Disturbi del Metabolismo Lipidico: Cause, Sintomi e Trattamento

Con il termine “dismetabolismo” si intende l’alterazione del metabolismo di un individuo. I più classici dismetabolismi sono legati al peggioramento del quadro lipidico, glicemico e dell’acido urico. Quasi sempre nelle fasi iniziali, tutte le alterazioni metaboliche non si associano a nessun tipo di sintomi. L’unico modo per individuare queste disfunzioni è la prevenzione. Prevenzione di che genere?

Dismetabolismo Lipidico

Per il sistema cardio metabolico l’alterazione del quadro lipidico rappresenta il più importante campanello di allarme. Quando si parla di quadro lipidico, l’ambiente medico si riferisce soprattutto ai livelli sanguigni di alcune specifiche sostanze: trigliceridi e colesterolo. Le nuove linee guida americane ed europee sulla gestione delle dislipidemie stabiliscono il valore di 150 mg/dl come soglia per i trigliceridi ed anche come obiettivo terapeutico.

Per quanto concerne il colesterolo, si può parlare di ipercolesterolemia quando si presentano differenti quadri: elevati livelli di colesterolo totale, elevati livelli di lipoproteine a bassa densità (colesterolo LDL) o bassi valori di lipoproteine ad alta densità (colesterolo HDL). Infatti, è molto importante analizzare il colesterolo non solo nei suoi livelli plasmatici totali ma anche quello trasportato dalle lipoproteine. Le categorie di rischio vengono stabilite sul punteggio SCORE, che stabilisce il rischio cardiovascolare totale considerando età, sesso, abitudine al fumo, pressione arteriosa e livelli lipidici.

Gruppo di condizioni patologiche caratterizzate da un'anomala quantità di lipidi nel sangue, le dislipidemie consistono essenzialmente nell’aumento del colesterolo plasmatico, dei trigliceridi o di entrambi. Le cause possono essere genetiche o acquisite, influenzate quindi da stili di vita e alimentazione errati. La diagnosi si pone mediante esami del sangue che evidenziano l'alterazione dei valori dei grassi nel sangue. Mentre la cura si basa sulla risoluzione di cause e fattori di rischio e su una terapia farmacologica orientata essenzialmente a controllare i valori di colesterolo e trigliceridi.

Se non trattate le dislipidemie costituiscono un grave rischio per l’insorgenza di aterosclerosi e di conseguenza di malattie vascolari come ictus, infarto etc. Le dislipidemie sono un gruppo di condizioni patologiche caratterizzate da un'anomala quantità di lipidi (grassi) nel sangue. Le dislipidemie in sé di solito non provocano sintomi, sono infatti condizioni silenti fino a che non causano malattie in organi o distretti corporei specifici. Profilo lipidico sierico (colesterolo totale, trigliceridi, colesterolo HDL, LDL e VLDL calcolato).

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Per quanto riguarda gli adulti, tutti quelli di età pari superiori ai 20 anni dovrebbero essere sottoposti a screening per la dislipidemia ogni 5 anni come parte di una valutazione del rischio cardiovascolare generale. Il trattamento principale delle dislipidemie consiste nel prevenire le malattie vascolari come le sindromi coronariche acute, l'aterosclerosi, l'ictus etc. Prevede il cambiamento dello stile di vita con una riduzione dell'apporto di grassi di origine animale (carni rosse, formaggi, uova) e zuccheri in favore di una dieta più equilibrata.

