Si parla dei chetoni esogeni come di un miracoloso sostituto della dieta, in grado di far dimagrire senza alcuna rinuncia. Purtroppo, non c’è un solo studio sul tema e d’altronde sono proprio biochimica e fisiologia umana a decretare l’impossibilità di risultati di questo tipo.
Cerchiamo di capire cosa siano davvero i chetoni esogeni, qual è il loro rapporto con la dieta chetogenica, quali i dati a supporto del loro uso in ambiti diversi. Questi sono i cari, vecchi, corpi chetonici: sostanze che ci fabbrichiamo efficientemente da soli in certe condizioni particolari.
Cosa sono i Chetoni Esogeni?
I chetoni esogeni sono prodotti proposti per ottenere i benefici di una dieta chetogenica eliminando le difficoltà e le rinunce connesse a un regime alimentare decisamente rigido. Di chetoni esogeni si parla dagli anni 60 del secolo scorso, in lavori che ne valutano l’utilizzo nel trattamento di alcune patologie neurologiche o come integratori per lo sport, con molti studi su animali e poche ricerche su esseri umani.
In ogni caso, tutte queste diete - accomunate da un ridottissimo apporto di carboidrati, mentre l’apporto calorico può variare in funzione degli obiettivi - innescano una via metabolica caratteristica delle cellule epatiche che permette di utilizzare i lipidi per produrre corpi chetonici, piccole molecole che sono avidamente metabolizzate dal cervello, dal cuore e dal tessuto muscolare.
Per indurre la chetosi, per creare quegli adattamenti particolari che abbiamo appena descritto, è necessario seguire una dieta chetogenica che nel caso di applicazioni terapeutiche, per le quali è necessario raggiungere una concentrazione di corpi chetonici molto elevata, può essere difficile da seguire nel lungo periodo. In alcuni modelli utilizzati per il trattamento dell’epilessia oltre l’80% delle calorie consumate devono provenire da grassi e l’assunzione di carboidrati deve essere inferiore a 10-20 grammi al giorno.
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Tipi di Chetoni Esogeni
Sali chetonici: in genere si tratta di sali sodici β-idrossibutirrato. L’utilizzo di una dose di questi composti - corrispondente a 280 mg di β-idrossibutirrato per kg di peso corporeo, circa 20 g di sali o esteri per un soggetto di 70 kg - può portare il livello ematico dei chetoni intorno a 3 mmol/L dopo 30-60 minuti per gli esteri, dopo 60-90 minuti per i sali: per questi ultimi la concentrazione raggiunta pare essere minore, intorno a 1 mmol/L.
L’uso dei sali, sia che si tratti di sodio, calcio o potassio, altera l’equilibrio idrico salino dell’organismo, un dato non trascurabile quando vengano utilizzati in presenza di patologie.
Ovviamente se lo stato di chetosi deve essere permanente sarà necessario assumere più dosi al giorno di questi prodotti, da 3 a 6-8, a seconda della quantità di chetoni presente nella singola porzione, e in alcuni casi queste ingenti quantità hanno creato fastidi, gonfiore e mal di testa, ai soggetti così trattati.
I chetoni esogeni possono determinare un rapido aumento della concentrazione plasmatica di chetoni e, se consumati nelle quantità adeguate e con la giusta tempistica, possono mantenere il soggetto che ne fa uso in uno stato che tecnicamente possiamo definire chetosi. Tecnicamente, perché è la concentrazione di chetoni nel sangue a definire questo stato.
Quelle riportate sopra sono le differenze più evidenti - ce ne sono delle altre - estremamente importanti nel valutare l’utilità di questi prodotti in diversi ambiti d’uso.
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Applicazioni Terapeutiche e Sportive
La dieta chetogenica nasce per trattare alcune forme di epilessia farmaco resistente in età pediatrica. In questo contesto l’utilizzo dei chetoni esogeni potrebbe avere un razionale, visto che è proprio la disponibilità di questi composti a livello dell’encefalo a determinarne gli effetti. I lavori preliminari, quasi esclusivamente su modello animale, sono incoraggianti, ma dobbiamo attendere studi clinici su umani per poter capire se realmente l’uso di questi prodotti può essere di aiuto in queste patologie.
