Depressione e Forte Dimagrimento: Cause e Rimedi

Quando una persona dimagrisce senza volerlo, e apparentemente mangiando come prima, spesso si spaventa. In realtà, perdere peso senza motivo apparente non è sempre segno di malattia. Anche un periodo di forte stress, la depressione e forte ansia, possono indurre un dimagrimento improvviso. Tuttavia, può essere utile fare degli accertamenti.

Cause della Perdita di Peso Involontaria

Le cause della perdita di peso non intenzionale sono diverse e possono essere di origine psicosociale o di natura organica. Spesso l’identificazione della causa è facile, mentre in alcuni casi è necessario andare a indagare più a fondo per capire dove risieda l’origine di questo disturbo.

Depressione

La depressione influenza la sfera dell’alimentazione sia in plus che in minus. Può infatti portare da un lato ad un aumento dell’assunzione di cibo ma anche, al contrario, alla diminuzione dell’introito alimentare. Questa evenienza si verifica in genere in associazione all’anedonia, una condizione patologica in cui la persona depressa risulta incapace di trovare piacevoli le attività e le situazioni che normalmente lo sono, come ad esempio il pasto.

Ansia

L'ansia può interferire con tanti aspetti della nostra vita. Tra i diversi sintomi fisici e mentali dell'ansia può rientrare anche una variazione del normale appetito, in entrambi i sensi: è possibile iniziare a mangiare molto più o molto meno del solito. Questo non deve stupire, perché la salute mentale ha un impatto su quella fisica, e viceversa.

Demenza

Con il termine demenza si intende qualsiasi causa di deterioramento organico della funzione del cervello che provoca difetti multipli delle funzioni cognitive. Esempi di demenza possono essere la malattia di Alzheimer, la demenza vascolare o la demenza fronto-temporale.

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Chi è affetto da patologie che compromettono le funzioni cognitive rischia di perdere peso perché tende a non alimentarsi più di sua spontanea volontà, e necessita di un sostegno esterno.

Mancata Autonomia

Com’è facilmente intuibile il procurarsi il proprio cibo, cucinare ed alimentarsi rientrano all’interno delle attività che vengono considerate quando si cerca di definire l’autonomia di una persona.

In ambito clinico, soprattutto geriatrico, vengono spesso utilizzato dei semplici questionari al fine di valutare il livello di autonomia di una persona nello svolgere le diverse attività della vita quotidiana. Si tratta di strumenti utili che permettono di avere una valutazione oggettiva del livello di autonomia del paziente; i più utilizzati sono lo ADL (Activities of Daily Living) che prende in considerazione attività semplici del vivere quotidiano, come ad esempio vestirsi, mangiare, salire le scale, curare la propria igiene personale, e lo IADL (Instrumental Activities of Daily Living) in cui si valutano attività strumentali come il rispondere al telefono, la gestione del denaro, l’andare in bicicletta e il fare autonomamente la spesa.

Quando Preoccuparsi?

Clinicamente si approfondisce quando il dimagrimento (calo ponderale) involontario è superiore a 4-5 chilogrammi o, in persone più magre, al 5% del peso corporeo in pochi mesi, e se alla perdita di peso si associano altri sintomi.

È importante identificare tempestivamente queste situazioni, che potrebbero essere la conseguenza di una malattia severa o cronica (ed è stato osservato che, soprattutto negli anziani, è associata a peggiori condizioni di salute generale). In linea generale il peso corporeo raggiunge un massimo intorno alla sesta decade di vita, si mantiene stabile fino agli 80 anni, per poi calare gradualmente.

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Ai fini di una corretta diagnosi è importante innanzitutto accertarsi che la perdita di peso sia involontaria: il soggetto non deve cioè seguire nessun tipo di regime alimentare restrittivo e non deve aver cambiato le proprie abitudini alimentari rispetto al passato (ad esempio non deve aver recentemente escluso una categoria di alimenti dalla propria dieta). È poi utile indagare la sfera dell’appetito: se nonostante la perdita di peso il soggetto ha fame e si nutre normalmente potrebbe trattarsi di ipertiroidismo o di diabete.

È frequente che le persone anziane registrino un calo ponderale involontario, che può derivare anche da una diminuzione dell’appetito. Non vanno sottovalutati anche i fattori sociali legati all’isolamento.

