Dieta Alcalinizzante: Benefici e Alimenti

Alimentazione, cibi nocivi o miracolosi sono gli argomenti al centro dell’attenzione dei media da diversi anni. “Siamo ciò che mangiamo” è un detto veritiero quando si parla di salute in generale. Quando alla dieta viene però attribuito un ruolo più preciso, come quello di terapia per curare una malattia (tendenza sempre più diffusa fra i pazienti), è estremamente importante capire la provenienza delle informazioni, quali studi sono citati e come sono stati condotti.

Cos'è la Dieta Alcalina?

La cosiddetta dieta alcalina si basa sull’assunzione di alimenti che, secondo chi la sostiene, dovrebbero portare il pH del corpo verso l’alcalinità (il contrario dell’acidità). Secondo alcuni questa dieta avrebbe proprietà benefiche anche contro il cancro. La base teorica, per così dire, di questa credenza non scientifica è spiegata in dettaglio in questa scheda.

Caratteristiche Principali

  • Prevede un'alimentazione ricca di frutta, verdura, legumi e cereali come quinoa e miglio.
  • Esclude carne, latticini, uova e cereali raffinati, puntando su alimenti ritenuti alcalinizzanti.
  • È simile a una dieta vegetariana ricca di fibre.

Come Funziona la Dieta Alcalina?

La dieta alcalina prevede il consumo di cibi alcalinizzanti in grado di influenzare positivamente il pH del sangue, il cui valore standard oscilla tra i 7,35 e i 7,45, quindi leggermente alcalino. La dieta alcalina consiglia di consumare ogni giorno il 70-80% di alimenti alcalini ed il 20-30% di alimenti acidi.

Per capire se possa esserci qualcosa di vero, occorre partire dal termine alcalino che si riferisce a un parametro chimico: il grado di alcalinità, indicato da un valore di pH superiore a 7.

Il pH misura la concentrazione degli ioni idrogeno in un liquido, e quindi la sua acidità o alcalinità. I valori del pH vanno da 0, proprio degli acidi più forti, fino a 14, che rappresenta il massimo dell’alcalinità. Le sostanze alcaline sono dette anche basi, e una sostanza con pH molto alto è definita una base forte. Il valore intermedio della scala, il 7, è quello dell’acqua distillata, ovvero acqua in cui non è disciolta alcuna sostanza in grado di spostare l’equilibrio verso l’acidità o l’alcalinità. L’acqua distillata quindi ha pH neutro e non è né acida né alcalina.

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Nella vita quotidiana possiamo venire in contatto con sostanze più o meno acide - come il succo di limone, l'aceto e il caffè - o più o meno basiche - dall’ammoniaca fino alla soda caustica (di cui è nota l’estrema pericolosità dovuta proprio al fatto che è estremamente basica).

I succhi gastrici che ci aiutano a digerire i cibi sono fortemente acidi (hanno un pH compreso tra 1 e 2): contengono infatti acido cloridrico, una sostanza che viene venduta, diluita e impura, anche con il nome di acido muriatico.

Il nostro sangue è leggermente alcalino ed in condizioni normali il suo pH varia tra 7,35 e 7,45. Il mantenimento di questi valori è dato dal sottile equilibrio tra produzione ed escrezione di sostanze alcaline ed acide, a cui partecipano soprattutto i reni ed i polmoni. Indipendentemente dalla dieta, il normale metabolismo genera ogni giorno enormi quantità di acidi volatili (eliminati con la respirazione) e fissi (eliminati dal rene).

Il sangue e i tessuti sono leggermente alcalini, con lievi oscillazioni attorno al valore di pH 7,4. L’equilibrio attorno a questo valore (con limitate escursioni fino a 7,3 o a 7,5 per qualche minuto) è cruciale per il funzionamento dell’organismo. Questo equilibrio, detto equilibrio acido-base, è mantenuto grazie a meccanismi automatici molto efficienti, basati sulla respirazione (che insieme all’aria espirata fa uscire dall’organismo le sostanze volatili in eccesso). In misura minore il pH del sangue rimane stabile anche grazie all’attività dei reni, che con le urine elimina le sostanze non volatili responsabili di un eventuale squilibrio.

Quando assumiamo una sostanza acida (come una spremuta di agrumi o un succo di pomodoro) o una alcalina (come un cucchiaio di bicarbonato di sodio), il corpo si mette subito in moto: alcuni sensori avvertono lo squilibrio e attivano i meccanismi che permettono al pH del sangue di tornare al valore di 7,4. Se qualcosa non funziona, l’organismo entra in uno stato di acidosi metabolica o, al contrario, di alcalosi metabolica, che rischia di portare alla morte in breve tempo.

