Per molti, la vita delle pecore da latte è un argomento sconosciuto. Per spiegare il ciclo biologico della pecora, si può partire dal parto, momento in cui, dopo 5 mesi di gestazione, la pecora dà alla luce uno o due agnelli.
Il numero dei nati dipende prevalentemente dalla razza, ma anche l’età dell’animale può diventare un fattore determinante. Nei primi tre giorni dal parto l’agnello succhia il colostro, secrezione della mammella particolarmente ricca di nutrienti, fondamentale per il suo successivo sviluppo.
Al fine di garantire all’agnello uno sviluppo il più naturale possibile, in azienda si cerca di fare in modo che lo svezzamento avvenga gradualmente, cercando di riprodurre quanto avverrebbe in natura.Nei primi 7 giorni di vita, il nuovo nato rimane sempre con la madre, la quale, per garantire la costante disponibilità di latte per l’agnello, non viene munta.
A partire dall’ottavo giorno inizia un graduale processo di svezzamento che prevede la separazione dell’agnello dalla madre per un arco di tempo ogni giorno maggiore fino a che esso non resta il giorno con la madre e la notte separato. Durante il periodo di allontanamento l’agnello si abitua a non dipendere esclusivamente dalla madre per il cibo ed inizia a sperimentare il fieno e le farine specifiche che gli vengono messe a disposizione.
Questo percorso permette a circa il trentesimo giorno dal parto di giungere al completo svezzamento in quanto ormai l’agnello si è abituato ad alimentarsi autonomamente con le materie prime messegli a disposizione. Dal trentesimo giorno la pecora si avvia alla mungitura due volte e giorno e circa ad un mese e mezzo dal parto raggiunge il picco di lattazione al quale segue una graduale fase discendente che dura circa 4 mesi.
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La durata del ciclo produttivo è, quindi, di circa cinque mesi e mezzo, durante i quali l’alimentazione gioca un ruolo fondamentale per il successo della lattazione. In funzione dei vari momenti produttivi, infatti, le materie prime vengono saggiamente regolate per assecondare i fabbisogni dell’animale.
Nella fase finale del ciclo produttivo la pecora viene avviata all’asciutta attraverso una graduale riduzione della frequenza di mungitura e una regolazione dell’alimentazione. Un mese prima della messa in asciutta all’interno del gregge vengono inseriti i montoni in numero adeguato in funzione della numerosità del gregge con l’obiettivo di giungere alla fase di asciutta con la pecora che si trova all’inizio della gravidanza.
In questo modo si garantisce all’animale di condurre questa delicata fase senza gli stress derivanti dalla mungitura. La durata della gestazione è di cinque mesi nei quali l’animale aumenta gradualmente i suoi fabbisogni e diventa via via meno predisposto a pascolamenti lunghi e percorsi faticosi.
La destagionalizzazione dei parti rappresenta una pratica delicata ma fondamentale al fine di garantire la presenza di latte durante gran parte dell’anno. I greggi del Consorzio pascolano per quasi tutti i mesi dell’anno ad esclusione dei periodi più freddi nei quali la costante presenza di brina o l’eventuale neve rendono impossibile il pascolamento.
L’estrema variabilità dei pascoli, unita ad una scelta accurata del foraggio, giocano un ruolo centrale nella determinazione delle qualità organolettiche dei formaggi. Le pecore presentano un’attività riproduttiva stagionale, con inizio durante l’estate e termine durante l’inverno.
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Quando la pecora va in calore dopo il parto?
Dopo il parto, la pecora entra nell'estro o calore ogni 17 giorni. Durante questo periodo, la pecora permette all'ariete o maschio di accoppiarsi. La durata dell'estro è di sole 24 - 36 ore.
Segni di calore nella pecora
- Belati frequenti
- Arrossamento e scolo vulvare
- La pecora alza la testa ed arriccia il suo labbro superiore
La Gestione della Gravidanza e il Parto
L’efficienza della gestazione degli ovini è espressa dal rapporto percentuale tra il numero di pecore che hanno partorito agnelli vivi e vitali e quello delle pecore che hanno concepito. L’efficienza ottimale è il 100%, ma in pratica il valore è spesso inferiore al 90%.
Durante le prime fasi della gravidanza, le perdite precoci sono definite come riassorbimento embrionale precoce se avvengono tra la fecondazione dell’ovocita e il 16° giorno di gravidanza, data entro cui, di norma, avviene l’impianto dell’embrione, o tardivo se avvengono tra il 16° e il 30° giorno di gravidanza, periodo corrispondente alla fine dell’organogenesi. È accettabile un tasso di aborto dell’1,5-2% ma situazioni con tassi superiori al 5% dovrebbero essere esaminate attentamente.
Fase iniziale della gravidanza (0-40 giorni): è la fase in cui l’embrione si impianta sulla parete dell’utero ed inizia lo sviluppo del feto. Condizioni di forte sotto-nutrizione energetica prima della fecondazione e durante il primo periodo di vita dell’embrione possono compromettere la qualità dell’ovocita e ridurre la produzione di progesterone, interferone Tau, e altri fattori di crescita essenziali per la sopravvivenza dell’embrione.
