Il dibattito tra vegetariani e carnivori è un argomento scottante e di attualità. Molte trasmissioni televisive vi si sono dedicate, dando spazio a ospiti più o meno illustri nel campo dell’alimentazione.
Analisi di un Dibattito Televisivo
Una trasmissione di Rete 4 ha dato spazio a un dibattito sul consumo di carne e la scelta vegetariana. Tuttavia, i presupposti per il solito dibattito “pro carnivori” sono stati evidenti fin dai primissimi minuti: a fronte di diversi partecipanti più o meno esperti sull’argomento e sfavorevoli all’alimentazione vegetale, non c’era nessun ospite competente che invece rappresentasse la posizione vegetariana e vegana.
Gli ospiti - tra i quali diversi politici, un paio di chef e un solo medico - sedevano attorno a una tavola imbandita, animando il dibattito a suon di battute e frecciatine contro i vegetariani e i vegani.
Il primo servizio lanciato voleva dimostrare quanto il veganismo fosse una moda assolutamente sconosciuta ai più. Le persone intervistate non erano un pubblico eterogeneo e vario per sesso ed età, ma tutte e soltanto persone anziane. Quando la giornalista domandava loro se fossero vegani, queste non sapevano cosa rispondere e, una volta capito il concetto, si rifacevano alla propria esperienza dichiarando fermamente di essere favorevoli al consumo di carne.
Al ritorno in studio il conduttore si rivolgeva all’unico medico presente al dibattito - la dottoressa Stefania Ruggeri - ponendole la fatidica domanda: “ma allora, dottoressa, la carne fa male?”. La risposta è stata la solita apologia della dieta mediterranea, che non esclude la carne ma prevede di limitarne il consumo a soli 400 g a settimana. La dottoressa prosegue poi con la difesa della carne come alimento proteico indispensabile nell’alimentazione di tutti, specialmente delle donne in gravidanza e dei bambini.
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A sostenere questa tesi è intervenuto l’On. Roberto Formigoni, il quale afferma che “il corpo umano ha bisogno di una dieta varia ed equilibrata, non si può escludere la carne”. E, lo chef Gianfranco Vissani ha detto la sua affermando che “i vegani sono una setta pericolosa, un bambino figlio di vegani stava per morire a Livorno".
Inaspettatamente l’unica persona a tirare in ballo la questione etica insieme alla Dalla Chiesa è stato proprio il macellaio in collegamento, il quale afferma di essere “un carnivoro responsabile, che si preoccupa della felicità degli animali negli allevamenti, della loro salute ma soprattutto che vadano incontro a una morte compassionevole”. Il macellaio tiene a ricordare a tutti i suoi compagni carnivori che prima del pezzo di carne tra le sue mani esisteva un animale, il quale merita rispetto e compassione.
Un altro dibattito inconcludente, evidentemente a favore del consumo di carne e senza uno spazio dedicato all’argomentazione vegana. É importante dare alla scelta vegana e vegetariana lo spazio adeguato anche in televisione.
La Crescita del Veganismo e la Disinformazione Mediatica
Mentre aumenta il numero di persone che si avvicinano al veganesimo, i mass media continuano a promuovere una dieta che includa alimenti di origine animale. È in continuo aumento il numero di persone che sempre più si avvicinano al veganismo, stanche delle menzogne raccontate in ambito alimentare dai media e da quei medici nutrizionisti che, per chissà quali ragioni, vorrebbero che ingurgitassimo quantità industriali di carne e derivati come fonti principali di calcio per evitare che ci si spezzi un femore da un momento all'altro.
Così un tale importante dibattito da cui dipendono le vite di milioni di esseri viventi (umani, animali e perché no, anche vegetali), viene affrontato in modo superficiale quando non addirittura del tutto aleatorio. Ad esempio, se il giornalista è un amante della bistecca, l'uomo si trasforma magicamente in un 'carnivoro', magari estrapolando arbitrariamente frasi da una ricerca scientifica trovata in rete, ed interpretando i dati a proprio piacimento condendoli con un po' di retorica.
