Disbiosi Putrefattiva: Dieta Consigliata per il Benessere Intestinale

La disbiosi intestinale è un disturbo causato da uno squilibrio nella flora batterica presente nell'intestino.

Il termine disbiosi intestinale non indica un disturbo singolo, bensì racchiude un insieme di alterazioni microbiche dell’intestino che possono variare a seconda dei microrganismi interessati (es. batteri, virus, funghi intestinali) e dei processi cui sono principalmente responsabili, come il tema di questo articolo: la putrefazione delle proteine.

Solitamente, si parla di disbiosi quando nell’intestino la flora intestinale viene alterata e i batteri buoni, detti simbionti, rappresentano una minoranza poiché quelli patogeni crescono a dismisura.

Il delicato equilibrio batterico, infatti, è fondamentale per la regolare funzionalità dell’intestino e dell’organismo intero.

La disbiosi intestinale si presenta attraverso disturbi del tratto enterico che provocano rallentamenti digestivi.

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La disbiosi è uno squilibrio batterico provocato da una crescita eccessiva di batteri “cattivi” all’interno dell’intestino, che ne provocano l’irritazione.

Se non trattata la disbiosi intestinale nelle sue forme può provocare stati infiammatori cronici, andando a deteriorare l’intestino stesso.

Lo stress psicofisico, cattive abitudini alimentari e l’uso ed abuso di farmaci possono alterare i ritmi biologici che regolano la vita del tratto intestinale, dove vivono miliardi di batteri atti a svolgere la parte finale dei processi digestivi.

Mentre i disturbi al di fuori dell’apparato digerente possono interessare ad esempio la cute con dermatiti atopiche, psoriasi, orticaria; nell’apparato urinario o genitale, possono presentarsi infezioni urinarie o candidosi ricorrenti; nel cavo orale, afte o mucositi; nell’apparato respiratorio, allergie respiratorie; insieme a molte problematiche della psiche, come ansia, depressione, insonnia.

Generalmente, per avere una prima indicazione sullo stato della nostra salute, oltre ovviamente alla sintomatologia, possono essere sufficienti degli esami del sangue.

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I valori a cui prestare attenzione sono l’emocromo e la proteina C reattiva, che possono segnalare uno stato di infiammazione cronica, preludio di una serie di disturbi a carico di un qualsiasi organo.

Cos'è la Disbiosi Putrefattiva?

Per disbiosi putrefattiva si intende un tipo di disbiosi caratterizzata dalla trasformazione delle proteine e degli amminoacidi dietetici in altri composti chimici potenzialmente nocivi per il benessere intestinale.

La disbiosi putrefattiva è localizzata soprattutto a livello del colon.

Una parte dei nutrienti che non sono assorbiti dall’intestino tenute vanno incontro a trasformazione da parte dei microrganismi che abitano le successive parti del tratto digerente, come il cieco ed il colon.

Se da una parte la fermentazione dei carboidrati complessi è associata alla produzione di sostanze benefiche e ad una migliore regolarità intestinale, dall’altra parte quella delle proteine, detta anche fermentazione putrefattiva o semplicemente putrefazione, se eccessiva, può nuocere alla salute intestinale (e non solo).

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Diversi studi evidenziano un maggior rischio di malattie infiammatorie intestinali in caso di un grande consumo di proteine, come per esempio in coloro che seguono diete iperproteiche, specialmente se di origine animale, spesso nel tentativo di perdere qualche chilo o seguendo qualche dieta alla moda.

In particolare la putrefazione intestinale provoca la formazione di acidi grassi ramificati, ammoniaca, ammine biogene, acido solfidrico, composti fenolici e nitrosammine.

Le ricerche hanno messo in luce che i microrganismi intestinali non sono stabili o immutabili, bensì dinamici a seconda dello stile alimentare.

Perciò un forte consumo proteico provoca un aumento dei processi responsabili della fermentazione proteica a discapito di quella dei carboidrati e delle fibre con una conseguente minore produzione di sostanze protettive (es. acido butirrico).

Alcuni dei batteri coinvolti sono per esempio gli Streptococchi, i Bacteroides, i Clostridi e Lactobacilli.

A titolo di esempio il p-cresolo e l’indossil-solfato tendono ad essere più elevati in chi soffre di disturbi intestinali di natura infiammatoria o tumorale, e possono aggravare persino le malattie renali croniche.

Anche un aumento di istamina può essere una conseguenza di un apporto rilevante di proteine o amminoacidi tramite la dieta o supplementi.

Sulla base di quanto descritto sopra ne consegue che lo stile alimentare adottato dalla persona dovrebbe tenere in considerazione lo stato di salute intestinale e che un apporto proteico abbondante, spesso eccedente fortemente i reali fabbisogni dell’organismo, potrebbe essere controindicato in caso di disturbi intestinali (oltre che epatici e renali) con disbiosi putrefattiva, flatulenza, infiammazione e/o costipazione.

Cosa Mangiare e Cosa Evitare in Caso di Disbiosi Putrefattiva

La dieta è un fattore chiave nella gestione della disbiosi intestinale.

Per mantenere una flora batterica intestinale sana, è importante seguire una dieta equilibrata che includa alimenti ricchi di fibre, probiotici e prebiotici.

