Dieta Chetogenica: Studi Scientifici sull'Efficacia e Applicazioni Terapeutiche

La dieta chetogenica ha guadagnato una crescente popolarità negli ultimi anni, diventando uno dei regimi alimentari più discussi e ricercati a livello globale. Con oltre 25,4 milioni di ricerche uniche, la dieta cheto è stata la più cercata negli Stati Uniti nel 2020. Il mercato globale della dieta chetogenica è stato valutato a 9,57 miliardi di dollari nel 2019, dimostrando un notevole interesse da parte dei consumatori e una rapida crescita dell'industria alimentare legata a questa dieta.

La popolarità di questa dieta, così come delle diete in generale, può essere spiegata dall'epidemia di obesità che affligge gli Stati Uniti e, in particolare, lo stato del Missouri. Nel 2018, la prevalenza dell'obesità negli Stati Uniti era del 42%, con due terzi della popolazione adulta nel Missouri classificati come sovrappeso o obesi. Di fronte alla necessità di perdere peso, molti pazienti si rivolgono a diete popolari, e negli ultimi anni, la dieta chetogenica è emersa come una delle opzioni più in voga.

Con l'aumento dell'interesse per questa dieta, la ricerca scientifica si è concentrata sul suo impatto sulla salute dei pazienti, evidenziando sia benefici significativi, soprattutto in termini di perdita di peso, sia potenziali rischi. Questo articolo fornisce una revisione critica della letteratura recente, con l'obiettivo di offrire chiarezza ai medici che devono consigliare i pazienti sulla dieta chetogenica, evidenziandone i benefici e i rischi.

Cos'è la dieta chetogenica?

La dieta chetogenica si basa sullo sbilanciamento nutrizionale a favore dei grassi, allo scopo di spingere l’organismo a utilizzare quelli forniti con la dieta e quelli accumulati. Ciò farà sì che il nostro organismo, in assenza della comune fonte di zuccheri, produca chetoni che vengono utilizzati per ricavare l’energia necessaria alle attività e alla sopravvivenza dell’organismo.

La dieta chetogenica non è una semplice dieta per dimagrire, non è una dieta iperproteica, ma è una dietoterapia, ovvero una strategia nutrizionale per perdere peso che ha indicazioni e controindicazioni. Inoltre, parliamo di terapia e non di “semplice” dieta perché la chetogenica non può essere “solo” uno stile di vita alimentare quotidiano e continuato. Deve essere seguita per un periodo di tempo determinato, personalizzata sulle caratteristiche fisiche, psicologiche, motivazionali e biochimiche della persona, controllata da un nutrizionista che evidenzi eventuali controindicazioni e segua il paziente nel percorso terapeutico sia per motivarlo che per valutare il suo stato di salute attraverso controlli e esecuzione di esami ematochimici.

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La quantità di grassi (lipidi) forniti con la dieta chetogenica è calcolata dal nutrizionista in modo che sia sufficiente per mandare l’organismo in uno stato di chetosi fisiologica, dunque non pericolosa per la salute e fondamentale per assicurare il fabbisogno energetico cerebrale e cardiaco. In pratica, con l’ingresso in chetosi controllata, l’organismo capisce di non poter disporre del glucosio per ricavare energia e inizia a sfruttare le riserve di grasso (adipe) senza andare a consumare le proteine dei muscoli.

Storia della Dieta Chetogenica

L'uso moderno della dieta chetogenica risale al 1911, quando due medici a Parigi notarono che il digiuno riduceva la gravità delle crisi epilettiche. Tuttavia, fu solo nel 1921 che si tentò di indurre la chetosi come trattamento terapeutico. Il Dr. Rollin Woodyatt scoprì che durante il digiuno, acetone e acido beta-idrossibutirrico apparivano nel corpo. Successivamente, il Dr. Russell Wilder teorizzò che la chetonemia potesse essere prodotta per scopi terapeutici attraverso una dieta a basso contenuto di carboidrati, piuttosto che tramite il digiuno, coniando il termine "dieta chetogenica".

Questa dieta divenne molto popolare nel trattamento dell'epilessia infantile, perdendo però di rilevanza con l'introduzione di farmaci antiepilettici più efficaci. Negli anni '70, la chetosi nutrizionale fu introdotta come concetto per la perdita di peso dal Dr. Robert Atkins, il quale nel suo libro del 1972 descriveva come la riduzione dei carboidrati creasse una "situazione chimica unica nel corpo...

