Cura Metabolica per Dimagrire: Cos'è, Come Funziona e Cosa Bisogna Sapere

Come molte altre diete nate negli ultimi anni, la dieta metabolica promette di ottenere risultati eccezionali in brevissimo tempo ed è sostenuta da numerosi studi scientifici che ne testimonierebbero l'efficacia. Il filo conduttore della dieta metabolica si può spiegare con un semplice paragone: il nostro corpo è una macchina che può funzionare sia a benzina (carboidrati) che a metano (grassi).

Tuttavia, lo stile di vita attuale porta il nostro organismo ad utilizzare prevalentemente benzina (carboidrati), accumulando metano nel serbatoio (grassi). Ancora una volta ci troviamo di fronte ad una dieta che porta all'estremo alcuni concetti. Se non bastasse l'esperienza diretta, è sufficiente esaminare la storia per scoprire che l'estremismo, oltre ad essere improduttivo, è da sempre uno dei peggiori mali che affligge l'umanità.

Fasi della Dieta Metabolica

La dieta metabolica prevede una drastica riduzione del consumo di carboidrati (30 grammi nella fase di prova). Tale fase, che dura all'incirca 4 settimane, è caratterizzata da una drastica riduzione dell'apporto glucidico. In questa prima fase il piano alimentare sarà così strutturato: 12 giorni di scarico (pochi carboidrati e molti grassi) seguiti da 2 giorni di ricarica (molti carboidrati).

Se durante la fase di scarico ci si sente particolarmente stanchi, la dieta metabolica prevede tutta una serie di soluzioni relazionate al tipo di sintomi manifestato. La linea generale che accomuna tutte queste soluzioni prevede un aumento graduale dell'apporto glucidico, fino alla scomparsa degli effetti indesiderati.

Nella seconda fase della dieta metabolica l'organismo è diventato un'efficiente macchina brucia grassi e, per mantenere tale caratteristica, occorre far seguire a 5 giorni di scarico altri 2 giorni di ricarica. Nei cinque giorni di scarico verrà mantenuta la ripartizione calorica sperimentata con successo durante la fase di prova.

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Dettagli delle Fasi

  • Instaurazione delle low-carb: Circa 30 g di carboidrati totali.
  • Valutazione: Fase di circa 12 giorni per comprendere l'attitudine personale a questo sistema.
  • Ricarica: Al 13° giorno, e con cadenza settimanale, fase di ricarica di 12-48 ore, ricca di carboidrati.

Ripartizione nella fase di ricarica:

  • 25-40% grassi
  • 15-30% proteine
  • 35-55% carboidrati

Criticità della Dieta Metabolica

Forse Di Pasquale dimentica che l'organismo umano necessita di glucosio per sopravvivere. L'essenzialità del glucosio è legata al fatto che sistema nervoso centrale ed eritrociti utilizzano esclusivamente glucosio per il loro metabolismo energetico. Tuttavia, in condizioni particolari di estrema carenza di glucosio (digiuno prolungato), il corpo ricorre ai corpi chetonici per sopravvivere. Diversi tessuti sono in grado di usare i corpi chetonici per produrre energia, ma non in sostituzione del glucosio. Ciò non significa, tuttavia, che non abbiamo degli effetti paralleli.

A parità di ossigeno consumato i carboidrati hanno un rendimento energetico superiore ai grassi. Ne consegue che con un simile approccio dietetico la prestazione sportiva nelle discipline di endurance verrebbe seriamente compromessa. Di Pasquale dà libero spazio al consumo di formaggi e di carni ad alto contenuto proteico e lipidico (pancetta affumicata, salsiccia, maionese, burro, uova ecc).

Risulta evidente la scarsità di fibre imposta dalla dieta metabolica. Frutta e verdura, infatti, contengono un certo quantitativo di carboidrati e viene pertanto consigliato di non eccedere con il loro consumo. Come abbiamo visto la dieta metabolica permette di alzare il quantitativo di carboidrati durante la fase di adattamento iniziale. Ma come fa un soggetto a capire se i sintomi che avverte sono sopportabili o sconfinano nell'"anormalità"?

