Tra le numerose diete proposte, quella dissociata è nota anche come “dieta Hay” o “food combining” e si distingue per la promessa di far perdere peso mangiando.
Ogni giorno, secondo una ricerca di Nielsen, 45 italiani su 100 cercano di perdere peso seguendo un regime alimentare, sia per problemi di salute che per ragioni meramente estetiche. Il giro d’affari che ruota intorno a prodotti dietetici e alimenti funzionali è in continua ascesa.
Origini e Principi della Dieta Dissociata
Inventata dal Dottor William Howard Hay nel 1911, la dieta dissociata si propone come modello di alimentazione corretta, bilanciata ed equilibrata, partendo dal presupposto che non sono tanto le calorie in sé a far pendere l’ago della bilancia, quanto la combinazione delle diverse fonti da cui esse provengono.
Al Dottor Hay fu diagnosticata la malattia di Bright, una forma degenerativa del tessuto renale, e lui decise di curarsi con l’alimentazione, ottenendo notevoli miglioramenti dopo soli tre mesi. Fu in questo modo che mise a punto la sua dieta, basata sul principio che nell’organismo possono formarsi accumuli non bilanciati prodotti dalla digestione e dal metabolismo e che il corpo non è in grado di eliminare.
Essi possono creare problemi all’organismo e Hay individuava in particolare quattro cause per questi accumuli: un consumo eccessivo di carne, di carboidrati raffinati, la sovralimentazione e la scarsa conoscenza dei meccanismi digestivi.
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Come Funziona la Dieta Dissociata
I principi su cui si basa la dieta dissociata partono dall’osservazione dei meccanismi digestivi: le proteine, ad esempio, necessitano di un ambiente acido perché gli enzimi che le scompongono siano attivi al 100%, ma la presenza di amidi e zuccheri, spesso accompagnati da sostanze alcaline, alza leggermente il pH gastrico, rendendo questo enzimi meno efficaci.
Per la digestione dei carboidrati è invece necessario un pH superiore, mentre la presenza di acidi provenienti dai frutti diminuisce l’efficacia delle lipasi, enzimi deputati alla digestione dei grassi. L’osservazione conseguente, allora, fu che per ottimizzare i processi digestivi fosse necessario assumere in pasti separati gli alimenti la cui digestione si influenzava negativamente a vicenda.
Da questa idea, le cui basi scientifiche e l’efficacia hanno suscitato opinioni contrastanti, hanno preso spunto poi numerose diete dimagranti.
Vantaggi e Svantaggi della Dieta Dissociata
Da quanto detto finora dunque la dieta dissociata presenta indubbiamente dei vantaggi, tra i quali la semplicità di applicazione e l’orientamento verso frutta, verdura e cibi non raffinati. Un altro vantaggio indubbio della dieta dissociata, è che essa spinge al consumo di alimenti naturali, in quanto prevede l’assunzione di cibi integrali e sprona al consumo di frutta e verdura.
Questa dieta, peraltro, se seguita per brevi periodi di tempo ha effetti disintossicanti sull’organismo, poiché consente di eliminare le scorie derivanti dal metabolismo proteico, in particolare a risolvere gli stati di putrefazione e fermentazione intestinale a cui a volte le proteine danno luogo.
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D’altro canto essa non ha dimostrato di avere vantaggi a livello prettamente fisiologico, in quanto sia i valori ematici che la perdita di peso non si dimostrano significativamente differenti da una normale dieta equilibrata e ipocalorica, ma anzi il calo ponderale è inferiore perché essendo poco saziante e appetibile, questo regime induce a mangiare di più.
Malgrado sia ciclicamente portata alla ribalta, sono pochi i pareri positivi sulla sua reale efficacia. Assunti così infatti gli alimenti vengono digeriti più in fretta e di conseguenza compare prima il senso di fame.
