Cosa accadrebbe se il mondo diventasse vegano? Sebbene sia una domanda che almeno una volta nella vita ci siamo posti tutti, nessuno si è mai dato una vera risposta in merito.
Anni fa, più precisamente nel 2016, un gruppo di scienziati di Oxford ha pensato di porre fine a questo dubbio amletico e di provare a dare una risposta, pubblicando poi i risultati sulla rivista scientifica PNAS (Proceedings of National Academy of Sciences).
Ovviamente questo studio è stato condotto con lo scopo di esplorare quali potrebbero essere i risultati sotto un punto di vista economico, sociale e legato alla salute che diete progressivamente più vegetali apporterebbero.
In Francia, la discussione sul veganismo ha avuto un exploit dopo i video shock sui macelli e sulle condizioni di vita degli animali in alcuni allevamenti, realizzati da associazioni animaliste, come L124.
Impatto ambientale
Un'adozione universale della dieta vegana avrebbe un impatto significativo sull'ambiente. La produzione di carne e latticini è una delle principali cause di deforestazione, emissioni di gas serra e consumo idrico. Secondo uno studio della FAO, l’allevamento di bestiame è responsabile del 14,5% delle emissioni globali di gas serra.
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Molto semplicemente, entro il 2050 le emissioni legate all’industria alimentare diminuirebbero circa del 60% e l’80% dei pascoli sarebbe ripristinato allo status di prateria e foresta che, a loro volta, contribuirebbero ad alleviare il cambiamento climatico, aumenterebbe la biodiversità e tutto sarebbe più facile.
Se tutti diventassimo vegani, le emissioni di gas a effetto serra sarebbero ridotte di due terzi, si risparmierebbero ben 1,5 miliardi di dollari connessi alle spese sanitarie e ai danni climatici, riducendo quindi la mortalità globale del 10%.
Inoltre, la conversione delle terre utilizzate per il pascolo e la coltivazione di foraggi in foreste o terreni agricoli per colture destinate al consumo umano potrebbe contribuire a un significativo aumento della biodiversità. La deforestazione per l’allevamento di bestiame è una delle principali cause di perdita di habitat.
Diminuirebbe la produzione di carne e latticini ridurrebbe significativamente l’impronta ecologica dell’agricoltura, liberando risorse idriche e riducendo la deforestazione. Inoltre, la diminuzione della zootecnia potrebbe ridurre l’inquinamento da nutrienti, come il fosforo e l’azoto, che attualmente contaminano i corsi d’acqua a causa delle pratiche di allevamento intensivo.
L’uso dell’acqua rappresenta un altro aspetto cruciale. La produzione di carne richiede una quantità d’acqua molto maggiore rispetto alla produzione di cibi vegetali. Ad esempio, produrre un chilogrammo di carne bovina richiede circa 15.000 litri d’acqua, mentre per un chilogrammo di grano ne servono solo 1.500.
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Le terre utilizzate per gli allevamenti potrebbero essere riconvertite in coltivazioni adatte al consumo umano, contribuendo a ridurre la fame nel mondo e l’inquinamento.
Tuttavia, è necessario considerare che la transizione verso un mondo vegano richiederebbe una gestione sostenibile delle risorse. Ad esempio, la produzione di alimenti vegetali su larga scala potrebbe richiedere l’uso di fertilizzanti e pesticidi, con potenziali impatti negativi sugli ecosistemi.
Infine, la riduzione della zootecnia potrebbe portare a una redistribuzione delle risorse idriche.
Implicazioni per l'agricoltura
Una transizione globale verso il veganismo richiederebbe una ristrutturazione significativa del settore agricolo. Attualmente, una grande quantità di terre agricole è destinata alla produzione di foraggi per il bestiame.
La diversificazione delle colture diventerebbe una necessità. Le monoculture intensive, spesso utilizzate per produrre mangimi animali, dovrebbero essere sostituite da sistemi agricoli più vari e sostenibili. Inoltre, la domanda di prodotti agricoli cambierebbe drasticamente. La produzione di legumi, cereali, frutta e verdura aumenterebbe per soddisfare le esigenze nutrizionali di una popolazione vegana.
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Se non ci fosse bisogno di sfamare gli animali aumenterebbe del 23% la quantità di cibo disponibile per gli umani. Gli esseri umani avrebbero a loro disposizione più carboidrati, ma anche una quantità maggiore di magnesio e di cisteina, un aminoacido che aiuta l'organismo ad assorbire le proteine.