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Oltre ai sistemi omeostatici già descritti, intervengono altri meccanismi biologici chiamati sistemi tampone, capaci di neutralizzare efficacemente parte degli acidi. Tra questi, il principale è il sistema acido carbonico/bicarbonato di sodio.

Queste premesse sono necessarie per rispondere alla domanda cruciale: che senso ha una dieta alcalina che punta ad alcalinizzare l’organismo dal momento che tutto il nostro metabolismo lavora per evitare che ciò accada? Di fatto è praticamente impossibile modificare in modo sostanziale il pH dell'organismo perché siamo costruiti in modo da impedire che questo avvenga.

Quando Fare una Dieta Alcalina?

La dieta alcalina è utile in contesti in cui si assume una quantità eccessiva di cibi acidi. Questi non solo andrebbero ad acidificare il sangue, ma comporterebbero anche la perdita di vitamine e minerali essenziali.

Una carenza vitaminica, come un ridotto apporto di calcio, favorirebbe l’indebolimento delle ossa e, di conseguenza, lo sviluppo dell’osteoporosi. Adottare una dieta alcalina significa basare la propria alimentazione su tutti quegli alimenti utili ad alcalinizzare il sangue e a migliorare il nostro stato di salute.

Benefici e Controindicazioni della Dieta Alcalina

La dieta alcalina può portare ad alcuni benefici sul nostro organismo, tuttavia, come tutte le diete che eliminano determinati gruppi alimentari, comporta anche un notevole rischio di carenze nutrizionali. Vediamo più nel dettaglio quali sono le conseguenze di questo regime alimentare.

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Benefici della Dieta Alcalina

La dieta alcalina sembrerebbe avere degli effetti benefici sul nostro organismo, grazie a un abbondante apporto di vitamine, minerali e antiossidanti che troviamo nella frutta e nella verdura. Una dieta alcalina, in termini di apporto di fibre, somiglia a una dieta vegetariana. I benefici del consumo di frutta e verdura non sono diversi da quelli di qualsiasi altro regime alimentare.

Un consumo adeguato di frutta e verdura, infatti, migliora il rapporto sodio-potassio e la disponibilità di magnesio con benefici per la salute delle ossa, riduzione della perdita di massa muscolare e di malattie croniche tra cui l’ipertensione.

Il consumo ridotto (se non l’esclusione totale) di latticini, carne e cereali dovrebbe metterci al riparo dal sovrappeso e, secondo alcuni, anche da patologie più gravi, come il cancro o l’osteoporosi. La ricerca scientifica ha tuttavia confutato queste teorie e dimostrato che una dieta che influisce sul pH del sangue non rappresenta una cura per alcuna malattia.

Controindicazioni della Dieta Alcalina

A dispetto di ciò che la dieta alcalina predica, escludere tante categorie di alimenti può causare l’effetto opposto, esponendoci a un’importante carenza di nutrienti. Eliminare la carne, per esempio, porta spesso a una carenza di vitamina B12, riscontrabile anche in un piano alimentare vegano. Per tale motivo, spesso è necessario ricorrere a integratori specifici per compensare questa mancanza. Inoltre, l’eccesso di fibre non sempre è un bene.

Ne sono un esempio i pazienti colpiti dalla sindrome dell’intestino irritabile: in alcuni casi, consumare troppe fibre (in particolare quelle insolubili) può provocare gonfiore e diarrea. Infine, una dieta a base principalmente vegetale è controindicata nei pazienti che soffrono di malattie renali, a causa dell’elevato contenuto di potassio.

Più rare, ma pur sempre possibili, sono le condizioni di alcalosi metabolica, che si accompagnano a crampi, spasmi muscolari, irritabilità ed ipereccitabilità.

La controindicazione principale della dieta alcalina è la stessa di molte altre diete che eliminano determinate categorie di alimenti: il rischio di carenze nutrizionali. In questo caso, con l’esclusione degli alimenti di origine animale, vengono meno le proteine ad alto valore biologico e la vitamina B12.

Dieta Alcalina e Cancro

La dieta alcalina viene spesso promossa come rimedio naturale contro il cancro. Questo falso mito nasce dall’idea che i tumori si sviluppino in ambienti acidi e che modificare il pH del corpo per avere un ambiente corporeo meno acido possa ostacolare la crescita tumorale. Si tratta però di una convinzione infondata: il nostro corpo mantiene il pH del sangue stabile e non può essere modificato in modo significativo attraverso l’alimentazione.