Viceversa, un’alimentazione eccessiva in energia ridurrà le concentrazioni periferiche di progesterone, aumentando così il rischio di morte embrionale. Analogamente, un apporto molto elevato di proteine, quando associato a un apporto energetico carente, può portare ad alte concentrazioni ematiche di ammoniaca, che ha effetti tossici sull’embrione.
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La carenza di vitamine come A ed E, o precursori quali i caroteni, e di oligoelementi come selenio, rame, zinco, iodio, manganese, è associata a una bassa sopravvivenza embrionale. Fase intermedia della gravidanza (41-100 giorni): Periodo in cui si accresce e sviluppa la placenta.
Fase finale della gravidanza (101 giorni-parto): E’ la fase di crescita accelerata del feto. La pecora ha minore capacità di ingestione ed i suoi fabbisogni crescono nelle ultime settimane in modo esponenziale fino al 70%-120% dei fabbisogni di mantenimento per l’energia ed al 120-170% dei fabbisogni di mantenimento per le proteine, in funzione del tipo di gravidanza (singola, doppia, etc.).
Il mancato soddisfacimento dei fabbisogni energetici e proteici comporta bassi pesi alla nascita degli agnelli, maggiori livelli di mortalità peri-natale, maggiori difficoltà di affiliamento e minore produzione di colostro e di latte.
La sopravvivenza dell’embrione è influenzata dal tasso di ovulazione, con stime di perdita embrionale/fetale del 12%, 18% e 26% per le pecore con una, due o tre ovulazioni rispettivamente, come conseguenza dell’insufficienza placentare.
È’ dimostrato che la sopravvivenza dell’embrione è più bassa nelle agnelle rispetto alle pecore adulte, probabilmente a causa di embrioni di qualità scadente e della loro ridotta capacità impiantarsi nell’utero. Anormalità genetiche del feto possono indurre morte embrionale o fetale precoce o tardiva.
Una gravidanza di 142 - 152 giorni (circa 5 mesi). Solitamente le pecore danno alla luce da 1 a 3 agnelli. Se è la prima gravidanza è probabile che abbiano un solo agnello. Normalmente le pecore riescono a partorire gli agnelli senza nessuna difficoltà e senza assistenza.
Quando si avvicina il momento del parto, la pecora si isola dal gregge e cerca un posto tranquillo e sicuro che sia giusta per il parto. Durante il travaglio la pecora si sdraia su un fianco e comincia a spingere. Di solito, l’agnello nasce con le due zampe anteriori ed un agnello alla volta.
Se l’agnello nasce con la testa appoggiata all’indietro o con le zampe posteriori verso l'interno del canale di nascita, è necessario intervenire per aiutarlo ad uscire. Appena l’agnello è nato, la madre comincia a pulirlo con la lingua. Dopo poco tempo l'agnello cercherà di alzarsi e cercherà il latte. Normalmente il primo pasto avviene nella prima ora di vita. Il colostro è molto nutriente.
L’accoppiamento o termina il periodo riproduttivo. Se tagliata, le mammelle cominceranno a gonfiarsi e si prepareranno a produrre il latte.
Gli ovini hanno i primi calori verso il 6°-7° mese di vita e il parto avviene dopo 150 giorni di gestazione, se la pecora non è stata fecondata, l’estro “quella fase del ciclo ovarico in cui si ha l’ovulazione e la femmina accetta il maschio”, si ripete dopo 19-20 giorni ed ha una durata di 48 ore. I sintomi del calore sono poco evidenti (belati frequenti, arrossamento e scolo vulvare ecc.), ma l’ ariete con il fiuto individua subito la pecora in estro (il salto dura pochi secondi, ma può compierne più di venti al giorno).
La madre, incomincia a leccarlo e dopo pochi minuti l’agnello è in grado di stare in piedi, barcollando si dirige per istinto verso i due capezzoli materni per suggerne il colostro, sostanza giallognola indispensabile per l’azione immunitaria che possiede in quanto l’agnello nasce senza anticorpi e la mancata o ridotta assunzione di colostro ha come conseguenza una più elevata mortalità degli agnelli.
In seguito va alimentato per almeno 20-30 giorni con farina lattea, somministrando a partire dal 10° giorno fieno di buona qualità e sfarinati. Gli ovini riescono a vedere anche di notte e ciò fornisce specialmente in estate il pascolamento notturno, molto utile per l’accrescimento corporeo e la produzione di latte, con un tenore lipidico più alto.
Sono ruminanti, e come tale, dopo aver masticato in modo sommario il cibo, lo immettono nella cavità ruminale dove subisce una prima grossolana digestione per poi tornare, sotto forma di “boli di rigurgito” nella cavità boccale ove subisce la masticazione completa, per poi passare nell’omaso dove incomincia la prima fase di digestione vera e propria. La capienza del rumine è di circa 35 litri (bovini 200 litri).
