Secondo il Ministero della salute, oggi l’obesità è un problema di salute pubblica che presenta numerosi rischi sia a livello fisico che psicologico: infarto, diabete, ictus cerebrale, ipertensione, problemi scheletrici e osteoarticolari, problematiche emotive (ansia, depressione, colpa e vergogna) e difficoltà relazionali e sociali.
Quante volte hai provato tutte quelle diete che compaiono nelle riviste o su internet e non hai ottenuto risultati? Quante volte hai deciso di lasciar perdere tutte quelle diete fai-da-te e hai deciso di rivolgerti ad un professionista della nutrizione (nutrizionista, dietologo o dietista) senza ottenere risultati? Quante volte hai acquistato vagonate di farmaci o integratori di ogni genere, spendendo moltissimi soldi, senza ottenere risultati?
ATTENZIONE, nessuno qui vuol mettere in dubbio l’efficacia né delle diete, né dei farmaci, né degli integratori e né dei professionisti della nutrizione. Sicuramente per molte persone seguire queste strade è stato un successo, ma ve ne sono moltissime altre che, nonostante tutti questi tentativi, non sono riuscite ad ottenere i loro obiettivi.
Il Ruolo dello Psicologo nel Percorso di Dimagrimento
Beh, il motivo spesso ignorato sia dalle persone che dai professionisti riguarda il fatto che mangiare è un comportamento. Ed in particolare è un comportamento volontario. Ed in particolare, ad occuparsene, è quello psicologo che ha come area di specializzazione lo studio e l’intervento sul comportamento alimentare e sulla gestione del peso.
Se i professionisti della nutrizione, quali i dietologi, i dietisti ed i nutrizionisti si concentrano sulla composizione organica degli alimenti e sugli effetti che questi hanno sull’organismo delle persone, lo psicologo è invece l’esperto dell’atto del mangiare gli alimenti e di tutto il contesto che ruota attorno a questo comportamento.
Leggi anche: Cosa succede se una gatta sterilizzata va in calore?
Dunque, se molte volte il tentativo di perdere peso o di mangiare in modo equilibrato fallisce dopo essere stati da vari professionisti della nutrizione o dopo aver assunto integratori e farmaci, la colpa non è né loro né tua. Semplicemente, quelle non erano le risposte giuste ai tuoi bisogni! In questo caso, la risposta giusta è comprendere meglio il tuo comportamento alimentare: come mangi (e non soltanto cosa) e quali emozioni, sensazioni e pensieri sono associati al cibo.
Il rapporto tra gli esseri umani e il cibo non è meccanico, come molti professionisti della nutrizione sostengono, poiché è carico di enormi implicazioni psicologiche, emotive, cognitive e corporee.
In alcuni casi, quando la propria alimentazione si basa su cibo spazzatura, appare abbastanza chiaro che dimagrire non sarà un obiettivo facile da raggiungere. Ma in molti altri casi, quando la propria dieta (intesa come abitudini alimentari) è di buona qualità, ma nonostante questo non si riesce a dimagrire, i motivi possono essere legati ad aspetti emotivi, cognitivi e comportamentali, come:
- Mancanza di motivazione: alcune persone riescono ad essere motivate e ad auto-motivarsi, ma molte altre non ci riescono. Il processo di motivazione richiede metodo e capacità, non basta semplicemente ripetere a sé stessi “voglio dimagrire” per riuscirci davvero. Potenziare la motivazione è uno degli ambiti d’intervento dove la competenza professionale dello psicologo può essere molto utile;
- Scarsa capacità di leggere e gestire le proprie emozioni, come ad esempio la frustrazione legata alla fame. Vi è differenza, infatti, tra fame biologica e fame emotiva. Nutrizionisti, dietisti e dietologi sanno come aiutare la persona a gestire quella biologica. Ma la fame emotiva, ovvero quella che ci spinge a mangiare in seguito ad emozioni negative quali, rabbia, ansia, senso di vuoto, solitudine, noia o depressione, attivano una forma di appetito che non può essere gestito con una dieta. Soltanto con un lavoro di tipo psicologico si può imparare a gestire la fame emotiva;
- Scarsa capacità di valutare e distinguere correttamente il senso di fame e quello di sazietà: con un lavoro di tipo psicologico si può agire sui giudizi cognitivi dati a queste percezioni e sensazioni corporee;
- Cattivo stile di vita, come la sedentarietà. Probabilmente, saprai già dell’importanza del movimento e dell’attività fisica, ma per diversi motivi non riesci a metterla in pratica in modo adeguato. Uno psicologo può esserti di supporto anche in questo: non tanto negli esercizi, per questo è più adeguato rivolgersi ad un personal trainer, ma nella motivazione al movimento e nel riuscire ad inserire l’attività fisica all’interno della tua quotidianità.
