Con il termine “dismetabolismo” si intende l’alterazione del metabolismo di un individuo. Il metabolismo è l’insieme dei processi biochimici che hanno lo scopo di estrarre ed elaborare l’energia racchiusa negli alimenti e destinarla a soddisfare le richieste energetiche e strutturali delle nostre cellule. Il Metabolismo è l’insieme dei processi e delle trasformazioni biochimiche che avvengono nel nostro organismo per estrapolare energia dagli alimenti consentendoci così di sopravvivere, crescere, riprodurci e reagire alle sollecitazioni esterne.
Da un punto di vista fisiologico le reazioni metaboliche possono avvenire mediante due processi:
- Catabolismo: insieme delle reazioni che prevede la degradazione di molecole complesse in molecole più semplici da cui scaturisce una produzione di energia. Per questo motivo prende il nome anche di metabolismo distruttivo. Questo processo avviene, ad esempio, ogni volta che introduciamo cibo nel corpo.
- Anabolismo: insieme di reazioni che prevede l’assemblaggio di molecole semplici per la sintesi di componenti strutturali e funzionali delle cellule. Questo processo richiede energia per l’assemblaggio della materia organica. Un esempio di questo tipo di processo è la sintesi delle proteine attraverso l’assemblaggio di diversi aminoacidi. Al contrario delle reazioni cataboliche quelle anaboliche prevedono un consumo di energia.
Per soddisfare le esigenze metaboliche (comunemente indicate anche come bisogni nutritivi) è necessario introdurre una quantità di energia sufficiente in relazione con il dispendio energetico quotidiano: tante più calorie consumiamo tante più calorie dovranno essere introdotte con l’alimentazione. Per questa ragione il metabolismo viene identificato nella velocità con cui il nostro corpo “brucia calorie” per soddisfare ai bisogni vitali.
Per capire meglio la correlazione tra il metabolismo e la variazione di peso è bene capire quali sono i fattori che influenzano il dispendio energetico quotidiano ovvero nel particolare:
- il metabolismo basale: è il dispendio energetico minimo necessario per sopperire alle funzioni vitali di base e rappresenta tra il 60 e il 75% del dispendio energetico totale.
- l’attività fisica: rappresenta un forte stimolo per le attività metaboliche, nell’immediato perché ci fa bruciare calorie ma anche a lungo termine in quanto i muscoli consumano più calorie durante l’arco della giornata.
- la termogenesi: si può innescare grazie ad una dieta a base di alimenti specifici per accelerare il metabolismo.
Il metabolismo è influenzato dal nostro dispendio energetico, che altro non è che la somma del nostro metabolismo basale con le energie realmente spese durante l’arco della giornata.
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Dismetabolismi più comuni
I più classici dismetabolismi sono legati al peggioramento del quadro lipidico, glicemico e dell’acido urico.
Dismetabolismo lipidico
Per il sistema cardio metabolico l’alterazione del quadro lipidico rappresenta il più importante campanello di allarme. Quando si parla di quadro lipidico, l’ambiente medico si riferisce soprattutto ai livelli sanguigni di alcune specifiche sostanze: trigliceridi e colesterolo. Le nuove linee guida americane ed europee sulla gestione delle dislipidemie stabiliscono il valore di 150 mg/dl come soglia per i trigliceridi ed anche come obiettivo terapeutico.
Per quanto concerne il colesterolo, si può parlare di ipercolesterolemia quando si presentano differenti quadri: elevati livelli di colesterolo totale, elevati livelli di lipoproteine a bassa densità (colesterolo LDL) o bassi valori di lipoproteine ad alta densità (colesterolo HDL). Infatti, è molto importante analizzare il colesterolo non solo nei suoi livelli plasmatici totali ma anche quello trasportato dalle lipoproteine. Le categorie di rischio vengono stabilite sul punteggio SCORE, che stabilisce il rischio cardiovascolare totale considerando età, sesso, abitudine al fumo, pressione arteriosa e livelli lipidici.
