Cardias Beante: Cause, Sintomi, Trattamento e Alimentazione

Il reflusso gastroesofageo è un disturbo piuttosto diffuso che colpisce l'apparato digerente. Può manifestarsi con rigurgito acido, soprattutto dopo i pasti. La malattia da reflusso è un disturbo piuttosto fastidioso che interessa l’apparato digerente, colpisce indistintamente uomini e donne, in una fascia di età compresa tra i trenta e i cinquanta anni, e tende a presentarsi con maggior probabilità con l’avanzare dell’età. Tale condizione si manifesta con la risalita di materiale acido dallo stomaco verso l’esofago, con sintomi quali dolore e bruciore di stomaco.

La cura della malattia da reflusso può richiedere diversi interventi a seconda delle cause che portano all’insorgenza della condizione. Se si pensa di soffrire di questo disturbo, quindi, è fondamentale chiedere consiglio al medico, così da individuare la strategia terapeutica più efficace. Al di là dei trattamenti che possono essere suggeriti dal medico, i pazienti che soffrono di reflusso gastroesofageo dovrebbero adottare alcuni comportamenti preventivi, primo fra tutti rivedere le proprie abitudini alimentari.

Cos'è il Cardias Beante?

Il cardias beante o beanza cardiale è un termine che indica l’aumento del calibro del cardias, la valvola superiore dello stomaco direttamente collegata all’esofago. Il cardias è un muscolo a forma di anello che si trova tra l’esofago e lo stomaco, che funziona come una valvola per il passaggio del cibo, aprendosi in ingresso e chiudendosi per evitare l’uscita degli acidi gastrici. Un'alterazione nel funzionamento di questa valvola può causare il reflusso degli acidi dello stomaco, proprio per la difficoltà nella chiusura completa del cardias.

Il cardias beante è una patologia che colpisce il cardias, ossia la zona in cui si incontrano esofago e stomaco che diventa incontinente quando non può più contrarsi a sufficienza, colpire in maniera indistinta sia adulti che bambini anche se risulta in questi ultimi a causa dell’incompleta maturazione e funzionalità del cardias.

Cause del Cardias Beante

Quali sono le cause del cardias beante? L’incontinenza cardiale dipende dal cattivo funzionamento del cardias, che non riesce a trattenere il contenuto dello stomaco nella sua sede naturale. Un’altra causa del cardias beante è nell’adulto è l’ernia iatale, una patologia causata da un allargamento dello iato (un’apertura del diaframma attraverso la quale lo stomaco si unisce all’esofago). Altra causa assai diffusa è la gastrite provocata dall’infezione da Helicobacter Pylori, un batterio capace di resistere al pH fortemente acido dello stomaco che trova nel muco gastrico il suo habitat favorevole.

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È causata da due condizioni i cui effetti si sommano. La prima è l’allargamento dello iato diaframmatico. La seconda è l’indebolimento del legamento freno-esofageo, che collega il punto dove l’esofago si unisce allo stomaco al muscolo diaframma. Il legamento freno-esofageo tiene l’area definita comunemente bocca dello stomaco unita al diaframma. Quando questo legame si allenta, si creano le condizioni per la dislocazione di parte dello stomaco nel torace.

Altre cause da cardias beante sono:

  • Contrazione e/o dilatazione anomala dello sfintere esofageo
  • Patologie maligne che compromettono la funzione dello sfintere gastrico
  • Abuso o utilizzo di farmaci gastrolesivi
  • Esofagite
  • Abuso di bevande gassate
  • Abuso di bevande contenenti caffeina
  • Sovrappeso
  • Obesità
  • Fumo
  • Alimentazione scorretta
  • Aerofagia
  • Stress

Sintomi del Cardias Beante

Quando sintomatica, è caratterizzata dalla presenza di manifestazioni quali eruttazione, rigurgito, reflusso gastroesofageo, dolori addominali. I sintomi sono, nella maggior parte dei casi, lievi o trascurabili e sono legati al reflusso di materiale gastrico che si viene a creare verso l’esofago. L’ernia iatale come tale non provoca particolari disturbi, ma crea le condizioni per lo sviluppo di altre patologie.