- Bassa autostima, che spesso è eccessivamente legata al voler raggiungere a tutti i costi un ideale di magrezza per nulla realistico. Qui si può lavorare per “slegare” l’autostima dall’immagine ideale di un corpo perfetto e fare in modo che la persona possa guadagnare fiducia ed essere orgogliosa di sé in molti altri aspetti della sua vita.
- Errate credenze e pensieri scorretti, inculcati dalla DIET INDUSTRY che propone continuamente diete e prodotti farmaceutici dimagranti miracolosi, in realtà scientificamente inefficaci. Con un lavoro psicologico è possibile “dotare” una persona dell’abilità di difendersi dalla mole di pubblicità, e di valutare in modo critico e intelligente i vari alimenti e prodotti.
Se rientri nella categoria dei “delusi” dalle mille diete proposte dalle riviste, dalle centinaia di prodotti ed integratori dimagranti o dall’eccessiva rigidità di una dieta prescritta da un professionista della nutrizione al quale risponderesti “ma fattela tu questa dieta!”, uno psicologo che si occupa del comportamento alimentare può esserti davvero d’aiuto.
Il Binge Eating e l'Importanza del Supporto Psicologico
L’obesità e il consumo incontrollato di cibo, detto binge eating, sono in continuo aumento. La via per uscirne è una sola: portare a galla il disagio da cui nasce.
Leggi anche: Dieta chetogenica: primi passi
«Tutto ciò non ha nulla a che fare con il piacere della buona tavola, ma è una forma di autodistruzione: si arriva a mangiare a dismisura, fino a diventare obesi», spiega la psichiatra Laura Dalla Ragione, direttore della Rete disturbi alimentari Usl 1 dell’Umbria e responsabile del numero verde Sos disturbi alimentari. E, nonostante la volontà di dimagrire, non si riesce a farlo, anzi s’ingrassa sempre di più e, ancora una volta, si cerca conforto nel cibo.
«Solo il 2-3% degli obesi ha patologie mediche che hanno causato la condizione. Nel resto dei casi, tutto ha origini psicologiche», continua Gioia Piazzi, psichiatra e psicoterapeuta, tra le autrici del saggio Obesità e sovrappeso. Un corpo per nascondersi (L’asino d’oro).
«Come se le esigenze psicologiche non fossero contemplate e capite all’interno della relazione familiare. L’aumento di peso diventa così un modo per mettere una barriera tra sé e gli altri e proteggere un io fragile. Un dolore inascoltato, placato solo dalla funzione “sedativa” del cibo stesso. Però, ancor’oggi il problema viene affrontato solo dal punto di vista fisico e medico, mentre diventa indispensabile un approccio globale».
La Terapia Psicologica: Un Elemento Chiave
Nel problema “sovrappeso”, ad ammalarsi sono mente e corpo insieme, e a occuparsene devono essere équipe di psicologi e nutrizionisti, che lavorano fianco a fianco. «La terapia psicologica è imprescindibile», riprende Dalla Ragione. «Le più usate sono quella cognitiva comportamentale e quella psicanalitica». In tutti i casi, comunque, il fattore preliminare di successo è la tempestività del trattamento.
«La psicoterapia non è solo un supporto a regolare il rapporto col cibo, ma a capire quali sono i motivi profondi che portano a mangiare troppo, fino a creare una dipendenza», riprende la Piazzi. «È un’analisi necessaria e propedeutica ad affrontare un piano di rieducazione alimentare, altrimenti alla prima difficoltà si riprende il circolo vizioso emozione negativa=cibo. Ecco perché è utilissimo anche un percorso di gruppo. Serve a condividere ostacoli e successi, ad aprirsi al mondo e a ritrovare la socialità, spesso persa per nascondersi al mondo».
Leggi anche: Entrare in Chetosi: Guida
Dice uno studio della Florida State University: chi è vittima di “fat shaming” è due volte e mezzo più a rischio di ingrassare, in una girandola senza fine di scorpacciate, sensi di colpa e disprezzo del proprio corpo. Gli studiosi dell’ateneo sottolineano, infatti, che “il pregiudizio contro le persone grasse è un motore della cosiddetta epidemia di obesità”.
«I social hanno messo il turbo a questa forma di bullismo», nota Elena Tugnoli, psicoterapeuta dell’associazione NutriMente. «Seguiamo tante ragazzine che stanno male non solo per i chili di troppo, ma per le prese in giro continue. È la mente a farne le spese più grosse: da una parte si prova odio verso quel corpo che è la causa del problema. Dall’altra, quello stesso corpo è un guscio, una protezione perché in fondo è una condizione nota, mentre reagire e cambiare sembra molto più difficile. Per uscirne, noi puntiamo sulla psicoterapia, integrata da laboratori particolari. Dallo yoga, che aiuta a vedere il corpo come contenitore di benessere, al workshop sulla fotografia per sviluppare una visione diversa della fisicità».