Come tutti i ruminanti, gli ovini non possiedono gli incisivi superiori, mentre gli inferiori sono molto taglienti e servono per recidere l’erba al pascolo, a volte questa loro caratteristica provoca lo scollettamento delle erbe, causando l’impoverimento del cotico erboso.
Una soluzione al problema sarebbe quella di praticare il pascolo turnato, che evita gli sprechi e consente la stima della produttività, del ciclo biologico e quindi del carico di bestiame per ciascun periodo di pascolo. Il tempo di pascolamento dovrà variare secondo le stagioni e la quantità di erba a disposizione, andando ad un massimo di 8-9 ore in estate ad un minimo di 3-4 ore in primavera.
Normalmente sa distinguere bene le piante velenose o tossiche dalle altre. Appetisce bene quasi tutte le erbe, ma rifiuta le graminacee alte e lignificate. I momenti utili della giornata al pascolamento vanno scelti in modo da evitare quelli troppo umidi del mattino o quelli troppo assolati del pieno giorno.
La pecora è un animale che ama vivere in gruppo, tale caratteristica facilita notevolmente tutte le operazioni di movimenti del gregge (spostamento nelle zone del pascolo, uscita e rientro all’ovile e ai recinti, ecc.). In questi animali non esiste una capo-gruppo, perché il primo che si muove è seguito dagli altri, è abitudinario e quindi tende a seguire gli stessi percorsi e gli stessi spostamenti.
Al pascolo si possono distinguere due tipi di belati: quello conosciuto da tutti (bee-bee), usato per la richiesta di cibo o di soccorso, e uno altro più gutturale usato dalle pecore madri per chiamare l’agnello e dai maschi “arieti” per chiamare le femmine in calore. E’ un animale mite, ma non pauroso “come erroneamente si crede”, infatti, soprattutto in caso di difesa della prole, la madre attacca a testa bassa l’aggressore e in certi casi riesce anche ad avere la meglio.
Innanzitutto è fondamentale verificare lo stato gravidico utilizzando i metodi diagnostici disponibili. A 18 giorni dall’accoppiamento, la concentrazione ematica di progesterone può essere utilizzata per individuare precocemente le pecore non gravide (vuote).
La concentrazione di PAGs (glicoproteine associate alla gravidanza) nel siero e nel latte, può essere utilizzata anche per la diagnosi di gravidanza precoce a 22 - 60 giorni dopo la fecondazione, a seconda del tipo di analisi. Queste analisi hanno un alto valore predittivo, tuttavia, nella maggior parte dei casi, l’uso della diagnosi ecografica è da preferirsi perché fornisce informazioni aggiuntive.
A partire da 25-30 giorni di gravidanza lo stato di gravidanza può essere stabilito utilizzando l’ecografia trans-addominale. In sintesi, nella prima fase di gravidanza (0-40 giorni), per evitare perdite embrionali e fetali precoci si dovranno evitare bruschi sbalzi nell’alimentazione e curare il mantenimento dello stato di ingrassamento, stimato dal BCS, attorno al valore di 3,0.
Nella seconda fase di gravidanza (41-100 giorni), si dovrà recuperare la condizione corporea per quelle con BCS < 3, eventualmente gestendole a parte con una integrazione addizionale (es. 200 g di concentrato in più per capo e giorno).
Nella fase finale della gravidanza (101 giorni sino al parto), in cui spesso la pecora è confinata (figura 1), bisognerà favorire lo sviluppo e l’accrescimento dei feti. E’ da sottolineare che i piani alimentari di pecore confinate dovranno prevedere un uso tanto maggiore di concentrato tanto peggiore è la qualità dei foraggi utilizzati.
In Irlanda, ad esempio, l’uso di un insilato scadente, con digeribilità del 65% della SS, rispetto a quello descritto nella tabella 1, comporta un incremento dei consumi totali di concentrato del 25% nelle pecore a parto gemellare ed oltre in quelle a parto triplo.
Durante tutta la gravidanza, ma soprattutto in questa fase, è fondamentale l’integrazione con sali minerali e vitamine, Selenio e Vitamina E in particolare, per prevenire la miodistrofia degli agnelli. Bisogna inoltre garantire accesso a spazi esterni dove le pecore possano svolgere un minimo di ginnastica funzionale.
In genere, in tarda gravidanza, il pascolamento è condizionato dalle limitate capacita deambulatorie delle pecore prossime al parto e si giustifica solo se il pascolo è vicino al ricovero e l’erba è abbondante e di qualità. La determinazione delle cause esatte dell’aborto richiede la conoscenza dei segni clinici e della storia del gregge, ed in alcuni casi si deve avvalere della diagnostica di laboratorio.
Ciò è utile per indirizzare le misure di controllo e prevenzione, compresi i piani di trattamento e di vaccinazione. Ogni azienda o allevamento potrebbe avere diversi fattori di rischio, con aborti in diverse fasi della gestazione.