Il Ruolo del Terapista Occupazionale nella Gestione dell'Alimentazione nella Persona con Demenza

Per comprendere maggiormente il ruolo del terapista occupazionale nella gestione dell’alimentazione nella persona con demenza, è opportuno illustrare brevemente chi è e di cosa si occupa.

Chi è il Terapista Occupazionale?

Il terapista occupazionale deve il suo nome alla traduzione letterale dell’espressione inglese occupational therapist.

Entrando più nel dettaglio, il terapista occupazionale svolge un ruolo fondamentale nel supportare persone di tutte le età a recuperare o migliorare la loro capacità di svolgere le attività quotidiane, promuovendo l’autosufficienza e la qualità della vita possibili.

Questa figura lavora con pazienti che hanno subito traumi o che convivono con malattie o disabilità, sviluppando piani personalizzati di riabilitazione che tengono conto delle esigenze fisiche, cognitive ed emotive di ciascun individuo: l’approccio del terapista occupazionale - basato su evidenze scientifiche - è patient centered, quindi personalizzato in base alle specifiche caratteristiche della persona e del suo ambiente di vita.

L’obiettivo principale della terapia occupazionale è consentire alle persone di partecipare attivamente alla vita quotidiana, indipendentemente dalle limitazioni fisiche o mentali.

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Inoltre, insegna strategie per affrontare le difficoltà quotidiane e, quando necessario, adatta l’ambiente o introduce dispositivi assistivi.

Il terapista occupazionale collabora spesso con altri professionisti sanitari per offrire un approccio multidisciplinare, che risponda in maniera globale alle esigenze del paziente.

L'Approccio del Terapista Occupazionale

Uno degli aspetti caratterizzanti l’approccio del terapista occupazionale nasce dalla Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF), secondo cui la persona viene considerata come un sistema composto da diversi elementi che hanno influenza l’uno sull’altro (OMS, 2004); si tratta di elementi di natura ambientale o personale, che possono sostenere o limitare la partecipazione della persona alle attività di vita quotidiana.

Attraverso l’analisi dei fattori che influiscono sull’attività dell’alimentazione, in senso favorevole o limitante la partecipazione della persona, il terapista occupazionale comprende quali possano essere i suggerimenti e le soluzioni utili per compensare i problemi e mantenere l’attività.

Fattori Cognitivi

L’orientamento spaziale permette alla persona di posizionare e raggiungere correttamente gli oggetti intorno a sé; supporta l’utilizzo e lo spostamento degli oggetti in modo logico e funzionale rispetto all’attività da svolgere.

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Durante la preparazione o la consumazione di un pasto tale abilità cognitiva consente alla persona, ad esempio, di ricercare ciò di cui necessita aprendo l’anta o il cassetto che contiene proprio quanto cercato, di individuare il frigorifero se incassato in una cucina componibile, di apparecchiare la tavola, di versare l’acqua in un bicchiere; infine, aiuta a comprendere a che distanza posizionarsi rispetto agli oggetti (tavolo o piatto).

Può accadere che la persona con demenza non ricordi se ha pranzato o meno, non ricordi il consueto orario di cena o non discrimini il giorno dalla notte, e quindi mangi a orari inusuali: in tal caso possiamo osservare un deficit di orientamento temporale, ovvero di quell’abilità cognitiva che permette di riconoscere gli orari dei pasti e di rispettare i tempi di esecuzione dell’attività.

Fattori Fisici

Il secondo gruppo di fattori che influenzano l’attività dell’alimentazione riguarda i fattori fisici.

Alcuni esempi sono la coordinazione del corpo e la propriocezione, che permettono alla persona di sedersi in maniera corretta a una giusta distanza dal tavolo e di chinare il capo per avvicinare la bocca alla posata.

A seguire, la coordinazione degli arti superiori supporta le azioni di afferrare, tenere in mano, usare le due mani contemporaneamente (abilità necessaria, ad esempio, a tagliare la carne o ad aprire una bottiglia d’acqua).

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Tra i fattori fisici rientrano inoltre elementi patologici (es.

Gran parte delle difficoltà che coinvolgono il paziente con demenza derivano dai fattori sensoriali: ad esempio la difficoltà di riconoscere la temperatura di cibo e bevande, una percezione dei sapori alterata, la possibile ingestione di liquidi fastidiosi (ad esempio perché l’aceto viene scambiato per il vino).

