Dieta Mima Digiuno e Sclerosi Multipla: Studi e Prospettive

La Sclerosi Multipla (SM) è una malattia neurodegenerativa demielinizzante, caratterizzata da lesioni a carico del sistema nervoso centrale. Classificata per la prima volta nel 1868, evidenze cliniche e sperimentali indicano che alla base della SM vi è una reazione del sistema immunitario con un attacco contro la mielina.

Nonostante non ci sia una cura definitiva, gli studi hanno portato ad identificare diversi approcci che aiutano a migliorare la qualità di vita delle persone affette da SM. La ricerca, negli ultimi anni, ha fatto importanti scoperte per una patologia che potremmo definire “complessa” proprio per i molteplici modi e le diverse forme con cui tende a manifestarsi.

L’alimentazione svolge un ruolo importante nel paziente con Sclerosi Multipla. Una dieta nutrizionalmente bilanciata e la scelta di alcuni cibi aiutano a supportare il sistema nervoso centrale.

Il Ruolo della Dieta Mima Digiuno

Uno studio recente, pubblicato sulla rivista scientifica Cell Reports e diretto dal Prof. Valter Longo, evidenzia proprio il connubio che esiste tra i due fattori. Periodicamente nel tempo potrebbe rallentare il decorso della malattia favorendo la riparazione delle lesioni nel sistema nervoso. A rivelarlo è uno studio pubblicato su Cell Reports e condotto da Valter Longo dell’Istituto Firc di Oncologia molecolare di Milano e dell’Università della California Meridionale.

Longo ha testato la dieta mima-digiuno su topi con sclerosi multipla. Come afferma il Prof. Longo nel suo libro “La Dieta della Longevità”, nei primi esperimenti sui topi, il digiuno attivava le cellule staminali nel sangue che possono generare, a loro volta, cellule del sistema immunitario di vario genere.

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L’idea che si concretizzò era quella di alimentare i topi con un tipo di dieta che imitasse gli effetti del digiuno e che portasse alla rigenerazione di cellule sane, uccidendo però prima quelle danneggiate. I risultati sono stati sorprendenti!

Notevole è stata la riduzione dei sintomi, abbassando in modo significativo la percentuale delle componenti autoimmuni nocive, cioè quelle che portano ad un’alterazione anatomica e dannosa del distretto colpito. Nel 50% dei topi, si è osservata così una forte diminuzione dei sintomi, mentre nel 20% si è verificata una completa regressione. La DMD ha rigenerato la mielina danneggiata nel midollo spinale, ossia il rivestimento dei neuroni che permette la corretta trasmissione degli impulsi nel nostro sistema nervoso.

Trials Clinici sull'Uomo

Stabilire la potenziale efficacia della DMD su pazienti affetti da SM è stato possibile tramite uno studio pilota condotto su 60 partecipanti. Il primo gruppo ha seguito per 7 giorni il regime alimentare della DMD e nei sei mesi successivi una dieta a base vegetale, altri una dieta chetogenica ed alcuni non hanno modificato il loro stile alimentare.

I ricercatori hanno così valutato la qualità di vita dei pazienti soggetti al ciclo di Dieta Mima Digiuno, con evidenti miglioramenti della salute fisica e mentale. “Negli uomini - spiega Longo - tale dieta ha migliorato la qualità della vita e diminuito i sintomi, ma per ora abbiamo fatto un solo ciclo di 7 giorni (seguito da una dieta mediterranea), e quindi è possibile che facendo cicli multipli di dieta (come fatto sui topi) gli effetti ‘terapeutici’ aumentino”.

COS'È LA DIETA MIMA-DIGIUNO«La dieta mima-digiuno è stata sviluppata per agire contro i meccanismi di invecchiamento del corpo umano», spiega il suo ideatore Valer Longo. «Non è un digiuno radicale e neppure si può considerare una dieta "tipica", perché non è continuativa: va seguita a cicli periodici, che durano 5 giorni (nel caso della sclerosi multipla, sono stati prolungati a 7). La persona assume una serie di alimenti a basso contenuto di proteine e di zuccheri e a relativamente alto contento di certi tipi di grassi».