I tumori possono alterare il pH locale nei tessuti, ma non dipendono dal pH generale dell’organismo. Non esistono prove scientifiche che colleghino efficacemente dieta alcalina e cancro e anzi, queste teorie rischiano di allontanare da cure mediche efficaci.

Si possono davvero trarre benefici anticancro mangiando cibi che al di fuori dell’organismo tendono a essere basici, come alcuni frutti e alcuni legumi? A tale scopo, la risposta è no. Qualunque cibo viene infatti rapidamente in contatto con i succhi gastrici presenti nello stomaco, che sono molto acidi e ne neutralizzano l’alcalinità, rendendo l’alimento neutro o addirittura acido prima ancora di essere assimilato.

Se anche esistesse un cibo capace di mantenere la propria alcalinità dopo aver attraversato lo stomaco, e di alterare il pH del sangue e dei tessuti, l’organismo attiverebbe sofisticati ed efficienti meccanismi automatici per riportare immediatamente il pH ai valori normali, attorno a 7,4. In caso contrario tutto il corpo si troverebbe in pochi minuti in stato di alcalosi metabolica, e sarebbe necessario l’intervento urgente di un'équipe medica per evitare la morte.

In una recente revisione della letteratura scientifica, ossia un’analisi degli articoli in cui gli scienziati hanno descritto i risultati di numerose ricerche, non è stata riscontrata alcuna evidenza che la dieta alcalina influenzi la formazione di un tumore o che possa curare un tumore già esistente. Si è visto che particolari tipi di cellule tumorali coltivate in laboratorio crescono meglio in un ambiente acido. L’ambiente di laboratorio è tuttavia ben diverso dal corpo umano, il cui pH dovrebbe in teoria cambiare interamente per modificare il pH del microambiente in cui crescono le cellule malate. Come abbiamo già detto, questo non è possibile.

È stato accertato che la dieta o l’assunzione di integratori possono influenzare il pH delle urine (con un aumento di 0,2-1,2 unità), ma non il pH del sangue (che varia al massimo di 0,02 unità). I risultati di uno studio che ha coinvolto quasi 30.000 uomini finlandesi hanno escluso che l’acidità della dieta aumenti il rischio di tumore della vescica. Non ci sono studi che dimostrino un effetto di una dieta alcalina su tumori già formati. Nel caso del cancro della vescica, non si può escludere che l’alcalinizzazione delle urine possa persino interferire con i trattamenti antitumorali.

I risultati di uno studio successivo hanno indicato che diete classificate come acide si associno a un rischio più elevato di tumori del seno, in particolare delle forme negative per il recettore degli estrogeni (ER) e dei tumori di tipo triplo negativo (particolarmente difficili da curare). I dati ottenuti in un altro studio hanno collegato tali diete a un aumento dei livelli di infiammazione e della concentrazione di zucchero nel sangue, fattori che aumentano il rischio di tumore alla mammella. Una dieta è classificata come acida sulla base dei punteggi assegnati ai cibi per la loro capacità di produrre acidi o basi. In sostanza si valuta quali alimenti entrano nella dieta per stabilirne il carico acido. Ciò permette di osservare delle correlazioni, ma non di accertare un nesso di causa ed effetto.

Chi suggerisce queste diete enfatizza l’importanza di consumare frutta, verdura, radici, tuberi e legumi, riducendo l’apporto di proteine. Questi alimenti possono certamente avere effetti protettivi contro i tumori, ma a causa dei nutrienti e delle altre sostanze che contengono, e non perché possano influenzare il pH dell’organismo. Per esempio, il consumo di fibre riduce il rischio di tumore dell’intestino.

Cosa Mangiare in una Dieta Alcalina?

Come accennato all'inizio dell'articolo, la dieta alcalina prevede il consumo di cibi alcalinizzanti e sconsiglia invece quello di alimenti acidi.

Cibi Consigliati

I cibi alcalini più consumati in questo regime alimentare sono:

  • Frutta: in particolare limoni, kiwi, anguria, banane, albicocche, uva, mele, pere.
  • Verdura e tuberi: in particolare spinaci, zucchine, cetrioli, carote, melanzane, patate, cavolfiore.
  • Legumi: come lenticchie, piselli, ceci, fave, fagioli.
  • Cereali: come quinoa, miglio, amaranto.
  • Frutta secca: in particolare noci, mandorle, nocciole, fichi secchi.