L'Importanza dell'Ambiente

Uno degli aspetti importanti su cui si focalizza l’attività del terapista occupazionale è l’ambiente, che può avere effetti rilevanti in termini limitanti o supportivi.

Per aumentare la sicurezza e facilitare l’attività sarà utile creare uno spazio funzionale e libero da oggetti non necessari o di ostacolo (es. sedie o sgabelli), agevolare la visione regolando l’intensità della luce in modo da evitare ombre che rafforzino i deficit percettivi, porre attenzione alle fonti di rumore (TV, radio) se a rischio di disturbo per volume eccessivo o contenuti trattati.

Fattori Psicosociali

I fattori psicosociali comprendono elementi specifici quali: l’ambiente (fisico e sociale), le persone che compongono l’ambiente, le abitudini, la routine quotidiana, la storia personale.

Tali elementi possono influenzare positivamente o negativamente il momento del pasto.

È importante tenere in considerazione le abitudini e la storia personale (orari della giornata, attività professionali svolte in età giovanile e adulta, lavoro domestico), soprattutto per chi assiste la persona con demenza e non la conosce da sempre: aiuta a rispettare i suoi tempi e abitudini e a favorire il momento dell’alimentazione.

Ad esempio, se la persona ha pranzato per 50 anni alle ore 14:00, sarà difficile modificare tale orario; se ha sempre cucinato per i figli ed è stata abituata a pranzare in piedi assaggiando cibo di qua e di là, difficilmente potrà essere convinta a sedersi per pranzare per un lungo tempo; in alternativa sarà utile favorire tale atteggiamento, preparando piccoli spuntini facili da afferrare e posizionandoli in giro per la cucina.

Comprendere la storia personale aiuta a capire quali elementi possono favorire e quali possono ostacolare un comportamento adeguato a tavola, rispettoso della specificità della storia della persona e della sua famiglia (dove veniva consumato il pasto? con chi? quanto durava?

Gestione delle Attività in Cucina nelle Diverse Fasi della Demenza

Se la persona con demenza si trova a uno stadio lieve, è possibile che viva da sola: l’orientamento temporale, la memoria e l’attenzione creeranno le maggiori difficoltà quotidiane; la sicurezza sarà la priorità principale. utilizzo di timer da cucina sonori o visivi e di promemoria (es.

Il passaggio allo stadio moderato della demenza si presenta difficoltoso sia per la persona che per il caregiver.

Alle difficoltà già presenti in stadio lieve potrebbero aggiungersi problematiche relative alla percezione, all’organizzazione spaziale, all’utilizzo corretto degli oggetti, al riconoscimento di parenti e amici, oltre che maggiore sensibilità alla confusione.

Una cucina ben organizzata aiuta a ridurre la confusione e facilita l’accesso agli utensili necessari. porre sul tavolo una tovaglia a tinta unita, evitando tovaglie con disegni di piccoli oggetti (es.

Nella fase moderata coinvolgere la persona nella preparazione del pasto può facilitare l’assunzione del cibo: si può chiedere alla persona con demenza di lavare o tagliare frutta e verdura oppure di apparecchiare la tavola (ma solo con oggetti ben visibili e facilmente recuperabili, evitando di chiedere di aprire armadi e cercare oggetti non facilmente individuabili).

In fase moderata di malattia il supporto del caregiver è fondamentale nella gestione delle attività in cucina: anche se la persona con demenza può svolgere alcune attività in autonomia, è importante che ci sia una supervisione costante, per intervenire in caso di necessità.

Incoraggiare l’anziano a svolgere le attività in cui si sente sicuro può migliorarne autostima e senso di indipendenza; è importante utilizzare una comunicazione semplice e chiara, per spiegare i passaggi delle attività, eventualmente suddividendoli in istruzioni più piccole e facili da seguire (istruzioni verbali semplici, indicazioni ripetute se necessario ma con tono di voce calmo).

Nella fase grave di demenza i problemi principali riguardano il rifiuto del cibo, difficoltà di masticazione e/o deglutizione, disidratazione ed eventualmente infezioni.