Due giorni alla settimana in cui mangiare "di tutto e di più" sono più che sufficienti per saturare queste scorte. Ipotizzando che durante la fase di scarico un soggetto consumi in media 50 grammi di carboidrati al giorno dopo 5 giorni accumulerà un deficit di 500 grammi (considerando che il suo fabbisogno quotidiano di carboidrati sia di 150 grammi). Ma allora non sarebbe meglio limitarsi a ridurre i carboidrati anziché abolirli quasi del tutto?

A prescindere dall'impressione di "scientificità" che può dare a primo acchito, sul piano medico, la dieta metabolica non viene considerata una terapia alimentare. Cimentarsi nella dieta metabolica non è affatto semplice.

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Considerazioni Importanti

Abbiamo detto che gli acidi grassi sono totalmente chetogenici, mentre le proteine hanno un effetto promiscuo - nel senso che alcuni amminoacidi sono chetogenici e altri glucogenici. La proporzione tra lipidi e proteine può quindi fare molta differenza. Inoltre, a parità di taglio calorico, incide moltissimo anche il livello di attività motoria.

Nel senso che, a meno che l'intensità sia bassissima o che i muscoli abbiano un'efficienza super-elevata, muovendosi si consuma prevalentemente glucosio (da glicogeno muscolare). Diverso potrebbe essere nei soggetti sedentari malnutriti a livello proteico. Chi va incontro a queste conseguenze tuttavia, è generalmente capace di "correggere il tiro", oppure di interrompere la dieta metabolica in tempo. Un altro vantaggio è "l'elasticità", con la possibilità di auto-regolarsi.

La bassa percentuale di CHO è "fattibile" per chi si muove poco o, al limite, per chi pratica solo sport di forza pura. L'attività motoria dovrà essere ridimensionata, ovvero ridotta all'osso inizialmente - meglio se concentrata sulla muscolazione - e potrà essere gestita in seguito, dopo aver preso confidenza con la dieta metabolica.

Quasi sempre, tagliando le fonti principali di glucidi si ottiene anche un dimezzamento dell'intake di fibre. È quindi sempre utile consultare un professionista dell'alimentazione, come un dietista o un dietologo o un nutrizionista - rigorosamente specializzato.

Se organizzata instaurando un bilancio calorico negativo, la dieta metabolica fa certamente dimagrire. Quanto? Dipende esclusivamente dal bilancio calorico impostato. Ad ogni taglio di circa 7000 kcal rispetto al fabbisogno corrisponde un dimagrimento di pressappoco 1 kg di adipe. Se, ad esempio, togliamo 350 kcal al giorno: 7000 : 350 = 20. Dipende da come la si imposta.

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Sindrome Metabolica: Cos'è e Come Affrontarla

La sindrome metabolica, detta anche sindrome da insulino-resistenza o sindrome x, è caratterizzata dalla presenza contemporanea di più condizioni, tra le quali: ipertensione, glicemia alta a digiuno, dislipidemia (cioè livelli anomali dei lipidi nel sangue), obesità addominale, che predispongono a un elevato rischio cardiovascolare e di diabete di tipo 2.

Sintomi

La sindrome metabolica spesso non causa manifestazioni evidenti, ma in alcuni casi possono comparire sintomi associati a disturbi come l’ipertensione o l’iperglicemia. Nel primo caso possono manifestarsi mal di testa, vertigini, perdite di sangue dal naso, mentre nel secondo necessità di urinare frequentemente, secchezza delle fauci e aumento della sete.

Cause

Le cause della sindrome metabolica non sono ancora del tutto chiare, anche se appare evidente che l’obesità e lo stile di vita sedentario contribuiscano ad aumentarne il rischio. Molti esperti ritengono che il fattore chiave della sindrome metabolica sia l’insulino-resistenza, cioè la scarsa sensibilità delle cellule a questo ormone che impedisce l’assorbimento cellulare del glucosio, condizione che porta ad alti livelli di zuccheri nel sangue.

Altri fattori di rischio che possono contribuire alla sindrome metabolica sono età avanzata e menopausa. Inoltre, alcune patologie come steatosi epatica, calcoli biliari, apnee notturne e ovaio policistico sono considerate come facenti parte della costellazione della sindrome metabolica.