Trattamento Farmacologico delle Dislipidemie

  • Statine: sono efficaci nel ridurre in maniera significativa il livello di colesterolo LDL e il rischio di eventi cardiovascolari. Inoltre, sembra che le statine riducano l'infiammazione intrarteriosa e l'infiammazione sistemica.
  • Sequestranti degli acidi biliari: bloccano il riassorbimento intestinale degli acidi biliari e di solito sono utilizzati in associazione con le statine o con l'acido nicotinico per potenziare l'effetto di riduzione del colesterolo LDL.
  • Inibitori dell'assorbimento del colesterolo: ad esempio l'ezetimibe che inibisce l'assorbimento intestinale del colesterolo e dei fitosteroli.
  • Inibitori del PCSK9: sono anticorpi monoclonali ed evitano che il PCSK9 si leghi ai recettori LDL, con conseguente miglioramento della funzione di questi recettori.
  • Niacina (acido nicotinico): è il farmaco più efficace per aumentare le HDL ma può provocare aumento dell’omocisteina, degli enzimi epatici e, occasionalmente, causare insufficienza epatica, insulinoresistenza, iperuricemia e gotta.
  • Fibrati: riducono i trigliceridi di circa il 50%, sembrano stimolare una maggiore ossidazione degli acidi grassi nel fegato e nei muscoli e la riduzione della sintesi epatica di VLDL. I fibrati inoltre aumentano le HDL fino al 20%.
  • Integratori alimentari: comprendono i supplementi di fibre, le margarine disponibili in commercio e altri prodotti che contengono steroli vegetali.
  • Farmaci per ipercolesterolemia familiare omozigote: comprendono il mipomersen, che diminuisce i livelli di LDL, e il lomitapide, che interferisce con la secrezione di lipoproteine ricche di trigliceridi nel fegato e nell'intestino.

Con l'aiuto di statine o fibrati e uno stile di vita sano, di solito è possibile gestire le dislipidemie.

Sindrome Metabolica

Data la stretta connessione tra quadro lipidico, glicemico e sistema cardiovascolare non è inusuale che più alterazioni possano presentarsi contemporaneamente. Nel 1999 la WHO, World Health Organization, coniò il termine di sindrome metabolica per definire un paziente con almeno tre delle seguenti alterazioni: obesità centrale o addominale (calcolata attraverso la misura della circonferenza vita), bassi valori di colesterolo HDL (uomini < 40 mg/dl; donne < 50 mg/dl), alta pressione sanguigna (> 130/85 mmHg) e alta glicemia a digiuno (> 100 mg). In Italia, nel 2016, si è stimata un’elevata presenza di questa sindrome con un 23% nella popolazione maschile e un 21% in quella femminile.

La problematica maggiore dei pazienti con sindrome metabolica è rappresentata dall’elevato rischio cardiovascolare. Infatti, in presenza di tale sindrome il rischio di eventi cardiovascolari avversi aumenta del 50% circa rispetto ai pazienti che non presentano tale problematica.

Con sindrome metabolica si intende un insieme di disordini metabolici, che come caratteristica comune hanno l’insulino-resistenza. Colpisce un adulto su quattro in Europa ed è un importante fattore di rischio per lo sviluppo di malattie croniche come le malattie cardiovascolari, il cancro e le malattie autoimmuni.

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Secondo l’International Diabetes Federation, circa un quarto della popolazione mondiale adulta è affetta da Sindrome Metabolica, un insieme di condizioni che aumentano il rischio di sviluppare patologie più gravi a lungo termine (croniche), malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, ictus. Questa “costellazione” di fattori di rischio metabolici sono l’obesità addominale, pressione alta, glicemia elevata, trigliceridi alti e colesterolo LDL o colesterolo “cattivo”.

La Sindrome Metabolica è definita dalla presenza contemporanea di diversi fattori di rischio metabolici, tra cui:

  • Obesità addominale: una circonferenza vita superiore a 88 cm nelle donne e 102 cm negli uomini;
  • Pressione arteriosa elevata: pari o superiore a 130/85 mmHg1 (l’ipertensione è fortemente legata all’obesità, si riscontra spesso nelle persone con resistenza all’insulina);
  • Glicemia a digiuno alterata: livelli di glucosio nel sangue uguali o superiori a 100 mg/dL1;
  • Trigliceridi elevati: livelli superiori a 150 mg/dL1 (i trigliceridi sono un tipo di grasso presente nel sangue)
  • Colesterolo HDL basso, anche chiamato ‘colesterolo buono’: i livelli di colesterolo nel sangue sono importanti per la salute del cuore. Il colesterolo HDL “buono” può aiutare a rimuovere il colesterolo LDL “cattivo” dai vasi sanguigni che può causare l’accumulo di placche nei vasi sanguigni [colesterolo LDL alto: ≥ 130 mg/dL].

È importante notare che questi criteri possono variare leggermente a seconda delle linee guida utilizzate, ma il concetto di base rimane lo stesso. Avere tre o più di questi fattori di rischio significa essere affetti da Sindrome Metabolica. Questa condizione è strettamente legata all’obesità, specialmente all’obesità addominale, e all’insulino-resistenza.

