Chiara Francini: Alimentazione, Benessere e la Sfida della Maternità

Chiara Francini, attrice fiorentina, è nota per il suo talento poliedrico che spazia dal cinema alla televisione, fino alla scrittura. Oltre alla sua carriera artistica, Francini ha condiviso apertamente le sue riflessioni sul benessere personale e le sfide legate alla maternità. Questo articolo esplora il suo approccio all'alimentazione, alla cura di sé e le sue toccanti parole sull'esperienza della mancata genitorialità.

Il Monologo a Sanremo e la Sensibilità sul Tema dell'Infertilità

Il monologo di Chiara Francini al Festival di Sanremo 2023 ha puntato i riflettori sul dolore che si prova quando si desiderano figli e non arrivano. Sono parole forti e dolorose quelle pronunciate da Chiara Francini nel suo monologo al Festival di Sanremo 2023. E anche se i riflettori sul palco dell’Ariston si sono spenti, rimane l’eco di quelle sue parole che hanno toccato un tema tanto delicato come la mancanza di figli, seppure tanto desiderati.

«A un certo punto io mi sono accorta che il tempo passava e che se non mi sbrigavo io, forse, un figlio non lo avrei mai avuto. E se anche mi sbrigavo, poi, non era mica detto. Perché anche quando ti decidi che è il momento giusto poi, magari, il corpo ti fa il dito medio e tu, allora, rimani col dubbio di aver sbagliato, di aver aspettato troppo, di essere una fallita».

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, l'infertilità in Italia riguarda circa il 15% delle coppie mentre, nel mondo, circa il 10-12%. «Questa patologia può riguardare l'uomo, la donna o entrambi (infertilità di coppia). Può anche però accadere che vi sia un'impossibilità per quella particolare unione tra individui di concepire la vita», come spiega la stessa Iss.

L'Impatto Psicologico dell'Infertilità

«L’esperienza clinica ci dimostra ogni giorno che sono molte le coppie che ne soffrono, con alcuni aspetti che ricorrono pur nella diversità delle storie: in primo luogo il senso di inadeguatezza, che prova soprattutto la donna», spiega Fabrizio Quattrini, psicologo, psicoterapeuta e sessuologo, docente di Clinica delle Parafilie presso l’Università dell’Aquila.

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«A livello psicologico ciò che accade in una coppia quando i figli non arrivano è la sensazione di essere ‘sbagliati’, che deriva da un retaggio culturale. Nonostante molti cambiamenti sociali, viviamo in una comunità dove se non si fanno figli si viene visti in modo strano. Ma c’è anche un altro aspetto importante: il senso di solitudine legato al concetto di progenie, perché i figli sono visti come una garanzia di continuità del proprio ‘io’, quindi non averne può portare a una sensazione di paura di sentirsi soli. In molti ancora oggi rimane vivo il pensiero che, quando passeranno gli anni, saranno i figli a prendersi cura di loro, come loro hanno fatto con i genitori», dice Quattrini, che è anche presidente dell’Istituto Italiano Sessuologia Scientifica di Roma.

La Mancata Genitorialità: Uomini e Donne a Confronto

A manifestare disagio per la condizione di mancata genitorialità sono spesso le donne, come nel caso di Francini, ma anche gli uomini soffrono e, da qualche tempo a questa parte, lo manifestano in forme differenti. «Sulla donna ancora oggi pesa lo stereotipo che non sia ‘completa’ se non è anche madre, nonostante sappiamo che si possa anche scegliere di non avere figli. Quando però non arrivano ecco che crolla tutto: non è più una libera scelta, ma una imposizione data da situazioni fisiche e organiche o di altra natura. La donna si sente incompleta, come un albero senza frutti. In questo caso bisogna invece aiutarla a individuare altre risorse, legate alla sua persona. Non si tratta di un ripiego, ma di trovare le vere potenzialità e proposità di una donna in quanto tale», spiega lo psicoterapeuta.

«Per gli uomini esistono diversi modi per vivere la mancata paternità: c’è chi mostra indifferenza e non lo considera un problema, semplicemente dedicandosi ad altro. C’è chi invece propone per primo altre soluzioni, come la fecondazione eterologa o l’adozione, soprattutto per sostenere la partner che mostra maggiore sofferenza - prosegue Quattrini -. Ma c’è anche chi, in questa società in evoluzione in cui gli uomini fanno emergere maggiormente anche una componente femminile, non nasconde la frustrazione, arrivando a non accettare la situazione e a porre fine alla relazione di coppia».