Fisiologia della Dieta Chetogenica

La premessa su cui si basa la dieta chetogenica è la capacità del nostro organismo di utilizzare con grande efficacia le riserve lipidiche quando la disponibilità di carboidrati venga notevolmente ridotta.

L’organismo umano dispone di diverse forme di accumulo di riserve delle quali la più consistente è quella rappresentata dal tessuto adiposo, che in un individuo medio del peso di 70 kg, può ammontare a circa 15 kg, mentre le scorte di carboidrati ammontano a poco meno di mezzo kg. È evidente che le riserve di zuccheri possono garantire energia per periodi di tempo molto limitati, mentre i grassi rappresentano una riserva quasi illimitata di energia.

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I tessuti ricevono energia in proporzione all’effettiva disponibilità di substrati nel sangue. Quando il glucosio è presente in quantità sufficiente allora risulta essere la sorgente di energia preferita da parte della maggior parte dei tessuti del corpo. La restrizione severa dell’apporto di carboidrati, attraverso l’azione su ormoni quali insulina e glucagone, promuove la mobilitazione di lipidi dai tessuti di riserva e la loro utilizzazione a scopo energetico.

Vista la scarsità di glucosio l’acetilCoA presente viene utilizzato per la produzione di corpi chetonici, sostanze dai nomi complessi come acetone, acetoacetato e acido β-idrossibutirrico, che divengono carburante d’elezione per le cellule del Sistema Nervoso Centrale. L’effetto di risparmio delle riserve proteiche potrebbe avvenire attraverso diversi meccanismi: l’uso di proteine è rilevante nei primi giorni della dieta, ma man mano che l’organismo comincia ad utilizzare in maniera preponderante acidi grassi liberi e chetoni per le proprie esigenze energetiche la richiesta di glucosio cala drasticamente, accompagnata della riduzione dell’uso di aminoacidi a scopo energetico.

I chetoni in eccesso, non utilizzati a livello dei tessuti, vengono eliminati attraverso la respirazione in forma di acetone - che impartisce il caratteristico fiato acetosico - e tramite le urine, dove l’eccesso di acidità è tamponato da contemporanea eliminazione di sodio, potassio e magnesio: l’aumentata escrezione di sali è un fatto di cui tenere conto durante una dieta di questo tipo.

La chetosi determina modifiche nella concentrazione di diversi ormoni e nutrienti, tra cui grelina, amilina e leptina e, ovviamente, dei corpi chetonici stessi. È probabilmente attraverso queste variazioni che viene a determinarsi uno degli effetti più rilevanti della dieta chetogenica: la riduzione o la totale scomparsa della sensazione di fame che è tipica della chetosi profonda, indubbiamente una situazione che meglio aiuta a sopportare le rigorose restrizioni alimentari di questa dieta.

Chetosi vs Chetoacidosi

La chetosi fisiologica in un soggetto sano non va assolutamente confusa con la chetoacidosi diabetica, una condizione estremamente grave, potenzialmente fatale, che può svilupparsi in soggetti affetti da diabete di tipo I quando vengano a mancare le necessarie somministrazioni di insulina. In queste condizioni, pur in presenza di un’elevata glicemia, si assiste a un rapido aumento di corpi chetonici nel sangue, su valori pari o superiori a 25 mmol/l, con un loro progressivo accumulo in circolo e scarsa o nulla utilizzazione a livello dei tessuti. Si tratta tuttavia di una situazione patologica che nulla ha a che fare con la chetosi che si instaura in un soggetto sano.

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Indicazioni Terapeutiche della Dieta Chetogenica

Per l’effetto dimagrante rapido, la dieta chetogenica è indicata come terapia in caso di:

  • Obesità con indicazione alla chirurgia bariatrica
  • Obesità con gravi rischi per la salute
  • Sovrappeso significativo
  • Sindrome metabolica
  • Diabete di tipo 2
  • Insulino-resistenza
  • Iperglicemia
  • Ipercolesterolemia
  • Sindrome dell’ovaio policistico
  • Sindrome delle apnee notturne

Tuttavia, la dieta chetogenica ha dimostrato di dar luogo a benefici anche nelle persone che soffrono di emicranie, cefalee e, secondo alcuni studi, anche per prevenire e contrastare l’evoluzione di malattie neurodegenerative come SLA, Parkinson, Alzheimer. Per ogni esigenza clinica esistono diversi tipi di dieta chetogenica, tanto che si parla più correttamente di “diete chetogeniche”.