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I lettori si ritrovano in uno stato confusionale perpetuo e invece di ricevere informazioni sugli alimenti che dovrebbero essere più o meno adatti alla loro salute (e a quella degli animali che arriveranno nei loro frigoriferi), finiscono per 'raccogliere farfalle' per poi seguire il buon e vecchio 'senso comune' spesso personificato dalla TV e dai suoi “consigli per gli acquisti”, o peggio da idee sbilenche provenienti da tradizioni basate più sul mito che altro, e spesso obsolete.
Eppure i dati sulle potenzialità della dieta vegana come alternativa per una vita più salutare, meno efferata ed invasiva ci sarebbero eccome! In Italia abbiamo la Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana che annovera illustri nomi tra le sue fila: scienziati e ricercatori che da anni studiano il veganismo in tutti i suoi aspetti da un punto di vista rigorosamente scientifico, e che ci forniscono dati certi sul fatto che una dieta vegana possa essere adatta all'uomo in tutte le sue fasi di vita (se non addirittura più salutare di quelle 'tradizionali'), oltre al fatto che mangiar pollo fritto o formaggio siano pratiche assolutamente superflue e culturali, e che quindi nutrirsi di altri animali non è che una abitudine indotta.
Nonostante l'evidente dato che vuole che i vegetariani dalla nascita crescano in forma e in salute in molti casi anche superiore a quella degli 'onnivori', osserviamo vere e proprie 'cacce alle streghe' nei confronti dei vegani, spesso solo perché, come detto, allo 'scrittore di turno' piace il prosciutto e dunque si sente in dovere di giustificare in qualche modo la sua abitudine, dato che tale è il nutrirsi di altri animali e dei loro 'derivati', più che una necessità fisiologica vera e propria.
L'Evoluzione Umana e la Dieta Carnivora: Un'Analisi Scientifica
Il 3 maggio del 2012, il dottor Fabio Perelli ha pubblicato un articolo dal titolo "Il successo evolutivo dei carnivori". Secondo Perelli “Il successo evolutivo e il forte sviluppo demografico della nostra specie sono legati all’acquisizione della dieta carnivora”. Il dottor Perelli si rifà ad uno studio dal titolo Impact of Carnivory on Human Development and Evolution Revealed by a New Unifying Model of Weaningin Mammals, pubblicato il 18 aprile 2012 sulla rivista scientifica Plos one, a firma di Elia Psouni, Axel Janke e Martin Garwicz.
A prendersi la briga di controbattere alle affermazioni del dottor Perelli è il dottor Vincenzino Siani, laureato in Medicina e Chirurgia e in Scienze Naturali, con una laurea specialistica in Scienze della Nutrizione e docente in Ecologia della Nutrizione, oltre ad essere presidente della Società Italiana di Nutrizione Vegetariana. Nella sua lettera inviata alla redazione del giornale L'Unità contro il fazioso articolo di Perelli, il dottor Siani esordisce affermando che “Il consumo di carne non è certo quello che ha determinato l'evoluzione umana”. Quindi continua evidenziando il grave errore 'interpretativo' del dottor Perelli in quanto gli stessi autori della ricerca scientifica da quest'ultimo citata, nel loro paper, affermano testualmente che “Tuttavia, l'impatto specifico del carnivorismo sull'evoluzione umana, sulla storia della vita e sullo sviluppo rimane controverso”.
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Il dottor Siani ci spiega inoltre che “sappiamo bene che i nostri predecessori si nutrivano anche di cibi animali rappresentati, nel caso di Homo habilis, da insetti e invertebrati casualmente presenti su rami, fiori, frutta e semi che costituivano la quasi totalità della sua dieta; successivamente i rappresentanti del genere Homo cominciarono ad approfittare delle carcasse abbandonate sul terreno dai predatori: in tali contesti, comunque, i consumi carnei erano rari, casuali, occasionali e discontinui e non potevano in nessun caso costituire una fonte di nutrienti capace di incidere in modo tale da indirizzare la nostra evoluzione”.