I corpi chetonici sono carburanti molto efficienti, probabilmente in grado di migliorare la resa energetica a livello dei mitocondri, e nel muscolo possono essere utilizzati come alternativa al glucosio, riducendo quindi il ricorso al glicogeno e anche agli acidi grassi, on un risparmi netti di questi preziosi substrati, estremamente importante in sport di endurance come ciclismo, running e ultrarunning, triathlon e biathlon.
In realtà, l’utilizzo dei chetoni esogeni porta a una leggera riduzione della glicemia, della produzione di glucosio da parte del fegato e dell’attività di alcuni enzimi essenziali per l’ossidazione dei carboidrati. E altrettanto confusi sono i dati che arrivano dagli studi, dati che indicano che potrebbe esserci un vantaggio dal consumo di questi prodotti, specie in sport come il ciclismo, vantaggi che risultano tuttavia modestissimi e fortemente dipendenti da tutta una serie di fattori che non permettono al momento di consigliare l’utilizzo di chetoni esogeni per migliorare la prestazione in sport di resistenza.
Chetoni Esogeni e Dimagrimento
I chetoni esogeni sono di moda, venduti come efficacissimo strumento per il dimagrimento senza dover sottostare alle rigide restrizioni di una dieta chetogenica. L’essere in chetosi non è una condizione magica, che scioglie via i grassi per incanto, lasciandoci più sani, più belli e anche relativamente più poveri, visto il costo di questi prodotti. nella chetosi fisiologica l’utilizzo dei grassi di riserva è favorito dal particolare assetto ormonale.
In definitiva, se non fate attenzione, molta attenzione a quello che mangiate, utilizzare chetoni esogeni non servirà a nulla. Magari ci si sente un poco più luci e pieni di energia, ma quanto a diminuzione delle circonferenze si rimarrà probabilmente molto delusi, a meno che non si riduca significativamente l’apporto di cibo: ma a quel punto starete comunque facendo una dieta, magari ancora più rigida di quanto non sarebbe effettivamente necessaria, visto l’effetto antilipolitico dei chetoni.
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La ricerca su questi prodotti, per quanto riguarda utilizzo a scopi terapeutici o come integrazione nello sport, è ancora in fase preliminare: diversi studi su modelli animali, alcuni incoraggianti, pochi studi clinici sull’uomo, con risultati che necessitano di ulteriore approfondimento. Non esistono comunque indicazioni o linee guida per l’utilizzo di queste sostanze, vista la ridotta disponibilità di dati.
Cercare scorciatoie, soluzione semplici a problemi complessi, fa parte della natura umana: farsi prendere in giro per l’ansia di ottenere risultati senza sforzo alcuno, no.
Autoipnosi per il Controllo del Peso
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Allenamento mentale quotidiano: Ti permette, ogni giorno, anche solo per pochi minuti al giorno, di addestrare la tua mente conscia e subconscia al miglior modo e alla migliore condizione di assunzione del cibo.
Silent Walking: Camminare per la Mente e il Corpo
Si chiama Silent walking ed è una camminata silenziosa che fa bene al corpo e alla mente. Camminare meditando, migliorando tono muscolare e circolazione, combattere la sedentarietà, ma anche liberare lo stress e pensieri negativi.
Il silent walking è un tipo di camminata all'aperto in un luogo silenzioso e senza l'uso di musica o stimoli esterni che non siano quelli della natura. Le caratteristiche principali sono quelle di uscire da soli, senza compagni di camminata, evitare di ascoltare musica, podcast, audio libri nelle cuffiette; meglio lasciare lo smartphone a casa o nello zainetto, per evitare distrazioni; restare concentrati sull'azione presente, lasciando alle spalle pensieri.
Si cammina con buon passo, sono sufficienti 40 minuti concentrandosi sul respiro, ascoltando i suoni della natura, cercando di focalizzarsi sulla mente, liberandola. Il silent walking viene spesso associato alla meditazione camminata, una forma di mindfullness che coinvolge corpo e mente nel qui e ora. Effettivamente sono molti i punti in comune.
I benefici che la camminata ha sulla salute, sono noti e riconosciuti dalla scienza: combatte la sedentarietà, migliora le funzioni cardio vascolari e respiratorie, stimola il metabolismo, fa consumare calorie, produce endorfine e migliora l'umore.
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