Le intolleranze alimentari sono reazioni indesiderate dell’organismo dopo l'ingestione di determinati alimenti introdotti di frequente con la dieta, con disturbi che possono evidenziarsi e accumularsi nel tempo. Nel dettaglio, si parla di intolleranza quando l’organismo non è in grado di metabolizzare un dato alimento o un suo specifico componente, che riconosce come corpo estraneo, scatenando una reazione infiammatoria che provoca disfunzioni e disturbi in particolare a livello intestinale e instaura una condizione di intossicazione. Le intolleranze alimentari sono reazioni avverse al cibo, basate sulla suscettibilità individuale.
Cause delle Intolleranze Alimentari
Oltre a quelle indicate, le cause delle intolleranze possono avere origine nella storia clinica del paziente, nelle sue abitudini di vita, nell'abuso di alcuni alimenti o in una condizione patologica già presente (malattie infiammatorie dell’intestino, gastrite, reflusso gastroesofageo, calcoli della colecisti).
Sintomi delle Intolleranze Alimentari
Ciononostante, non è insolita la comparsa di disturbi in altre zone del corpo; ad esempio reazioni cutanee con macchie rosse, bolle e pomfi, acne, orticaria, dermatiti, problemi alle vie respiratorie, asma, tosse, riniti, dolori articolari, stanchezza cronica, cefalee, irritabilità e persino ansia e forme lievi di depressione.
Diagnosi e Trattamento
Oggi identificare eventuali situazioni di intolleranza alimentare è facile e veloce; mediante un semplice prelievo di sangue è possibile evidenziare eventuale reazione immunitaria nei confronti di numerosi alimenti comunemente assunti con la dieta, individuando quelli a rischio. Il trattamento per le intolleranze alimentari consiste nell’eliminare dalla dieta gli alimenti identificati come causa di intolleranza, responsabili dei disturbi. Il nuovo regime dietetico curativo deve essere seguito per almeno tre mesi per ottenere una disintossicazione sensibile dell’organismo ed avere la totale scomparsa dei sintomi. Dopo il periodo di astinenza, si può provare a reintrodurre gradualmente gli alimenti nella dieta.
Intolleranza all'Istamina
L’istamina è un “mediatore chimico”, cioè una sostanza che permette il passaggio di segnali tra le cellule. Essa è ampiamente diffusa nell’organismo umano, soprattutto a livello delle cellule coinvolte nelle risposte allergica e immunitaria, dove la sua eccessiva liberazione ha un ruolo fondamentale nelle reazioni infiammatorie e nelle patologie allergiche, quali, per esempio, l’asma, la congiuntivite allergica, l’orticaria e la rinite. La sua produzione nell’organismo avviene a partire da un aminoacido, l’istidina, in seguito ad una reazione enzimatica e viene poi degradata tramite l’istaminasi.
Leggi anche: Dieta contro la carenza di ferritina
L'istamina è un “mediatore chimico” (sostanza che permette il passaggio di segnali tra le cellule) ampiamente diffusa nell’organismo umano, in particolare a livello di cellule coinvolte nelle risposte allergiche e immunitarie, dove l’eccessiva liberazione ha un ruolo fondamentale nelle reazioni infiammatorie e nelle patologie allergiche quali, per esempio, l’asma, la congiuntivite allergica, l’orticaria e la rinite. La sua produzione nell’organismo avviene a partire da un aminoacido, l’istidina, in seguito ad una reazione enzimatica e viene poi degradata tramite l’istaminasi.
Tuttavia, l'istamina è presente anche come “ingrediente naturale” in numerosi alimenti quotidiani. La sua formazione negli alimenti richiede la disponibilità di aminoacidi liberi, microrganismi, batteri e condizioni che ne consentano la crescita e la trasformazione; pertanto alte concentrazioni di istamina si trovano principalmente nei prodotti della fermentazione microbica quali formaggi fermentati, carni in scatola, vino, birra. Anche l'esposizione del pesce fresco ad alte temperature accelera la sua produzione.