In questa fase può essere utile consultare figure (possibilmente con esperienza con persone con demenza) come il medico otorinolaringoiatra, il dentista, il logopedista, il dietista, dato che i problemi potrebbero essere diversi: comprenderne le motivazioni può aiutare ad affrontare il pasto con maggiore tranquillità e supportare il caregiver nella scelta delle migliori modalità di alimentazione. adottare ausili utili a favorire il gesto corretto (es.

L'Importanza di un Approccio Centrato sulla Persona

Gestire le attività in cucina per persone con demenza richiede attenzione, pazienza e l’adozione di strategie specifiche.

Con un approccio mirato è possibile creare un ambiente sicuro e accogliente, che favorisca l’autosufficienza e il benessere possibili.

Viceversa, un gruppo di lavoro internazionale (International Working Group for Patients’ Right to Nutritional Care) ha definito l’assistenza nutrizionale come un diritto umano, intrinsecamente legato al diritto al cibo e al diritto alla salute, sottolineando che tutte le persone hanno diritto a un’alimentazione appropriata e/o a una terapia nutrizionale basata sull’evidenza, comprese la nutrizione artificiale e l’idratazione.

Oggigiorno, sempre di più le professioni che operano al servizio delle persone si trovano a svolgere il proprio mandato in una società in rapida trasformazione sul piano culturale, istituzionale, politico, economico; si trovano, quindi, a operare in una situazione sempre più complessa, nella quale diventa ancora più difficile mettere concretamente al centro la persona.

L’art. 1.4 della Carta etica delle professioni che operano al servizio delle persone riporta: “Diritto all’informazione significa che ogni essere umano ha diritto a essere rispettato in quanto persona, e quindi a manifestare il proprio pensiero e le proprie scelte, sulla base di un’informazione obiettiva e completa sui rischi, le possibilità, i percorsi e le condizioni di efficacia delle soluzioni proposte” (Fondazione Zancan, 2004).

Ma cosa significa in concreto rispettare la persona? Significa metterla al centro degli interventi.

A nostro parere, in particolare, significa osservarla, ascoltarla e soprattutto darle voce.

A cosa, invece, può essere utile osservare, ascoltare e dar voce alle persone?

Progetto in RSA: Dare Voce agli Ospiti

L’azione che viene descritta in questo articolo fa parte di un progetto originariamente più ampio, avviato nel settembre 2019 e rivolto a 7 RSA: si tratta di RSA pubbliche, di proprietà dell’Azienda USL Toscana Centro, gestite tramite appalto a cooperative di servizi.

- Nel terzo è stata utilizzata la tecnica del photovoice di C. Wange (Mastrilli, et al., 2013), con l’obiettivo di “dare voce” agli ospiti per poter capire quali erano gli aspetti che essi consideravano da migliorare all’interno della struttura e quindi successivamente attuare, insieme a loro, una rimodulazione organizzativa.

In particolare, in una RSA dove abbiamo realizzato il progetto, l’azione si è andata a incentrare sul servizio di ristorazione, considerato dagli ospiti non perfettamente rispondente ai loro gusti.

La tecnica del photovoice ha permesso di utilizzare la fotografia come modalità di espressione della visione degli ospiti della struttura.

Opportunamente adattata alle disabilità degli anziani ospiti, tale tecnica ha messo in evidenza, rappresentandoli attraverso la fotografia, gli aspetti che gli anziani consideravano positivi e che quindi avrebbero voluto mantenere, quelli che avrebbero voluto migliorare un poco e quelli che invece avrebbero voluto modificare.

Come sappiamo, la forza delle immagini è superiore a quella delle parole.

Il racconto fotografico ha messo in luce criticità e richieste specifiche degli ospiti.

Rilevanza del Pasto e Preferenze degli Ospiti

L’importanza del momento del pasto. L’importanza del rispetto dell’orario abitudinario del pasto. Come si evince dalle immagini raccolte, per gli anziani (anche per quelli affetti da demenza) questo è un aspetto da tenere in seria considerazione.

Una signora affetta dal morbo di Alzheimer ha riferito, infatti, che: “cenare alle 18 d’estate significa farlo quando ancora il sole è alto in cielo”; un’altra che gli orari rispettavano più le esigenze degli operatori che le loro.

È emerso molto chiaramente che è importante lasciare agli ospiti la scelta di quali cibi desiderano mangiare, rispettando le loro abitudini e le loro tradizioni; la richiesta degli ospiti era di poter scegliere cosa mangiare, soprattutto a merenda ma anche ai pasti principali.

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