Una perdita di peso improvvisa nell’uomo e nella donna non significa necessariamente avere un tumore in corso, e non tutti i tumori inducono in fase iniziale una perdita di peso. Altra cosa è invece la perdita di peso in una persona in cura per un tumore diagnosticato, che si verifica spesso, anche in relazione ad alcuni farmaci chemioterapici. Per questo è molto importante stabilire un percorso nutrizionale di supporto durante i trattamenti oncologici.

La letteratura ha sottolineato negli ultimi anni una probabilità di ricevere una diagnosi di tumore in persone che hanno registrato un calo ponderale significativo rispetto a gruppi di persone che non hanno osservato dimagrimento nel periodo precedente la diagnosi. Alcuni studi di coorte dimostrano una probabilità da 1,6 a 12,5 volte maggiore di essere portatori di un tumore fra chi ha vissuto un calo ponderale significativo rispetto ai pazienti che non lo presentano.

Come l'Ansia Fa Dimagrire

L'ansia fa dimagrire perché lo stress prolungato innesca una risposta fisiologica chiamata "lotta o fuga". Il nostro corpo si prepara a combattere o fuggire da una minaccia che percepisce (erroneamente) come concreta e vicina. L'ansia esiste proprio per questo: aumenta il battito cardiaco, porta i muscoli in tensione e modifica il metabolismo, facendoci consumare più "carburante".

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Un altro sintomo piuttosto comune è l'insonnia da ansia. In presenza di pensieri intrusivi si può avere difficoltà ad addormentarsi. Quando finalmente ci addormentiamo, non è detto che duri a lungo: è facile svegliarsi spesso durante la notte.

Alcune persone reagiscono alle situazioni di stress con sintomi gastrointestinali, come la nausea. L'ansia allo stomaco e nell'intestino è un sintomo molto frequente, perché sono entrambi organi direttamente interessati dalla risposta allo stress.

Le preoccupazioni molto forti richiedono tutta la concentrazione di cui possiamo disporre, così finiamo per dimenticare o per mettere in secondo piano i nostri bisogni primari, come quello di mangiare.

Durante gli attacchi d'ansia può succedere di sbattere i piedi, di agitarsi molto o semplicemente di muoversi, percorrendo la stanza senza un motivo preciso, solo per sfogare la propria energia nervosa. Questi movimenti costanti bruciano calorie, e nel tempo questo può contribuire a una perdita di peso inaspettata.

Dimagrimento da Stress: Alcuni Sintomi

  • Disturbi gastrointestinali, come nausea o diarrea
  • Sensazione di affaticamento o esaurimento
  • Perdita di peso involontaria (non associata a cambiamenti nella dieta o nell'attività fisica)
  • Cambiamenti nell'appetito

Strategie per Gestire lo Stress e Prevenire la Perdita di Peso

Un aspetto frustrante dello stress prolungato è che spesso non si sa con certezza quando i problemi che causano lo stress finiranno. Per questo è importante accettare che ci sono delle cose che non si possono controllare e sviluppare una sana capacità di gestione dello stress, attraverso attività come queste:

  • Respirazione profonda. Concentrati sul calmare la tua mente mentre fai respiri profondi.
  • Leggero esercizio cardio. Fare una camminata veloce può aiutare a gestire lo stress in modo più efficace.
  • Tenere traccia di eventi o situazioni specifiche che scatenano l'ansia. Tenere un registro dei pasti e dell'apporto calorico può servire per capire meglio la connessione tra le due cose.
  • Espressione artistica. Disegnare, dipingere, cantare o suonare uno strumento: tutto quello che può servirti a liberare energia nervosa.
  • Hobby rilassanti. Che si tratti di lavorare all'uncinetto, fare escursioni o cantare al karaoke, fare qualcosa che ci piace può rilassarci e ridurre lo stress.
  • Mantenere la cura di sé. Imposta un promemoria sul telefono per ricordarti quando è ora di mangiare, di lavarti e di dormire. Soprattutto, esercita un'igiene del sonno di base per garantire al tuo corpo il riposo di cui ha bisogno.

Se queste soluzioni non bastano, puoi parlare con uno o con una terapeuta che ti guiderà nell'apprendimento dei modi funzionali per gestire lo stress e le variazioni di peso.

Come Prevenire la Perdita di Peso Indesiderata

Oltre a identificare e trattare le cause dell'ansia, ci sono anche altre strategie per intervenire sulla perdita di peso.