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«Di certo - sottolinea Longo - non ci si può improvvisare: il regime alimentare andrà prescritto e sarà disponibile solo sotto stretto controllo medico e nel caso di pazienti affetti da sclerosi multipla anche dal neurologo.

Come Agisce la Dieta Mima-Digiuno sul Sistema Immunitario

Da quello che si è osservato, sia negli esperimenti su topi, sia in quelli compiuti sull'uomo, la dieta mima-digiuno agisce sul sistema immunitario. «Durante questo programma alimentare, viene distrutta un'alta percentuale di cellule immunitarie, che sono proprio quelle responsabili della sclerosi multipla», aggiunge Longo.

La sclerosi multipla è una patologia autoimmune, perché il sistema immunitario va ad attaccare e a distruggere qualcosa che appartiene al corpo umano: in questo caso, la mielina, la "guaina di rivestimento" dei neuroni, che permette la corretta trasmissione degli impulsi nel nostro sistema nervoso. I malati di sclerosi multipla (in Italia sono circa 68mila) mostrano difficoltà motorie e sensoriali. In pratica, è come se il nostro sistema di difesa considerasse la mielina qualcosa di estraneo.

I Cibi Giusti Permettono di Ricostruire la Mielina

Ma la dieta mima-digiuno ha mostrato anche altro. «Oltre alla distruzione di cellule immunitarie che agiscono sulla mielina, si è visto che questo regime alimentare va ad attivare le cellule staminali del sangue, che danno vita a nuove cellule immunitarie. La loro caratteristica? Non attaccano più la mielina e quindi non hanno più questa funzione auto-immunitaria», precisa Longo.

«Inoltre, il passaggio a una dieta mediterranea, dopo 7 giorni di "mima-digiuno", promuove gli oligodendrociti (cellule speciali che hanno la funzione di foderare di mielina le parti di neurone, lungo le quali corre l'impulso nervoso) a ricostruire la mielina danneggiata.

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I Risultati del Primo Studio Pilota

«Abbiamo condotto la sperimentazione su un campione di pazienti che è ancora piccolo, appena 48. Ma questo ci ha permesso di giungere ad alcune conclusioni importanti», racconta Longo. «La prima è che questo regime alimentare non presenta effetti tossici, a meno che non vengano assunti altri farmaci, ed è per questo che raccomandiamo il controllo medico. La seconda è che i pazienti con sclerosi multipla hanno ricevuto dei benefici».

Lo studio-pilota ha evidenziato che i pazienti si sentivano bene psicologicamente e fisicamente. E che c'erano miglioramenti significativi anche delle condizioni mediche, rilevate dopo l'esame neurologico.

Sebbene la dieta mima digiuno (FMD) si sia dimostrata sicura e fattibile in diversi contesti clinici, mancano ancora dati sul suo utilizzo nei pazienti con sclerosi multipla (SM). L'obiettivo primario dello studio è indagare la sicurezza e tollerabilità della FMD in pazienti con SM recidivante-remittente (RR). Gli obiettivi secondari sono valutare la compliance dei pazienti alla FMD, i cambiamenti nello stato nutrizionale e di salute generale.

Abbiamo incluso N=22 pazienti [donne:63,6%; età media (SD) e durata della malattia:44 (6,8) e 11,6 (6,9); EDSS mediana (range):1 (0-2,5)]. I pazienti che hanno completato i 3 cicli sono 17, 20 hanno completato 2 cicli, 22 hanno completato il primo ciclo. Non sono emersi eventi avversi (AE) gravi. L'AE più frequente è stato l'affaticamento. Non sono stati riscontrati cambiamenti significativi di BMI, peso e PHA. L'ipoglicemia (glucosio< 70 mg/dl) è stata osservata in n=4 pazienti dopo il 1° ciclo, n=2 dopo il 2° ciclo e n=4 dopo il 3° ciclo. Tutti gli altri esami del sangue sono rimasti nei limiti della norma. Nei 17 pazienti che hanno completato lo studio non sono stati osservati cambiamenti nello stato di disabilità o nell'attività della Risonanza Magnetica.