Dismetabolismo glucidico
La glicemia rappresenta uno dei principali parametri che più facilmente viene compromesso a seguito di una dieta squilibrata. Nella concezione comune si associa l’alterazione della glicemia immediatamente alla diagnosi di diabete, ma esistono degli stati intermedi, precedentemente definiti come pre-diabete e ad oggi identificati come stati di disglicemia. Il paziente in stati di disglicemia è un paziente che deve essere sottoposto a particolare attenzione in quanto è un individuo ad alto rischio di sviluppare diabete mellito di tipo 2.
Si stima, infatti, che il 26% dei pazienti con diagnosi di alterata glicemia a digiuno e il 50% di quelli con diagnosi di alterata tolleranza al glucosio sviluppano diabete mellito di tipo 2 nei successivi 5 anni dalla prima diagnosi. La patologia diabetica non è l’unica a poter colpire questi pazienti, essi, in effetti, possiedono anche un maggior rischio di eventi cardiovascolari rispetto agli individui con parametri normali di glicemia. A sottolineare questo aspetto si possono analizzare i dati pubblicati dal Dott. Brunetti e colleghi nello studio “Prediabetes, undiagnosed diabetes and diabetes risk in Italy in 2017-2018: results from the National screening campaign in community pharmacies”.
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Obesità e sovrappeso
L’obesità, ad oggi, è una delle principali sfide che la medicina moderna si trova ad affrontare. Recentemente, la stessa organizzazione ha definito l’obesità come una malattia cronica al pari di altre, quali il diabete, causa da uno squilibrio energetico tra calorie introdotte e calorie consumate. Tutto ciò è la conseguenza di due aspetti: un aumento dell’intake di cibo ad alto contenuto energetico, ricco in grassi e zuccheri e una riduzione dell’attività fisica praticata.
I dati pubblicati relativi al 2017 sulla situazione italiana hanno mostrato un aumento di eccesso ponderale in qualsiasi fascia di età nel sesso maschile. Nelle donne, invece, l’andamento generale è un aumento della percentuale di casi in eccesso ponderale che si accentua soprattutto se si prendono in considerazione le fasce di età tra i 18 e i 24 anni e quella di donne con anni superiori ai 64.
C’è da sottolineare che queste condizioni non si presentano omogeneamente sul territorio italiano. Le regioni del Sud Italia registrano una percentuale di eccesso ponderale maggiore rispetto a quelle del Nord, sia nella popolazione adulta che in quella pediatrica.
Gli ultimi dati pubblicati attestano un incremento massiccio di diagnosi di diabete nella popolazione italiana. Nello specifico, oltre 3 milioni e mezzo di italiani nel 2019 hanno dichiarato di essere diabetici. Si parla del 5.8% dell’intera popolazione a presentare suddetta patologia. Rispetto ai dati del 2000, la percentuale di diabetici italiani è aumentata del 60%. La giustificazione a questi dati viene attribuita all’aumento dell’età media e, soprattutto, all’incremento del numero di anziani, che risultano i più colpiti da questa patologia. Un anziano su tre, infatti, riceve una diagnosi di diabete di tipo 2. Se non trattato adeguatamente il diabete rappresenta una delle principali concausa di decessi e la principale causa iniziale in 23 mila casi di morte.
Il ruolo di concausa di decesso è stato ancor più confermato con l’arrivo della pandemia da SARS-CoV-2, dove su circa 5 mila casi di decessi con positività al virus registrati fino al 25 maggio 2020, si è verificata la presenza di diabete nel 15% dei casi.
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Sindrome Metabolica
Data la stretta connessione tra quadro lipidico, glicemico e sistema cardiovascolare non è inusuale che più alterazioni possano presentarsi contemporaneamente. Nel 1999 la WHO, World Health Organization, coniò il termine di sindrome metabolica per definire un paziente con almeno tre delle seguenti alterazioni: obesità centrale o addominale (calcolata attraverso la misura della circonferenza vita), bassi valori di colesterolo HDL (uomini < 40 mg/dl; donne < 50 mg/dl), alta pressione sanguigna (> 130/85 mmHg) e alta glicemia a digiuno (> 100 mg).