Quando le cellule diventano resistenti all’azione dell’insulina, i livelli di zucchero nel sangue tendono ad aumentare, portando nel tempo allo sviluppo di diabete di tipo 2.

Sintomi della Sindrome Metabolica

La sindrome metabolica spesso non causa manifestazioni evidenti, ma in alcuni casi possono comparire sintomi associati a disturbi come l’ipertensione o l’iperglicemia. Nel primo caso possono manifestarsi mal di testa, vertigini, perdite di sangue dal naso, mentre nel secondo necessità di urinare frequentemente, secchezza delle fauci e aumento della sete.

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I sintomi della sindrome metabolica non sono sempre immediatamente evidenti, motivo per cui molte persone scoprono questa condizione solo dopo esami clinici di routine. Si tratta infatti di un insieme di fattori di rischio metabolici che, quando presenti contemporaneamente, aumentano il rischio di diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari. Tra i segnali più frequenti troviamo l’aumento della circonferenza addominale, spesso con accumulo di grasso viscerale, la pressione arteriosa elevata, valori di glicemia a digiuno superiori alla norma e alterazioni dei lipidi nel sangue, come trigliceridi alti e colesterolo HDL basso.

Alcuni pazienti possono manifestare stanchezza persistente, difficoltà di concentrazione o una maggiore predisposizione a infezioni, ma spesso la sindrome metabolica rimane asintomatica fino a quando non si sviluppano complicanze. Per questo motivo, il monitoraggio regolare dei parametri clinici è fondamentale. Riconoscere i sintomi della sindrome metabolica in fase precoce permette di intervenire con strategie mirate, che includono modifiche dello stile di vita, controllo dell’alimentazione e, se necessario, trattamenti farmacologici. La diagnosi tempestiva è essenziale per ridurre i rischi a lungo termine e migliorare la qualità della vita.

Cause e Fattori di Rischio

Le cause della sindrome metabolica non sono ancora del tutto chiare, anche se appare evidente che l’obesità e lo stile di vita sedentario contribuiscano ad aumentarne il rischio. Molti esperti ritengono che il fattore chiave della sindrome metabolica sia l’insulino-resistenza, cioè la scarsa sensibilità delle cellule a questo ormone che impedisce l’assorbimento cellulare del glucosio, condizione che porta ad alti livelli di zuccheri nel sangue.

Altri fattori di rischio che possono contribuire alla sindrome metabolica sono età avanzata e menopausa. Inoltre, alcune patologie come steatosi epatica, calcoli biliari, apnee notturne e ovaio policistico sono considerate come facenti parte della costellazione della sindrome metabolica.

Alcuni dei principali fattori di rischio sono:

  • Età: il rischio aumenta con l’avanzare dell’età;
  • Obesità: il peso eccessivo, in particolare l’obesità addominale, aumenta il rischio di Sindrome Metabolica;
  • Sedentarietà: la mancanza di attività fisica regolare;
  • Diabete: la Sindrome Metabolica è più probabile se si è avuto il diabete durante la gravidanza (diabete gestazionale) o se si ha un’anamnesi familiare di diabete di tipo 2;
  • Dieta non equilibrata: ricca di carboidrati raffinati e grassi saturi;
  • Insulino-resistenza: considerata il fattore chiave nello sviluppo della sindrome;
  • Menopausa;
  • Genetica: storia familiare di diabete tipo 2 o malattie cardiovascolari;
  • Stress cronico: può influenzare negativamente il metabolismo;
  • Fumo e alcol: l’abuso di queste sostanze può aumentare il rischio.

Diagnosi della Sindrome Metabolica

La diagnosi di sindrome metabolica viene effettuata sulla base di alcuni parametri, che comprendono la misura della circonferenza della vita, dei livelli di trigliceridi e colesterolo HDL (il cosiddetto colesterolo “buono”), della glicemia a digiuno e della pressione sanguigna.

I criteri diagnostici della sindrome metabolica sono oggetto di discussione. Le linee guida internazionali più note sono quelle dell’OMS (Organizzazione mondiale della sanità), dell’IDF (Fondazione internazionale per il diabete) e del NCEP-ATP III (il National cholesterol educational program adult treatment panel III), ma divergono tra loro.