Infertilità e la Dinamica di Coppia

I riflessi della mancata genitorialità nella coppia possono infatti essere molto importanti. Se in passato il percorso era più lineare (fidanzamento, matrimonio e figli), oggi la società è cambiata. «In realtà i figli possono rappresentare e spesso rappresentano un motivo di rottura nella coppia, sia che ci siano sia che non arrivino, sia che arrivino dopo essere stati tanti desiderati. In quest’ultimo caso, specie se si è seguito il percorso della fecondazione assistita che è segnato da una forte medicalizzazione, può accadere la donna si chiuda in una monade con la figlia o il figlio, escludendo il partner. A me sono capitati molti casi del genere, dove si finisce col perdere l’intimità e il rapporto di coppia, con l’uomo che teme anche di arrivare al tradimento perché si sente escluso», chiarisce l’esperto.

Superare il Trauma dell'Infertilità

«Chiedere aiuto è fondamentale e significa anche sprecare meno tempo possibile. In questo caso mi riferisco soprattutto alle donne: la gravidanza è un percorso che oggi si intraprende mediamente in età più avanzata, per molti motivi. Ma se già si attende, magari dopo i 35 anni quando la fertilità cala in modo naturale, se ci si rende conto che i figli non arrivano è bene non far passare altro tempo, che diventa prezioso» spiega Quattrini.

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Che conclude: «Oggi abbiamo centri di eccellenza per la fertilità che permettono alle coppie di essere seguite fin da subito, non solo nell’iter medico per la diagnosi delle cause che portano alla non facile fertilità, ma anche nel sostegno psicologico e sessuologico.

Chiara Francini: Un Tornado di Talento e Passione

Chiara Francini, fiorentina “al sangue”, come lei stessa si definisce, non è un’attrice come tutti credono: è un tornado di intelligenza, senso dell’umorismo, capacità di recitazione. Quindi è anche un’attrice. Non foss’altro perché la sua laurea in italianistica, con tesi sull’ermeneutica, la rende una rarità sui nostri palcoscenici. Adesso sta girando una fiction per Mediaset, la sua prima fiction dopo tanto cinema. Col grande schermo ha vinto, tra l’altro, il premio come migliore attrice protagonista all’ultimo festival di Roma e il premio come attrice rivelazione a Venezia, nel 2011.

Le Abitudini Alimentari di Chiara Francini

“Cibo: meglio se per gusto che per fame, meglio in compagnia e molto meglio al ristorante. Concentrazione: indispensabile in quelle frenetiche giornate a incastro. Cosa c’è di solito nel tuo frigorifero? “Nel mio frigo generalmente c’è una speranza - quasi sempre insoddisfatta - e un bel fresco. Anche d’estate”. Niente cibo? “Ciò che leggo sul menù del ristorante: alcuni sono un’ottima base”. “ La cioccolata, la pasta frolla... Dolci quasi mai fuori pasto, ma più che altro fuori posto, nel senso che mi piace mangiarli con le dita, quasi in segreto. È la libido del proibito: niente posate, molte calorie!”.

Cosa ti piace mangiare di solito? “A tavola sono onnivora e democratica. Sperimento, ma da buona fiorentina ho la tradizione stampata addosso: carne! Del resto da Chiarina - come ancora mi chiama mia madre - a Chianina è un attimo... Siamo entrambe due fiorentine al sangue” (ride). “Non è una questione solo di fame, ma di gusto e di connessioni, anche col corpo. Mi chiedo sempre con quale parte metterei in relazione il cibo: palato, cervello, stomaco, cuore? Fianchi?! E poi ci sono le connessioni con gli altri: l’importante è condividere, da un dolore a un panino”. Cosa mangi prima di recitare? “Mi è capitato spesso che prima di iniziare un lavoro abbia dovuto digerire parecchi bocconi amari... Mi indichi un cibo per te romantico? “Schiacciata e affettati. È il cibo delle merende da bambina.

Benessere e Microbiota Intestinale: L'Importanza dei Probiotici

Durante il periodo della pandemia, Yovis ha aumentato le vendite. Merito di una strategia di marketing e di formazione professionale avviata da Alfasigma prima dell’era Covid-19. Il 2020 è stato un anno nero per la vendita di probiotici. Indubbiamente l’anno scorso e i primi mesi di quest’anno hanno visto un significativo trend negativo nella vendita dei probiotici. A mio avviso le motivazioni sono in larga parte legate all’emergenza COVID-19, ma vanno analizzate nel dettaglio. Anzitutto abbiamo registrato un calo significativo di afflusso dei cittadini nelle farmacie: nei periodi di lockdown, per i noti motivi. Ma anche nei mesi in cui si poteva uscire molte persone hanno giustamente preferito evitare di entrare negli esercizi commerciali, come la farmacia, a meno che non fosse strettamente necessario. E questo ha colpito tutto il comparto di libera vendita. Poi bisogna considerare l’uso delle mascherine che oltre al coronavirus ha certamente limitato anche la diffusione dell’influenza stagionale e dei virus gastrointestinali.

