Un aumento di peso, soprattutto se improvviso, spesso non è originato da eccessi nell'alimentazione o da uno stile di vita sedentario. Esistono infatti numerosi fattori che possono avere influenza sul peso corporeo, alcuni poco conosciuti, altri sottovalutati. In generale, si può affermare che un aumento ponderale repentino e apparentemente immotivato sia un campanello d'allarme da non trascurare. In alcuni casi l'aumento di peso è imputabile all'uso di medicinali. Altre volte, invece, è necessario indagare più in profondità l'origine per applicare il trattamento più adeguato.
Aumento di peso legato allo stile di vita
Alcune situazioni legate alla vita quotidiana possono avere come conseguenza anche l'aumento di peso. Vediamo le più comuni.
Cambiamento delle abitudini
Se ad esempio una volta facevi un lavoro attivo (es. operaio, cameriere, …) e ora un lavoro sedentario e mangi le stesse quantità di cibo è normale che il peso sia salito. Se invece le abitudini di vita sono invariate ma hai cominciare a sgranocchiare mentre cucini o durante la giornata, fai più aperitivi a settimana, ecc.
Metabolismo lento
Il metabolismo lento o rallentato è uno dei motivi che si sentono più spesso, ma in realtà anche in questo caso ci riconduciamo ad un semplice “muoversi poco” e consumare poco. Se consumi poco, dovrai mangiare “poco” per equilibrare le energie in entrata con quelle in uscita.
Mancanza di sonno
Oltre a quanto visto per la dieta, anche il sonno indirettamente influisce sul peso corporeo. Infatti, dormire poche ore (meno di 8 a notte) alza i livelli di stress. Sebbene non si abbia ancora la certezza, alcuni studi hanno riportato che la mancanza di sonno può agire sull'aumento di peso mediante alterazioni nei livelli ormonali, che portano a un aumento della fame e che riducono la sensazione di sazietà dopo aver mangiato. Obesità addominale, ipertensione, trigliceridi alti, basso colesterolo Hdl, glicemia sopra 110 fino alla sindrome metabolica sono le possibili conseguenze della deprivazione del sonno. Dormire meno crea, infatti, uno stress ossidativo e genera infiammazione. Altera la propensione al cibo, spinge a mangiare di più, soprattutto zuccheri e carboidrati.
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Stress
In presenza di un evento stressante, il sistema nervoso si attiva favorendo il rilascio di alcune sostanze, i cosiddetti ormoni dello stress: adrenalina, noradrenalina, cortisolo. Questi avviano modifiche fisiche e comportamentali che permettono all'organismo di affrontare e superare il pericolo. L'adrenalina e la noradrenalina determinano un aumento del battito del cuore, del respiro, della pressione arteriosa e dello stato di attenzione. Il cortisolo è responsabile dell'aumento del rilascio nel sangue di glucosio e lipidi. Il cortisolo, inoltre, riduce alcune funzioni del corpo considerate dall'organismo in quel momento non indispensabili, come la digestione e la riproduzione, per dare sostegno ad altri organi vitali, come il cervello. Una volta passata la minaccia, i livelli degli ormoni dello stress tornano alla normalità: è questo il caso in cui si parla di stress acuto, che inizia e finisce rapidamente. Se si è costantemente sotto pressione, invece, il livello di produzione degli ormoni rimane elevato, portando allo stress cronico che può provocare disturbi sia psicologici - come ansia, depressione, stanchezza, irritabilità e disturbi del sonno - sia fisici, come ipertensione, malattie cardiache, obesità e diabete.
Fame nervosa
Con gli attacchi di fame nervosa solitamente si introducono molte energie (calorie) che non servono e che sono in eccesso. La fame nervosa è una “fame psicologica”, che nasce per livelli di stress elevati, bisogno di gratificazione o un rapporto sbagliato con il cibo.