Tabella dei Criteri Diagnostici della Sindrome Metabolica

Parametro Valore Soglia
Circonferenza Vita (Maschi) ≥ 102 cm
Circonferenza Vita (Femmine) ≥ 88 cm
Pressione Arteriosa ≥ 130/85 mmHg
Colesterolo HDL (Maschi) < 40 mg/dl
Colesterolo HDL (Femmine) < 50 mg/dl
Trigliceridi ≥ 150 mg/dl
Glicemia a Digiuno ≥ 100 mg/dl

Trattamento della Sindrome Metabolica

Molte delle condizioni che contribuiscono alla sindrome metabolica possono essere contrastate con cambiamenti nello stile di vita e un’alimentazione sana. La dieta per la sindrome metabolica deve essere ricca di verdura, frutta, cereali integrali, carni magre, pesce e proteine vegetali. Va ridotto il più possibile il consumo di alimenti contenenti gli acidi grassi trans e quelli saturi, di carne rossa, di latticini, di insaccati, di sale e di zuccheri aggiunti. In caso di obesità o sovrappeso è importante perdere il peso in eccesso seguendo una dieta dimagrante sotto il controllo del medico.

È consigliata un’attività fisica moderata (come una camminata a passo veloce) di almeno 30 minuti al giorno. L’esercizio fisico, infatti, aiuta a tenere sotto controllo i livelli di glicemia, trigliceridi e pressione arteriosa, riduce la resistenza all’insulina e aumenta il colesterolo HDL a scapito dell’LDL (quello “cattivo”). Inoltre, una vita attiva favorisce la riduzione del grasso corporeo, soprattutto quello presente a livello addominale, e aiuta a perdere peso.

Se i cambiamenti dello stile di vita non sono sufficienti, possono essere prescritti dal medico farmaci o integratori per tenere sotto controllo colesterolo e trigliceridi, glicemia e ipertensione.

Tutte le linee guida italiane e internazionali concordano sulla prima tipologia di trattamento per i pazienti affetti da alterazioni metaboliche, indistricabile in due punti fondamentali: cambiamento del regime alimentare e pratica di attività fisica aerobica per un minimo di 150 minuti a settimana. Accanto a questi interventi sullo stile di vita, nel caso di pazienti dismetabolici non ancora con patologia conclamata, una delle possibili strategie terapeutiche è quella di affiancare l’utilizzo di sostanze nutraceutiche.

Numerose sono le sostanze utilizzate nell’ambito della nutraceutica, tra cui inositoli, gymnema sylvestre, zinco, berberina, riso rosso fermentato. Gli inositoli, soprattutto nelle forme stereoisomeriche di myo-inositolo e d-chiro-inositolo, sono oggetto di numerose pubblicazioni che attestano il loro ruolo di insulino-sensibilizzanti. Nello specifico, nel loro rapporto plasmatico 40:1 (rapporto myo:d-chiro) aiutano soprattutto nell’abbassamento dei livelli glicemici e nel miglioramento dell’insulino-resistenza, spesso associata. Effetti sui parametri glicemici sono dati anche dalla gymnema sylvestre e dallo zinco. Parallelamente si posizionano riso rosso fermentato e berberina, che agiscono come ipocolesterolemizzanti.

Prevenzione della Sindrome Metabolica

Le stesse indicazioni che possono aiutare a contrastare la sindrome metabolica, possono anche contribuire a prevenire le condizioni che la causano. È quindi utile fare almeno 30 minuti al giorno di attività fisica, non fumare, mantenere il peso forma e seguire una dieta ricca di verdura, frutta, cereali integrali e proteine vegetali e da carni magre, e povera di sale e grassi saturi.

Complicanze Cardiovascolari

La malattia cardiovascolare aterosclerica rappresenta la prima causa di morte e disabilità nei paesi ad alto sviluppo socio-economico. Questa malattia infiammatoria è strettamente correlata a patologie quali obesità e diabete, ma soprattutto a stati di iperlipidemie con particolare riferimento ai livelli di colesterolo. Questa stretta correlazione viene confermata da numerosi trials clinici dove la terapia ipolipidemizzante per colesterolo LDL comporti una riduzione della mortalità sia in generale che per cause cardiovascolari.

Come per la sindrome metabolica, anche la patologia diabetica fa raddoppiare il rischio di patologie cardiovascolari rispetto a individui sani, come patologia coronarica e attacco ischemico. Il rischio si manifesta più alto soprattutto nel sesso femminile e nei pazienti giovani. Il rischio è dipendente anche dalla copresenza di altre condizioni oltre al diabete.

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