In Italia, le principali cause di malattie cirrotiche sono le infezioni da virus epatitici (HBV, HCV e HDV), l’alcol e le malattie metaboliche, come l'eccesso ponderale e un’alimentazione inadeguata, che portano alla Non Alcoholic Fatty Liver Disease (NAFLD) e/o alla Non Alcoholic Steato-Hepatitis (NASH). Oltre a queste, ci sono altre cause meno frequenti di danno epatico cronico, come le epatiti autoimmuni, le emosiderosi e il morbo di Wilson. In Italia, si stimano circa 1.000.000 di persone con infezione attiva da HCV e circa 300.000 portatori di epatopatia cronica HBV-correlata. Il numero di soggetti con epatopatia cronica alcol-correlata o steatoepatite metabolica (NASH) non è noto. Quest’ultima si manifesta inizialmente con l’innalzamento delle transaminasi.
Il 20-30% dei pazienti con epatopatia cronica sviluppa una cirrosi epatica. In Italia, i pazienti cirrotici sono circa 200.000, con una mortalità annua del 5%. Ogni anno, circa 1000 cirrotici accedono al trapianto di fegato. La maggior parte delle epatiti croniche è oggi curabile e l’evoluzione in cirrosi può essere ritardata o prevenuta. Le complicanze della malattia, spesso gravi e mortali, sono gestite meglio, e il paziente cirrotico ha un’aspettativa di vita maggiore. Sono essenziali le novità farmacologiche e le nuove tecniche terapeutiche, ma uno stile di vita igienico e un comportamento alimentare corretto sono fondamentali.
Cenni sui Fabbisogni Nutrizionali nell’Insufficienza Epatica
L’insufficienza epatica può essere lieve, moderata o grave e presentarsi in forma acuta o cronica. Si caratterizza per una riduzione delle funzioni dell’organo. Nelle forme lievi, può essere mantenuta l’alimentazione tradizionale senza necessità di nutrizione artificiale. Si consigliano pasti leggeri, con porzioni moderate, senza trascurare l’apporto nutrizionale complessivo.
Nell’insufficienza epatica moderata e grave, dove talvolta è necessaria la nutrizione enterale o parenterale, si raccomandano i seguenti accorgimenti:
- Esclusione del sale dalla dieta per ridurre la tendenza all’edema e all’ascite.
- Moderazione della quota proteica, con un supplemento di amminoacidi ramificati.
Non si deve ridurre eccessivamente l’apporto di amminoacidi, poiché si altererebbe ulteriormente la protidosintesi del fegato; la conseguente riduzione delle proteine plasmatiche determinerebbe: il crollo della pressione oncotica, con tendenza agli edemi e all’ascite, e minor capacità di coagulazione, con rischio di emorragie. Alcuni autori suggeriscono una dieta più ricca di energia, cioè ipercalorica, apportata prevalentemente da glucosio.
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Regole Generali per la Dieta nell’Epatite
Sia in caso di epatite acuta che cronica, la dieta si pone l’obiettivo di:
- Ridurre l’affaticamento dell’organo.
- Compensare eventuali carenze delle sue funzioni metaboliche.
- Eliminare le cause predisponenti (se dietetiche).
- Prevenire un peggioramento della patologia.
In molti casi non è possibile perseguire tutti gli obiettivi contemporaneamente, rendendo necessaria una scelta in base a fattori primari come la gravità dell’epatite, la funzionalità dell’organo, altre comorbilità, la prognosi e le caratteristiche soggettive del paziente. Pertanto, non esiste una sola dieta per l’epatite, poiché questa va stabilita in base alle condizioni cliniche. Il termine “epatite” può indicare: insufficienza epatica, fibrosi epatica, cirrosi epatica, carcinoma epatico.
Ecco alcune regole condivisibili:
- Abolizione dell’alcol.
- Abolizione di farmaci e integratori alimentari non necessari.
- Abolizione o marcata riduzione di nutrienti “nervini” (caffè, tè, cioccolato), del sale e dello zucchero aggiunto.
- Abolizione di cibi grassi o ricchi di zuccheri raffinati.
- Regolazione dei pasti ed equilibrio nutrizionale (abolire sia il digiuno che l’eccesso calorico, mai oltre il 10% della dieta normo-calorica).
In caso di epatite grave, può essere indicato l’uso della nutrizione enterale o parenterale; la prima è preferibile, perché garantisce il mantenimento della funzionalità dei vari organi digerenti.
Malnutrizione e Cirrosi Epatica
La malnutrizione è un predittore di scarsa qualità della vita, anche nei soggetti sani. Nei pazienti cirrotici, essa porta allo scompenso epatico (ascite, encefalopatia epatica e sanguinamento delle varici) e, di conseguenza, alla morte. Modifiche dello stato di nutrizione correlano sia con la gravità sia con la progressione della malattia epatica. La malnutrizione nella cirrosi è secondaria a un processo multifattoriale.
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I principali fattori che contribuiscono alla malnutrizione in pazienti con epatite cronica sono:
- L’insufficiente assunzione di nutrienti.
- L’ascite che porta a compressione gastrica.
- L’encefalopatia epatica che provoca un alterato stato di coscienza con diminuita assunzione di alimenti.
- Le diete restrittive.
Contribuiscono al deficit nutrizionale le alterazioni metaboliche del glucosio, dei lipidi e delle proteine, insite nella malattia epatica; le alterazione dei consumi energetici; le diminuzione dei livelli di glicogeno e la ridotta capacità di immagazzinare sostanze nutritive; l’ insulino-resistenza; il malassorbimento, causato dal deficit di sali biliari, nelle forme colestatiche; la proliferazione batterica dell’intestino tenue; l’enteropatia ipertensiva portale.