Smettere di fumare
In media, le persone che smettono di fumare accumulano circa 4 chili in più. L'abbandono della nicotina, infatti, tende a spingere verso cibo molto calorico ma poco nutriente, che viene usato per contrastare lo stress e il fastidio tipici di uno stato di astinenza. Questo succede perché il sistema oppioide del cervello è legato anche al controllo dell'appetito. I recettori di questo sistema vengono sollecitati dallo stress causato dall'astinenza dal fumo: si riduce la produzione di dopamina, il neurotrasmettitore che viene chiamato “ormone del piacere". Non fumare riduce inoltre il metabolismo basale, ovvero porta a consumare meno chilocalorie in stato di riposo. Perché questa energia in più non si trasformi in chili di troppo occorre mangiare un po' meno o fare attività fisica. C'è inoltre da tenere in conto che, dopo un po' di tempo che non si fuma, si percepiscono meglio odori e sapori, che porta a mangiare con più gusto.
Aumento di peso legato a patologie
L'aumento di peso può essere un campanello d'allarme anche per alcune patologie. Ne elenchiamo qui tre delle più comuni, ma ricordiamo che non è un elenco esaustivo.
Ipotiroidismo
In caso di ipotiroidismo, la tiroide (la ghiandola a forma di farfalla situata nella parte anteriore del collo) non produce abbastanza ormoni tiroidei. In questo quadro è compresa anche la tiroidite di Hashimoto, una malattia autoimmune in cui la risposta immunitaria è rivolta contro la stessa ghiandola tiroidea ed è la causa principale di ipotiroidismo. Come conseguenza, il metabolismo rallenta, rendendo più probabile un aumento di peso. Le persone che hanno una bassa funzionalità tiroidea tendono infatti a essere in sovrappeso o in una situazione di obesità. Inoltre sono a maggior rischio di andare incontro a problemi metabolici come il diabete di tipo 1 o di tipo 2 (mellito). Un'alimentazione adeguata e pensata specificamente per la singola persona può aiutare a ridurre i sintomi della tiroidite, a mantenere un peso salutare e a prevenire le condizioni di malnutrizione.
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Helicobacter Pylori
La relazione tra Helicobacter Pylori e l'aumento di peso si inserisce nel più ampio dibattito scientifico sul possibile nesso tra il batterio e l'obesità. Il tema è stato più volte oggetto di ricerca scientifica e i risultati emersi hanno restituito un quadro controverso, talvolta contraddittorio, per cui la questione è ancora aperta.
I ricercatori ipotizzano che l'Helicobacter Pylori possa favorire l'aumento di peso attraverso alcuni meccanismi:
- Una prima ipotesi è che l'infezione causi una riduzione dei livelli di leptina, un ormone che diminuisce l'appetito e induce il senso di sazietà. Una minore quantità di leptina sarebbe quindi responsabile di una maggiore fame e di un ritardato senso di sazietà, che spingerebbe a mangiare di più.
- Una seconda spiegazione riguarda l'insulino-resistenza. I ricercatori osservano come i pazienti affetti dal batterio tendano ad avere una maggiore insulino-resistenza che, a sua volta, porta allo sviluppo dell'obesità.
- Infine, una terza teoria avanzata è che la funzionalità immunitaria del tratto gastrointestinale possa essere compromessa nelle persone obese. In questo caso i pazienti obesi avrebbero minori difese contro l'Helicobacter Pylori e sarebbero quindi maggiormente suscettibili all'infezione. In quest'ultima ipotesi, il batterio non avrebbe un ruolo causale nello sviluppo dell'obesità, ma ne sarebbe al contrario una conseguenza.
Fibromi
Fra i disturbi che possono provocare un aumento di peso apparentemente immotivato ci sono anche i fibromi, tumori benigni composti da tessuto muscolare e fibroso che si sviluppano all'interno dell'utero. I fibromi di grande dimensione possono causare dolore, pressione o una sensazione di pesantezza nella regione pelvica durante la mestruazione o nel periodo intermestruale. Possono premere sulla vescica, provocando il bisogno di urinare più di frequente o con maggiore urgenza, o sul retto, causando disagio e stipsi. Possono interferire con la funzione degli organi, ad esempio bloccando il tratto urinario e quindi il deflusso di urina dall'organismo. Inoltre, i fibromi grossi possono provocare una distensione addominale. In genere, in caso di accrescimento o evoluzione tumorale maligna, provocano pressione o dolore. Il dolore dei fibromi in evoluzione tumorale maligna persiste per tutto il periodo di trasformazione.