  1. Scegliere cibi ad alto contenuto di proteine e di carboidrati. Proteine e carboidrati sono il modo più sano per fornire più carburante per soddisfare le maggiori richieste del tuo metabolismo. Alcuni cibi che includono questi macronutrienti sono la farina d'avena, le patate dolci, la quinoa, il pompelmo, il riso integrale, i legumi, il pollo, il pesce, le noci e i semi.
  2. Lavorare con un nutrizionista. Un nutrizionista professionista lavorerà con te per creare un piano di pasti che massimizzi le proteine e i carboidrati necessari nella tua dieta, compensando i problemi digestivi legati allo stress.

Dimagrimento Eccessivo: Quali Esami Fare?

In caso di dimagrimento eccessivo, è importante consultare un medico che potrà prescrivere gli esami più adeguati per identificare la causa. Questi esami possono includere:

  • Analisi del sangue per controllare i livelli di ormoni tiroidei, zuccheri nel sangue, e marcatori di malattie autoimmuni o infettive.
  • Esami per valutare la funzionalità renale e epatica.
  • Test specifici per escludere disturbi alimentari.
  • Indagini radiologiche come ecografie o risonanze magnetiche.

Dieta e Depressione

Le diete ipocaloriche costituiscono un fattore di rischio importante per l'insorgenza della depressione, soprattutto in seguito all'assunzione di farmaci anoressizzanti; ciò comporta effetti negativi sulle emozioni e sul comportamento. Altri farmaci associati alle diete dimagranti favoriscono la comparsa di malumore, stanchezza e sedazione; è assolutamente controindicata l'associazione di queste molecole con gli antidepressivi. Inoltre, spesso la dieta viene interpretata ed eseguita in modo irrazionale, senza un controllo specialistico, incidendo negativamente sullo stato di nutrizione del soggetto.

Non solo la quantità ma anche la qualità dei nutrienti nella dieta può incidere in maniera positiva o negativa sui sintomi della depressione. Infatti, nel medio e nel lungo termine, i grassi contenuti nella dieta incidono significativamente sulla composizione dei lipidi contenuti nella membrana neurale del cervello. Un buon apporto di acidi grassi essenziali omega 3 garantisce l'integrità e l'ottimizzazione dei rivestimenti mileinici dei neuroni (costituenti la materia bianca cerebrale) a giovamento degli impulsi nervosi; al contrario, una dieta ricca di colesterolo, con un apporto eccessivo di acido arachidonico ed un rapporto inadeguato omega3/omega6 sembra avere un effetto negativo sull'apprendimento, sulla memoria e, a causa del deficit di trasmissione nervosa, sul tono dell'umore (già alterato nella depressione).

La dieta non dovrebbe contenere bevande alcoliche, in quanto l'azione disinibente di questo nervino peggiora lo stato emotivo del soggetto affetto da depressione. Inoltre, l'alcol interferisce con le terapie antidepressive, peggiorandone gli effetti indesiderati: debolezza, sonnolenza, ipotensione arteriosa e disturbi fisici di vario genere.

Il caffè ha un'azione psicostimolante e le sue ripercussioni sul sistema nervoso (quindi sulla depressione) sono dose dipendenti.

Molte altre molecole presenti nella dieta incidono sul cervello e sulla depressione. E' il caso dell'istamina, un neurotrasmettitore eccitante che, se introdotto in eccesso, può scatenare forti mal di testa ed ansia, peggiorando di conseguenza lo stato emotivo del depresso (sindrome sgombroide).

La tiramina è una ammina derivata dall'amminoacido tirosina e, oltre ad essere anch'essa un marker di contaminazione batterica, quindi di mal conservazione, è presente in buone quantità in: formaggi, carni lavorate, salsa di soia, vino rosso, pesce, cioccolato, banane e bevande alcoliche. Essa stimola le scariche eccessive di noradrenalina, facilitando cefalea pulsante, tachicardia e calore al volto.

Solo in seguito alla chetoacidosi indotta dall'ipoglicemia, il cervello può raggiungere l'assuefazione ad una condizione NON fisiologica e godere di uno stato di benessere quasi euforico indotto dall'intossicazione sanguigna; in considerazione delle note conseguenze distruttive dei corpi chetonici sugli altri organi del corpo e del tipico andamento altalenante dell'umore, la dieta chetogenica non è considerata una valida terapia contro la depressione.

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