Benvenuti sul blog di Farmacia Blasi, il vostro punto di riferimento per una vita salutare e consapevole. Oggi affronteremo un tema molto discusso nel panorama nutrizionale: la dieta aproteica. Scopriremo insieme i possibili benefici che questa dieta può apportare, soprattutto per chi soffre di specifici disturbi renali o epatici, ma analizzeremo con altrettanta attenzione i rischi e le carenze nutrizionali che possono emergere in seguito a una drastica riduzione dell’apporto proteico.
Cos'è una Dieta Aproteica?
Una dieta aproteica è un regime alimentare caratterizzato dalla riduzione significativa dell’apporto di proteine. Questo tipo di regime alimentare può essere particolarmente vantaggioso per individui con determinate condizioni mediche come l’insufficienza renale cronica. In questa condizione, il rene ha difficoltà a filtrare le scorie metaboliche delle proteine, per cui una dieta a basso contenuto proteico può alleggerire il lavoro renale.
La dieta aproteica è un regime alimentare con pochissime proteine e poco sodio. Non è una dieta nel senso più comune del termine ma, bensì, un regime alimentare che medici specialisti consigliano e mettono a punto per pazienti affetti da patologie renali (insufficienza o disfunzioni varie) e/o epatiche (come epatite o cirrosi).
Quando è Indicata?
L'uso di alimenti dietetici aproteici risulta indicato in particolari condizioni congenite patologiche caratterizzate da alterato assorbimento, digestione, metabolismo od escrezione di specifici aminoacidi, così come in caso di affezioni croniche come l'insufficienza renale cronica.
- Pazienti con insufficienza renale cronica.
- Pazienti con cirrosi epatica.
- Pazienti diabetici (come terapia di prevenzione).
Altri casi in cui questa strategia alimentare viene consigliata e adottata, riguardano i soggetti affetti da cirrosi epatica, andando a ridurre al degenerazione delle cellule del fegato (epatociti). La dieta aproteica può anche essere usata come una sorta di terapia di prevenzione, per esempio in pazienti diabetici.
Leggi anche: Dieta contro la carenza di ferritina
Benefici e Vantaggi
I principali vantaggi includono la riduzione del carico sui reni, particolarmente utile in persone con insufficienza renale, e il potenziale controllo del metabolismo dei prodotti azotati.
Lo scopo della dieta è quello di far riposare i reni. In pratica, quindi, se si ingeriscono poche proteine, si va a ridurre il lavoro che fegato e reni sono chiamati a svolgere.
Si definisce ipoproteica qualsiasi dieta caratterizzata da un ridotto apporto di proteine. L'adozione di un simile regime alimentare trova giustificazione in presenza di disfunzioni epatiche o renali.
In tutte le condizioni fin qui elencate, o in presenza di disordini del metabolismo degli amminoacidi dovuti a specifiche carenze enzimatiche (ipertirosinemia, fenilchetonuria, istidinemia, disordini del ciclo dell'urea o acidosi organiche), una dieta ipoproteica è utile per ridurre il lavoro a carico di fegato e reni, prevenendo così la comparsa di disturbi sistemici particolarmente gravi.
Rischi ed Effetti Collaterali
Benché ci possano essere benefici, ci sono anche dei rischi associati a una dieta aproteica, specialmente se non è seguita sotto controllo medico. Una riduzione eccessiva di proteine può portare a carenze nutrizionali, perdita di massa muscolare e problemi immunitari dato che le proteine sono essenziali per costruire e riparare i tessuti corporei.
Leggi anche: Alimentazione e Disbiosi: Guida Completa
Superando la predetta quantità di proteine ingerite, specie per un periodo di tempo eccessivamente lungo, possono insorgere problemi molto gravi perché, in primis, fegato e reni sono chiamati a svolgere un lavoro eccessivo e costante al punto da stressarsi e arrivare fino ad ammalarsi.
- Carenze nutrizionali.
- Perdita di massa muscolare.
- Problemi immunitari.
Alimenti Consigliati e da Evitare
Vanno preferiti gli alimenti a basso contenuto di proteine e aventi, al tempo stesso, un buon valore nutrizionale.
In linea generale, però, l’alimentazione di chi segue una dieta aproteica dovrebbe strutturarsi su quattro pasti giornalieri: colazione, pranzo, cena e uno spuntino pomeridiano. Un menù che, come visto, non elimina carboidrati e zuccheri, predilige frutta e verdura e consente il consumo di proteine.
Alimenti consigliati:
- Frutta come la mela, la pesca, la banana, l’uva, le prugne, il melone.
- Alimenti amidacei come pasta, i cereali, il riso, il pane, ecc. (da preferire sempre i cibi integrali).
- Verdura, sia fresca che surgelata.