Aumento di peso in gravidanza e menopausa
Le donne vivono due fasi della vita in cui l'aumento di peso è noto come sintomo ed è da tenere sotto controllo. Si tratta della gravidanza e della menopausa. Vediamo meglio cosa fare in queste due situazioni.
In gravidanza
Durante la gravidanza si verificano dei cambiamenti che hanno lo scopo di creare un ambiente idoneo per la crescita fetale e proteggere la salute della madre fino al parto. Questi cambiamenti riguardano sia l'apparato genitale che tutti gli altri apparati del corpo, alcuni sono correlati allo stato nutrizionale e all'aumento del peso. Non tutti sanno che l'obesità in gravidanza, con gli squilibri metabolici ed endocrini che comporta, è uno tra i principali fattori di rischio per la salute fetale. È quindi importante prestare attenzione al sovrappeso, che può essere il primo passo verso questa condizione: il nostro grasso corporeo è un tessuto essenziale per il metabolismo e una riserva energetica importantissima per la gravidanza e l'allattamento, ma occorre tenere monitorati alcuni fattori - come per esempio l'evoluzione del fabbisogno calorico, la progressione nell'aumento del peso, l'eventuale influenza del parto gemellare, la presenza di disturbi gastrointestinali - con l'aiuto dello specialista.
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L'aumento di peso consigliato in gestazione dipende dal peso della donna prima della gravidanza. Per un corretto calcolo, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) suggerisce una classificazione basata sull'Indice di Massa Corporea (IMC, o BMI, dall'inglese Body Mass Index), che si calcola dividendo il peso in chilogrammi per il quadrato dell'altezza in metri (kg/h2). Volendo individuare un criterio generale, si può dire che, se una donna prima di rimanere incinta era normopeso, in gravidanza può aumentare dagli 11 ai 16 kg. Ma ogni situazione può variare da donna a donna, per effettuare un più preciso calcolo del peso ideale in gravidanza bisogna tenere conto anche della situazione costituzionale precedente alla gestazione.
In menopausa
La diminuzione degli estrogeni che caratterizzano la premenopausa e la menopausa è alla base di molti disturbi e cambiamenti che si verificano in questa fase di vita femminile. Per esempio, l'aumento del peso e del girovita, a causa di un aumento del grasso viscerale, si può verificare pur non modificando le proprie abitudini alimentari. Il cambiamento del metabolismo basale conseguente alla riduzione dei livelli di ormoni ha come effetto un minor dispendio calorico. Questo significa che, a parità di cibi consumati, con la menopausa l'organismo consuma meno calorie e di conseguenza la donna aumenta di peso e cambia la ridistribuzione del grasso corporeo. Inoltre, la riduzione dei livelli di estrogeni è anche la causa di una riduzione della motilità intestinale, con un rallentamento del transito intestinale e dunque una maggiore probabilità di fenomeni di fermentazione e meteorismo, oltre che una maggiore predisposizione allo sviluppo di intolleranze alimentari.
L'aumento del grasso viscerale può essere una sentinella di alterazioni della funzione dell'insulina. Di conseguenza, l'aumento della circonferenza vita dovrebbe essere considerato un campanello d'allarme della possibilità che si verifichino alterazioni glicemiche e, dunque, una maggiore predisposizione allo sviluppo della sindrome metabolica.
Quando l'aumento di peso è legato alla palestra
L’aumento di peso è una condizione che in molti cercano di contrastare. Spesso però si adottano soluzioni inefficaci. Sebbene l’attività in palestra - e più in generale l’attività sportiva - sia uno dei modi migliori e più rapidi per perdere peso, raramente lo sport da solo è sufficiente per ottenere risultati soddisfacenti.
Perché non perdo peso nonostante dieta e palestra?
Sebbene ci si convinca che l’apporto calorico della giornata sia adeguato all’attività fisica svolta, spesso si sottostima quanto realmente introdotto con i pasti. A questo proposito, il consiglio è quello di affidarsi a un piano nutrizionale ben definito e seguirlo alla lettera. Inoltre, allenarsi regolarmente non garantisce sempre un calo di peso. Spesso il corpo reagisce con fenomeni fisiologici o abitudini scorrette che possono far salire l'ago della bilancia.
