Beta-bloccanti e alimentazione: interazioni e informazioni utili

I farmaci beta-bloccanti rappresentano una categoria di medicinali soggetti a prescrizione medica che agiscono, principalmente, bloccando i recettori di tipo β per gli ormoni adrenalina e noradrenalina (recettori beta-adrenergici di tipo 1, 2 e 3) e riducendo notevolmente la forza di contrazione e la frequenza cardiaca.

Cosa sapere prima di assumere i beta-bloccanti

Le persone che ricevono una prescrizione di beta-bloccanti dovrebbero informare il medico di eventuali altre malattie di cui soffrano poiché non è consigliabile assumerli in alcune condizioni. Se si è in cura con i beta-bloccanti, è importante non interromperne l'assunzione senza consultare il medico curante per non rischiare di aggravare la malattia per cui sono stati prescritti.

Interazioni farmacologiche

I beta-bloccanti, compresi quelli sotto forma di collirio, possono interagire con altri farmaci, alterandone gli effetti. Prima di prenderli, quindi, è consigliabile leggere con attenzione il foglietto illustrativo contenuto nella confezione per controllare che l’uso del beta-bloccante non sia controindicato.

Effetti indesiderati

La maggior parte delle persone che prendono farmaci beta-bloccanti non ha, in genere, effetti indesiderati (effetti collaterali); in certi casi, possono verificarsi lievi disturbi che si attenuano con la prosecuzione della cura. È buona norma, tuttavia, rivolgersi subito al medico curante qualora si verifichino dei disturbi dopo l'assunzione del beta-bloccante.

Cosa fare in caso di sovradosaggio o dimenticanza

Qualora per sbaglio si prenda una dose di beta-bloccanti superiore a quella prescritta, bisogna rivolgersi al medico curante o al pronto soccorso per sapere cosa fare. Se si dimentica di prendere una dose è necessario controllare il foglietto illustrativo fornito con il farmaco per verificare come comportarsi in questa situazione. Non bisogna raddoppiare la dose per compensare una dose dimenticata.

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Dove trovare maggiori informazioni

Per avere maggiori informazioni sui principi attivi nominati nel contributo o comunque appartenenti a questa classe di farmaci è possibile visitare il sito dell'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Per cercare un farmaco utilizzando il nome commerciale e non il principio attivo si può consultare la Banca Dati Farmaci dell'AIFA. All'interno del sito è possibile trovare tutti i foglietti illustrativi dei farmaci e anche alcune informazioni aggiuntive.

Interazioni tra farmaci e alimentazione: un aspetto importante

Le medicine possono trattare e curare molte patologie, e quindi migliorare lo stato generale della salute. Devono essere prese comunque, dopo essersi accertati che siano sicure ed efficaci. Molte medicine hanno sostanze che interagiscono col corpo umano in modi diversi; la dieta ed il modo di vivere possono influire significativamente sull’ efficacia di un medicinale.

Alcuni cibi, bibite, alcool, caffeina, e sigarette possono interagire con le sostanze contenute nelle medicine. Questo può provocare effetti pericolosi o altri gravi problemi. Quando Lei prende una medicina, sia sicuro di seguire attentamente le istruzioni del Suo dottore per ottenere il massimo del beneficio col minimo rischio.

L’effetto di una medicina dovuto ad un’interazione con cibo, alcol o caffeina può essere significativo ed è regolato da molti fattori individuali come: dose, eta’, peso, sesso e lo stato di salute generale.

Sia sicuro che il Suo dottore e farmacista conosca ogni medicina che Lei sta prendendo, incluse medicine senza obbligo di prescrizione ed alcuni supplementi dietetici come vitamine, minerali e fitoderivati. È anche importante ricordare che molte medicine interagiscono con altre medicine e possono provocare seri danni.

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Beta-bloccanti: esempi e interazioni specifiche

I beta-bloccanti decrescono gli impulsi dei nervi al cuore e ai vasi del sangue. Questo abbassa la portata ed il lavoro del cuore.

Degli esempi sono:

  • ATENOLOLO
  • METOPROLOLO TARTRATO
  • PROPRANOLOLO CLORIDRATO
  • NADOLOLO

Interazione con l'alcool

Evitare alcol con PROPANOLOLO CLORIDRATO: la combinazione abbassa la pressione del sangue.

Consigli generali sull'assunzione di farmaci

Sappiamo tutti che ci sono interazioni tra farmaci e alimenti, ma spesso siamo superficiali. C’è invece un rapporto diretto tra quello che mangiamo e beviamo e l’assunzione dei farmaci. Purtroppo non sempre questi cibi sono indicati chiaramente nei foglietti informativi dei farmaci o sono segnalati soltanto alcune sostanze, come ad esempio il calcio, che però non è contenuto solo nei latticini, ma anche in diversi vegetali.