Complicazioni

La sindrome metabolica aumenta il rischio di malattie cardiovascolari (come aterosclerosi, coronaropatie, infarti, ictus) e di diabete di tipo 2.

Diagnosi

La diagnosi di sindrome metabolica viene effettuata sulla base di alcuni parametri, che comprendono la misura della circonferenza della vita, dei livelli di trigliceridi e colesterolo HDL (il cosiddetto colesterolo “buono”), della glicemia a digiuno e della pressione sanguigna.

Criteri Diagnostici

In linea generale, si ritiene che per la diagnosi di sindrome metabolica sia necessaria la presenza di tre dei seguenti parametri:

  • Circonferenza vita: ≥ 102 cm nei maschi, ≥ 88 cm nelle femmine
  • Pressione arteriosa: ≥ 130/85 mmHg
  • Colesterolo HDL: Minore di 40 mg/dl nei maschi, < 50 mg/dl nelle femmine
  • Trigliceridi: ≥ 150 mg/dl
  • Glicemia a digiuno: ≥ 100 mg/dl

Cura e Prevenzione

Molte delle condizioni che contribuiscono alla sindrome metabolica possono essere contrastate con cambiamenti nello stile di vita e un’alimentazione sana. La dieta deve essere ricca di verdura, frutta, cereali integrali, carni magre, pesce e proteine vegetali. Va ridotto il più possibile il consumo di alimenti contenenti gli acidi grassi trans e quelli saturi, di carne rossa, di latticini, di insaccati, di sale e di zuccheri aggiunti.

È consigliata un’attività fisica moderata (come una camminata a passo veloce) di almeno 30 minuti al giorno. L’esercizio fisico, infatti, aiuta a tenere sotto controllo i livelli di glicemia, trigliceridi e pressione arteriosa, riduce la resistenza all’insulina e aumenta il colesterolo HDL a scapito dell’LDL (quello “cattivo”). Inoltre, una vita attiva favorisce la riduzione del grasso corporeo, soprattutto quello presente a livello addominale, e aiuta a perdere peso.

Le stesse indicazioni che possono aiutare a contrastare la sindrome metabolica, possono anche contribuire a prevenire le condizioni che la causano. È quindi utile fare almeno 30 minuti al giorno di attività fisica, non fumare, mantenere il peso forma e seguire una dieta ricca di verdura, frutta, cereali integrali e proteine vegetali e da carni magre, e povera di sale e grassi saturi.

Reset Metabolico: Cos'è e Come Funziona

Il reset metabolico è un protocollo nutrizionale usato principalmente in ambito sportivo e clinico per ristabilire una corretta funzionalità metabolica a seguito di una restrizione calorica protratta. L’obiettivo principale non è il dimagrimento, bensì il miglioramento dell’efficienza metabolica e il supporto alla salute ormonale e muscolare.

Il reset metabolico è una strategia dietetica che prevede un incremento progressivo e controllato dell’introito calorico dopo un periodo di alimentazione ipocalorica o di deficit energetico. Il principio fisiologico alla base è quello di contrastare l’adattamento metabolico negativo che si verifica in seguito a restrizione cronica rispetto al fabbisogno calorico, un meccanismo di compensazione in cui l’organismo riduce il consumo per preservare l’omeostasi energetica.

Quando Farlo e Perché

Il reset metabolico è indicato in specifiche circostanze: casi di post-dieta ipocalorica sia in soggetti sovrappeso sia in atleti che si preparano a competizioni, in presenza di plateau metabolico dove il calo ponderale si è arrestato nonostante il mantenimento di un deficit calorico, in presenza di segni di downregulation metabolica (stanchezza cronica, ridotta termogenesi, amenorrea ipotalamica, perdita di massa magra).

In campo medico, il reset metabolico è consigliato anche nei percorsi di disturbi del comportamento alimentare in remissione: è usato, solo nei soggetti adatti, come supporto alla riabilitazione metabolica. Dal punto di vista pratico, infatti, il reverse diet ha finalità riabilitative e non dimagranti. L’obiettivo è quello di riportare gradualmente l’organismo a uno stato di eubilancio energetico, cioè a un livello calorico di mantenimento metabolico, senza incremento eccessivo di massa grassa.