In primo luogo infatti un organismo sano è perfettamente in grado di metabolizzare contemporaneamente tutti gli elementi nutritivi, anzi, l’apparato digerente è organizzato in maniera tale da digerirli in sequenza e con una perfezione sorprendente e non vi è quindi alcuna necessità di agire diversamente, anche perché una dieta così strutturata risulta poco saziante e gustosa.
Un vantaggio però consiste nel fatto che, dovendo assumere un solo alimento alla volta, la sazietà compare prima, perché viene meno la componente edonistica del cibo, che ci fa desiderare di mangiare ancora solo per provare il piacere di sapori nuovi.
Studi Scientifici sulla Dieta Dissociata
In effetti in uno studio condotto nel 2000 su due gruppi di pazienti, organizzato dall’Università di Ginevra appositamente per individuare gli effetti della dieta dissociata, 57 persone obese sono state sottoposte a regime dietetico. Un gruppo ha seguito una normale dieta bilanciata, mentre al secondo è stata proposta, a parità di calorie e nutrienti, la dieta dissociata.
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Il gruppo della dieta dissociata ha inoltre ricevuto un quantitativo di lipidi lievemente inferiore rispetto all’altro, ma i risultati, dopo un mese e mezzo, sono stati che il gruppo dell’alimentazione bilanciata aveva perso 7,5 chili (in media), contro i 6,2 della dissociata.
Da questo risultato i ricercatori hanno desunto che non vi sia alcuna relazione tra la perdita di peso e la distribuzione dei nutrienti durante i pasti: dalle analisi risultava infatti che entrambi i gruppi presentavano gli stessi livelli di insulina, colesterolo e trigliceridi, ad indicare che gli effetti sulla salute sono i medesimi per entrambe le diete.
La Dieta Rina: Una Variante della Dieta Dissociata
La dieta Rina è un programma alimentare dietetico di tipo dissociato, che promette di far perdere circa 20 kg di peso nell’arco di tre mesi. In questo articolo analizzeremo le sue caratteristiche e le criticità.
La dieta Rina è un programma alimentare dietetico di tipo dissociato in cui si ripetono 4 giornate, ciascuna dedicata ad un gruppo alimentare (proteine, carboidrati complessi, carboidrati semplici e vitamine). Si ripete per 3 mesi e per questo viene chiamata anche dieta 90, perché promette una perdita di peso tra i 20 e i 25 chili, nell’arco di novanta giorni.
Come accennavamo, la dieta Rina si basa su principi simili a quelli di altre diete dissociate. Queste ultime si basano sulla teoria che separare gli alimenti in base al tipo favorirebbe la digestione, l’assimilazione “ottimale” dei nutrienti contenuti all’interno degli alimenti, e impedirebbe il rallentamento del metabolismo.
Principi Fondamentali della Dieta Rina
- Ciclo alimentare di quattro giorni: La regola più importante e più famosa della dieta Rina è il suo schema alimentare particolare, formato da quattro giorni, ciascuno dedicato ad una tipologia di alimento.
- Primo giorno: dedicato alle proteine. Si suggerisce di consumare carni magre, uova e pesce dalla carne non eccessivamente grassa.
- Secondo giorno: dedicato agli amidi. Si consumano carboidrati complessi, farro, legumi, riso integrale.
- Terzo giorno: dedicato ai carboidrati. Vanno consumati carboidrati semplici, come la pasta e il pane.
- Quarto giorno: dedicato alle vitamine. Vanno consumate verdura e frutta.
La dieta Rina non prevede un conteggio delle calorie, e anzi, promette di poter mangiare gli alimenti concessi senza restrizioni, purché non vengano mescolate le tipologie di alimento.
Il giorno di digiuno, o water day: Il ciclo alimentare va ripetuto per sette volte e un totale di ventotto giorni. Il ventinovesimo giorno è anche detto water day, una giornata di digiuno per “depurare l’organismo dalle tossine”.
Secondo diverse versioni della dieta, anche l’orario dei pasti giocherebbe un ruolo importante. Infatti, secondo queste versioni di dieta Rina, la colazione andrebbe consumata prima di mezzogiorno, il pranzo dopo mezzogiorno, e la cena tassativamente prima delle otto o, al più, delle nove di sera.