Normalmente, in un organismo sano, l'istamina presente negli alimenti viene degradata velocemente dalla diaminossidasi (DAO), un enzima presente a livello dell'intestino tenue, al fine di evitarne l'assorbimento, poiché l'istamina presente nel corpo e quella derivante dagli alimenti agiscono nello stesso modo. Questo meccanismo non funziona correttamente nelle persone affette da intolleranza all'istamina, ovvero l'enzima DAO non è presente nel loro corpo in quantità sufficiente per poter degradare l'istamina dopo i pasti nella quantità richiesta a livello dell'intestino tenue.
Sintomi dell'Intolleranza all'Istamina
Di conseguenza, l’istamina in eccesso si riversa nel sangue, provocando intolleranza, con la comparsa di sintomi che possono facilmente essere scambiati per reazioni allergiche come:
- Disturbi gastroenterici (ad es. diarrea, dolori addominali, pesantezza di stomaco, crampi o flatulenza)
- Mal di testa, fino ad attacchi di emicrania
- Eruzione cutanea, prurito, orticaria
- Asma, difficoltà respiratorie
- Nausea, palpitazioni, vertigini
- Irritazioni della mucosa nasale, ad esempio naso che cola o naso chiuso.
Di norma, i disturbi compaiono circa 45 minuti dopo l'assunzione di alimenti contenenti istamina e scompaiono dopo un lasso di tempo variabile. Poiché il contenuto di istamina è variabile - perfino nello stesso tipo di alimento - i sintomi possono talvolta verificarsi e talvolta no, anche ingerendo lo stesso alimento. È soprattutto il consumo combinato e ripetuto di alimenti ad elevato tenore di istamina che può condurre alla comparsa di sintomi molto accentuati.
Leggi anche: Alimentazione e Disbiosi: Guida Completa
Nei soggetti con dermatite atopica e in soggetti che soffrono di mal di testa, l'istamina presente negli alimenti provoca un peggioramento dei sintomi stessi. I disturbi gastrointestinali possono essere confusi con la sindrome dell'intestino irritabile, ma anche essere provocati da altre sostanze presenti negli alimenti (additivi); pertanto risulta fondamentale la diagnosi differenziale.
Contrariamente ad un'allergia alimentare, l'intolleranza all'istamina non interessa il sistema immunitario. Non essendo riscontrabile per mezzo di un classico test allergologico, la formulazione di una diagnosi risulta complicata. Esiste un test che misura la quantità di istamina nel sangue e nelle urine. È sufficiente un prelievo venoso e la raccolta delle urine delle 24 ore. Fisiologicamente, la concentrazione di istamina nel sangue e nelle urine è molto bassa.
Altre sostanze possono provocare reazioni simili: fra queste ricordiamo la tiramina, ammina che deriva dall’aminoacido tiroxina, la caffeina, la solanina, la teobromina, la serotonina ecc.
Terapia per l'Intolleranza all'Istamina
La terapia si basa su una alimentazione priva degli alimenti ricchi di istamina o istamino-liberatori, cioè che non contengono istamina, ma sono in grado di stimolarne la liberazione da parte dell’organismo.
Raccomandazioni Dietetiche Generali
- Ridurre al minimo gli alimenti ricchi di istamina: piccole quantità, poca frequenza e non in associazione.
- Ridurre al minimo gli alimenti istamino-liberatori: piccole quantità, poca frequenza e non in associazione.
Alimenti Non Consentiti
- Pomodori, crauti, spinaci
- Conserve
- Ketchup e salsa di soia
- Pesce in scatola: conservati, marinati, salati o essiccati (sardine, tonno, sgombro, acciughe, aringhe)
- Pesce affumicato (aringa, salmone..)
- Crostacei e frutti di mare
- Salsicce, salame, carne secca, prosciutto affumicato, mortadella…
- Formaggi fermentati e stagionati
- Alcolici, vino, birra
- Aceto di vino
- Lievito
- Cioccolato/cacao
- Fragola, banana, ananas, papaya, agrumi (arance, pompelmi…), kiwi, lampone, pera, avocado
- Molluschi e crostacei
- Noci, nocciole, mandorle e anacardi
- Albume d’uovo
- Carne di maiale
- Caffè
Alimenti Consentiti e Consigliati
- Carne e pollame freschi o surgelati sotto forma di fesa, cotoletta, sminuzzato, macinato, filetto ecc. scelte nelle parti più magre e private del grasso visibile.
