tutte quelle bevande di origine vegetale che spesso chiamiamo latti, ma che tali non sono - precisa lo specialista -.

Leggi anche: Evitare il Parmigiano se allergici

Alternative senza latticini per una dieta sana

Per una dieta sana, qualora si soffra di sensibilità alle proteine del latte, è necessario consultare un professionista che possa assisterci nel passaggio a una dieta priva di latticini. Tuttavia, le alternative esistono. Oltre a fare attenzione alle etichette, come già accennato, tendenzialmente i prodotti per vegani sono prive delle proteine che causano il disturbo.

Altre alternative possibili sono:

  • Formaggi e dolci vegani
  • Bevande a base di mandorle, soia o riso (se non si è intolleranti al riso)
  • Yogurt vegetali
  • Formaggi vegetali privi di proteine del latte
  • Legumi

Gestire l'intolleranza alle proteine del latte: consigli pratici

Per gestire l’intolleranza alle proteine del latte occorre evitare il contatto con le stesse, escludendo di conseguenza latte e derivati dalla dieta. Il consiglio principale è di controllare con attenzione le etichette degli alimenti in quanto, come abbiamo visto, spesso sono presenti anche all’interno di alimenti all’apparenza “insospettabili”.

Qualora il soggetto affetto sia un lattante è necessario valutare con il proprio medico quale formula di latte fornirgli: si tratta di tipologie di latte artificiale formulato appositamente per casi di intolleranza, che nella maggior parte dei casi non creano disturbi ai piccoli e che gli forniscono al contempo tutti i nutrienti necessari.

Quale Prevenzione?

Le allergie alimentari dei più piccoli possono essere prevenute? Si sa, per esempio, che un genitore che fuma espone a un rischio più alto il proprio figlio. Idem dicasi per le mamme che escludono il latte dalla dieta in gravidanza, se non a loro volta allergiche. Una volta venuto alla luce il neonato, infine, la migliore difesa è rappresentata dall'allattamento al seno.

Leggi anche: Diagnosi e trattamento APLV

«Per quanto rari, questi disturbi vengono riscontrati quasi sempre nei bambini alimentati fin dai primi giorni con il latte artificiale - chiosa Miraglia Del Giudice -. L’allattamento da parte della madre è una protezione in più per le allergie alimentari. E tanto più è prolungato, meglio è».

Allergia al Latte Guarisce Quasi Sempre

«La dieta di esclusione ha comunque quasi sempre un inizio e una fine - aggiunge Miraglia Del Giudice, che è anche vicepresidente della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica (Siaip) -. Entro i 3 anni di vita, 9 bambini su 10 risolvono il problema e possono tornare a consumare il latte vaccino, i suoi derivati e i prodotti che lo contengono come ingrediente».

La conferma la si ha sottoponendo nuovamente il bambino al prick test e al test di provocazione orale.

Differenza tra intolleranza al lattosio e allergia al latte

Qual è la differenza tra intolleranza e allergia al latte? Questa intolleranza è, come abbiamo accennato, una vera e propria forma di allergia, che tuttavia se manifestata nei bambini tende a sparire spontaneamente.

Non va invece confusa con l’intolleranza al lattosio. La differenza tra le due, infatti, è piuttosto importante e marcata. L’intolleranza al lattosio o allergia al lattosio non riguarda le proteine, ma il lattosio: uno zucchero contenuto all’interno del latte. I disturbi in alcuni casi sono simili e i sintomi sono fastidiosi ma tendenzialmente innocui, può essere individuata con il test del respiro e, a differenza dell’allergia alle proteine del latte non tende a sparire con l’età.

Sintomi dell'intolleranza alle proteine del latte

Tra i sintomi più comuni dell’intolleranza alle proteine del latte ricordiamo:

  • i sintomi gastrointestinali, come gonfiore e flatulenza, vomito, nausea, reflusso, crampi e coliche addominali e sangue nelle feci
  • i sintomi dermatologici, come eczemi, acne o comparsa di rossore e macchie rosse sulla pelle
  • i sintomi respiratori, come difficoltà respiratorie accompagnate da tosse e respiro sibilante.

Nei casi più gravi si rischia lo shock anafilattico, e per questo è necessario rivolgersi tempestivamente ad un medico, soprattutto qualora il soggetto affetto sia un infante o un bambino molto piccolo.

Cause e fattori di rischio dell'intolleranza alle proteine del latte

Sono state individuate diverse possibili cause e fattori di rischio per l’intolleranza alle proteine del latte. Tra queste:

  • L’età. Come accennato, i bambini molto piccoli sono maggiormente a rischio, e l’intolleranza tende a sparire una volta che il sistema digestivo matura, solitamente sotto i sei anni di età;
  • Allattamento con latte artificiale. Si rileva che i neonati che non vengono allattati con latte naturale sarebbero maggiormente soggetti a sviluppare l’intolleranza;
  • Familiarità genetica.

tags: #allergia #alle #proteine #del #latte #sintomi

Scroll to Top