Alcuni integratori alimentari possono aiutare a ripristinare l'equilibrio nella flora batterica intestinale.

Ad esempio, i probiotici sono integratori che contengono batteri benefici per l'intestino.

I prebiotici, invece, sono alimenti che aiutano a nutrire i batteri benefici nell'intestino.

Gli integratori specifici combattono la tensione addominale e riducono gli effetti dell’acidità provocata dalla disbiosi.

I probiotici contengono batteri vivi e sono principalmente solubili in acqua, andando a integrare le colonie batteriche simbiotiche che si trovano in disequilibrio.

Ricorda che prima di assumere qualsiasi integratore alimentare è sempre meglio consultare il nutrizionista.

Ecco alcuni consigli:

  • Frutta e verdura: La frutta e la verdura sono fonti importanti di fibre, vitamine e antiossidanti che aiutano a mantenere la flora batterica intestinale sana. In particolare, le verdure a foglia verde, come spinaci, cavoli e broccoli, sono ricche di sostanze fitochimiche che possono aiutare a prevenire l'infiammazione nell'intestino.
  • Cereali integrali: I cereali integrali, come pasta integrale, riso integrale e pane integrale, sono ricchi di fibre e possono aiutare a prevenire la disbiosi intestinale.
  • Legumi: I legumi, come fagioli, lenticchie e ceci, sono fonti eccellenti di proteine vegetali e fibre. Inoltre, i legumi contengono anche amido resistente, un tipo di fibra che non viene digerito nell'intestino tenue e che nutre i batteri benefici nell'intestino.
  • Yogurt e alimenti fermentati: Lo yogurt e altri alimenti fermentati, come il kefir, il miso e il kimchi, contengono batteri benefici per l'intestino, noti come probiotici. I probiotici aiutano a ripristinare l'equilibrio nella flora batterica intestinale e a prevenire la disbiosi intestinale.
  • Prebiotici: I prebiotici sono alimenti che nutrono i batteri benefici nell'intestino. Alcuni alimenti ricchi di prebiotici includono aglio, cipolle, asparagi, cicoria e topinambur. Inoltre, la banana verde e lo sciroppo d'acero contengono anche prebiotici.
  • Carne bianca e pesce: La carne bianca, come il pollo e il tacchino, e il pesce, come il salmone e le sardine, sono fonti eccellenti di proteine magre e acidi grassi omega-3.
  • Acqua: Bere molta acqua aiuta a mantenere l'intestino idratato e promuove la digestione.

Ci sono anche alcuni cibi che possono aggravare i sintomi della disbiosi intestinale.

Questi includono:

  • Alimenti ricchi di grassi saturi, come la carne rossa, i formaggi grassi e il burro.
  • Cibi ad alto contenuto di zuccheri raffinati, come i dolci, i biscotti e le bibite.
  • Alcol e caffeina che possono irritare l'intestino e causare infiammazione.

Esempio di Dieta per il Microbiota Intestinale

La dieta del microbiota intestinale è frazionata in sei momenti pasto, con uno spuntino nel dopo cena che favorisce la salute intestinale.

Questo è un esempio di dieta che potete seguire per dare beneficio al vostro microbiota intestinale.

  • Minestra di farro: farro (50g), sedano (10g), pomodori (30 g), cipolla (10 g), fagioli borlotti secchi (15 g), prosciutto cotto magro (15 g), pane raffermo (20 g). Fare rinvenire i fagioli in acqua fredda e cuocerli per 3/4 d’ora; fare insaporire in una padella con poco olio e acqua la cipolla tritata e il sedano a pezzetti, aggiungendo poi 1/3 dei fagioli passati e un po’ dell’acqua di cottura con il prosciutto a dadini e i pomodori spellati. Dopo 10 minuti unire il farro (tenuto in ammollo per 20 minuti) e i restanti fagioli.
  • Lenticchie brasate al pomodoro: lenticchie (40 g), pomodori pelati (30 g), carota, sedano e cipolla (q.b.); dopo un ammollo di 12 ore, sciacquare le lenticchie e farle lessare in 1/2 litro di acqua salata per un’ora e mezza. Tritare la carota, il sedano e la cipolla. In un tegame versare l’olio, fare rosolare le verdure, aggiungere i pelati e lasciare brasare.
  • Teglia di verdure al forno: pomodori (100 g), melanzane (30 g), cipolle (30 g), zucchine verdi (40 g), prezzemolo (q.b.); lavare le verdure, quindi tagliarle a fette piuttosto spesse e disporle in una teglia ricoperta di carta da forno.

Parlare col proprio nutrizionista di fiducia per chiedere una dieta settimanale da seguire per limitare la disbiosi intestinale è fondamentale.

In sintesi, la disbiosi intestinale può essere gestita attraverso una dieta sana ed equilibrata.

Eliminare i cibi che possono aggravare i sintomi della disbiosi intestinale, come zuccheri raffinati, grassi saturi, glutine e lattosio, e aumentare l'assunzione di alimenti ricchi di fibre e probiotici, può aiutare a ripristinare l'equilibrio nella flora batterica dell'intestino.

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