- Pesci freschi o surgelati, come il merluzzo, la trota ecc. La conservazione dei pesci a basse temperature è in grado di rallentare in misura consistente la sintesi di istamina batterica.
- Formaggi freschi, ricotta e altri latticini, come il latte, lo yogurt e la panna.
- Frutta preferibilmente fresca come mele, pesche, albicocche, meloni, cachi ecc. Ad esclusione di quella precedentemente citata.
- Verdura a foglia larga (lattuga, cicoria…) ma anche carote, cavolfiore, zucchine, cetrioli, broccoli, preferibilmente fresca, cruda o cotta. Ad esclusione di quella precedentemente citata.
- Cereali. Consumare ogni giorno pane, pasta o riso integrali alternandoli ai prodotti raffinati.
- Olio extravergine di oliva a crudo nella giusta quantità per condire gli alimenti.
- Aceto di mele per insaporire le pietanze.
- Acqua, almeno 2 Litri di liquidi al giorno (preferibilmente acqua oligominerale naturale).
Consigli Comportamentali
Oltre all’intolleranza permanente all’istamina, esiste una intolleranza temporanea che, adottando una corretta alimentazione e un corretto stile di vita, può essere superata con ottimi risultati. Può essere utile quindi:
Leggi anche: Benefici di una dieta sana
- Evitare l’esposizione al caldo eccessivo.
- Evitare stress emotivi.
- Smettere di fumare.
- Svolgere una moderata attività ginnica.
Da Segnalare
Alcuni farmaci, soprattutto se assunti per lunghi periodi, possono inibire l’azione degli enzimi detossificanti l’istamina a livello intestinale e, se associati a cibi ricchi di istamina, portare a intolleranza all’istamina. Durante la gravidanza la maggiore presenza dell’enzima diaminossidasi, secreto dalla placenta, può portare ad una remissione dei sintomi da intolleranza all’istamina. Nelle bevande alcoliche il livello di istamina dovrebbe essere visualizzato in etichetta, ma, poiché questo non avviene, bisogna valutare individualmente il suo consumo.
Esempio di Ricette Consigliate
- Merluzzo in crosta di patate
- Zuppa carote e ceci
- Orecchiette tiepide alle fave
- Sedani ai broccoli, cavolfiore e ricotta
- Spiedini di pesce spada e cipolla rossa
- Insalata al profumo di senape
- Coniglio con mele
- Insalata di verdure in salsa allo yogurt
- Insalata primavera con riso selvaggio e grana padano
- Torta di mele
Tabella Riepilogativa Alimenti da Evitare e Preferire
| Alimenti da Evitare | Alimenti Consentiti |
|---|---|
| Bibite alcoliche, vino rosso, spumante | Carne e pollame freschi o surgelati |
| Formaggio, fonduta di formaggio | Pesci freschi o surgelati (merluzzo, trota) |
| Salumi crudi, salame o speck | Formaggi freschi, ricotta, latticini |
| Frutti di mare, pesce e salse di pesce | Frutta fresca (mele, pesche, albicocche, meloni, cachi) |
| Crauti | Verdura a foglia larga (lattuga, cicoria), carote, cavolfiore, zucchine, cetrioli, broccoli |
| Pomodori, spinaci e melanzane | Cereali (pane, pasta, riso integrali) |
| Cioccolato, cacao | Olio extravergine di oliva |
| Fragole, agrumi, ananas, kiwi | Aceto di mele |
| Funghi | Acqua (almeno 2 litri al giorno) |
| Noci |
Intolleranza agli Additivi Alimentari
L'intolleranza agli additivi alimentari è una condizione ancora poco conosciuta ma in crescente attenzione nel mondo della salute e della nutrizione. Secondo recenti studi, le reazioni avverse agli additivi alimentari interessano tra l'1% e il 2% della popolazione, con una prevalenza maggiore nei bambini e nei soggetti atopici.