Altre regole da seguire nella dieta Rina:
- Mantenersi bene idratati, bevendo almeno un litro e mezzo di acqua ogni giorno.
- Effettuare regolarmente attività fisica.
- Eliminare dall’alimentazione zuccheri, grassi, bibite zuccherate e/o gassate, formaggi stagionati e salumi. Anche l’alcol è bandito.
Criticità e Rischi della Dieta Rina
Occorre, però, tenere ben presenti anche le criticità e i conseguenti rischi dell’alimentazione Rina:
- La dieta Rina, come altre tipologie di dieta dissociata, non sono supportate da evidenze scientifiche unanimi, e anzi potrebbero addirittura causare la perdita di massa magra rispetto alla massa grassa.
- Monotonia, a causa dello “schema” che si ripete ogni quattro giorni, e che potrebbe portare ad una limitazione nella varietà dei nutrienti consumati.
- Assenza di equilibrio nutrizionale, il fulcro delle diete dissociate. Queste ultime non prevedono pasti bilanciati con una corretta combinazioni di nutrienti, “separandoli” giorno per giorno o pasto per pasto.
- Separare gli alimenti, inoltre, aumenta il rischio di non assumere una quantità adeguata di nutrienti essenziali, e potrebbe portare a problematiche anche importanti, ad esempio infiammazioni.
- Affaticamento e debolezza. A causa della scarsa varietà alimentare, e a causa del giorno di digiuno, seguire la dieta Rina potrebbe causare sensazioni di debolezza e di affaticamento.
- Effetto yo-yo e demotivazione. Come spesso accade per le diete che promettono una perdita di peso importante, e in particolare per le diete cosiddette “di moda” seguite senza un supporto professionale, il rischio di incorrere nel cosiddetto effetto yo-yo è molto elevato.
- Mancanza di gratificazione alimentare. Stesso discorso per quanto riguarda la totale eliminazione di “schifezze” come i dolciumi che, se assunti in quantità moderate anche nel corso di una dieta ipocalorica possono aiutare a mantenere alta la motivazione.
- Mancanza di educazione alimentare. Perdere peso è necessaria una dieta ipocalorica ma, per mantenere il peso perduto, è necessario un approccio che favorisca l’educazione alimentare e un rapporto sano con il cibo, che la dieta Rina non fornisce.
Considerazioni Finali
Non essendo quindi finora emerse indicazioni in sostegno di tale dieta, il consiglio, se si vuole perdere peso, è quello di adottare un regime alimentare vario ed equilibrato, in cui frutta e verdura occupino un largo spazio, da associare ad una moderata ma costante attività fisica, rivolgendosi sempre e comunque ad un medico ed evitando i pericolosi fai da te, da relegare al massimo ad una settimana.
E' fondamentale consultare un professionista prima di iniziare a seguire questo regime alimentare. È fondamentale mantenere un bilancio nutrizionale adeguato e non trascurare l’importanza di una dieta variata ed equilibrata nel lungo termine. A breve termine, invece, questo schema alimentare può provocare stanchezza, irritabilità, emicrania e costipazione.
In Italia, solo tre figure possono legalmente prescrivere una dieta:
- Medico dietologo: Si tratta di un medico specializzato in alimentazione. Può prescrivere farmaci, diagnosticare disturbi alimentari e richiedere esami diagnostici, oltre a creare piani alimentari su misura.
- Dietista: Professionista in possesso di una laurea in dietistica. Prepara piani alimentari su indicazione dei medici e assiste i pazienti nella loro corretta applicazione. Non può prescrivere farmaci, ma può monitorare il piano alimentare e fornire indicazioni generali su un’educazione alimentare corretta.
- Biologo nutrizionista: È un professionista laureato in biologia, specializzato in nutrizione. Può creare piani alimentari personalizzati e aiutare il paziente a seguire buone abitudini alimentari. Non può prescrivere farmaci.
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