Non sono emersi problemi di sicurezza per la FMD nei pazienti affetti da SMRR. Abbiamo osservato solo sintomi moderati insieme a una stabilità generale in termini di composizione corporea, stato nutrizionale ed esami del sangue. Sono necessari studi controllati e randomizzati di grandi dimensioni per confermare i nostri risultati.

Criticità e Considerazioni

Durante l’edizione 2021 del congresso nazionale della SINU - Società Italiana di Nutrizione Umana - Francesco Sofi, Professore Associato di Scienze dell’Alimentazione presso l’Università degli Studi di Firenze, ha presentato i risultati di una interessante review dal titolo Fasting-mimicking diet a clarion call for human nutrition research or an additional swan song for a commercial diet? (La dieta mima-digiuno: rivoluzione scientifica oppure solo una delle tante diete commerciali?).

Traggono origine da numerosi studi svolti ormai da decenni che hanno indagato l’effetto sulla sopravvivenza legato a periodi di digiuno o di restrizione calorica sia su organismi unicellulari come lieviti e muffe sia su organismi pluricellulari, partendo dai modelli murini (sui topi) fino ad arrivare agli studi sulle scimmie.

Va detto innanzitutto che il digiuno induce chetogenesi. La mancanza di glucosio come fonte energetica porta l’organismo a mobilitare le riserve di grasso del tessuto adiposo. I trigliceridi vengono scissi ad acidi grassi e glicerolo. Il fegato converte gli acidi grassi in corpi chetonici che diventano la fonte energetica principale per molti tessuti, tra cui in particolare quello cerebrale. I corpi chetonici però sono anche potenti mediatori chimici che producono effetti importanti sul funzionamento delle cellule e degli organi.

Purtroppo no. Partendo da pochi studi sull’uomo, alcuni dei quali gravati da errori metodologici non trascurabili, descritti in dettaglio nella mia review, e con una forza statistica ancora non sufficiente, negli ultimi anni si è andati incontro a un’applicazione non congrua nell’uomo, saltando alcuni gradini della ricerca che sono invece indispensabili e che tuttora mancano.

Sì, la cassa di risonanza mediatica ha amplificato una deriva di natura commerciale di alcune diete, compromettendo la natura scientifica del lavoro svolto finora, anticipando conclusioni che non è ancora possibile trarre. Si rischia così di buttare all’aria una lunga serie di studi sperimentali a causa di un approccio sbagliato sull’uomo. Non c’è ancora uno studio scientifico che renda il dato clinicamente rilevante nella nostra specie.

No. Questo è uno dei problemi principali. Gli studi finora sono stati svolti con protocolli molto diversi, a volte con regimi di restrizione calorica non ben definiti o che non tenevano conto delle necessità energetiche variabili da persona a persona. Le differenze di peso, genere, livello di attività fisica durante la giornata sono caratteristiche che rendono i soggetti non paragonabili tra loro. Questo rischia di indurre comportamenti di compensazione scorretti nei giorni “normali”. Anche gli schemi di alternanza tra digiuno e dieta libera sono numerosi. Tutto ciò rende praticamente impossibile fare dei confronti tra diverse ricerche per trarre conclusioni univoche, scientificamente fondate e condivisibili.

Le diete tradizionali si basano su una restrizione calorica moderata, per esempio del 20% in meno rispetto al fabbisogno calorico di una persona. Di solito sono mirate alla perdita di peso e non vanno a intaccare il modo in cui si assume abitualmente il cibo. Parlando invece di regimi che prevedono il digiuno occorre distinguere in modo chiaro due filoni di ricerca ben distinti tra loro. Uno è quello del digiuno intermittente, caratterizzato dall’alternanza di giorni di digiuno completo con giorni di dieta libera. Sono stati proposti vari protocolli, per esempio digiuno a giorni alterni (1:1), due giorni di digiuno e cinque di dieta ad libitum alla settimana (2:5), oppure 1:6. L’altra linea di ricerca, invece, è quella della crono-nutrizione, che non interviene sull’apporto calorico quotidiano, ma limita il periodo durante il quale si assume il cibo nell’arco della giornata.