I sintomi del reflusso gastroesofageo (bruciore di stomaco e retrosternale, difficoltà a deglutire, tosse secca, alitosi), vengono spesso sottovalutati e percepiti come un disturbo passeggero. Anche la difficoltà a inghiottire il cibo solido e le bevande, definita disfagia, rientra fra le manifestazioni dell’esofagite. Può accompagnarsi alla sensazione di nodo in gola e ad una aumentata produzione di saliva (scialorrea). In qualche caso, il contatto dell’acido con la mucosa della gola o del naso può causare attacchi di tosse secca e stizzosa e crisi asmatiche con fiato corto (asma da reflusso).

I sintomi dell’ernia iatale possono peggiorare in occasione di sforzi intensi o durante la gravidanza, in generale in tutte le circostanze che aumentano la pressione intraddominale.

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Diagnosi

Durante la visita medica, il gastroenterologo raccoglie il racconto del paziente, ascolta la sua storia per rilevare informazioni utili a formarsi un’idea del quadro clinico. Esofagogastroduodenoscopia (EGDS), comunemente nota come gastroscopia, o endoscopia dell’apparato digerente superiore. Per eseguire la procedura viene utilizzato uno strumento flessibile a fibre ottiche, da inserire nella bocca e far scorrere all’interno dell’esofago. Le immagini rilevate dall’endoscopio permettono di visualizzare lo stato della mucosa esofagea e gastrica. Durante la gastroscopia il paziente è lievemente sedato.

La gastroscopia è un esame di routine per indagare tale disturbo, ma non è il migliore. Spesso, il 25-30% delle gastroscopie sono infatti prescritte in modo inappropriato, non hanno una motivazione. Il 90% delle persone che arrivano nell’ambulatorio di un gastroenterologo ha fatto una gastroscopia. L’endoscopia però non è la tecnica migliore per vedere l’ernia iatale, mentre lo è la radiologia con mezzo di contrasto che permette di vedere in maniera molto adeguata la presenza o meno di questa situazione.

Trattamento

Non sempre va curata, almeno non sempre con farmaci o trattamenti medici. Il trattamento è incentrato in particolare sulle abitudini alimentari e gli stili di vita. La gestione della condizione nel tempo richiede la partecipazione attiva del paziente, la sua adesione ad abitudini virtuose. Anche dal punto di vista psicologico, gli stimoli che possono acuire i sintomi sono tanti. È molto importante che il paziente sia consapevole di questo e che sviluppi, nel tempo, la capacità di modificare i propri comportamenti per guadagnarne in salute.

Di solito vengono prescritti farmaci che riducono la secrezione acida dello stomaco, come gli inibitori della pompa protonica (omeprazolo, lansoprazolo, pantoprazolo) e gli antiacidi. Altri prodotti che possono essere utili in questi casi sono quelli antireflusso: si tratta di medicinali che formano uno strato protettivo sulla mucosa dell’esofago, impedendo che venga direttamente a contatto con i succhi gastrici che refluiscono. Alcuni farmaci, come gli antinfiammatori FANS (aspirina, ibuprofene…), rendono la mucosa dello stomaco più vulnerabile nei confronti degli acidi e aumentano il rischio di sanguinamenti.

Quando operare, quindi? L’intervento è mirato a ristabilire la corretta funzionalità del cardias. Ma quando la malattia da reflusso è causata da un’alterata motilità nell’esofago o nello stomaco, la chirurgia non è risolutiva. «L’esperienza mi dice che soltanto sul 5-10% dei pazienti si interviene in questo modo - prosegue Testoni -. Molti di loro sono giovani costretti a una terapia permanente. Va bene anche per gli adulti, purché si sia certi della diagnosi documentata dall’esame attraverso ph-impedenziometria».