Meglio evitare di assumere alimenti che contengano caffeina. Questo farmaco può aumentare la quantità di potassio nel sangue, con conseguenze sul battito cardiaco. Dobbiamo evitare quindi di assumere alimenti e bevande che ne contengano molto. Attenzione anche all’etichetta dell’acqua minerale. Ce ne sono alcune che contengono grandi dosi di questo minerale.

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Beta-bloccanti: monitoraggio e alimentazione coerente

Le azioni e interazioni dei betabloccanti durante una alimentazione coerente sono oggetto di monitoraggio strumentale per le ripercussioni significative sulla composizione corporea. I betabloccanti sono farmaci in grado di bloccare i recettori β-adrenergici. Sono utilizzati principalmente come antipertensivi, antiaritmici e come antianginosi. I betabloccanti riducono a favore del cuore gli effetti catecolaminergici eccessivi.

Appartengono ai beta bloccanti le seguenti molecole: acebutolo, atenololo, betaxololo, bisoprololo, nebivololo, celiprololo, pindololo, oxprenololo e metoprololo. I parametri indicati sono utili nel monitoraggio delle terapie con beta bloccanti.

Quando il successo della terapia dovesse permettere un wash out farmacologico, gli stessi parametri strumentali indicati possono monitorare i progressi e scansionare la gradualità nella diminuzione del farmaco. Il trattamento con beta bloccanti provoca, infatti, up-regolazione dei recettori β-adrenergici. All’interruzione improvvisa del trattamento si possono manifestare nervosismo, tachicardia, aumento della pressione sistolica e rischio di episodi anginosi e infarto.

Nei pazienti con prescrizione perdurante di betabloccanti, l’analisi della composizione corporea orienta la alimentazione e l’integrazione alla ricerca di un supporto valido per il paziente. L’analisi della composizione corporea, la conoscenza delle azioni del farmaco e la gestione delle interazioni del polifarmaco sono la premessa per una terapia efficiente.

L’associazione intelligente di alimentazione, stile di vita e terapia può eventualmente permettere di ridurre i dosaggi, l’estensione temporale delle prescrizioni e in alcuni casi la sospensione del farmaco stesso. Ogni passaggio richiede però monitoraggio dei parametri e controllo severo delle condizioni del paziente.

La alimentazione può monitorare e migliorare dosaggio e associazioni di farmaci tra i quali anche i beta bloccanti. I rapporti indicati nell’analisi della composizione corporea, le interazioni degli ormoni, la personalità e la sofferenza emozionale sono essenziali alle valutazioni. Tali valutazioni e in particolare quelle connesse all’espressione dei MUS Medically Unexplained Symptoms sono necessarie per stabilire con precisione nel singolo paziente, la alimentazione corretta e la necessità di una eventuale integrazione con rimedi biologici o farmaci.

La alimentazione coerente con il trattamento non è applicata solo al fine di ottimizzare il peso forma, ma sopratutto per contenere la risposta infiammatoria e la acidificazione associata a molte patologie. Si tratta di una metodica complessa che considera la scelta del cibo e dello stile di vita parte integrante di una terapia.

Una alimentazione coerente con il trattamento si associa efficacemente a terapia farmacologica consentendo di ridurne il dosaggio, motivo evidente per il quale è spesso banalizzata e trascurata nelle prescrizioni. La alimentazione coerente è anche uno strumento di prevenzione importante per molte malattie.

Cibo e cura sono interconnessi da precisi rapporti ormonali, biochimici e metabolici. Il trattamento tramite alimentazione è integrativo e non sostitutivo di altri strumenti di terapia.

Come funzionano i farmaci betabloccanti?

Il nome "betabloccanti" deriva dal loro meccanismo d'azione: essi, infatti, agiscono legandosi in maniera specifica (o selettiva) ad una proteina, chiamata recettore. Il recettore a cui si lega è lo stesso a cui si legano anche gli ormoni e neurotrasmettitori adrenalina e noradrenalina (da qui il nome di recettori β-adrenergici).

Adrenalina e noradrenalina sono chiamate anche catecolamine e, tra le loro diverse azioni, sono in grado di aumentare la frequenza cardiaca, di provocare un restringimento dei vasi sanguigni e di aumentare la pressione arteriosa. Il legame ai recettori β-adrenergici viene detto "competitivo", proprio perchè il farmaco betabloccante instaura con l'adrenalina e la noradrenalina una vera e propria gara a chi si lega ad un numero più alto di recettori.