Relativamente al successo evolutivo della nostra specie e alle acquisizioni delle capacità cognitive vi è un generale consenso fra gli esperti sul fatto che la nostra evoluzione dipenda da fattori molto numerosi e di natura varia, ciascuno dei quali rappresentò una parte del contesto ambientale in cui i nostri predecessori subirono le pressioni della selezione naturale. Fra queste forze possiamo enumerare i caratteri fisici dell'ambiente, il clima, la vegetazione, la disponibilità di risorse edibili, la presenza di altre specie animali, la competizione per territorio e cibo e, per l'uomo, la stazione eretta e la conseguente libertà degli arti superiori, le specificità della sua fisiologia che hanno permesso o meno l'accesso ai cibi, la struttura sociale, i caratteri anatomo-funzionali del cervello, le acquisizioni culturali e così via.
Insomma, i fattori che hanno determinato la nostra evoluzione e sopravvivenza sul pianeta sono molteplici e non è stata certamente la carne il fattore determinante che ha permesso la nostra evoluzione, e di certo l'intelligenza ha giocato un ruolo fondamentale.
La Sensibilità Verso gli Animali e il Futuro del Veganismo
La sensibilità verso gli animali è in aumento. Io stesso che ho sessant’anni e sono onnivoro, ormai mangio pochissima carne, quasi niente, e quando mangio la bistecca non provo quel piacere che provavo da giovane.
Esagerare significa dividere ciò che è buono e giusto da ciò che non lo è (tipico atteggiamento del moralista severo). Anche perché tutto questo predispone il vegano ad attaccare il prossimo, maltrattandolo non poco (voi dite a fin di bene) chiamandolo mangiatore di cadaveri, accusandolo di nefandezze varie, e solo perché si era avvicinato al banco della carne in cerca del petto di pollo.
Inoltre, con questi attacchi al prossimo, voi avete tentato (ed è il vostro peccato originale) di estorcerci delle emozioni, insomma, non ve le siete guadagnate, ci avete ricattati. Il ricatto sul breve periodo funziona, sposta l’elettorato ma su molti ricattati poi si è verificato uno nuovo spostamento verso la carne. Molte persone sono tornate alla dieta onnivora.
Il mondo sta cambiando e il veganesimo si serve proprio delle strade che il cambiamento, con lentezza, sta cominciando a gettare.
Un primo cambiamento, primo in ordine di tempo, ma rivoluzionario per molti aspetti è stato il cambiamento dell’agricoltura. Visto che fino a metà Ottocento la principale forza che muoveva il mondo erano i muscoli umani e animali, più umani che animali. Solo nel secondo dopoguerra, cioè qualche minuto fa, rispetto alla millenaria storia del mondo, l’agricoltura è cambiata. L’incubo del reverendo Malthus non si è avverato, è cresciuta la popolazione ed è cresciuta la torta a disposizione per la popolazione. Questa svolta agricola ha cambiato il mondo e ha reso possibile l’impossibile: cibo per tutti.
Sia come sia, l’importante è che oggi possiamo permetterci di essere vegani, abbiamo cibo e integratori, e la possibilità di scelta è una santa e buona cosa. Per questo il consiglio è di non esagerare. Va considerato il paradosso, la sensibilità è aumentata con l’aumento delle rese agricole.
La teoria vegana portata all’eccesso (e basta una richiesta di purezza in più per farlo) sotto la voce sfruttamento non fa cadere solo l’allevamento intensivo, ma anche la domesticazione. Nel corso di millenni e ancora oggi, abbiamo cambiato le qualità e i connotati degli animali, pensate alla distanza che c’è tra l’antenato dei bovino, l’Uro, e i placidi manzi di oggi.
Non possiamo vivere senza considerare la nostra semenza: una certa quantità di sfruttamento è la sola pratica che ci permette di vivere (otto miliardi di cittadini, ovvio, se fossimo solo cinque milioni potremmo vivere raccoglitori, ma sarebbe un’altra vita). L’agricoltura è una pratica basata sullo sfruttamento e a poco valgono le raccomandazioni per un’agricoltura bio. Senza concimazioni, senza monocolture, senza proteggere le piante le rese ottenute non sarebbero sufficienti.