- Amido di frumento, fecola di patate, addensanti, destrosio e amido di mais.
Alimenti da evitare:
Leggi anche: Benefici di una dieta sana
- Prodotti in scatola (es. prodotti sotto sale o salamoia).
- Legumi come, per l’appunto, i piselli.
Particolare attenzione, poi, va posta ai cibi ricchi di sodio.
Contenuto proteico in alcuni alimenti
Quasi tutta la frutta è poco proteica, con meno di 1 g di proteine per 100 g. Per contenuto proteico si distinguono l’avocado con 4,4 g.
Nell’ordine, i pinoli (31 g ), le arachidi (26 g), le mandorle (22 g), i pistacchi (18 g) e gli anacardi (15 g).
Agnello e capretto sono fra le carni meno proteiche.
In generale, i crostacei e i pesci grassi presentano una concentrazione proteica al di sopra della media.
Si tratta dell’avena, un cereale antico che ultimamente è stato riscoperto.
Integratori Alimentari: Quando e Come Utilizzarli
Quando si opta per una dieta aproteica, può essere necessario integrare l’alimentazione con specifici integratori alimentari per evitare carenze nutrizionali. Ad esempio, gli integratori di aminoacidi essenziali possono aiutare a garantire l’apporto di quei mattoni fondamentali delle proteine che il corpo non è in grado di sintetizzare. È inoltre importante considerare integratori multivitaminici e minerali per colmare eventuali lacune dietetiche.
Gli integratori alimentari possono essere utilizzati nella dieta aproteica per compensare le carenze nutrizionali derivanti dalla ridotta assunzione di proteine. È essenziale scegliere prodotti di alta qualità che offrano un buon profilo aminoacidico e siano facilmente assimilabili.
Rischi e Controindicazioni degli Integratori
Sì, ci sono rischi e controindicazioni nell’abbinare integratori alimentari ad una dieta aproteica. È essenziale consultare un medico o un dietologo prima di iniziare qualsiasi supplementazione, in quanto l’uso improprio di integratori potrebbe interferire con il bilancio nutritivo necessario e peggiorare eventuali condizioni mediche preesistenti.
L'Importanza della Supervisione Medica
Situazioni diverse ma che rimandano tutte a un fattore fondamentale, la prescrizione e la supervisione medica che deve avvenire sia sulla scelta degli alimenti che sulle quantità. Proprio per questo non esiste una tipologia standard di menù a cui attenersi.
Pertanto, non va assolutamente improvvisata. Sotto consiglio medico, questa dieta è consigliata anche a chi, per anni, ha seguito un’alimentazione ricca di proteine.
Il tutto, ovviamente in accordo con il proprio medico curante, l’unico in grado di prescrivere una dieta aproteica equilibrata e idonea al singolo soggetto.
I soggetti sani e in buona salute, devono infatti seguire un’alimentazione sana, varia ed equilibrata, composta da tutti i nutrienti che il nostro organismo richiede.
L'importante, quindi, è sempre seguire una vita equilibrata. Dall’alimentazione allo stile di vita stesso. Evitando di compromettere la salute dell’organismo e preservando la corretta funzionalità di ogni sua parte.
Dieta ipoproteica e malattia renale cronica
La dieta ipoproteica, nelle sue varie declinazioni (0.8-0.6-0.3alfa kappa g/Kg/die) è la terapia nutrizionale riconosciuta come ideale per pazienti affetti da insufficienza renale cronica, dagli stati intermedi a quelli avanzati. È ormai dimostrato che la dieta ipoproteica riduce i segni e sintomi dell’uremia, ritarda l’avvio del trattamento sostitutivo e sembra aumentare l’aspettativa di vita del paziente.
Per questi motivi altrettanto importante è l’aderenza alla terapia, poiché l’aderenza è il miglior predittore di successo di questo trattamento. Un concetto nuovo ma sempre più adottato è la personalizzazione della terapia nutrizionale, e di conseguenza anche l’aderenza e la verifica della stessa vanno personalizzati caso per caso.
Perché aderire?
La dieta nel trattamento della malattia renale cronica è una terapia e per questo va trattata come si farebbe con una classica terapia farmacologica. Come un farmaco la dieta ipoproteica ha:
- Indicazioni precise per ridurre il sovraccarico di tossine uremiche e ritardare la progressione della malattia renale allo stadio terminale;
- Posologia e adattamenti posologici: in base allo stadio della malattia si procederà dapprima a “normalizzare” l’apporto proteico a 0.8 g/kg/die, per ridurlo successivamente a 0.6.
