La dieta chetogenica, caratterizzata da un elevato contenuto di grassi e una ridotta assunzione di carboidrati, è un approccio alimentare che induce il corpo in uno stato di chetosi. In questo stato metabolico, i grassi vengono utilizzati come principale fonte di energia al posto dei carboidrati.
Cos'è la Dieta Chetogenica?
La dieta chetogenica consiste principalmente in cibi ricchi di grassi sani, moderati in proteine e molto poveri di carboidrati. I praticanti cercano di raggiungere uno stato di chetosi per ottimizzare la perdita di peso e migliorare la salute generale.
Origine e Utilizzo della Dieta Chetogenica in Contesti Medici
La dieta chetogenica è stata sviluppata negli anni ‘20 come trattamento per l’epilessia, soprattutto per i bambini che non rispondevano alle terapie tradizionali. Scienziati e medici hanno documentato gli effetti positivi di questa dieta sulla riduzione della frequenza delle crisi convulsive. Negli ultimi anni, l’interesse si è ampliato nei confronti delle sue applicazioni nel trattamento di disturbi psicologici. Il suo ruolo nel migliorare la stabilità emotiva ha innescato studi che esaminano l’efficacia della dieta chetogenica nel trattamento di condizioni come il disturbo bipolare, trasformando quindi il suo utilizzo in un contesto clinico più ampio.
Recenti Scoperte e Studi Pilota
Recenti evidenze sembrerebbero associare la dieta chetogenica all’efficacia nel contrastare anche alcune patologie mentali: disturbo bipolare e schizofrenia.
Un miglioramento medio della sintomatologia del 32% in pazienti affetti da schizofrenia e un incremento >1 punto nell’impressione clinica globale nel 69% si coloro con disturbo bipolare, misurati con la scala di valutazione psichiatrica. Sarebbero questi i risultati su un piccolissimo studio pilota che ha voluto indagare l’impatto della dieta chetogenica, anche nota come terapia metabolica, in pazienti con gravi malattie mentali, in cui si sarebbe osservata una inversione importante.
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Maggiori benefici sui biomarcatori si sono avuti in relazione all’aderenza alla dieta chetogenica. La scelta deriva da precedenti studi in cui questo regime alimentare aveva dimostrato efficacia nel trattamento dell’obesità, del diabete di tipo 2 e dell’epilessia, quando combinato alle terapie tradizionali. Forti di questo dato, i ricercatori hanno voluto comprovarne le eventuali potenzialità anche in malattie psichiatriche avviando uno studio pilota a braccio singolo di 4 mesi su ventitré partecipanti con schizofrenia o disturbo bipolare con anomalie metaboliche esistenti.
Oltre ai suddetti parametri, la dieta chetogenica avrebbe impattato su altri fattori. Quali il miglioramento dei biomarcatori includendo una diminuzione del 27% dell’HOMA-IR e del 25% dei livelli di trigliceridi, mentre in relazione alle misurazioni psichiatriche i partecipanti con schizofrenia hanno mostrato una riduzione del 32% nei punteggi della Brief Psychiatric Rating Scale, come anche della gravità complessiva della Clinical Global Impression (CGI) migliorata in media del 31%, dove la percentuale di partecipanti con iniziale sintomatologia elevata ha avuto un incremento, in positico, di almeno 1 punto sulla CGI (79%).
I dati di questo studio pilota sottolineano i potenziali vantaggi del trattamento dietetico chetogenico aggiuntivo in pazienti con gravi malattie mentali, con benefici superiori registrati in pazienti aderenti ad essa rispetto ai semi-aderenti, indicando quindi una potenziale relazione dose-risposta.
Sethi S, Wakeham D, Ketter T et al. Ketogenic Diet Intervention on Metabolic and Psychiatric Health in Bipolar and Schizophrenia: A Pilot Trial. Psychiatry Research, 2024, Vol. 335, 115866.
Studio UCLA su Dieta Chetogenica e Disturbo Bipolare
Recenti ricerche condotte da UCLA Health stanno esaminando il potenziale della dieta chetogenica come intervento terapeutico per il trattamento del disturbo bipolare nei giovani. Questo studio clinico vuole indagare se l’adozione di un approccio nutrizionale mirato possa contribuire a migliorare i sintomi psicologici e la gestione della malattia. Con una crescente enfasi sull’importanza di metodi alternativi nella cura dei disturbi mentali, i risultati di questa ricerca possono aprire nuovi orizzonti per le pratiche cliniche future.
