I disturbi alimentari, tra cui l’anoressia nervosa, la bulimia e l’ARFID, rappresentano sfide complesse che richiedono interventi terapeutici basati sull’evidenza. I nutrizionisti e i dietisti non si limitano a prescrivere diete; essi comprendono la complessità dei disturbi alimentari e collaborano strettamente con medici, psicologi e altri specialisti per offrire un trattamento integrato e personalizzato.
L'Importanza dell'Educazione Nutrizionale
Uno degli aspetti fondamentali del loro lavoro è l’educazione nutrizionale. Questa non solo riguarda la scelta degli alimenti ma anche la comprensione di come il cibo influisce sul benessere fisico ed emotivo del paziente. Fin dalla tenera età, ci vengono inculcate molte convinzioni errate riguardo al cibo: lo zucchero è il nemico, la cioccolata è meno salutare della frutta, e così via.
La Cultura della Dieta e i Miti Alimentari
La cultura della dieta non solo distorce la nostra percezione del cibo e della salute, ma può anche aggravare o contribuire allo sviluppo di disturbi alimentari. Questi miti alimentari creano un ambiente tossico specialmente per coloro che sono vulnerabili o già affetti da disturbi del comportamento alimentare (DCA). Sfatare i miti perpetuati dalla cultura della dieta e promuovere un approccio alimentare basato sul rispetto del corpo e delle sue esigenze reali è fondamentale nel trattamento dei disturbi alimentari.
L'Approccio Non Prescrittivo: Un Percorso di Guarigione
Per affrontare efficacemente un disturbo alimentare, è cruciale adottare un approccio che vada oltre il semplice controllo del peso o della dieta. Invece di imporre rigide restrizioni alimentari, l’approccio non prescrittivo incoraggia il paziente a riconnettersi con le proprie sensazioni di fame e sazietà, aiutandolo a costruire un rapporto di rispetto verso il proprio corpo e il cibo. H.A.E.S.
Alimentazione Intuitiva: Riscoprire il Legame con il Cibo
L’alimentazione intuitiva è un concetto centrale nell’approccio non prescrittivo per i disturbi alimentari. Secondo Jen Baswick, dietista registrata e consulente certificata in alimentazione intuitiva, “l’alimentazione intuitiva è un quadro che aiuta le persone a migliorare la loro relazione con il cibo. Sì, l’alimentazione intuitiva può essere parte integrante del percorso di recupero.
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Riscopriremo ed esploreremo insieme i bisogni che ci guidano nella scelta di un'alimentazione di benessere: fame, sazietà, piacere, curiosità, condivisione e tanti altri... Non c'è un punto d'arrivo, la salute è un equilibrio dinamico, che consiste nell'imparare a bilanciare le dimensioni di benessere che rispecchiano i nostri bisogni, le nostre risorse e i nostri valori, in maniera libera, personalizzata e autodeterminata.
Il Ruolo del Professionista della Nutrizione
Nei percorsi non prescrittivi, il ruolo del professionista della nutrizione è quello di affiancamento: non è un controllore del peso, non è un giudice delle abitudini alimentari, non è un maestro che sottolinea in rosso gli sbagli commessi. Il mio ruolo a livello sanitario sarebbe stato svolto nella misura in cui le informazioni di salute sono state fornite, e le alternative fattibili sono state proposte: la scelta finale, però, è autodeterminata. E a quel punto io dovrei adempiere ad un altro mio compito: quello di sgravare del senso di colpa che ammanta tante scelte alimentari che in realtà diventano gabbie; quello di allontanare voci giudicanti interne ed esterne che fanno sentire la paziente ’sbagliata’, ‘cattiva’, ’sporca’ per aver scelto pane e marmellata per cena; quello di ampliare una visione di salute personale che troppo spesso sembra essere legata unicamente a come e come si mangia (e a quanto e come si fa sport.
Nella maggior parte dei casi, direi: la maggior parte delle condizioni fisiche e metaboliche sulle quali l’alimentazione può effettivamente fare la differenza sono contestualizzabili in un contesto di alimentazione flessibile, intuitive eating e scelte autodeterminate. La differenza rispetto a un percorso non prescrittivo, è che la dietoterapia (quasi inevitabilmente) passa attraverso l’ideazione di un piano alimentare personalizzato che preveda indicazioni scritte, indicazioni di frequenza e range di porzioni di consumo suggerite.
Aspetti chiave del ruolo del dietista non prescrittivo:
- Ascolto attivo del paziente
- Immedesimazione nel vissuto del paziente
- Pensiero divergente per trovare soluzioni originali
- Conoscenza approfondita delle patologie e delle sindromi
Come si svolge un percorso non prescrittivo?
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- Conoscenza reciproca per capire bisogni e timori
- Lavoro sui singoli tasselli, passo dopo passo
- Incontri inizialmente frequenti, poi diradati per favorire l'autonomia
L’approccio non prescrittivo per i disturbi alimentari offre una prospettiva innovativa e compassionevole per supportare le persone nel loro percorso di guarigione.
Tabella di Confronto: Approccio Prescrittivo vs. Non Prescrittivo
| Caratteristica | Approccio Prescrittivo | Approccio Non Prescrittivo |
|---|---|---|
| Focus | Controllo del peso e restrizioni alimentari | Relazione positiva con il cibo e il corpo |
| Obiettivo | Perdita di peso | Benessere fisico ed emotivo |
| Metodo | Piani alimentari rigidi | Alimentazione intuitiva e ascolto del corpo |
| Ruolo del professionista | Controllore e giudice | Accompagnatore e sostenitore |
Le diete promosse dalle celebrità
Le celebrità e gli influencer promuovono spesso diete attraverso i social media, interviste o sponsorizzazioni, promettendo rapide perdite di peso o miglioramenti nel benessere. Ad esempio, alcune celebrità hanno condiviso routine che includono digiuno intermittente, consumare solo brodo di ossa per pranzo o seguire diete paleo rigorose. Spesso, le diete promosse dalle celebrità influenzano negativamente la salute dei nostri clienti e pazienti. Le diete e le diete dimagranti possono essere dannose sia per la salute fisica che mentale. Spesso implicano restrizioni (di calorie, certi alimenti o gruppi alimentari) e si basano su segnali esterni per fare scelte alimentari. Possono contribuire allo sviluppo di modelli alimentari disordinati, come abbuffate, purghe e preoccupazione ossessiva per il cibo e il corpo.
Bibliografia
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- Educare il paziente - Un approccio pedagogico. Jean François D'Ivernois, Rèmi Gagnayre
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