Cosa Avviene Durante il Reset Metabolico

Il protocollo prevede un aumento progressivo delle calorie, generalmente compreso tra +2% e +5% a settimana, a carico dei carboidrati, con monitoraggio costante della composizione corporea e dei parametri clinici e soggettivi (sazietà, energia, qualità del sonno, ciclo mestruale). Fisiologicamente si possono osservare tali risultati:

  • Incremento del tasso metabolico a riposo (RMR), valutabile con calorimetria indiretta
  • Aumento della termogenesi indotta dalla dieta (DIT)
  • Miglioramento della sensibilità insulinica e della tolleranza al glucosio (nei soggetti normopeso)
  • Normalizzazione del profilo ormonale (leptina, T3, cortisolo, asse HPG)
  • Stabilizzazione dei segnali neuroendocrini di fame e sazietà

Controindicazioni

Nonostante i suoi benefici, il reset metabolico è da considerare in ambiti ben precisi. Va tenuto in considerazione solo per soggetti metabolicamente sani. Le principali controindicazioni si concentrano se si ha a che fare con alcune patologie. Prima tra tutte, la gamma dei disturbi del comportamento alimentare attivi, dove l’aggiunta calorica può generare disagio o ricadute. Elenco anche le patologie metaboliche non compensate, come diabete tipo 2 o sindrome metabolica con resistenza insulinica.

La Caccia alla Semaglutide

Quando, nel dicembre 2023, la rivista Science ha premiato il farmaco Ozempic come breakthrough of the year, il riconoscimento non ha fatto altro che amplificare una mania già esplosa negli Stati Uniti. Ozempic, nato come farmaco per la gestione del diabete, si è rivelato un potente strumento per la perdita di peso, trasformando un effetto collaterale in un fenomeno globale.

L’azienda produttrice, la Novo Nordisk, ha quindi condotto studi per confermare l’efficacia della molecola semaglutide anche nel trattamento dell’obesità, ottenendo il via libera per l’utilizzo in soggetti con obesità o sovrappeso complicato da patologie correlate.

Pareri Scientifici a Confronto

Su The Lancet quattro autorevoli scienziati si mostrano preoccupati sulla quantità di massa muscolare che potrebbe andare perduta nelle vertiginose diminuzioni di peso assicurate dai nuovi farmaci. Farmaci di “una nuova era”, come li ha battezzati più di uno specialista di diversi settori.

Il dottor Steven Heymsfield, docente di metabolismo e di composizione del corpo, e la dottoressa M. I quattro professori sottolineano che la perdita di muscolo può variare dal 25 al 39 per cento della perdita complessiva di peso nel periodo da 36 a 72 settimane (9-18 mesi), una quantità - dicono - molto superiore a quanto avviene in un dimagrimento per una dieta ipocalorica.

Sulla rivista Jama è comparso un viewpoint firmato da tre scienziati di orientamento più ottimistico sul tema: Caterina Conte, ordinaria di Medicina interna all’Università telematica San Raffaele di Roma e all’Irccs Multimedica di Milano, Kevin D. Hall, del National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases, di Bethesda nel Maryland (Usa), Samuel Klein, della Washington University School of Medicine in St. Il loro punto di partenza è che “l’obesità ha effetti negativi su quasi tutti gli organi e sistemi” e che la perdita di peso rappresenta la cura primaria in quanto migliora o addirittura risolve le complicazioni connesse a questa patologia.

Tabella Comparativa: Effetti della Semaglutide

Effetto Dettagli
Perdita di Peso 10-25% del peso corporeo in un anno
Riduzione Glicemia Abbassamento della glicemia nei pazienti diabetici
Benefici Cardiovascolari Diminuzione del rischio di infarto del 20%
Protezione Alzheimer Riduzione del rischio di Alzheimer nei diabetici
Effetti Collaterali Possibile perdita di massa muscolare, problemi gastrointestinali

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