La dottoressa Ambra Ciliberto è una professionista laureata a pieni voti in Dietistica all’Università degli Studi di Milano.
Esperienza Professionale
Dal 2013, la dottoressa Ciliberto lavora all’Istituto Nazionale per la Chirurgia dell’Obesità (INCO) all’Istituto Clinico Sant’Ambrogio e Policlinico San Donato a Milano.
Si occupa di sovrappeso e obesità, ipertensione, dislipidemia e sottopeso in adulti e adolescenti, seguendo i pazienti nel percorso alimentare pre e post chirurgia bariatrica.
Inoltre, la dottoressa Ciliberto è consulente dietista dell’Unità di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva dell’IRCCS Ospedale San Raffaele.
Competenze Specialistiche
La dottoressa Ciliberto è specializzata nella gestione di diverse condizioni e patologie, tra cui:
Leggi anche: Approccio FODMAP e Benessere Intestinale
- Sovrappeso e obesità
- Ipertensione
- Dislipidemia
- Sottopeso
- Intolleranze alimentari
- Sindrome dell’intestino irritabile (IBS)
- Celiachia
- Malattie croniche intestinali (MICI)
Approccio Dietetico nel Morbo di Crohn e Rettocolite Ulcerosa
L’approccio dietetico nel morbo di Crohn, rettocolite ulcerosa o MICI in generale è molto interessante, ma non è una materia facile da affrontare perché ancora oggi non tutto è chiaro ed è necessario personalizzare l’intervento alimentare per ogni paziente nelle varie fasi di queste malattie, che sono imprevedibili.
Ad esempio si fa chiarezza sulla funzione delle diverse fibre alimentari solubili nei fluidi, che rallentano il transito intestinale in caso di diarrea, e di quelle non solubili, che invece sono utili in caso di stipsi.
Effettivamente non ci sono ancora evidenze sulla possibilità di prevenire queste malattie, ma in letteratura ci sono studi interessanti che suggeriscono una diminuzione del rischio di Crohn (ma non RU) con un consumo prolungato nel tempo di fibra alimentare, soprattutto da frutta (5,3,6).
Un aumento dei grassi totali nella dieta, acidi grassi polinsaturi, proteine del latte (oltre che grassi animali) sono stati correlati con una maggiore incidenza sia di Crohn che di RU (1-3,6,8) nonché ricadute in pazienti con RU (9).
Una dieta ricca di carne rossa e/o zuccheri raffinati può aumentare il rischio di sviluppare le MICI.
Leggi anche: Dieta e forma fisica di Ambra Angiolini
Consigli Alimentari per Celiaci
Quando si organizza un ritrovo a casa tra amici o famigliari, potrebbe sorgere una domanda importante: cosa cucinare per un invitato celiaco? Infatti, è un caso possibile in quanto la celiachia è sempre più diffusa.
«L'alimento privo di glutine più noto e comune resta il riso: un risotto perciò in questi casi può essere una soluzione ottimale per tutti» dice la dottoressa Ambra Ciliberto. «In alternativa tra le fonti di carboidrati si può scegliere fra tanti cereali senza glutine come la quinoa, il miglio, il grano saraceno, il sorgo, l'avena quando è certificata senza glutine».
Il glutine, infatti, è una proteina che si trova anzitutto nei cereali e nei loro derivati, come il frumento, la segale, l'orzo, il farro, il grano Kamut, e quindi in pane, pasta, biscotti, pizze, pangrattato e così via.
Anche per questo può essere presente in tanti cibi processati che li utilizzano come ingredienti. «Non è necessario ricordarli a memoria: per essere certi che un alimento non contenga glutine bisogna leggere attentamente le etichette che devono riportare il simbolo della spiga o la scritta “senza glutine”».
«Quello artigianale può contenere glutine per via della contaminazione, per esempio perché per prenderlo dalla vaschetta vengono utilizzate palette che precedentemente sono state a contatto con un cono» spiega la dottoressa Ciliberto. Che poi aggiunge: «Va detto, però, che ci sono tante gelaterie per celiaci e quelle che non lo sono usano accortezze tali da metterli al sicuro: basta farlo presente al momento dell'ordinazione».
Leggi anche: Nutrizionista a Rho: scopri di più
«In linea generale non contengono glutine, ma potrebbero essere contaminati in fase di produzione, perciò fa sempre fede l'etichetta».
Per rendere tutto più semplice il consiglio è sfruttare gli strumenti messi a disposizione dall'Associazione Italiana Celiachia, tra i quali un elenco di cibi consentiti e “vietati”: è on line su www.celiachia.it.
«Oltre a questo è fondamentale usare stoviglie non contaminate da glutine: accertatevi che piatti e pentole siano perfettamente puliti prima di utilizzarli. Inoltre, se nel menù prevedete cibi con glutine per i non celiaci, cucinateli alla fine» consiglia ancora l'esperta.
«Nel breve periodo disturbi intestinali più o meno gravi. Ma, a prescindere dal fatto che si verifichino, l'assunzione di glutine nei celiaci innesca una reazione tale da portare all'appiattimento dei villi intestinali che a sua volta determina un cattivo assorbimento dei nutrienti e quindi carenze e disturbi gastroenterici importanti».
«Non c'è alcuna ragione, per chi non è celiaco, di eliminare il glutine smettendo di mangiare cereali, derivati o prodotti che lo contengono. Anzi, si corre il rischio di modificare il microbiota riducendo la popolazione di batteri buoni che concorre alla salute del sistema immunitario.