Inoltre, è fondamentale il consumo di acqua alcalina, che troviamo nella maggior parte dell’acqua in bottiglia; bisogna evitare invece l’acqua di rubinetto.

Quali Alimenti Evitare

La dieta alcalina somiglia per certi versi alla dieta antinfiammatoria, che esclude i cibi contenenti glutine e i latticini, potenzialmente irritanti per il nostro intestino.

In particolare, sono da evitare:

  • Cereali: come pasta, pane, avena, segale.
  • Carne e pesce: ad esempio maiale, tonno, manzo, crostacei.
  • Derivati animali: come uova, formaggi stagionati, latte.
  • Caffè e bevande alcoliche.

Considerando i cibi "consentiti" in una dieta alcalina, per colazione si potrebbero consumare una porzione di frutta fresca e una porzione di frutta secca, eventualmente accompagnate da tè o spremute. Per quanto riguarda i pasti principali invece, quindi pranzo e cena, si possono consumare minestre e zuppe con legumi e cereali "consentiti", oppure insalate di verdure miste.

È Affidabile?

No, non ci sono prove scientifiche che dimostrino l’efficacia della dieta alcalina. Il corpo regola autonomamente il pH del sangue attraverso reni e polmoni, indipendentemente da ciò che si mangia.

Questo perché l'organismo è perfettamente in grado di compensare il pH degli alimenti, i quali non hanno il potere di acidificare o alcalinizzare il sangue.

La risposta è no, la dieta alcalina è del tutto priva di evidenze scientifiche, e non sarà mai consigliata da un nutrizionista. Non è in grado di prevenire patologie come quelle citate, né tanto meno di influenzare il pH del sangue.

L’equilibrio acido-base del nostro organismo è infatti un processo che il corpo svolge in autonomia. Questi produce ogni giorno, con la funzione metabolica, quantità variabili di acidi che vengono neutralizzati principalmente dalle attività respiratoria e renale (Zamora-García e colleghi, 2022).

I polmoni eliminano o trattengono l’acido carbonico sotto forma di anidride carbonica, mentre i reni espellono con le urine gli acidi in eccesso. Infine, i succhi gastrici presenti nello stomaco neutralizzano o acidificano gli alimenti.

Questo significa che, a prescindere da ciò che introduciamo nella dieta, il nostro organismo svolge da sé tutto il lavoro, senza che gli alimenti possano in alcun modo influire sul pH.

In ambito scientifico, la dieta alcalina non ha trovato riscontri in termini di efficacia.

«Una patologia è quasi sempre determinata da fattori di rischio concorrenti ed è molto difficile dare un peso ad ognuno di essi ma è molto raro che un singolo fattore possa essere determinante. Nello specifico, poi, la dieta ha un ruolo del tutto ininfluente sul definire il pH del sangue; il nostro organismo tende infatti a mantenere il suo pH stabile, attraverso il sistema acido-base, proprio per evitare gravi danni all’organismo.

La dieta alcalina (o alcalinizzante) è sempre più popolare: sembrerebbe che gli alimenti, a seconda della loro acidità o basicità possano influenzare la salute del corpo, in primis il metabolismo dell’osso, causando o prevenendo l’osteoporosi. Infatti, l’alimentazione non può variare l’acidità o la basicità dell’organismo: la più o meno marcata acidità così come la temperatura corporea o la glicemia è un meccanismo regolato in modo automatico dall’organismo.

Una dieta alcalina NON cambia il pH sistemico, se non minimamente; anzi, così minimamente che il cambiamento è più piccolo dell’errore di misurazione possibile.

È importante ricordare che quando si decide di seguire un percorso alimentare, è sempre meglio evitare il fai da te e affidarsi a un professionista. Se hai bisogno di correggere o reimpostare la tua dieta, i nutrizionisti possono aiutarti e indirizzarti verso ciò che è più adatto a te.

In Sintesi

L’idea che sia possibile combattere il cancro, rendendo basico il pH dei tessuti con un intervento dietetico esterno, è priva di fondamento scientifico.

I succhi gastrici necessari alla digestione sono intensamente acidi e sono quindi in grado di acidificare un alimento alcalino subito dopo che lo abbiamo ingerito, ben prima che venga assorbito.

Il pH dell'organismo è pari a 7,4: questo valore rappresenta un punto di equilibrio essenziale per la sopravvivenza, equilibrio che viene salvaguardato dai processi metabolici.

Se davvero riuscissimo ad alcalinizzare il nostro pH, andremmo in alcalosi metabolica, una situazione che si verifica in alcune malattie e che richiede un immediato intervento medico perché può essere mortale.

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