La logistica della distribuzione alimentare dovrebbe adattarsi a queste nuove esigenze. Le infrastrutture per la conservazione e il trasporto di prodotti freschi dovrebbero essere potenziate per garantire che gli alimenti vegetali raggiungano i consumatori in condizioni ottimali.
Salute pubblica
Adottare una dieta vegana su scala globale potrebbe avere importanti implicazioni per la salute pubblica. Numerosi studi hanno dimostrato che le diete a base vegetale sono associate a un minor rischio di malattie croniche come le malattie cardiache, il diabete di tipo 2 e alcuni tipi di cancro.
Secondo lo studio dell’Università di Oxford, proseguendo con le tendenze alimentari attuali e nel caso auspicabile che nel 2050 il riscaldamento globale sia al di sotto dei 2°C, le emissioni di gas a effetto serra derivanti dal ciclo alimentare rappresenterebbero la metà di quelle globali. Nello scenario basato sulle linee dietetiche, le morti premature evitabili fino al 2050 sarebbero 5,1 milioni, che arriverebbero a 7,3 milioni nello scenario vegetariano e a 8,1 milioni in quello vegano.
Circa la metà delle morti evitate sarebbe dovuta al minor consumo di carne rossa, l’altra metà a una combinazione tra l’aumento del consumo di frutta e verdura e le minori calorie, riducendo il numero delle persone in sovrappeso od obese.
Il cambiamento globale verso diete con meno carne e più ricche di frutta e verdura, potrebbe evitare otto milioni di morti premature entro il 2050, ridurre di due terzi le emissioni di gas serra ed evitare danni causati dai cambiamenti climatici stimabili in 1,5 trilioni di dollari oltre che portare a risparmi notevoli nel settore sanitario.
Tuttavia, una dieta vegana richiede una pianificazione attenta per garantire un apporto adeguato di tutti i nutrienti essenziali. Le carenze di vitamina B12, ferro, calcio e omega-3 sono preoccupazioni comuni per i vegani. Inoltre, la riduzione del consumo di prodotti animali potrebbe contribuire a combattere l’antibiotico-resistenza. L’uso massiccio di antibiotici negli allevamenti intensivi è una delle principali cause della diffusione di batteri resistenti.
Sarebbe più difficile - anche se non impossibile - per gli umani assumere il calcio, le vitamine A, D e B12 e altre sostanze nutritive importanti per la salute dell'uomo. Ci sono delle sostanze nutritive che, molto semplicemente, non riusciamo ad assumere consumando solo cibo che deriva dalle piante.
D’altra parte, la transizione verso una dieta vegana potrebbe avere effetti negativi per alcune popolazioni vulnerabili. In molte regioni del mondo, i prodotti animali sono una fonte importante di nutrienti essenziali.
Implicazioni economiche e sociali
L’adozione globale del veganismo comporterebbe cambiamenti economici significativi. L’industria della carne e dei latticini, che rappresenta una parte sostanziale dell’economia agricola in molti paesi, subirebbe un drastico ridimensionamento.
Dal punto di vista economico, una transizione graduale permetterebbe una riconversione virtuosa delle professioni legate alla produzione animale, creando nuovi posti di lavoro nella cura della terra e dell’ambiente.
D’altra parte, il settore agricolo potrebbe vedere una crescita nell’occupazione grazie all’aumento della domanda di prodotti vegetali. La produzione di legumi, cereali, frutta e verdura richiede una forza lavoro diversa e potrebbe creare nuove opportunità di impiego.
Le economie locali che dipendono fortemente dall’allevamento di bestiame dovrebbero diversificarsi per adattarsi a questa nuova realtà. Investimenti in tecnologie agricole sostenibili e nella formazione degli agricoltori sarebbero essenziali per facilitare questa transizione.
Infine, l’eliminazione degli allevamenti intensivi potrebbe ridurre i costi associati ai problemi ambientali e sanitari causati da queste pratiche.
Il veganismo universale solleverebbe anche importanti questioni etiche e sociali. La scelta di non consumare prodotti animali è spesso motivata da preoccupazioni etiche riguardanti il benessere degli animali. Tuttavia, la transizione verso una dieta vegana potrebbe incontrare resistenze culturali significative. In molte culture, il consumo di carne e prodotti animali è profondamente radicato nelle tradizioni e nelle pratiche sociali.