In generale si distinguono tre diversi tipi di recettori β-adrenergici:

  • β1, localizzati nel cuore, nel rene e negli occhi;
  • β2, localizzati a livello della muscolatura liscia di diversi organi tra cui quelli dell’apparato genito-urinario, quello gastrointestinale e quello bronchiale. I β2, però, si trovano anche a livello della muscolatura scheletrica, come ad esempio quella del fegato;
  • β3, localizzati soprattutto sulle membrane delle cellule di grasso, dove stimolano la digestione dei lipidi.

Nella terapia delle malattie cardiovascolari, i betabloccanti più utilizzati sono quelli con selettività per i recettori β1.

Come vengono classificati i farmaci betabloccanti?

Non esiste una classificazione univoca per categorizzare i farmaci betabloccanti. Essi sono generalmente classificati sia sulla base della loro interazione con i recettori adrenergici e sia su base “gerarchica”, come:

  • non selettivi, o di prima generazione;
  • ß1 selettivi (particolarmente indicati per le patologie cardiovascolari) o di seconda generazione;
  • ß1 selettivi con azione vasodilatatoria o di terza generazione.

I betabloccanti di prima generazione sono principi attivi che agiscono sia sui recettori ß1 che ß2-adrenergici in maniera non selettiva. È in questa categoria che si trova il propranololo, a cui si uniscono altre tre importanti molecole: il nadololo, pindololo e il timololo.

Tra i betabloccanti di seconda generazione troviamo l'atenololo, il bisoprololo, l'acebutololo, il metoprololo e l'esmololo (solo in casi di emergenza): queste molecole svolgono un'azione selettiva sui recettori ß1 localizzati a livello cardiaco. Ad alte dosi, però, interagiscono anche sui recettori ß2. I betabloccanti di seconda generazione sono particolarmente indicati nei pazienti che soffrono anche di altre patologie come il diabete, l’asma o la Bronco Pneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO), malattia respiratoria cronica, poiché non vengono coinvolti meccanismi che possono provocarne il peggioramento.

I betabloccanti di terza generazione, come il carvedilolo e il labetalolo, sono caratterizzati da effetti aggiuntivi dovuti all'interazione con altri recettori specifici (gli α1 adrenergici), che provocano una dilatazione dei vasi sanguigni (azione vasodilatatoria).

Esiste poi anche un altro gruppo di betabloccanti di terza generazione, capaci sia di stimolare un’azione vasodilatatoria, mediante l'ossido nitrico, sia di svolgere un'azione selettiva sui recettori ß1 adrenergici. Le molecole che possiedono queste caratteristiche sono il celiprololo e il nebivololo.

Qual è il meccanismo d'azione dei farmaci betabloccanti?

Anche se hanno tutti profili di attività simili (fenomeno chiamato effetto di classe), i betabloccanti differiscono tra di loro per le seguenti caratteristiche:

  • affinità per i recettori ß1e ß2;
  • capacità di evitare ritmi cardiaci troppo lenti (attività simpaticomimetica intrinseca);
  • capacità di evitare aritmie cardiache;
  • attività competitiva o antagonistica anche nei confronti dei recettori α.

Questi farmaci sono in grado di influenzare la forza di contrazione del cuore e la frequenza cardiaca. Inoltre, possono stimolare vie secondarie che regolano la pressione arteriosa e la vasodilatazione, interagendo con un sistema localizzato a livello renale (il sistema renina-angiotensina) o con il rilascio di ossido nitrico (NO), un potente vasodilatatore.

Quando vengono utilizzati i farmaci betabloccanti?

I farmaci betabloccanti sono usati sia da soli (mono-terapia) che insieme ad altri farmaci (poli-terapia). Le patologie per cui è prevista la loro prescrizione sono tante e molto diverse tra di loro: in tutte sono stati dimostrati i loro benefici.

La patologia per eccellenza, comunque, per cui i farmaci betabloccanti sono considerati “salva vita” è l’insufficienza cardiaca, ovvero quando il cuore è incapace di pompare sangue nelle arterie in maniera sufficiente.

Di seguito elenchiamo altri casi in cui i farmaci betabloccanti sono utilizzati:

  • in seguito ad infarto miocardico, come prevenzione secondaria;
  • per prevenire o trattare irregolarità del battito cardiaco come aritmie o fibrillazione atriale;
  • dolore al petto (angina pectoris);
  • per curare l’emicrania;
  • come trattamento del tremore essenziale;
  • per controllare stati di ansia e tachicardia su base ansiosa;
  • come coadiuvante nella terapia per curare un eccesso di ormoni tiroidei (tireotossicosi);
  • come trattamento di disturbi del cuore come la cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva;
  • come trattamento di un tumore raro delle ghiandole surrenali, chiamato feocromocitoma;
  • come profilassi della ipertensione della vena porta nel paziente affetto da cirrosi;
  • come terapia degli emangiomi cutanei del neonato.