Cosa Sono gli Additivi Alimentari?
Gli additivi alimentari sono sostanze, sia naturali che sintetiche, aggiunte agli alimenti per migliorarne caratteristiche come conservazione, sapore, colore e consistenza. Gli additivi alimentari sono identificati attraverso un sistema di codici standardizzati che combinano una lettera "E" seguita da un numero. Questo sistema permette di classificarli in base alla loro funzione e composizione chimica.
Classificazione degli Additivi Alimentari
- Conservanti (E200-E299): Prolungano la durata degli alimenti prevenendo la crescita di batteri, muffe e lieviti.
- Coloranti (E100-E199): Conferiscono colore agli alimenti o ne migliorano l'aspetto.
- Antiossidanti (E300-E399): Impediscono l'ossidazione degli alimenti, preservandone freschezza e sapore.
- Esaltatori di sapidità (E600-E699): Intensificano il sapore naturale degli alimenti.
Sintomi dell'Intolleranza agli Additivi
Le reazioni variano in base alla sensibilità individuale e si manifestano generalmente poco dopo l'assunzione, solitamente entro 30 minuti a 2 ore. Ad esempio, ho osservato casi in cui i pazienti riferivano sintomi gastrointestinali immediati dopo il consumo di alimenti ricchi di glutammato monosodico o difficoltà respiratorie legate ai solfiti nei vini, con una correlazione temporale evidente.
Additivi Comuni da Evitare
- Glutammato Monosodico: Questo additivo, ampiamente utilizzato nei cibi pronti e negli snack, intensifica il sapore degli alimenti.
- Solfiti: I solfiti sono comunemente presenti in vini, birre, frutta secca, succhi di frutta e alcune conserve.
- Nitrato di Sodio: Usato nei salumi, è associato a mal di testa, nausea e disturbi intestinali in soggetti sensibili.
Consigli per Evitare gli Additivi
- Scegli alimenti non trasformati, preferibilmente biologici, e evita prodotti confezionati.
- Leggi attentamente le etichette degli alimenti per identificare gli additivi.
- Preferisci cibi freschi come frutta, verdura, carne non trattata e pesce fresco, che sono naturalmente privi di additivi.
L'intolleranza agli additivi alimentari è una sfida crescente, ma con le giuste conoscenze e scelte alimentari è possibile gestirla efficacemente. Leggere le etichette, preferire cibi freschi e consultare esperti sono passi fondamentali per migliorare la qualità della vita.
Celiachia e Sensibilità al Glutine Non Celiaca (NCGS)
La celiachia è una patologia cronica sistemica immuno-mediata, indotta dalle prolamine, proteine presenti in frumento, orzo e segale. La celiachia può esordire a qualsiasi età, spesso con pochi sintomi gastrointestinali o sintomi extraintestinali, diversi da quelli “tradizionali”. L’infiammazione intestinale interessa i tratti duodeno e digiuno dell’intestino tenue, dove in seguito all’ingestione di glutine si attiva una risposta immunitaria con la produzione di anticorpi IgA e IgG e con un danno della mucosa, che porta all’atrofia dei villi intestinali.
Sì, è necessario sospendere l’assunzione di glutine per tutta la vita e consumare solo i prodotti consentiti, controllando che in etichetta sia presente il claim “senza glutine” o “gluten free”. Alimenti senza glutine che possono essere consumati dai soggetti celiaci sono ad esempio riso, mais, miglio, quinoa, grano saraceno, amaranto, castagne, così come tutte le farine di legumi.
Quando l’ingestione di glutine porta ad alterazioni morfologiche o fisiologiche in assenza degli anticorpi tipici della celiachia e dell’atrofia dei villi intestinali si ha una condizione chiamata “sensibilità al glutine non celiaca” (NCGS). A livello intestinale i sintomi sono simili a quelli della sindrome dell’intestino irritabile (dolori addominali, gonfiore, nausea, diarrea, stipsi, e così via), mentre a livello sistemico spesso si riscontrano mal di testa, dolori articolari e muscolari, affaticamento, anemia, dermatiti.
tags: #dieta #intolleranza #additivi #alimentari