Esiste un legame specifico tra incremento dell’indice di massa corporea (BMI) e disturbi dello spettro bipolare. Uno studio del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Pisa, pubblicato sulla rivista internazionale Journal of Affective Disorder, ha confermato questa correlazione.
Lo Studio dell'Università di Pisa
Lo studio ha preso in considerazione 571 persone, seguite in ambito ambulatoriale per un episodio depressivo maggiore (MDE) per un periodo di sette mesi. L’obesità è stata definita in base ad un indice di massa corporea (Body mass index o BMI), misurato come il peso in chilogrammi diviso l’altezza (espressa in metri) al quadrato: un valore superiore a 30 indica obesità.
Tra i pazienti obesi e quelli non obesi, non si rilevano differenze significative rispetto all’età e al sesso. Tuttavia, i pazienti obesi riportano in media un numero inferiore di anni di formazione e sono più spesso sposati rispetto ai pazienti non obesi.
Giulio Perugi ha concluso: "Mostrando come l’obesità sia associata a disturbi dello spettro bipolare, i dati della nostra ricerca sono in linea con l’ipotesi secondo cui in molti casi l’obesità potrebbe essere il risultato di comportamenti di abuso, una vera e propria forma di ‘addiction’."
Terapie Farmacologiche e Aumento di Peso
Molti pazienti affetti da disturbo bipolare segnalano un aumento di peso significativo in seguito all'inizio di terapie farmacologiche. Questo è un problema comune, come evidenziato dalla testimonianza di una paziente di 49 anni che, pur avendo stabilizzato l'umore con farmaci come Depakin, Quetiapina RP e Sertralina, ha sperimentato un aumento di 10 kg, aumento della fame e livelli di colesterolo fuori norma. Inoltre, la paziente ha riferito sonnolenza e difficoltà nello svolgimento di attività fisica.
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La prevalenza della sindrome metabolica è doppia nei pazienti affetti da psicosi rispetto alla popolazione generale. Vi sono due grandi sfide nella cura delle psicosi: il decadimento cognitivo che rappresenta una causa importante di disabilità, spesso precede la prima manifestazione della malattia e progredisce specialmente nelle fasi iniziali, e le alterazioni metaboliche che compaiono prima e dopo l’inizio del trattamento farmacologico e aumentano il rischio cardiometabolico, la morbidità e la mortalità precoce.
È possibile che questi due fenomeni apparentemente indipendenti siano collegati? La riflessione prende origine da una serie di osservazioni che hanno posto in relazione il Body Mass Index, la presenza di obesità o sovrappeso, l’ipertensione e un certo deterioramento della memoria verbale nella schizofrenia ed hanno fatto nascere l’ipotesi che la prevenzione e il trattamento della disregolazione metabolica possa avere un impatto sul miglioramento delle funzioni cognitive.
Farmaci Antipsicotici e Rischio Metabolico
Nei soggetti trattati con i nuovi farmaci antipsicotici di seconda generazione la prevalenza delle tre condizioni avverse obesità, dislipidemia, diabete, varia a seconda del farmaco utilizzato, secondo quanto affermato nella consensus conference tra American Diabetes Association (ADA) e American Psychiatric Association (2004).
La clozapina e l’olanzapina sono associati al maggior incremento di peso e a diabete e dislipidemia, il risperidone e la quetiapina sembrano avere effetti intermedi, l’aripiprazolo e lo ziprasidone hanno un effetto molto modesto. Invece l’unico farmaco ad oggi studiato che sembra dare risultati promettenti nel ridurre l’impatto metabolico dei trattamenti antipsicotici è la metformina.
Effetti del Colesterolo sulle Funzioni Cognitive
Vi sono delle evidenze che pongono in relazione i livelli di colesterolo con le funzioni cognitive sia nella popolazione generale sia negli individui affetti da schizofrenia.
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Un trial randomizzato (durata 12 settimane) condotto su adulti dislipidemici “trattati” con una dieta povera di grassi, o con la dieta “mediterranea” ha documentato una riduzione nella “capacità di attenzione” associata alla riduzione dei livelli di colesterolo, ma nessuna alterazione sull’umore. Un trial randomizzato (durata sei mesi) condotto su adulti dislipidemici trattati con un farmaco capace di ridurre i livelli di colesterolo, la lovastatina, ha documentato un modesto impatto negativo sulla capacità di attenzione e sulla velocità psicomotoria, ma nessun effetto sulla memoria o sull’umore o su altre misure dell’attività psicologica.
Vi sono, insomma, evidenze crescenti che, almeno nel breve termine, l’elevazione dei lipidi ha un impatto positivo sul miglioramento delle funzioni cognitive. In un trial randomizzato condotto su pazienti schizofrenici in trattamento con clozapina, olanzapina e aloperidolo, un indice cognitivo globale ma soprattutto la memoria verbale hanno mostrato una robusta positiva correlazione con i livelli di colesterolo a digiuno.
Tutti questi risultati possono mettere in evidenza il ruolo degli acidi grassi polinsaturi nella sintesi dei neurotrasmettitori e nella composizione delle membrane neuronali. Vi è quindi ancora molto da scoprire sulla relazione tra metabolismo lipidico, aumento di peso (i farmaci che più ne sono responsabili, clozapina e olanzapina sono considerati antipsicotici molto efficaci) e funzioni cognitive.
Strategie di Prevenzione e Gestione
Schizofrenia, disturbo bipolare e altre psicosi sono spesso associate ad obesità, ipertensione e dislipidemia, spesso presenti già prima dell’introduzione dei farmaci che hanno essi stessi un impatto negativo sul rischio metabolico.
Poiché attualmente non abbiamo trattamenti efficaci nella cura del deficit cognitivo primario che caratterizza queste malattie, la strategia rimane prevenire i deficit cognitivi secondari. E’ pertanto importante a tale scopo promuovere la perdita di peso con la dieta e l’esercizio fisico, riportare alla normalità i livelli di pressione arteriosa, l’utilizzo di farmaci a scarso impatto metabolico, incoraggiare attività stimolanti e l’esercizio per la memoria e la neuro genesi dell’ ippocampo.
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È fondamentale, alla luce delle attuali conoscenze, un monitoraggio routinario delle funzioni cognitive in questi malati prima dell’inizio del trattamento e ad intervalli annuali regolari al fine di assicurare la cura farmacologica più efficace.
Un consiglio pratico è quello di consultare un dietologo, perché è vero che alcuni farmaci psichiatrici favoriscono l'aumento di peso, ma è altrettanto vero che un'attenzione nei confronti dell'alimentazione, associata ad un aumento dell'attività fisica (camminare!), può evitare un ulteriore ingrassamento e magari, lentamente, ridurre il peso. L'idea che le persone con problemi di umore non debbano far attenzione al cibo è assolutamente sbagliata.
Tabella: Impatto Metabolico di Alcuni Farmaci Antipsicotici di Seconda Generazione
| Farmaco | Impatto sull'Aumento di Peso | Impatto su Diabete e Dislipidemia |
|---|---|---|
| Clozapina | Maggiore | Maggiore |
| Olanzapina | Maggiore | Maggiore |
| Risperidone | Intermedio | Intermedio |
| Quetiapina | Intermedio | Intermedio |
| Aripiprazolo | Modesto | Modesto |
| Ziprasidone | Modesto | Modesto |