L’orticaria è una malattia cutanea molto comune, con il 15-20% della popolazione che sperimenta almeno un episodio nel corso della vita. Si contraddistingue per la comparsa sulla pelle di lesioni rotondeggianti, di dimensioni variabili, in rilievo (pomfi) dal colore rosso/roseo e pruriginose con o senza rigonfiamento del tessuto sottocutaneo (angioedema) o sottomucoso di colorito normale. I pomfi appaiono e si schiariscono ripetutamente man mano che la reazione fa il suo decorso e il prurito può aggravarsi di sera o di notte.
L’orticaria è una manifestazione cutanea che si contraddistingue per la comparsa sulla pelle di lesioni rotondeggianti, di dimensioni variabili, in rilievo (pomfi) dal colore rosso/roseo e pruriginose con o senza rigonfiamento del tessuto sottocutaneo (angioedema) o sottomucoso di colorito normale. I pomfi appaiono e si schiariscono ripetutamente man mano che la reazione fa il suo decorso e il prurito può aggravarsi di sera o di notte.
Essa è ampiamente diffusa nell’organismo umano, soprattutto a livello delle cellule coinvolte nelle risposte allergica e immunitaria, dove la sua eccessiva liberazione ha un ruolo fondamentale nelle reazioni infiammatorie e nelle patologie allergiche, quali, per esempio, l’asma, la congiuntivite allergica, l’orticaria e la rinite. La sua produzione nell’organismo avviene a partire da un aminoacido, l’istidina, in seguito ad una reazione enzimatica e viene poi degradata tramite l’istaminasi.
L’istamina è una sostanza rilasciata in seguito all’attivazione di cellule specializzate chiamate mastociti, spesso nell’ambito di una complessa risposta allergica. I mastociti sono grosse cellule ubiquitarie in tutto l’organismo. Sono presenti principalmente nella pelle, nella parete intestinale e dei tessuti respiratori e nel midollo osseo. I mastociti sono normalmente implicati nella risposta infiammatoria e nella risposta allergica (ipersensibilità). All’interno dei mastociti sono presenti un gran numero di granuli contenenti varie sostanze chimiche, incluse la triptasi e l’istamina, rilasciate in seguito alla loro attivazione. Il rilascio massivo di istamina è responsabile della maggior parte dei sintomi presenti nei soggetti allergici.
L’istamina è presente anche come “ingrediente naturale” in numerosi alimenti quotidiani. La sua formazione negli alimenti richiede la disponibilità di aminoacidi liberi, microrganismi, batteri e condizioni che ne consentano la crescita e la trasformazione; pertanto, alte concentrazioni di istamina si trovano principalmente nei prodotti della fermentazione microbica, quali formaggi fermentati, carni in scatola, vino, birra. Anche l’esposizione del pesce fresco ad alte temperature accelera la sua produzione.
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Il Ruolo dell'Alimentazione nell'Orticaria Cronica
La causa dell’orticaria cronica non è ben compresa e la gran parte dei casi è considerata idiopatica o legata a fenomeni di autoreattività. La maggior parte delle linee guida NON considera il cibo tra le cause principali di orticaria cronica. Tuttavia, è comune che i pazienti associno il peggioramento della condizione al consumo di determinati alimenti. Anche gli studi confermano che per alcune persone (non per tutte) determinati alimenti agiscono come fattori scatenanti. Di conseguenza, le modifiche dietetiche suggerite per i soggetti con orticaria cronica si basano su diete prive di pseudo-allergeni (p. es. additivi alimentari), povere di istamina e prive di alimenti specifici (p. es. pesce).
Se la causa è dietetica, si osservano più frequentemente reazioni pseudo-allergiche (ipersensibilità non IgE-mediata) a vari ingredienti alimentari e additivi. L’efficacia delle modifiche dietetiche per alleviare l’orticaria cronica è controversa. Alcuni studi suggeriscono che gli alimenti non sono rilevanti nell’orticaria cronica e che le restrizioni dietetiche sono inefficaci e potenzialmente pericolose. Tuttavia, altri studi hanno osservato che tra il 17% e il 73% dei pazienti con orticaria cronica raggiunge la remissione completa o significativa dei sintomi dopo diete di restrizione.
È stato riportato che un certo numero di alimenti contenuti nella dieta peggiora i sintomi dell’orticaria cronica. Alcuni alimenti, detti "istamino-liberatori" (ad es. albume d’uovo, crostacei e fragole), sembrano innescare un importante rilascio di istamina dai mastociti. Altri alimenti contengono direttamente elevate quantità di istamina. Dalle ricerche fatte fino ad oggi, sembra che queste reazioni siano dose-dipendenti. In altre parole, mangiare solo uno dei suddetti alimenti, o una piccola quantità di questi alimenti, potrebbe non essere sufficiente per innescare una riacutizzazione dell’orticaria.
Alimenti che peggiorano l'orticaria cronica
- Albume d'uovo
- Crostacei
- Fragole
Altre fonti: tè, rum, vino, sciroppi, aceto, sughi, menta, mandorle, castagne d’acqua, miele, liquirizia, marmellata, gomme da masticare, sottaceti, olive, coloranti alimentari, aloe vera, patatine.
Carenza di Vitamina D e Orticaria
Una meta-analisi di 14 studi su un totale di 1.655 pazienti ha rilevato una prevalenza della carenza di vitamina D significativamente più alta nei pazienti con orticaria cronica rispetto ai controlli sani. I primi studi interventistici hanno riportato che l’integrazione di vitamina D ha migliorato la gravità dei sintomi dell’orticaria cronica, in particolare nei pazienti resistenti al trattamento con bassi livelli basali di questa vitamina. Una successiva revisione sistematica ha riportato i risultati di 7 studi che descrivono il miglioramento dell’orticaria cronica dopo l’integrazione di vitamina D ad alte dosi.