E tuttavia il progresso porta con sé nuove e spesso inattese forme di sfruttamento. Invece di lottare per la purezza, meglio sarebbe lottare per l’innovazione. I vegani dovrebbero lottare per la carne coltivata, per le biotecnologie, le nuove e non le vecchie pratiche agricole. Per una nuova industria alimentare che ci faccia apprezzare al meglio le proteine vegetali. Un vegano dovrebbe lottare per tutte quelle pratiche capaci di addolcire la natura. Non purificarla, ma addolcirla.
La mia speranza è che il veganesimo diventi oltre che una pratica anche uno strumento teorico per meglio inquadrare la natura umana: è necessario accettare e addolcire la nostra fisiologica impurezza, accettare e addolcire le nostre fisiologiche pratiche di sfruttamento.
La Dieta Vegetariana in Italia: Dati e Benefici
Negli ultimi anni la dieta vegetariana si è consolidata tra le abitudini alimentari di una parte della popolazione residente in Italia. Secondo l’Eurispes (dati 2023), il 6,6 per cento circa adotta un regime vegetariano (4,2 per cento) o vegano (2,4 per cento), corrispondente, in numeri assoluti, a poco più di 3 milioni di persone.
Le convinzioni che spingono le persone ad aderire a questi tipi di alimentazione sono quindi numerose. Tra di esse, la consapevolezza che una dieta basata prevalentemente sul consumo di alimenti vegetali può favorire la riduzione del rischio di sviluppare diverse patologie croniche, tra cui alcune forme di cancro, e il desiderio di ridurre l’impatto ambientale determinato dalle produzioni di alimenti di origine animale. A sua volta, questo può avere un beneficio ulteriore, indiretto, per la salute anche umana.
Tipi di Dieta Vegetariana
Prima di entrare nel merito di quali possono essere i vantaggi e gli svantaggi di una dieta vegetariana, è importante fare chiarezza sui diversi tipi di alimentazione che possono rientrare in questa definizione. Tutte le diete vegetariane escludono la carne (di manzo, maiale, agnello, pollo e altri volatili, cervo e così via) e i prodotti da essa derivati (come salumi e carne secca, disidratata o in scatola). I possibili problemi e gli adattamenti necessari sono infatti diversi in base ai tipi di alimenti che vengono esclusi.
- Dieta latto-ovo vegetariana: è a base vegetale, ma include anche latticini, miele e uova.
- Alimentazione latto-vegetariana: come la precedente, con l’esclusione però delle uova.
- Dieta pesco-vegetariana: è a base vegetale, ma include anche pesce e frutti di mare (con o senza uova e latticini).
- Alimentazione vegana: esclusivamente a base vegetale, quindi con l’esclusione di qualsiasi alimento di origine animale, incluso il miele poiché è prodotto dalle api.
Ulteriori stili di alimentazione, per certi aspetti simili alla dieta vegetariana, sono:
- Dieta macrobiotica: si basa sul consumo di cereali integrali e verdure, esclude alimenti trattatati industrialmente (come zucchero bianco, bibite dolcificate, conserve) e limita il consumo di cibi di origine animale.
- Crudismo: stile di alimentazione basato sul consumo di cibi crudi, non lavorati, preferibilmente provenienti da agricoltura biologica. Una regola generalmente seguita da chi consuma questo tipo di alimenti è di consumare cibi che non siano stati sottoposti a temperature superiori a 40-45°C.
- Fruttismo (o fruttarianesimo): dieta basata sul consumo esclusivo o prevalente di frutta. La pratica essenziale del fruttarismo, da cui derivano tutte le altre interpretazioni, prevede il consumo della frutta propriamente detta, degli ortaggi a frutto e dei semi classificati tra la frutta secca.