- Sovraddosaggio ed effetti indesiderati: come per un farmaco, un sovradosaggio, ovvero una riduzione eccessiva delle proteine e dell’introito calorico, ha effetti negativi quali malnutrizione calorico-proteica che aggrava ulteriormente il peso dell’uremia. Quindi il paziente non deve “eccedere” con la prescrizione, perché l’iperaderenza diventa in questo caso una non-aderenza.
- Meccanismo di azione: la terapia nutrizionale aiuta nella riduzione della formazione di tossine uremiche del microbiota intestinale che nei pazienti uremici è disbiotico e concorre a causare un sovraccarico di tossine;
- Controindicazioni: come stati ipercatabolici e affini. Il paziente è tenuto a comunicare al medico ogni variazione di stato, per adattare o se necessario sospendere temporaneamente la terapia, come avviene con taluni farmaci.
- Avvertenze “speciali”: come sindrome nefrosica, diabete, gravidanza ecc.
Come aderire e verificare l'aderenza?
Il tema dell’aderenza alla terapia e della verifica della stessa nasce con la medicina stessa. Già Ippocrate consigliava di “guardare” se i pazienti assumevano le medicine e pozioni che venivano loro suggeriti. Non essendo possibile per il medico attuare un sistema di controllo ferreo su cosa e quanto mangi il paziente, si sono andati evolvendo negli anni diverse modalità di misura dell’aderenza, ma soprattutto si va evolvendo il concetto dell’aderenza stessa.
Termini utilizzati in medicina e che è bene che anche il paziente conosca sono:
- Compliance: è una modalità per cui il medico prescrive e il paziente esegue. È la forma più impersonale di relazione, in cui il medico ha un ruolo di mero “prescrivente” e il paziente di mero “esecutore”, passivo e obbediente.
- Adherence: Si introduce un concetto di “contatto” fra il prescrivente, che ha sempre un ruolo dominante, ma spiega e motiva la prescrizione (spiega al paziente perché e come attuare la terapia) e il paziente che rimane un esecutore, MA essendo stato reso edotto e motivato “accetta” di eseguire.
- Concordance: È un concetto nuovo, in cui entrambi i ruoli del medico e del paziente vengono rinnovati. Il medico oltre a conoscere la materia, per offrire le migliori terapie per quella patologia, deve conoscere il paziente, per offrire la migliore terapia per quella patologia e per quel paziente. Da prescrivente dunque diventa “proponente”. Da parte sua il paziente deve farsi conoscere, deve cercare di capire, deve esprimere i dubbi circa una proposta, le difficoltà nel perseguire un consiglio, riconoscere errori o mancanze. Il paziente da esecutore passivo diventa consenziente e “accettante”, con un ruolo altrettanto attivo. La concordance presuppone dunque un’alleanza terapeutica fra medico e paziente, basata su reciproca conoscenza e fiducia.
La verifica della compliance e della adherence si avvale di metodi diretti o indiretti, soggettivi o oggettivi, ad esempio la riduzione dei parametri ematici o urinari (BUN TUN, fosforo, acidemia) o l’intervista del paziente (diari alimentari, anamnesi alimentari, questionari) che devono essere effettuati in modo preciso e congruo e che rimangono alla base del lavoro del medico.
La concordance invece, trattandosi di un approccio meno standardizzato, non è facilmente obiettivabile o decodificabile, ma si basa spesso su una sensazione di fiducia e di relazione interpersonale fra i due protagonisti della terapia nutrizionale. Tuttavia, ance se non obiettivamente misurabile, quando presente e ben attuata permette di raggiungere risultati oggettivi e talvolta qualitativamente superiori.
Per quanto aderire?
Sfortunatamente, per quanto si riesca a minimizzare l’impatto sulla salute generale, la condizione di malattia renale cronica è per definizione irreversibile. Per tale motivo la terapia nutrizionale deve diventare uno stile di vita a cui il paziente nefropatico dovrà aderire sempre.
La terapia nutrizionale verrà modificata e sarà adattata ai cambiamenti di stato della malattia, ad esempio: dagli stadi iniziali agli avanzati si avrà una riduzione dell’introito proteico, ci sarà un rialzo in terapia dialitica, e in caso di trapianto si ritornerà ad un “ribasso” proporzionale alla funzionalità dell’innesto.
Aproteica, ipoproteica o normoproteica?
Tabella riassuntiva dell'apporto proteico raccomandato in base alle diverse condizioni:
| Condizione | Apporto proteico raccomandato |
|---|---|
| Insufficienza renale cronica (stadi iniziali) | 0.8 g/kg/die |
| Insufficienza renale cronica (stadi avanzati) | 0.6 g/kg/die |
| Terapia dialitica | Apporto proteico aumentato (da valutare con il medico) |
| Post-trapianto renale | Apporto proteico ridotto (proporzionale alla funzionalità dell'innesto) |
tags: #dieta #aproteica #effetti #collaterali