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Intolleranza all'Istamina
Normalmente, in un organismo sano, l’istamina presente negli alimenti viene degradata velocemente dalla diaminossidasi (DAO), un enzima presente a livello dell’intestino tenue, al fine di evitarne l’assorbimento. Questo meccanismo non funziona correttamente nelle persone affette da intolleranza all’istamina, perchè l’enzima DAO non è presente nel loro corpo in quantità sufficiente per poter degradare l’istamina dopo i pasti a livello dell’intestino tenue. Di conseguenza, l’istamina in eccesso si riversa nel sangue, provocando intolleranza, con la comparsa di sintomi che possono facilmente essere scambiati per reazioni allergiche.
Di norma, i disturbi compaiono circa 45 minuti dopo l’assunzione di alimenti contenenti istamina e scompaiono dopo un lasso di tempo variabile. Poiché il contenuto di istamina è variabile - perfino nello stesso tipo di alimento - i sintomi possono talvolta verificarsi e talvolta no, anche ingerendo lo stesso alimento. È soprattutto il consumo combinato e ripetuto di alimenti ad elevato tenore di istamina, che può condurre alla comparsa di sintomi molto accentuati.
Nei soggetti con dermatite atopica e in soggetti che soffrono di mal di testa, l’istamina presente negli alimenti provoca un peggioramento dei sintomi stessi. Contrariamente a un’allergia alimentare, l’intolleranza all’istamina non interessa il sistema immunitario. Esiste un test che misura la quantità di istamina nel sangue e nelle urine.
Altre sostanze possono provocare reazioni simili: fra queste ricordiamo la tiramina, ammina che deriva dall’aminoacido tiroxina, la caffeina, la solanina, la teobromina, la serotonina ecc.
Sintomi dell'intolleranza all'istamina
- Disturbi gastroenterici (ad es. diarrea, dolori addominali, pesantezza di stomaco, crampi o flatulenza)
- Mal di testa, fino ad attacchi di emicrania
- Eruzione cutanea, prurito, orticaria
- Asma, difficoltà respiratorie
- Nausea, palpitazioni, vertigini
- Irritazioni della mucosa nasale, ad esempio naso che cola o naso chiuso
Raccomandazioni Dietetiche Generali
La terapia si basa su una alimentazione priva degli alimenti ricchi di istamina o istamino-liberatori, cioè che non contengono istamina, ma sono in grado di stimolarne la liberazione da parte dell’organismo.
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- Ridurre al minimo gli alimenti ricchi di istamina: piccole quantità, poca frequenza e non in associazione.
- Ridurre al minimo gli alimenti istamino-liberatori: piccole quantità, poca frequenza e non in associazione.
Alimenti Non Consentiti
- Alimenti ricchi di istamina: Pomodori, crauti, spinaci, conserve, ketchup e salsa di soia, pesce in scatola (conservati, marinati, salati o essiccati), pesce affumicato, crostacei e frutti di mare, salsicce, salame, carne secca, prosciutto affumicato, mortadella, formaggi fermentati e stagionati, alcolici, vino, birra, aceto di vino, lievito.
- Alimenti istamino-liberatori: Cioccolato/cacao, fragola, banana, ananas, papaya, agrumi, kiwi, lampone, pera, avocado, molluschi e crostacei, noci, nocciole, mandorle e anacardi, albume d’uovo, carne di maiale, caffè.
Alimenti Consentiti e Consigliati
- Carne e pollame freschi o surgelati (fesa, cotoletta, sminuzzato, macinato, filetto ecc.), scelte nelle parti più magre e private del grasso visibile.
- Pesci freschi o surgelati (merluzzo, trota ecc.).
- Formaggi freschi, ricotta e altri latticini (latte, yogurt e panna).
- Frutta preferibilmente fresca (mele, pesche, albicocche, meloni, cachi ecc.), ad esclusione di quella precedentemente citata.
- Verdura a foglia larga (lattuga, cicoria…) ma anche carote, cavolfiore, zucchine, cetrioli, broccoli, preferibilmente fresca, cruda o cotta. Ad esclusione di quella precedentemente citata.
- Cereali integrali (pane, pasta o riso integrali alternandoli ai prodotti raffinati).
- Olio extravergine di oliva a crudo.
- Aceto di mele.
- Acqua (almeno 2 Litri di liquidi al giorno).
Consigli Comportamentali
- Evitare l’esposizione al caldo eccessivo.
- Evitare stress emotivi.
- Smettere di fumare.
- Svolgere una moderata attività ginnica.
Orticaria e Stress
Lo stress non è mai la causa dell’orticaria, ma può risultare un fattore peggiorativo, specie nelle forme croniche spontanee poiché, rappresenta per il nostro organismo uno stimolo infiammatorio che influenza il sistema immunitario. In generale, le malattie della pelle che hanno un’origine infiammatoria peggiorano nei periodi in cui si è particolarmente sotto pressione.
Monitoraggio dell'Orticaria
L’UAS7 (weekly Urticaria Activity Score) è un vero e proprio Diario del Paziente utile a monitorare il numero dei pomfi e l’intensità del prurito: ogni giorno, per una settimana è richiesto di attribuire un punteggio sia al numero di pomfi che all’intensità del prurito, secondo una scala di valori da 0 a 3. Un altro strumento di controllo e monitoraggio è l’UCT (Urticaria Control Test) un veloce test, composto da 4 domande per monitorare l’andamento dei sintomi e facilitare l’interazione con il proprio medico.