Una delle applicazioni classiche della dieta chetogenica è il trattamento dell’obesità severa in soggetti accuratamente selezionati: i vantaggi sono rilevanti, per la rapidità dei risultati che accresce notevolmente la motivazione, per la riduzione della sensazione di fame tipica della chetosi, per l’effetto di risparmio sul tessuto muscolare e per la maggior aderenza al piano alimentare che risulta in genere molto facile da seguire.

La dieta chetogenica si presta anche alla realizzazione di programmi commerciali di dimagrimento: è fondamentale in questo caso che il soggetto sia seguito da un team esperto che comprenda medico e nutrizionista per gestire dieta e dimagrimento senza rischio alcuno per il paziente. Altro importante ambito d’applicazione è quello legato alla preparazione di soggetti candidati a chirurgia bariatrica e al trattamento di soggetti che richiedano un rapido calo di peso nella preparazione ad interventi chirurgici o nel trattamento di patologie osteo-articolari in cui il peso corporeo abbia un ruolo determinante.

Studi molto promettenti sono quelli riguardanti l’applicazione della dieta chetogenica nel trattamento della sindrome metabolica, dell’iperglicemia, del diabete e della steatosi non alcolica del fegato, con miglioramenti rilevanti nel quadro clinico dei pazienti trattati.

Dieta Chetogenica e Diabete Mellito

Prima dell'introduzione dell'insulina, la dieta era il trattamento principale per il diabete di tipo 1. Negli ultimi anni, c'è stato un rinnovato interesse per l'uso della dieta chetogenica nel trattamento del diabete di tipo 2, in particolare in combinazione con l'obesità. Studi hanno dimostrato che la dieta chetogenica può migliorare l'iperglicemia riducendo i livelli di glucosio circolante e aumentando la sensibilità all'insulina.

In studi a breve termine, la dieta chetogenica ha mostrato miglioramenti significativi nel controllo glicemico. Tuttavia, studi a lungo termine suggeriscono che, sebbene vi siano benefici iniziali, questi tendono a diminuire nel tempo, probabilmente a causa della difficoltà nel mantenere un regime alimentare così restrittivo.

Per i pazienti con diabete di tipo 1, è fondamentale considerare il rischio di ipoglicemia associato alla dieta chetogenica. Studi osservazionali hanno mostrato un aumento significativo degli episodi ipoglicemici nei pazienti che seguono questa dieta, sottolineando la necessità di una gestione attenta e un monitoraggio rigoroso.

Dieta Chetogenica e Malattie Cardiovascolari

Un'altra preoccupazione comune riguarda l'effetto della dieta chetogenica sui lipidi plasmatici e, più in generale, sui fattori di rischio cardiovascolare. Studi meta-analitici hanno riportato risultati contrastanti: alcuni mostrano un aumento del colesterolo LDL nei pazienti che seguono una dieta chetogenica, mentre altri non evidenziano differenze significative rispetto a diete a basso contenuto di grassi.

Dieta Chetogenica e Tumori

Complessivamente, non è dimostrato un ruolo diretto benefico della dieta chetogenica sulla prognosi delle malattie tumorali ma, agendo in sinergia con altri trattamenti (es. inibitori della fosfoinositide 3 chinasi), potrebbe favorirne la prevenzione, possibilità che giustifica la necessità di ulteriori studi in merito.

Come Impostare una Dieta Chetogenica

La dieta chetogenica si basa sulla riduzione dell’apporto giornaliero di carboidrati al di sotto dei 30 g al giorno. Il contributo proteico, al contrario di quanto comunemente si crede, viene mantenuto su valori di poco superiori a quanto indicato nelle linee guida, valori che oscillano intorno a 1-1,5 g per kg di peso corporeo, attestandosi intorno ai 50/120 grammi giornalieri a seconda delle caratteristiche del paziente.

Ovviamente le proteine devono provenire da alimenti di buona qualità: sono quindi favoriti pesce, carne, uova e yogurt, quest’ultimo in quantità limitate. L’apporto di grassi dovrebbe essere tale da garantire l’apporto calorico desiderato per il soggetto, con netta predilezione per cibi ricchi di grassi insaturi di buona qualità come olio extravergine di oliva, frutta oleosa secca e pesce.

Il consumo di verdure a ridotto contenuto di zuccheri è permesso in quantità libera, mentre per verdure con un contenuto di carboidrati più elevato è previsto un tetto alle porzioni da consumare, tra i 100 e i 200g.

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