I pazienti con cirrosi avanzata presentano un’attivazione del catabolismo proteico e della lipolisi che riduce entrambi questi compartimenti, portando ad una condizione di sarcopenia (deplezione della massa muscolare) nel 30-70% dei pazienti. Molti studi hanno riportato come la sarcopenia sia associata a una maggiore mortalità. Tra i fattori responsabili della sarcopenia, sono da indicare i bassi livelli di testosterone, l’iperammoniemia, la diminuzione dell’ormone della crescita e l’infiammazione cronica.
La presenza di co-fattori di danno epatico (alcol, obesità, diabete, insulino-resistenza, dislipidemia, tossici) accelera l’involuzione della cirrosi, riduce le possibilità di successo delle terapie, incrementa il rischio di epatocarcinoma e condiziona l’eleggibilità al trapianto. La valutazione dello stato nutrizionale dovrebbe essere alla base di una corretta gestione del paziente con cirrosi epatica.
Alimenti Consigliati e da Evitare
È sempre opportuna una dieta varia ed equilibrata. In caso di sovrappeso, dislipidemia o accertata insulino-resistenza, ridurre l’introito di carboidrati a rapido assorbimento e di grassi animali, mantenendo un introito adeguato di proteine. È importante mantenere una costante attività fisica, compatibile con le proprie condizioni cliniche generali (sport leggero, passeggiate a passo veloce), evitando tuttavia sforzi fisici eccessivi in presenza di scompenso.
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I pazienti con cirrosi compensata non devono limitare l’introito calorico (35-40 kcal/kg/ die), né quello proteico (1,2-1,5 g/kg/die). È indicato consumare 4-6 piccoli pasti durante il giorno, compreso uno snack prima di coricarsi, per ridurre i periodi di digiuno, che possono accentuare il catabolismo.
Alimenti da evitare: astensione da tutte le bevande alcoliche (vino, birra, aperitivi, superalcolici).
Esempi di Diete
La dieta alimentare sarà differente, a seconda dello stato evolutivo della malattia. Per esempio:
Cirrosi Epatica in Fase di Compenso (Dieta Iperglicidica, Ipolipidica e Iperproteica)
- Caffè e tè se tollerati e/o graditi
- Latte parzialmente scremato gr. 150
- Fette biscottate gr. 20
- Marmellata gr. 30
- Zucchero gr. 10
- Pasta gr. 130
- Parmigiano grattugiato gr. 5
- Carne gr. 120
- Formaggi e latticini gr. 100
- Pane gr. 160
- Verdure e ortaggi gr. 400
- Frutta gr. 400
- Olio di oliva gr. 20
Cirrosi Epatica in Fase Ascitica (Dieta Moderatamente Ipolipidica e Iposodica Severa)
- Caffè e tè se tollerati e/o graditi
- Latte scremato gr. 180
- Pane tostato senza sale gr. 200
- Marmellata gr. 30
- Zucchero gr. 30
- Pasta gr. 130
- Carne gr. 120
- Formaggi e latticini gr. 100
- Verdure e ortaggi gr. 300
- Frutta matura gr. 400
- Olio di oliva gr.
Carboidrati e Sport
I carboidrati rivestono da sempre una grande importanza nell’alimentazione di uno sportivo. Essi svolgono una funzione principalmente energetica, in particolare durante l’attività fisica intensa l’energia viene prodotta dal glucosio ematico e dal glicogeno epatico e muscolare. Pertanto, un apporto adeguato è necessario per garantire le riserve glucidiche su valori appropriati, d’altro canto un apporto eccessivo può essere trasformato in grasso e comportare un suo accumulo nell’organismo.
La disponibilità dei glucidi influenza il metabolismo delle proteine e dei grassi. In condizioni normali e nel digiuno a breve termine i carboidrati sono la fonte energetica utilizzata dal sistema nervoso centrale (SNC). Questo potrebbe spiegare perché in presenza di una concentrazione glucidica ridotta si assiste alla comparsa del senso di fatica e a una minore intensità di lavoro fino all’impossibilità di protrarlo. Una dieta ipoglicidica aumenta anche il rischio di infortuni, in virtù dell’importante ruolo che i carboidrati svolgono nel mantenimento del SNC della coordinazione neuromuscolare.
Il Glicogeno e la Performance
Il glicogeno muscolare rappresenta la principale fonte energetica per la contrazione muscolare. L’organismo umano può immagazzinare al massimo 15 g di glicogeno per ogni kg di massa corporea. La dieta ne influenza profondamente le riserve: in condizioni di un digiuno di 24 ore o di una dieta normocalorica ma ipoglucidica le riserve di glicogeno sono ridotte sensibilmente mentre una dieta normocalorica ma iperglucidica può in pochi giorni raddoppiare le riserve.
Una dieta a basso tenore di carboidrati esaurisce rapidamente il glicogeno epatico e muscolare e questo si ripercuote negativamente sulla performance sia aerobica sia anaerobica.
Ecco una tabella riassuntiva della quantità di carboidrati raccomandati per gli atleti, in base al tipo di esercizio:
| Tipo di Esercizio | Quantità di Carboidrati Raccomandata (g/kg/die) |
|---|---|
| Esercizio di resistenza | 6-10 |
| Esercizio di forza | 4-7 |
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