Benefici per la Salute
Numerosi studi epidemiologici hanno mostrato che una dieta basata su un maggiore consumo di alimenti di origine vegetale aiuta fortemente a mantenere un buono stato di salute. In generale, la dieta di tipo mediterraneo (che pur essendo composta da molti alimenti di origine vegetale non prevede l’esclusione degli alimenti di origine animale) a oggi si è dimostrata la più efficace nel contribuire alla prevenzione delle patologie croniche più diffuse in diversi i Paesi, tra cui il nostro. Tra queste vi sono malattie cardiovascolari, neurodegenerative, diabete e diverse forme di cancro.
Secondo un documento di posizione (“position paper”) elaborato dalla Società italiana di nutrizione umana (SINU) e pubblicato sulla rivista Nutrition, Metabolism & Cardiovascular Diseases, le diete vegetariane, se correttamente pianificate e seguite, possono favorire lo stato di salute. In particolare, chi segue una dieta vegetariana ha un rischio ridotto di ammalarsi di determinate condizioni, tra cui cardiopatia ischemica, diabete di tipo 2, ipertensione, obesità e alcune forme tumorali.
A contribuire alla riduzione del rischio sono diversi fattori. Innanzitutto, le diete vegetariane comportano un ridotto apporto di alimenti ricchi di grassi saturi e un elevato consumo di verdura, frutta, cereali integrali, legumi, prodotti a base di soia, frutta secca e semi (alimenti ricchi di fibre e fitocomposti). In questo modo favoriscono la riduzione dei livelli ematici di colesterolo totale e a bassa densità (LDL) e un migliore controllo del carico glicemico dopo un pasto. In genere queste diete comportano anche un ridotto apporto di zuccheri e sale.
Benefici per l'Ambiente
Le diete basate prevalentemente sul consumo di alimenti di origine vegetale sono studiate per i loro benefici non solo sulla salute, ma anche per l’ambiente. In generale, infatti, gli allevamenti sembrano utilizzare più risorse idriche e di suolo e produrre più gas serra rispetto alle coltivazioni di alimenti vegetali (come legumi e frutta a guscio). È bene però ricordare che mangiare in modo sostenibile non vuol dire solo prediligere il consumo di alimenti vegetali, ma anche ridurre gli sprechi alimentari.
Seguire una dieta vegana, per esempio, permette di consumare circa la metà dell’acqua e produrre un quarto delle emissioni di gas serra rispetto a chi predilige una a elevato consumo di carne. Una simile scelta determina anche una significativa riduzione del consumo di suolo necessario alle coltivazioni, con un impatto sulla biodiversità ridotto di un terzo. Comunque, anche le diete a ridotto consumo di carne permettono di risparmiare stress e risorse all’ambiente, pesando sul pianeta fino a un terzo in meno rispetto a quelle più ricche di questi alimenti.
La relazione tra impatto ambientale e consumo di alimenti di origine animale è ormai chiara e dovrebbe indurre alla loro riduzione: quanto più (se possibile) questa è marcata, tanto maggiori si riveleranno i benefici per l’ambiente.
Nutrienti Preziosi negli Alimenti di Origine Vegetale
Pressoché tutte le linee guida per una sana alimentazione e per la prevenzione di gran parte delle malattie croniche raccomandano di seguire diete ricche soprattutto di frutta e verdura. Lo stesso vale per la prevenzione del rischio oncologico: le persone che seguono diete povere di questi alimenti sono più esposte al rischio di sviluppare diversi tipi di tumore. Via libera dunque al consumo di vegetali, possibilmente non amidacei (quindi diversi dai tuberi). L’ideale sarebbe consumare 5 porzioni al giorno di frutta (circa 150 grammi a porzione) e verdura (circa 200 grammi a porzione).
In linea generale non esistono né divieti categorici né “super-alimenti”. Un primo suggerimento è di favorire la varietà, a partire dal colore dei vegetali. Consumando frutta e verdura fresche, di stagione e diverse tra loro ci si garantisce il massimo apporto possibile delle vitamine e dei sali minerali di cui abbiamo bisogno per proteggere la salute, senza bisogno di ricorrere a integratori, che non hanno quasi mai lo stesso effetto benefico.