Probabilmente in futuro si arriverà a capire se per l’organismo è più salutare limitare l’assunzione calorica a un arco ristretto di ore della giornata o se è più conveniente fare periodicamente un giorno intero di digiuno. I nostri ritmi di vita e l’abbondanza di cibo ci portano adesso a introdurre cibo anche nell’arco di 14-16 ore. Ridurre progressivamente questo intervallo a 12 e poi a 8 ore, tenendo conto anche del cronotipo della persona, potrebbe portare di per sé anche a una restrizione calorica, ma soprattutto potrebbe rivelarsi utile per le esigenze dell’organismo in chiave di salute e longevità. L’intervallo di ore di digiuno, pur rimanendo uguale, può essere tarato in modo diverso a seconda dei ritmi circadiani di ognuno.

Purtroppo questi approcci non sono facili da seguire né esenti da effetti indesiderati. Ciò è testimoniato anche dal fatto che alcuni studi hanno avuto un’elevata percentuale di partecipanti che non li ha portati a termine (drop-out). Il digiuno o la forte restrizione calorica possono indurre affaticamento, debolezza, cefalea, disturbi della memoria, dolori muscolari, crampi addominali e nausea. Anche per chi riesce a mantenere lo schema dietetico che viene proposto, il rischio a lungo termine è quello di andare incontro involontariamente, nel lungo periodo, a malnutrizione, in particolare a insufficienza di macro- e micronutrienti.

La dieta, naturalmente, influenza il metabolismo delle cellule dell’organismo, tra le quali ci sono anche le cellule del sistema immunitario, il cui compito è quello di proteggerci dalle infezioni.

Circa dieci anni fa il Professor Giuseppe Matarese, un immunologo impegnato nella battaglia contro la sclerosi multipla, ha dimostrato che nei modelli animali in cui è stata indotta la sclerosi multipla “sperimentale” il digiuno (o la dieta ipocalorica) ritarda l’insorgenza dei sintomi e migliora l’andamento della malattia.

Questi studi sono promettenti, e già alcuni ricercatori hanno iniziato dei trial clinici, sotto stretto controllo medico, per valutare gli effetti della dieta sull’andamento della sclerosi multipla.

Un primo studio, diretto dal prof. Longo, ha esteso a un piccolo gruppo di persone con sclerosi multipla un protocollo che prevede il digiuno, e ha poi valutato la qualità di vita dei pazienti. I risultati sono incoraggianti, per quanto molto preliminari, e si auspica che vengano confermati in studi più approfonditi, che coinvolgano un numero elevato di pazienti, e che misurino anche parametri oggettivi come la presenza o meno di lesioni evidenziate alla risonanza magnetica e i dati clinici.

Questo ricercatore ha sviluppato un sistema nutrizionale, da rispettare per pochi giorni all'anno, che - secondo studi preliminari - potrebbe garantire un qualche beneficio in termini di aumento dell'aspettativa di vita e miglioramento dello stato di salute generale.

Consumare prevalentemente proteine di origine vegetale a discapito di quelle animali provenienti dalla carne e dai formaggi. Queste attiverebbero i geni promotori della crescita, dell'invecchiamento e talvolta della degenerazione (fino al cancro).

Verificare di essere idonei alla dieta mima digiuno: la dieta mima digiuno esercita una serie di effetti abbastanza radicali (riduzione ed espansione dei tessuti e degli organi, ad esempio il fegato e i muscoli). Non tutti sono in grado di tollerarla e, per certi individui, può risultare "disagevole". E' assolutamente sconsigliata a chi soffre di certe malattie.

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