«Nel libro, ho fatto riemergere i miei 40 anni di disturbi alimentari», spiega Costanza Rizzacasa d’Orsogna, autrice del romanzo Non superare le dosi consigliate (Guanda). «Sono stata cruda e autentica, scendendo nei dettagli del dolore provato, prima di tutto per aiutare chi vive gli stessi tormenti». Poi, un forte dimagrimento l’ha riportata nella quotidianità. «Ho fatto per diversi anni psicoterapia: mi ha aiutato a tirare fuori tutto il mio “dramma” esistenziale e complicati rapporti familiari. Questo percorso interiore, per me, è stato più importante della dieta».
I Disturbi Alimentari in Numeri
| Dato | Valore |
|---|---|
| Italiani che ne soffrono | 3 milioni (un terzo ha un problema di binge eating) |
| Nuovi pazienti ogni anno | 8500 |
| Età in cui possono comparire i primi sintomi | 8 anni |
| Morti dovute ai disturbi alimentari nel 2019 in Italia | 3 mila |
Fonte: Dati rielaborati da fonti del Ministero della Salute.
Strategie Psicologiche per il Dimagrimento
Per dimagrire non dobbiamo unicamente porci un obiettivo da raggiungere esercitando la nostra forza di volontà e riducendo le calorie ingerite, ma anche fare un percorso mentale, oltre che fisico, adeguatamente supportati da strategie che la psicologia cognitiva può suggerirci.
Vediamone alcune:
- Non guardare al dimagrimento come ciò che farà di te una persona diversa. La persona che guarderai nello specchio, seppur più magra, sarai sempre tu! Nulla di “magico” accadrà, mentre dimagrisci.
- Tieni invece a mente ciò che DAVVERO potrai ottenere dalla perdita di peso. Maggiore autostima, la possibilità di indossare ciò che più ti piace, di essere più agile e scattante, di piacerti e così via… Questo renderà il tuo un obiettivo REALISTICO e ti sosterrà nella perdita di peso.
- Non salire sulla bilancia tutti i giorni! La bilancia dev’essere utilizzata una volta alla settimana, per monitorare i tuoi progressi, possibilmente lo stesso giorno alla stessa ora.
- Fai esercizi di visualizzazione. Immaginati più magro/a! La mente, con il tempo, si allineerà con questa nuova rappresentazione di voi, supportando il conseguimento dell’obiettivo.
- Impara a distinguere la fame biologica da quella emotiva. Per avere successo nel nostro progetto, dobbiamo necessariamente imparare ad ascoltarci e a distinguere la “vera fame” dalla “fame emotiva” che, a lungo andare, può determinare un forte eccesso nell’introito calorico quotidiano e, quindi, un aumento di peso.
- Sii soddisfatto/a dei tuoi traguardi! Se mangi un cioccolatino, non pensare di aver “mandato all’aria tutto”.
- FAI MOVIMENTO!! Fare sport libera le endorfine, le cosiddette “molecole del benessere”. Più ti muovi, più ti senti bene!
La psicologia, com’è evidente, può aiutarci innanzitutto a volerci bene rispettandoci di più, imparando ad amare la nostra immagine, a porci obiettivi realistici e realizzabili, a ri-sintonizzarci sui nostri reali bisogni, ad esprimere correttamente le nostre emozioni e, infine, a raggiungere gli obiettivi in modo sano ed equilibrato.
Tuttavia, da sole queste imprescindibili risorse non sono sufficienti: occorre considerare anche la psiche, ovvero come il paziente si sente, quali emozioni prova e come tende a reagire, nella vita di tutti i giorni. Non si può prescindere dall’aspetto psicologico in un percorso di dimagrimento, specie se si ha a che fare con un sovrappeso importante.
Il Percorso di Supporto Psicologico
Un percorso di supporto psicologico per la perdita di peso si svolge tramite una serie di sedute psicoterapeutiche, in presenza o online, a cadenza regolare. Grazie a un percorso psicoterapeutico mirato, l’individuo diventa egli stesso l’esperto e riesce a modificare il proprio stile di vita.
Il peso e la forma fisica sono due elementi che spesso vanno di pari passoChi vive in conflitto con il cibo, può trovarsi intrappolato in un loop comportamentale che lo vede protagonista di una storia che tende a ripetersi: seguire una dieta restrittiva, perdere peso, ricominciare a mangiare come prima e riprendere il peso perso, quasi sempre aumentato.