Fibra Alimentare e Prevenzione Oncologica
Le fibre alimentari non sono un nutriente vero e proprio, ma un insieme di composti che svolgono numerose azioni positive per la salute, in particolare nell’ultimo tratto dell’apparato digerente, il colon-retto. Malgrado il nostro organismo non possieda gli enzimi necessari per digerirle, i microrganismi ospiti che popolano il tratto intestinale possono utilizzarle come nutrimento, producendo a loro volta alcuni metaboliti dagli effetti benefici per la nostra salute.
Una volta giunte nell’intestino, le fibre facilitano il transito degli alimenti e regolano l’assorbimento di altre sostanze nutritive, favorendo un maggiore senso di sazietà, diminuendo i livelli di trigliceridi e colesterolo nel sangue e riducendo il carico glicemico dei pasti.
Per preservare lo stato di salute, è consigliato per la popolazione adulta assumere 25-30 grammi di fibre al giorno. Per raggiungere questa quantità, è necessario non solo consumare almeno 5 porzioni di frutta e verdura al giorno, ma includere nella dieta anche cereali e derivati, preferibilmente nella versione integrale, oltre a legumi e frutta a guscio.
Fitocomposti
I fitocomposti sono molecole bioattive presenti solo negli alimenti di origine vegetale. Le piante li producono per difendersi da stress ambientali (luce, predatori, insetti, patogeni) e per altre funzioni, per esempio per produrre i pigmenti necessari a richiamare gli insetti e gli altri animali responsabili dell’impollinazione, per cui sono indispensabili alla riproduzione della pianta.
Sono sempre più le evidenze che riconoscono il ruolo positivo dei fitocomposti anche per la salute umana, in particolare nella prevenzione di molte malattie croniche. Non sono nutrienti indispensabili per lo sviluppo, ma alcuni risultati di studi di laboratorio mostrano che alcuni di essi influenzano molte attività biologiche, con un possibile effetto benefico di queste sostanze.
Grassi "Buoni"
Le diete vegetariane sono caratterizzate dall’introduzione di quantità ridotte di grassi saturi, che si trovano in carne e derivati, latte, formaggi e uova. Consumare in eccesso questi tipi di grassi può favorire l’aumento del peso corporeo e quindi aumentare il rischio di sviluppare malattie croniche associate all’eccesso di peso, tra cui i tumori. Inoltre, può aumentare i livelli di colesterolo nel sangue, compromettendo la salute di cuore e arterie.
Viceversa, olio extravergine d’oliva, legumi, semi oleosi e frutta a guscio sono ricchi di grassi insaturi, detti anche grassi “buoni” perché sono alleati della salute dell’organismo. Se assunti in quantità adeguate, aiutano infatti ad abbassare i livelli di colesterolo nel sangue e a mantenere il peso nella norma, riducendo il rischio di sovrappeso, obesità e infiammazione.
In studi recenti in cui i ricercatori hanno confrontato diversi regimi alimentari è emerso che chi segue una dieta vegetariana ha un indice di massa corporea inferiore rispetto a chi segue una dieta onnivora. L’indice di massa corporea è un parametro utilizzato nella scienza della nutrizione per valutare il peso corporeo di un soggetto. Queste e altre ricerche confermano che in un’alimentazione salutare andrebbero privilegiati i grassi insaturi, e quindi gli alimenti vegetali, rispetto ai grassi saturi.
Andrebbero in particolare ridotte soprattutto le carni rosse e i condimenti ricchi di grassi saturi (come burro, strutto e margarina). È consigliata, invece, l’assunzione di pesce azzurro, che contiene tipi di grassi particolarmente importanti per la salute.
Tabella Riassuntiva dei Benefici della Dieta Vegetariana/Vegana
| Beneficio | Descrizione |
|---|---|
| Salute | Riduzione del rischio di malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, ipertensione, obesità e alcune forme tumorali. |
| Ambiente | Minore utilizzo di risorse idriche e di suolo, riduzione delle emissioni di gas serra. |
| Nutrizione | Elevato apporto di fibre, fitocomposti e grassi insaturi. |