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Alimentazione e Stile di Vita

Innanzitutto, è importante ricordare che non tutte le pietanze sono uguali: esistono, infatti, alcuni cibi che possono peggiorare i sintomi del reflusso, e altri che, al contrario, possono contribuire ad alleviarli. Coloro che soffrono di reflusso gastroesofageo, però, dovrebbero evitare la frutta acida, come gli agrumi, in quanto questa può favorire il reflusso. In merito alle proteine, invece, vanno predilette quelle magre, provenienti da fonti a basso contenuto di grassi saturi. Le principali sono contenute nelle carni magre, come il pollo e il tacchino, nel pesce e nei frutti di mare, e nei legumi, come i fagioli e le lenticchie. Sebbene le uova rappresentino una buona fonte di proteine, chi soffre di reflusso dovrebbe evitare il tuorlo in quanto ricco di grassi, quindi il consumo dell’alimento può essere limitato all’albume.

Un altro alimento da prendere in considerazione sono i cereali, che sono ricchi di fibre e possono contribuire a lenire il reflusso gastroesofageo. È importante notare che gli alimenti non provocano le stesse reazioni a tutti e che, quindi, alcuni cibi possono rivelarsi efficaci per alcune persone e non per altre. Così come non esistono alimenti in grado di curare il reflusso gastroesofageo, non è possibile pensare che eliminare alcuni cibi dal proprio regime alimentare possa garantire che questo non si presenti. Allo stesso modo, gli alimenti ricchi di zuccheri raffinati possono contribuire al reflusso.

Per il momento, invece, sono stati parzialmente assolti gli alimenti ritenuti corresponsabili della malattia: caffè, caffeina, cioccolato, piatti piccanti, agrumi, cibi grassi e menta. «Sono cibi che il paziente affetto da malattia da reflusso può mangiare, purché non in abbondanza», sostiene Fabio Monica, direttore della divisione di gastroenterologia ed endoscopia digestiva degli ospedali Riuniti di Trieste e consigliere nazionale dell’Associazione italiana gastroenterologi ospedalieri (Aigo).

Di solito, nella maggior parte dei casi l’insieme dei sintomi e delle conseguenze dell’ernia iatale è controllabile con la modifica degli stili di vita. Se i sintomi del reflusso interferiscono notevolmente sulla qualità della vita del paziente e/o non sembrano migliorare nonostante l’adozione di strategie pensate per la gestione degli stessi, è importante sottoporsi a una visita medica presso uno specialista in gastroenterologia.

Ecco alcuni consigli utili:

  • Evitare di mangiare subito prima di andare a dormire, in quanto il processo digestivo non è completato e la posizione orizzontale può favorire la risalita dei succhi gastrici nell’esofago.
  • Controllare il peso corporeo, evitando le condizioni di sovrappeso e obesità, in quanto i chili in eccesso rappresentano uno dei principali fattori di rischio per la risalita dei succhi gastrici.
  • Alle persone con ernia iatale in sovrappeso o obese viene raccomandata una dieta restrittiva: perdere peso aiuta a ridurre la pressione addominale e quindi la spinta sullo stomaco.
  • Sono raccomandati pasti leggeri e poco abbondanti.
  • È anche consigliabile non coricarsi subito dopo mangiato, ma attendere 2-3 ore.
  • La dieta dovrebbe avere carattere restrittivo, in caso di sovrappeso o obesità.

Da questo punto di vista, assume rilevanza centrale l’alimentazione: optando per pasti leggeri, preparati al momento con cibi freschi e poveri di grassi animali e pietanze complesse ed elaborate, è possibile ridurre il rischio di reflusso gastroesofageo.

Tenere sotto controllo il peso è quanto viene richiesto ai pazienti, ancor prima di iniziare la terapia. È questa, secondo gli esperti, l’unica raccomandazione riguardante lo stile di vita. Ben venga, dunque, l’attività fisica.