In Italia, nel 2016, si è stimata un’elevata presenza di questa sindrome con un 23% nella popolazione maschile e un 21% in quella femminile. La problematica maggiore dei pazienti con sindrome metabolica è rappresentata dall’elevato rischio cardiovascolare. Infatti, in presenza di tale sindrome il rischio di eventi cardiovascolari avversi aumenta del 50% circa rispetto ai pazienti che non presentano tale problematica.
Complicanze cardiovascolari
La malattia cardiovascolare aterosclerica rappresenta la prima causa di morte e disabilità nei paesi ad alto sviluppo socio-economico. Questa malattia infiammatoria è strettamente correlata a patologie quali obesità e diabete, ma soprattutto a stati di iperlipidemie con particolare riferimento ai livelli di colesterolo. Questa stretta correlazione viene confermata da numerosi trials clinici dove la terapia ipolipidemizzante per colesterolo LDL comporti una riduzione della mortalità sia in generale che per cause cardiovascolari.
Come per la sindrome metabolica, anche la patologia diabetica fa raddoppiare il rischio di patologie cardiovascolari rispetto a individui sani, come patologia coronarica e attacco ischemico. Il rischio si manifesta più alto soprattutto nel sesso femminile e nei pazienti giovani. Il rischio è dipendente anche dalla copresenza di altre condizioni oltre al diabete.
Trattamento
Tutte le linee guida italiane e internazionali concordano sulla prima tipologia di trattamento per i pazienti affetti da alterazioni metaboliche, indistricabile in due punti fondamentali: cambiamento del regime alimentare e pratica di attività fisica aerobica per un minimo di 150 minuti a settimana.
Accanto a questi interventi sullo stile di vita, nel caso di pazienti dismetabolici non ancora con patologia conclamata, una delle possibili strategie terapeutiche è quella di affiancare l’utilizzo di sostanze nutraceutiche. Numerose sono le sostanze utilizzate nell’ambito della nutraceutica, tra cui inositoli, gymnema sylvestre, zinco, berberina, riso rosso fermentato. Gli inositoli, soprattutto nelle forme stereoisomeriche di myo-inositolo e d-chiro-inositolo, sono oggetto di numerose pubblicazioni che attestano il loro ruolo di insulino-sensibilizzanti.
Nello specifico, nel loro rapporto plasmatico 40:1 (rapporto myo:d-chiro) aiutano soprattutto nell’abbassamento dei livelli glicemici e nel miglioramento dell’insulino-resistenza, spesso associata. Effetti sui parametri glicemici sono dati anche dalla gymnema sylvestre e dallo zinco. Parallelamente si posizionano riso rosso fermentato e berberina, che agiscono come ipocolesterolemizzanti.
Prevenzione
Quasi sempre nelle fasi iniziali, tutte le alterazioni metaboliche non si associano a nessun tipo di sintomi. L’unico modo per individuare queste disfunzioni è la prevenzione.
Per prevenire e trattare la Sindrome Metabolica lo stile di vita è fondamentale. Per prevenire i disturbi metabolici è necessario:
- sana alimentazione, fondamentale per un corretto funzionamento del microbiota intestinale e per favorire l’equilibrio del peso corporeo
- regolare attività fisica per accelerare il metabolismo
- controllo del peso corporeo ed in particolare della circonferenza addominale
Una sana alimentazione associata ad un corretto stile di vita (ovvero niente fumo e niente alcol) con una regolare attività fisica (almeno 30 minuti di esercizio aerobico dalle 3 alle 5 volte a settimana) non solo favoriscono il controllo del peso corporeo ma sono la base per la prevenzione e la terapia della sindrome metabolica.
Altrettanto fondamentale è seguire delle sane abitudini alimentari. Una dieta equilibrata e consapevole rappresenta un valido aiuto per avere una circonferenza vita sotto controllo.
Farmaci
In alcuni casi, il trattamento può richiedere l'uso di farmaci, tra cui:
- farmaci per la cura dell’ipertensione quali diuretici e betabloccanti, tra i farmaci più adottati per la risoluzione dell’ipertensione.
- farmaci per la riduzione della glicemia, per i quali è necessaria una distinzione. Nel caso, infatti, del diabete mellito (di tipo 1) il paziente deve ricorrere all’iniezione sottocutanea di insulina.
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