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Devo dire che tutti i prodotti della linea Yovis, nel loro complesso, sono cresciuti del 6% (sell-out a volumi) nel periodo giugno 2020 - maggio 2021, rispetto allo stesso periodo precedente. Credo che si possa parlare di un insieme di fattori, più che di una singola “chiave”. Partiamo dal concetto di alta qualità dei probiotici, su cui abbiamo imperniato la comunicazione su Yovis. Non si tratta di semplice posizionamento di marketing, è una scelta di ricerca e sviluppo ben precisa che siamo stati in grado di comunicare efficacemente al pubblico e agli healtcare professionals. La scelta oculata dei ceppi e le loro concentrazioni elevate sono il frutto di una ricerca durata anni e basata su standard elevati di qualità. Da alcuni anni abbiamo imboccato la strada dell’educazione sanitaria nei confronti dei cittadini. Siamo convinti che il consumatore deve essere consapevole delle proprie scelte in tema di salute. Con le iniziative legate al progetto “Fingerprint batterico” cerchiamo di spiegare alle persone l’importanza di mantenere in equilibrio il microbiota intestinale in un’ottica di prevenzione e di benessere generale dell’organismo. E insistiamo molto sul tasto che, per risolvere un problema di disbiosi o prevenirlo, è fondamentale introdurre nell’apparato digerente più batteri, sia in termini qualitativi (più ceppi) sia quantitativi (più miliardi per dose).

Devo fare una premessa: nella linea Yovis i probiotici sono tutti integratori alimentari tranne il capostipite, che è un farmaco OTC. Questo se vogliamo è un vantaggio, perché i medici e i farmacisti lo conoscono e lo apprezzano da decenni. È ancora oggi un punto di riferimento nel mondo dei probiotici. I suoi limiti sono legati alla conservazione (in frigo, ndr) che lo rendono poco maneggevole. Gli integratori Yovis invece sono formulati in modo tale da poter essere gestiti e assunti in completa libertà. Anche se il numero di ceppi e i miliardi di batteri, in queste formulazioni, sono inferiori rispetto al capostipite, siamo riusciti a mantenere standard di qualità elevati e concentrazioni di batteri più che sufficienti. In pratica abbiamo lavorato con l’obiettivo di trasferire il concetto di probiotico di qualità, già riconosciuto per Yovis OTC, agli integratori. E per farlo abbiamo attivato, insieme alla Direzione Trade, una rete di “Instore Marketing Consultant”, veri e propri consulenti che visitano la farmacia e offrono un servizio di aggiornamento e formazione. La risposta da parte dei farmacisti è stata eccezionale: il mercato dei probiotici è diventato negli ultimi anni estremamente inflazionato, l’offerta è davvero ampia. E per un farmacista può essere complicato districarsi nella moltitudine di prodotti, di ceppi e di formulazioni disponibili. Grazie a questi road show itineranti, in tutta Italia, abbiamo anche potuto capire che molti farmacisti sono ancora disorientati per esempio davanti al consiglio da darei ai clienti relativamente ai probiotici per bambini da tre a 12 anni. Da qui l’idea di attivare un’iniziativa dedicata al microbioma pediatrico per i farmacisti.

Esattamente. Il nostro operatore sanitario di riferimento è il farmacista. Per noi è la figura centrale ed è importante che abbia tutti gli strumenti e la formazione professionale necessaria per poter consigliare al cliente il prodotto di libera vendita più utile alla sua situazione. La ricerca sul microbioma corre spedita e il tema della ceppo specificità sta diventando sempre centrale, al punto che il “ripristino della flora intestinale” sembra un concetto ormai superato dalle evidenze. L’obiettivo nostro in questo momento non è fare segmentazione sul disturbo o sulla patologia, ma di proporre un probiotico di alta qualità e ad ampio spettro. Questa è una scelta, precisa e ponderata, che come marketing team Yovis abbiamo deciso di perseguire. Altro ragionamento è quello della ricerca, che punta a individuare probiotici ceppo specifici mirati contro singoli disturbi. Come Alfasigma, la nostra direzione R&D sta procedendo proprio su questa strada, assieme a partner accademici italiani e internazionali.