Perché ingrassare e dimagrire ciclicamente non è una questione fisica, ma dipende dalla mente, dai pensieri che facciamo e dalle emozioni che si sperimentano. Per esempio, mangiare spinti da una intensa emozione (emotional eating) è un aspetto molto presente in questi individui, i quali tendono a mangiare se sono annoiati, arrabbiati, tristi e così via. E con il tempo si riesce sempre meno a distinguere il senso di fame dalla sazietà.
Attualmente, se una persona con questi problemi decide di farsi aiutare da uno specialista in prima battuta pensa al medico di base, al dietologo, al nutrizionista, ma tendenzialmente scarta la figura dello psicologo. L’aspetto psicologico passa decisamente in secondo piano, mentre è un aspetto fondamentale, anche se non il solo, di questo processo.
Rivolgersi ad uno psicologo competente, aiuta la persona ad affrontare quegli ambiti della propria vita che solo apparentemente sono distanti dal problema alimentare: per esempio, si esplorano tutte quelle situazioni in cui ci si sente vittime delle situazioni, che portano a sperimentare un senso di impotenza nei confronti di ciò che accade quotidianamente; o ancora, si lavora sull’autostima: valgo quello che peso?
Attraverso un percorso di consapevolezza del modo di affrontare la vita e le situazioni che si presentano, si arriva a padroneggiare la propria vita e non a subirla. E questo processo di trasformazione pian piano coinvolgerà anche il modo di mangiare, aiuterà a distinguere il senso della fame da quello di sazietà, insegnerà a gustare ogni tipo di cibo senza più la paura di esserne sopraffatti, ridonerà la gioia di sentirsi liberi di decidere quanto e come mangiare.
Affrontare un percorso dietologico richiede più di una semplice determinazione; necessita di una sincronizzazione tra mente e corpo. Questa connessione profonda rivela come la motivazione psicologica per dimagrire sia fondamentale nel definire il successo di qualsiasi regime alimentare.
Il sostegno psicologico funge da fondamenta nella gestione dello stress, dell’ansia e della frustrazione, elementi comuni in chi cerca di perdere peso. Un’immagine corporea positiva e l’accettazione di sé sono passi vitali verso un approccio sano alla dieta. Integrare pratiche di mindfulness e tecniche di rilassamento nel regime quotidiano aiuta a migliorare la consapevolezza alimentare e a controllare il mangiare emotivo. Cambiare la mentalità sul cibo richiede tempo e pazienza. Integrando il sostegno psicologico nel percorso dietologico, possiamo affrontare il viaggio verso il benessere con una visione olistica che abbraccia sia la mente che il corpo.
Quando si decide di provare a perdere peso sarebbe sempre importante intraprendere un percorso di lavoro su se stessi. Lo Psicologo può essere consultato in combinazione a nutrizionisti e dietologi oppure singolarmente, ma avvalersi del sostegno psicologico è importante, principalmente per un motivo: dimagrire non significa solo perdere peso ma è agire un vero e proprio cambiamento, una vera mutazione del proprio essere, significa decidere di diventare una persona diversa e di lasciare andare, insieme ai chili, molte zavorre mentali che ci si porta con sé.
Il Metodo dello Psicologo per la Perdita di Peso
La gestione delle dipendenze, che ha caratterizzato il mio percorso professionale, mi ha portato a dedicarmi alla perdita ed al mantenimento del peso perduto per poter fornire una valida alternativa alle infinite varietà di diete che vengono proposte e che, nella migliore delle ipotesi, servono solamente a perdere chili che verranno recuperati (probabilmente con tanto di interessi) non appena la dieta si conclude.
Gli strumenti cognitivi e le tecniche comportamentali che utilizzo sono mutuate dalle più recenti ed innovative ricerche scientifiche riguardanti le strategie per perdere peso in maniera salutare e duratura nel tempo. All’aspetto psicologico si unisce un importante lavoro sul corpo in quanto l’unica modalità per ottenere risultati effettivi e mantenuti nel tempo è spezzare la dicotomia corpo/mente e renderli una squadra vincente nel raggiungimento del peso forma.
Il percorso è destrutturato e varia molto da persona a persona, modificandosi ed adattandosi alle necessità ed alle difficoltà del singolo individuo, non esistono strategie standardizzate funzionali per tutti, è la persona, nella sua unicità a rendere il percorso destrutturato, per definizione. Essenzialmente si divide in due differenti fasi, con obiettivi distinti: raggiungere il peso forma, in una prima fase e acquisire l’atteggiamento mentale e comportamentale necessario al mantenimento del peso raggiunto, in una seconda fase.
Gli Strumenti Utilizzati:
- Auto-osservazione e consapevolezza
- Tecniche cognitive
- Strumenti comportamentali
- Diario alimentare
- Lavoro sulle alternative
- Motivazione allo sport
- Suggerimenti alimentari
- Lavoro sulle motivazioni
- Controlli periodici di mantenimento