Le implicazioni sociali includono anche la necessità di affrontare le disuguaglianze nell’accesso al cibo. Assicurare che tutti abbiano accesso a una dieta vegana equilibrata e nutriente richiederebbe politiche di supporto e interventi mirati.
Infine, il veganismo universale potrebbe promuovere una maggiore consapevolezza riguardo alle scelte alimentari e al loro impatto sul pianeta e sulla società.
Animali e biodiversità
Se tutti diventassero vegani, molti animali negli allevamenti non potrebbero essere rilasciati in libertà perché le condizioni a cui sono stati abituati non gli permetterebbero di sopravvivere. Con il tempo, si stabilirebbe un nuovo equilibrio tra prede e predatori che riporterebbe a una condizione precedente all’intromissione umana, aumentando la salute e la qualità delle condizioni di vita.
Questo processo graduale eviterebbe conseguenze catastrofiche, come estinzioni di massa, e permetterebbe il reinserimento sicuro degli animali in Aree Protette.
La riduzione della zootecnia e l’adozione di una dieta vegana su larga scala potrebbero portare a cambiamenti significativi negli habitat naturali. Inoltre, la diminuzione della pressione agricola potrebbe ridurre la deforestazione e la degradazione del suolo, contribuendo a preservare le risorse naturali e a mitigare i cambiamenti climatici.
In un mondo vegano, le strategie di conservazione per le specie a rischio dovrebbero essere adattate alle nuove condizioni ecologiche. Una delle strategie chiave potrebbe essere la creazione di aree protette. Queste aree potrebbero fornire rifugi sicuri per le specie a rischio, proteggendole dalla perdita di habitat e dalla predazione.
Un’altra strategia importante potrebbe essere il ripristino degli habitat degradati. Infine, la collaborazione internazionale sarebbe essenziale per affrontare le sfide della conservazione in un mondo vegano.
Sfide logistiche e infrastrutturali
Implementare una dieta vegana globale comporterebbe sfide logistiche e infrastrutturali significative. Le tecnologie di conservazione degli alimenti dovrebbero essere migliorate per ridurre gli sprechi alimentari. La refrigerazione e il trasporto di prodotti freschi sono cruciali per mantenere la qualità e la sicurezza degli alimenti vegetali.
Inoltre, la logistica della distribuzione alimentare dovrebbe essere ottimizzata per garantire che i prodotti raggiungano tutte le aree geografiche, comprese quelle remote e meno accessibili.
L’educazione e la formazione degli agricoltori sarebbero fondamentali per facilitare la transizione. Gli agricoltori dovrebbero essere supportati nell’adozione di pratiche agricole sostenibili e nella diversificazione delle colture.
Benefici ambientali e sanitari
Stranamente arrivano buone notizie da oltreoceano: l’associazione World Animal Protection (WAP) che ha raccolto dati sulla domanda/offerta di prodotti “fake meat” ha rilevato che nel 2021 sono stati salvati 1 milione di animali. Questo grazie a una netta crescita nel consumo di prodotti vegetali. A spingere questo cambiamento sarebbe stata la pandemia: nel 2020 infatti il mercato alimentare statunitense si è rimodellato e le vendite di prodotti alternativi alla carne sono aumentati del 200%.
Gli studi di Springmann hanno anche mostrato che la cessazione del consumo di carne porterebbe a una diminuzione della mortalità globale del 6-10%, per la riduzione di malattie cardiovascolari, cancro e patologie croniche. La dieta vegetariana preverrebbe 7 milioni di morti all'anno, quella vegana, 8 milioni.
Tabella riassuntiva degli effetti di una dieta vegana globale
| Aspetti | Effetti positivi | Sfide |
|---|---|---|
| Ambiente | Riduzione emissioni gas serra, deforestazione, consumo idrico | Gestione sostenibile delle risorse, uso di fertilizzanti e pesticidi |
| Salute | Minor rischio di malattie croniche, riduzione antibiotico-resistenza | Carenze nutrizionali (vitamina B12, ferro, calcio, omega-3) |
| Economia | Crescita del settore agricolo, nuove opportunità di impiego | Ristrutturazione dell'industria della carne e dei latticini |
| Società | Maggiore consapevolezza delle scelte alimentari | Resistenze culturali, disuguaglianze nell'accesso al cibo |
| Animali | Miglioramento delle condizioni di vita, reinserimento in aree protette | Adattamento degli animali domestici a nuove diete |
| Logistica | Miglioramento delle tecnologie di conservazione alimentare | Ottimizzazione della distribuzione alimentare, educazione degli agricoltori |
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