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Obiettivi dello Studio
L’obiettivo principale dello studio UCLA è quello di esaminare l’impatto della dieta chetogenica sul benessere psicologico e fisico dei partecipanti. Questo approccio nutrizionale potrebbe comportare miglioramenti nella stabilità dell’umore e nella gestione dei sintomi connessi al disturbo bipolare. Accanto a questo, ci si propone di analizzare anche il grado di aderenza delle persone alla dieta nel tempo.
Dettagli sulla Metodologia e sul Reclutamento
La metodologia utilizzata nello studio prevede un trial non randomizzato che comprende il reclutamento di 27 partecipanti, con 26 individui che hanno effettivamente avviato la dieta chetogenica. I ricercatori realizzano misurazioni giornaliere dei corpi chetonici e del glucosio, insieme a valutazioni cliniche e funzioni continue, al fine di garantire un monitoraggio costante del progresso. L’algoritmo di reclutamento ha sfruttato gruppi sociali locali e piattaforme online per coinvolgere i giovani in modo efficace, assicurando una base di partecipazione eterogenea e rappresentativa.
Risultati Preliminari e Implicazioni
I risultati preliminari dello studio condotto da UCLA Health hanno fornito informazioni importanti riguardo l’efficacia e la sicurezza della dieta chetogenica nei giovani con disturbo bipolare. Tra i 26 partecipanti che hanno avviato la dieta, 20 hanno completato il periodo di intervento di 6-8 settimane, rivelando un’elevata adesione, con il 91% di letture di chetoni che indicano uno stato di chetosi.
Adesione e Risultati Clinici
Il tasso di adesione elevato ha permesso di raccogliere risultati studio significativi riguardo i cambiamenti clinici. La maggior parte dei partecipanti ha riportato un miglioramento nella stabilità dell’umore, suggerendo che l’adozione della dieta chetogenica possa avere effetti positivi. La costanza nella seguire il regime alimentare sembra giocare un ruolo cruciale in tali risultati clinici.
Effetti Collaterali e Sicurezza
Nonostante i risultati incoraggianti, alcuni eventi avversi sono stati registrati. Gli effetti collaterali riportati includono affaticamento e stipsi, che sono stati generalmente lievi e gestibili. Tuttavia, è importante notare un episodio isolato di euglicemia chetogenica in un partecipante, il che sottolinea l’importanza del monitoraggio continuo della sicurezza durante l’applicazione della dieta.
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| Categoria | Risultato |
|---|---|
| Partecipanti totali | 26 |
| Partecipanti completati | 20 |
| Tasso di adesione | 91% |
| Eventi avversi lievi segnalati | Affaticamento, stipsi |
| Episodi di euglicemia | 1 |
Nutrizione e Disturbo Bipolare
Il disturbo bipolare è una patologia di tipo psichiatrico piuttosto complessa. Il disturbo tende a peggiorare in particolari periodi dell’anno. Chi è affetto da disturbo bipolare ha una tendenza ad un maggiore consumo di carboidrati, bevande zuccherine, torte e dolci. È interessante notare che, in alcuni pazienti, si verifica un comportamento totalmente contrario che si manifesta in una maggiore assunzione di cibi salutari (frutta e insalate, oltre a pesce, tofu, fagioli, noci, yogurt).
La dieta (la sua composizione e qualità) può causare o prevenire disturbi biologici associati all’insorgenza, allo sviluppo e al trattamento del disturbo bipolare. La teoria monoaminoergica sostiene che la depressione sarebbe causata da un deficit di serotonina, noradrenalina e dopamina, neurotrasmettitori che modulano funzioni importanti come l’attenzione, gli stati emotivi e le funzioni viscerali . Studi sugli animali hanno dimostrato che le diete ricche di grassi possono influenzare direttamente la trasmissione monoaminoergica. Negli esseri umani, diete ad alto contenuto di grassi con snack a base di carboidrati riducono la trasmissione serotoninergica nell’ipotalamo.