Il "Peccatuccio" di Chiara Francini e l'Accettazione di Sé

«Chiara si era mangiata la pelle delle manine fino a farla sanguinare. Da sempre. Passava le estremità sulle labbra per sentire se le increspature della pelle superstite le raccontavano di aver fatto un buon lavoro o no». Chiara sono io. Del resto, nelle opere letterarie gli autori tendono naturalmente a trasferire parti di se stessi e io non ho fatto eccezione. Penso che anche la verifica sulla bontà dell’«operato» sia un sentimento comune alle persone che hanno questo vizio. Dà la surreale sensazione di fare del bene al mondo intero, di pulirlo, di renderlo più uguale. Io ho iniziato ad attaccare le pellicine all’età di cinque anni, a volte arrivavo fino a metà falange e, avendo le manine bianche (sono sempre stata molto pallida di carnagione), sembrava che indossassi ditali per cucire di un colore rosa acceso. Invece era la mia pelle «smerlettata»… La mia vittima preferita è sempre stata il pollice, anche se neppure l’anulare può lamentarsi. In famiglia, allora, hanno provato a mettermi la classica polverina dal sapore amaro sulle zone interessate dai miei appetiti, ma il rimedio è stato subito e facilmente aggirato: per strapparmi le pellicine usavo non solo i denti, ma anche le altre dita.

Ovviamente, da chi mi stava vicino fioccavano - e fioccano ancora oggi - rimproveri sul fatto che, anche esteticamente, le mani, soprattutto in una donna, sono importanti e devono essere ben curate. E fioccavano anche sberle sulle dita, al grido di: «Smettila!». Con gli stessi, nulli, risultati. Capita che le persone con il mio stesso vizio siano colpite da infezioni varie, ma a me, fortunatamente, non è mai successo. Forse ho anticorpi assai forti, forse è tutta una questione d’igiene accurata. O magari dipende da entrambi i fattori. Non lo so. Di sicuro, nonostante arrivi a farmi sanguinare le dita, a me le ferite si rimarginano facilmente, proprio come quelle dell’anima. A proposito: molti vanno anche dallo psicologo per cercare di capire le cause alla base di questi smangiucchiamenti, ma non è stato il mio caso. Mi hanno detto che per la maggior parte delle persone il problema si risolve dopo l’adolescenza. Evidentemente la mia adolescenza non è ancora finita! Scherzi a parte, è ovvio che il mio irrefrenabile appetito verso le cuticole scatta in determinati momenti, solo che non ho ancora ben capito quali siano: probabilmente è dovuto a fattori di ansia, di nervosismo, di stanchezza. Credo, comunque, che ognuno di noi debba avere una piccola valvola di sfogo e io, a livello di personalità, sono una donna molto appassionata, carnale, fisica e, quindi, non avrei mai potuto accontentarmi di rosicchiare le unghie (cosa che, infatti, non faccio). È chiaro che, lavorando nel mondo dello spettacolo, dove l’immagine conta, devo stare sempre attenta a nascondere i risultati di questo mio peccatuccio. Così, oltre a mettere la crema idratante, uso il correttore anche sulle dita e, quando queste diventano protagoniste dell’inquadratura di telecamere e cineprese varie, metto in mostra solamente quelle sane, non sbocconcellate. Sì, perché alla fine mordermi e strapparmi le cuticole è diventata una caratteristica mia, talmente mia da inserirla, come detto, pure nel mio secondo romanzo. Ormai coltivo questa «passione» con estrema nonchalance, fa parte di me. Per questo non ho mai consultato alcun esperto.

Consigli di Stile e Progetti Futuri

«Oriana Fallaci diceva "essere donna è così affascinante. È un'avventura che richiede un racconto coraggio". Chiara Francini è ora in libreria con il suo sesto romanzo, Le querce non fanno limoni (Rizzoli). Poi qualche consiglio per l'estate, dalla moda al design. Zoccoli e costumi da sera per essere al top per una cena o un aperitivo in spiaggia. Il caftano ritorna un must. Non possono mancare creme, sieri e oli per mantenere sani corpo e capelli, che rischiano di essere danneggiati dal sole e dalla salsedine.

In conclusione, Chiara Francini continua a ispirare il pubblico con il suo talento, la sua autenticità e la sua apertura nel condividere esperienze personali, offrendo spunti di riflessione sul benessere fisico e psicologico.

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