Quando si inizia a perdere peso in palestra?
La perdita di peso avviene dopo un periodo di restrizione calorica di almeno una settimana. Potrebbero però darsi situazioni in cui, nelle prime settimane, il calo ponderale è ben superiore, perché si verifica una cospicua eliminazione di liquidi trattenuti dal corpo.
Aumento di peso: perché da quando faccio palestra peso di più?
Praticando l’attività fisica in palestra, si stimola l’ipertrofia muscolare. In altre parole, si inizia a mettere su massa muscolare che va a sostituire il grasso corporeo in eccesso. In realtà, le cose sono più complesse di così. Il motivo va ricercato nelle abitudini alimentari e nelle scelte che si fanno a tavola, ma anche in base al tipo di attività fisica effettuata in palestra. L’ipertrofia muscolare è senz’altro maggiore se ci si allena con dei carichi, specie nei soggetti neofiti ma, a volte, per via del maggior dispendio energetico indotto dal lavoro in palestra, si avverte un maggior senso di fame.
Come perdere peso con la palestra?
A questo punto i lettori più attenti dovrebbero avere già la risposta a questa domanda. Ma tutto questo è sufficiente? In realtà, il problema è che a un certo punto, specie se per rimetterci in forma dobbiamo perdere svariati chili (per intenderci più di 5 o 6) occorre effettuare delle variazioni periodiche sia nel piano nutrizionale che in quello di allenamento. In caso contrario, dopo un promettente periodo di perdita di peso, si entra in una fase di stallo in cui nonostante la costanza e l’aderenza pressoché totale a quanto pianificato, non si osservano più cambiamenti sulla bilancia. Questo, inevitabilmente, fa aumentare il senso di frustrazione.
Alimentazione e palestra: cosa fare?
Dopo l'allenamento spesso le persone si concedono di più, una sorta di premio come snack calorici, porzioni abbondanti, dolcetti, ed è proprio questo l'errore da non commettere. Allenarsi provoca microlesioni muscolari: sono fisiologiche e indispensabili per la crescita dei muscoli stessi. Questo fenomeno porta a un incremento temporaneo del peso, che non ha nulla a che vedere con il grasso. L'aumento di peso dovuto all'accrescimento muscolare rappresenta un cambiamento positivo, che migliora salute e prestazioni. Curare l'alimentazione: bisogna bilanciare correttamente il consumo calorico con il dispendio energetico.
Consigli utili
- Dieta equilibrata: Segui una dieta equilibrata e salutare che includa una varietà di nutrienti. È necessario ridurre l’assunzione di cibi ad alto contenuto calorico, gli zuccheri e i cibi ricchi di grassi saturi. Per questo, consuma alimenti integrali, frutta, verdura, proteine magre e carboidrati complessi.
- Attività fisica: L’esercizio fisico è fondamentale per mantenere un peso sano. Cerca di fare almeno 150 minuti di attività aerobica moderata o 75 minuti di attività aerobica intensa a settimana.
- Gestione dello stress: Lo stress cronico può influire sull’aumento di peso. Cerca di adottare strategie per gestire lo stress come la meditazione, lo yoga, il tempo libero o la terapia.
- Integratori alimentari: Un ottimo modo per supportare l’alimentazione sana, è quella di assumere degli integratori alimentari naturali che agiscono su più fronti, ovvero possono bruciare il grasso attraverso l’accelerazione del metabolismo, bloccare l’assorbimento di zucchero, oppure evitare il depositarsi dei grassi nel corpo e infine stimolare la diuresi.
- Controllo medico: Se sospetti un’alterazione ormonale, consulta il tuo medico per una valutazione completa. Potrebbe essere necessario eseguire esami del sangue per misurare i livelli di ormoni come la tiroide, l’insulina o gli estrogeni. Ovviamente, se continui a ingrassare senza motivo apparente, nonostante gli sforzi nell’adottare uno stile di vita sano, consulta un medico.