Quali sono gli effetti collaterali dei farmaci betabloccanti?

Data la molteplicità di meccanismi d'azione, molto diversi anche all’interno della stessa categoria, è possibile che gli effetti collaterali provocati dai farmaci betabloccanti siano di diversa natura.

In generale queste molecole sono ben tollerate e la maggior parte degli effetti indesiderati è di grado lieve.

Eventuali effetti collaterali più gravi dipendono dall’azione betabloccante e possono essere:

  • peggioramento dell’insufficienza cardiaca;
  • blocco cardiaco, cioè un ritardo nella conduzione della corrente elettrica nel cuore;
  • broncospasmo, cioè una contrazione anomala ed eccessiva della muscolatura liscia dei bronchi, che porta al loro restringimento e quindi ad una riduzione del passaggio di aria nei polmoni con conseguente difficoltà respiratoria. Il broncospasmo viene osservato con maggior frequenza nei pazienti con disturbi ostruttivi ai bronchi. In questo caso i farmaci betabloccanti β1 selettivi sono quelli più indicati, visto che i recettori dei bronchioli sono di tipo β2.

Altri effetti indesiderati più frequentemente riportati, con una forte componente soggettiva, sono stanchezza e estremità fredde. Inoltre, i farmaci betabloccanti possono interferire con il metabolismo degli zuccheri, destabilizzando il controllo della glicemia; per questo motivo devono essere usati con cautela, soprattutto nei pazienti con diabete difficile da controllare.

È stato riportato anche un calo della libido con casi di impotenza maschile: l’incidenza di questo effetto è comunque molto bassa, anche se è stata enfatizzata, nonostante la mancanza di evidenze scientifiche.

Non sono state riportate reazioni indesiderate nei neonati allattati al seno da madri in cura con propranololo o con altri farmaci betabloccanti.

Integratori e nutraceutici: attenzione alle interazioni

Alcuni integratori possono risultare pericolosi perché influenzano i meccanismi di regolazione cardiovascolare, quali ad esempio il ginseng, che può indurre ipotensione, tachicardia e riduzione della risposta ai diuretici per un danno diretto sull'ansa di Henle a livello renale. Anche alcune vitamine possono risultare dannose. È stato osservato che la supplementazione con vitamina E aumenta il rischio di insufficienza cardiaca dopo un infarto.

La possibilità di acquistare gli integratori senza prescrizione medica accentua tali problemi, perché il paziente si "autogestisce" sfuggendo al controllo dello specialista, al quale può anche non riferire tale assunzione non ritenendo necessario fornire questa informazione.

Anche per quanto concerne i nutraceutici è estremamente importante che sia il Cardiologo a scegliere il trattamento più adatto al paziente, affinché ne possa valutare il rapporto rischio/beneficio in base alla storia clinica e ai farmaci che il soggetto assume.

In particolare, sono le sostanze coinvolte nella produzione e utilizzo di energia a livello muscolare a essersi dimostrate particolarmente efficaci, tra questi il coenzima Q10, la creatinina e il ribosio. Il coenzima Q10 è un fattore di tipo vitaminico che si trova nei mitocondri e riveste un ruolo importante nella produzione di ATP, che è utilizzato dalle cellule come principale fonte di energia. In pazienti con insufficienza cardiaca sono stati osservati bassi livelli di coenzima Q10, da qui l'utilità della loro assunzione. Il coenzima Q10 ha anche attività antiossidante e può quindi prevenire il danno ossidativo; può trovare impiego in pazienti con insufficienza cardiaca che presentino sintomi quali astenia muscolare e affanno malgrado una terapia medica ottimale.

La creatina è una molecola prodotta dal nostro organismo a partire da aminoacidi introdotti attraverso l'alimentazione (carne e pesce) ed è contenuta in larga concentrazione nei muscoli. La creatina trasporta le molecole energetiche di ATP dal luogo di produzione, cioè dai mitocondri, alle fibre muscolari dove l'energia viene liberata per favorire la contrazione muscolare. Alcuni studi suggeriscono che la supplementazione di creatina migliora la forza muscolare e la tolleranza allo sforzo in pazienti con insufficienza cardiaca.

In ambito prescrittivo è estremamente importante che il paziente informi il cardiologo sul tipo di integratore che già assume o intende assumere affinché lo specialista possa valutare il rapporto rischio/beneficio dell'integratore in base alla storia clinica e ai farmaci che il soggetto assume. Lo specialista stesso deve comunque informarsi circa l'eventualità che il soggetto impieghi degli integratori, per poterne eventualmente correggere il tipo e/o il dosaggio.

I pazienti che assumono integratori devono essere informati circa potenziali interazioni farmacologiche e loro manifestazioni cliniche.

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