Alimenti Consigliati

Tra gli alimenti che non possono mancare all’interno di una dieta varia ed equilibrata ci sono le verdure, in particolare quelle che contengono fibre, pochi zuccheri e grassi. Lo stesso vale per la frutta, che è alla base di una sana alimentazione in quanto ricca di vitamine, minerali e nutrienti indispensabili per il corretto funzionamento dell’organismo.

La fibra alimentare insolubile velocizza il transito del cibo nello stomaco e lo svuotamento gastrico, con riduzione in molti casi della sintomatologia legata al reflusso, come attestano appositi studi clinici. Ci si può servire, a più riprese durante la giornata, di verdura di ogni tipo, frutta non acida, legumi, cereali integrali quali avena, segale e orzo. Offrono un aiuto contro l'infiammazione tipica di reflusso gastroesofageo e gastrite, contrastando acidità e bruciore di stomaco non solo per il loro contenuto in fibra. Si tratta innanzitutto di banane, carote, patate e cavolo. Il cavolo in particolare svolge anche un'azione cicatrizzante delle mucose. Centrifugato è specialmente efficace: si assume di norma un bicchiere di succo di cavolo un quarto d'ora prima dei pasti principali.

Bere acqua in abbondanza lava via l'acido dalle pareti dell'esofago, diluisce i succhi gastrici e tampona i sintomi del reflusso. E' opportuno garantirsi almeno 8 bicchieri d'acqua al giorno e scegliere quella non gasata, che gonfia meno lo stomaco rispetto all'acqua frizzante ed esercita quindi una minor pressione contro il cardias. Sono del tutto indicati anche infusi e tisane, meglio ancora se a base di erbe dalle proprietà utili contro i sintomi del reflusso gastroesofageo. Si considerino in primo luogo la melissa (Melissa officinalis), un toccasana per i disturbi gastrici, specie quando complicati da una componente nervosa, la camomilla (Matricaria chamomilla), che ha proprietà sedative, antiflogistiche e antispastiche, e la malva (Malva officinalis), ricca di mucillagini antinfiammatorie.

Rimedi Naturali

Esistono rimedi naturali per l’ernia iatale? Anche se non sostituiscono i farmaci, alcuni estratti di origine vegetale possono dare sollievo ai sintomi. Gli estratti di finocchio aiutano a ridurre il meteorismo, perché hanno attività antifermentativa. Contribuiscono così a prevenire i dolori addominali e ad accelerare lo svuotamento dello stomaco.

Anche se questi suggerimenti possono essere intrapresi a casa senza troppe difficoltà, è fondamentale ricordare che non sostituiscono il consulto medico.

Prevenzione

Vi sono, tuttavia, aspetti sui quali è possibile intervenire con azioni mirate, a fini preventivi. Uno di questi è il peso corporeo: mantenere il peso forma aiuta a preservare le caratteristiche fisiologiche dello sfintere esofageo inferiore. Quelle appena ricordate sono raccomandazioni finalizzate a ridurre il rischio di erniazione e rientrano quindi nell’ambito della prevenzione primaria. Molto si può fare per la prevenzione secondaria, cioè per proteggersi dal rischio delle complicanze, in primis gastroesofagee, di questo disturbo.

Quando Rivolgersi al Medico

Quando la qualità della vita è compromessa dalla presenza continuativa di sintomi riferibili a una cattiva digestione, c’è dolore alla bocca dello stomaco, rigurgito oppure nausea, vomito ricorrente, un senso di bruciore che risale dallo sterno ogni volta che si beve un goccio di vino o di caffè, è utile rivolgersi al medico che nel caso, può richiedere l’intervento del gastroenterologo.

Sintomi d’allarme che possono portare al pronto soccorso comprendono: un vomito ripetuto, la presenza di sangue nel rigurgito anche nelle feci, sintomi di una perdita gastroenterica. Si può ricorrere all’ospedale quando il dolore ricorrente al petto può far pensare a un problema cardiologico come l’infarto. In questo caso la componente del dolore è particolarmente rilevante. Anche episodi di tachicardia notturna possono far pensare a un problema al cuore.

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