Sindrome dell’Intestino Irritabile (IBS)
La sindrome dell’intestino irritabile (IBS) è una condizione molto comune ed è tra i disturbi gastrointestinali più frequentemente diagnosticati.
«Ad esempio, ritmi circadiani alterati e una scarsa qualità del sonno possono aumentare i livelli di stress, aggravando così i sintomi dell’IBS» spiega Ambra Ciliberto, consulente dietista dell’Unità di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.
«La carenza di sonno può alterare l'equilibrio ormonale tra grelina e leptina, noti come gli “ormoni della fame e della sazietà”. Dormire poco stimola un aumento della grelina, che accresce l'appetito, e una diminuzione della leptina, che segnala il senso di sazietà. Di conseguenza, chi dorme poco tende a mangiare di più, preferendo spesso alimenti ricchi di zuccheri e ad alta densità calorica. Questo comportamento può portare non solo a un aumento di peso, ma anche a un peggioramento dei disturbi gastrointestinali» dice l’esperta.
«La sindrome dell’intestino irritabile (IBS) è un disturbo funzionale causato da un’alterazione dell’alvo associato a dolore addominale, intenso meteorismo e talvolta presenza di muco nelle feci» spiega la dietista Ambra Ciliberto.
«Chiamata anche sindrome del colon irritabile, la sindrome dell’intestino irritabile può essere suddivisa in quattro sottotipi: colon irritabile con alvo stitico (IBS-C), con alvo diarroico (IBS-D), con alvo che alterna stipsi a diarrea (IBS-M) oppure una forma non ulteriormente specificata (IBS-U)».
«Le cause di questo disturbo non sono ancora ben chiare, ma ci sono diversi fattori che contribuiscono all’insorgenza dei sintomi» precisa l’esperta.
«Tra i primi fattori che favoriscono l’insorgenza l’intestino irritabile troviamo una scorretta alimentazione, ricca di cibi processati e a basso tenore di fibra e la sedentarietà. Anche le alterazioni dello stato emotivo come i disturbi di ansia ad esempio, le intolleranze alimentari in particolare quella al lattosio per deficit di lattasi, l’abuso di farmaci antibiotici o antinfiammatori (FANS) e le alterazioni della flora batterica intestinale sono fattori di rischio. Infine anche i cambiamenti ormonali, come quelli legati al ciclo mestruale nella donna, possono influenzare i sintomi di questo disturbo».
«Il colon irritabile è una condizione benigna con assenza di danni organici, di cui soffrono in Italia all’incirca 200mila persone» dice l’esperta.
«Alcuni sintomi, come dolore addominale, gonfiore, stanchezza sono comuni anche ad altri disturbi gastrointestinali. Per riconoscere la sindrome dell’intestino irritabile al momento non esiste un test specifico per la diagnosi. La comunità scientifica ha definito però una serie di criteri diagnostici tra cui alcuni esami da eseguire per escludere che i sintomi siano riconducibili ad altri disturbi: ad esempio l’esame delle feci (coprocoltura ed esame parassitologico) per escludere la presenza di batteri o infezioni, la calprotectina fecale, il prick test alimentari per escludere allergie, il breath test lattosio, il breath test al glucosio per escludere una SIBO (sindrome da sovracrescita batterica), l’ecografia addominale e, in caso di sintomatologia persistente, se il gastroenterologo lo ritiene opportuno, si possono effettuare anche esami più invasivi come la colonscopia».
«L’American Gastroenterology Association ha pubblicato nuove linee guida per il trattamento della sindrome dell’intestino irritabile basate sulla dieta FODMAP e sull’attività fisica» spiega la dietista.
«La dieta per IBS prevede un basso contenuto di FODMAP, presenti in alimenti processati ricchi di zuccheri e grassi che alterano la flora intestinale e aggravano i sintomi. Anche alcuni cibi sani hanno elevato potere fermentativo, come brassicacee, asparagi, funghi, lattosio, dolcificanti (sorbitolo e xilitolo) e legumi. La dieta FODMAP prevede una riduzione temporanea di questi zuccheri che richiamano acqua nell’intestino e aumentano la fermentazione. Da evitare: mele, pere, broccoli, cavolfiori, fagioli, ciliegie, funghi, latticini freschi e carciofi. Da preferire: banane, frutti rossi, zucchine, carote, pomodori, ananas e kiwi» dice l’esperta.
«Anche alcuni probiotici sono impiegati nel trattamento dell’intestino irritabile e possono alleviarne i sintomi migliorando la consistenza delle feci e riducendo il transito intestinale, tra cui bifidobatteri e lattobacilli. Rimedi naturali per IBS sono anche la menta piperita, il finocchio e il cumino che grazie alle loro proprietà carminative, aiutano a ridurre la tensione addominale.
Recensioni dei Pazienti
I pazienti descrivono la dottoressa Ambra Ciliberto come una professionista:
- Preparata
- Professionale
- Cortese
- Disponibile
- Attenta
Molti pazienti apprezzano la sua capacità di creare piani alimentari personalizzati e di fornire supporto continuo. Alcuni pazienti con intolleranze alimentari e malattie croniche intestinali hanno riportato significativi miglioramenti grazie ai suoi consigli.
tags: #Ambra #Ciliberto #nutrizionista #curriculum