Negli ultimi anni, è cresciuta l’attenzione da parte dei ricercatori riguardo i processi infiammatori nella patogenesi del disturbo bipolare. Le diete dominate dai modelli dietetici occidentali, ricche in cibi raffinati e processati, sono considerate diete “pro-infiammatorie” e sono associate ad una maggiore concentrazione di marcatori infiammatori come l’interleuchina-6 e la proteina C-reattiva . La dieta mediterranea, invece, attraverso una maggiore assunzione di frutta e verdura induce una diminuzione dell’infiammazione.
Anche lo stress ossidativo e la disfunzione mitocondriale sono associati alla patogenesi del disturbo bipolare. Il cervello è un organo la cui funzione e struttura dipendono in gran parte dall’energia fornita e il danno ai mitocondri (responsabili della produzione di energia del neurone) può portare ad un aumento dello stress ossidativo, danneggiando ulteriormente i mitocondri. Studi dimostrano che le diete possono influenzare significativamente la funzione mitocondriale riducendo lo stress ossidativo e proteggendo il DNA mitocondriale dal danno ossidativo. La dieta mediterranea, grazie alla sua composizione in termini di selezione di alimenti, è associata a livelli ridotti di marcatori dello stress ossidativo nel siero e nell’urina.
È stato preliminarmente dimostrato che una dieta chetogenica modula beneficamente l’umore. L’effetto positivo riportato della dieta chetogenica sulla stabilizzazione dell’umore nel disturbo bipolare può essere correlato ad un aumento dell’attività dopaminergica nel sistema mesolimbico. Dati derivanti da studi su animali e risultati preliminari da modelli umani suggeriscono che la dieta chetogenica possa avere effetti terapeutici sui sintomi psichiatrici oltre che metabolici. Tuttavia, l’efficacia della dieta chetogenica, nei pazienti con disturbo bipolare, non è stata dimostrata.
Altri Interventi Nutrizionali
Omega 3 (eicosapentaenoico, docosaesaenoico) gli acidi grassi polinsaturi sono essenziali per lo sviluppo e la funzione del cervello, compresa la maturazione neuronale, la migrazione e la sinaptogenesi, la plasticità, la neurogenesi e la neurotrasmissione. Nel trattamento della depressione, dosi di 1-2 g di acido eicosapentaenoico al giorno sono state utilizzate per ridurre i sintomi di depressione, inclusa quella bipolare.
Il glutatione è uno degli antiossidanti più importanti del corpo , che aiuta a neutralizzare i radicali liberi che possono danneggiare le cellule e i tessuti del corpo. La supplementazione orale di glutatione non è efficace (viene per lo più idrolizzato e penetra difficilmente nella barriera ematoencefalica), ma è stato riscontrato che potrebbe essere utile la somministrazione di N-acetilcisteina (NAC). La NAC fornisce l-cisteina essenziale per la sintesi del glutatione ma ha contemporaneamente attività antiossidante. Negli studi clinici, ai pazienti con disturbo bipolare sono stati somministrati 500 o 1000 mg di NAC due volte al giorno per il trattamento standard degli episodi depressivi acuti e durante il periodo di terapia di mantenimento, con una segnalata riduzione dei sintomi depressivi e miglioramento del funzionamento e della qualità della vita. Sebbene la NAC sia ben tollerata i dati sulla tolleranza su tempi lunghi di somministrazione sono limitati.
Bassi livelli di vitamina D sono stati associati allo stato di depressione. L’integrazione di vitamina D riduce i sintomi depressivi nei pazienti con depressione più grave. Questo non è stato riportato in individui con sintomi di lieve depressione. Ad ogni modo, il ruolo della vitamina D non è totalmente chiaro e necessita di studi futuro.
Molti studi hanno riportato che soggetti con depressione hanno concentrazioni plasmatiche di folati più basse rispetto ad individui sani e pazienti con altri disturbi mentali. Minori livelli di folati sono stati associati ad una risposta peggiore alla terapia farmacologica antidepressiva. Va ricordato che l’efficacia o l’inefficacia dell’acido folico può essere attribuito alla forma chimica di questa vitamina, poiché l’acido folico, a differenza folato naturale, deve essere convertito in forma metabolicamente attiva per attraversare la barriera ematoencefalica e circa il 30% della popolazione ha un deficit geneticamente determinato dell’enzima necessario per questa trasformazione.