Fango Biliare e Dieta: Cosa Mangiare per Prevenire e Gestire

La litiasi biliare (calcoli biliari) è una patologia caratterizzata dalla presenza di calcoli nella colecisti o nelle vie biliari, intra- o extra-epatiche. La colelitiasi (litiasi biliare, calcoli biliari) è una delle più frequenti cause gastroenterologiche di ricovero ospedaliero ed è molto diffusa nei paesi occidentali, a causa dello stile di vita sedentario e dell’alimentazione ipercalorica.

La litiasi colesterolica, legata ad un eccesso di colesterolo nella bile, rappresenta la manifestazione biliare della sindrome metabolica. La sindrome metabolica è una condizione clinica in cui diversi fattori concorrono ad aumentare la possibilità di sviluppare patologie a carico dell’apparato circolatorio e del metabolismo.

La prevalenza della malattia in Europa è stimata tra il 9% e il 19%. Lo studio italiano più significativo, chiamato M.I.C.O.L. (Multicenter Italian Study on Cholelithiasis), ha interessato oltre 30.000 persone di dieci regioni diverse, che sono state sottoposte a ecografia e a esami ematici. La prevalenza della malattia è risultata essere del 18,9% nelle donne e del 9,5% negli uomini.

Fattori di rischio per lo sviluppo di questa patologia sono: il sesso femminile, l’età avanzata, la familiarità, il numero di gravidanze, un indice di massa corporea >28, l’ipertrigliceridemia, i bassi livelli di colesterolo sierico, una storia di diete ripetute e la sedentarietà. Sono importanti i fattori genetici.

Sulla base della loro composizione, i calcoli possono essere colesterinici o pigmentari (con un elevato contenuto di calcio). I calcoli di colesterolo si formano a causa di un alterato rapporto tra i componenti della bile, che sono colesterolo, acidi biliari e fosfolipidi. Il processo di formazione dei calcoli colesterinici parte da una fase caratterizzata dalla secrezione, da parte della cellula epatica, di bile satura di colesterolo, cui segue la formazione di cristalli di colesterolo, i quali si aggregano, con formazione del calcolo.

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I calcoli pigmentari rappresentano circa un quarto dei calcoli biliari. Si distinguono in calcoli neri e marroni, che si associano rispettivamente a emolisi cronica e a malattie del fegato.

La calcolosi della colecisti è generalmente asintomatica. Se il calcolo si incunea nel dotto cistico, provocando ostruzione, causa la colica, sintomo tipico, caratterizzato da dolore all’ipocondrio destro e/o all’epigastrio, a volte irradiato posteriormente, della durata superiore ai 30 minuti. Si possono associare nausea e vomito.

La presenza di calcoli nella colecisti può determinare un’infiammazione acuta o cronica (colecistite). La prolungata ostruzione del dotto cistico può determinare un accumulo di muco, all’interno della colecisti, con formazione di idrope (mucocele). Se il contenuto della colecisti s’infetta e diventa purulento, si ha il quadro di empiema della colecisti, che è causa di complicanze, come la perforazione e la sepsi da gram negativi.

La migrazione del calcolo nel coledoco (coledocolitiasi) è un evento frequente (prevalenza nel Paziente anziano fino al 25%). Essa è una frequente causa di ittero ostruttivo ed è associata a un elevato rischio di colangite e pancreatite acuta.

Diagnosi

La diagnosi di colelitiasi asintomatica è ecografica e si basa sulla visualizzazione di formazioni iperecogene nella colecisti e/o nelle vie biliari. In corso di colica biliare, vi possono essere transitorie alterazioni degli indici di citolisi epatica e colestasi. La colecistite acuta, così come la colangite, si accompagnano ad alterazione degli indici bio-umorali di flogosi e d’infezione. In caso di coinvolgimento del pancreas, si osserva un aumento di lipasi e amilasi.

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Cenni Nutrizionali

Gli studi volti a identificare il rapporto causale tra il regime alimentare e la formazione di calcoli sono limitati dalla difficoltà di raccogliere e analizzare i dati sulle varie componenti dei nutrienti assunti. Un pattern alimentare regolare, aumentando la contrazione della colecisti, riduce la stasi di bile, fattore di rischio per la formazione di cristalli di colesterolo. Il dato più significativo, supportato da vari studi epidemiologici, è rappresentato dall’associazione tra dieta ipercalorica, ricca di proteine animali e grassi, e colelitiasi. Tra i nutrienti, che sono stati più frequentemente analizzati, in associazione alla colelitiasi, vi sono i grassi, gli zuccheri, gli alcolici e le fibre.

Studi di associazione tra il consumo totale di grassi e il rischio di formazione di calcoli hanno evidenziato come un elevato consumo di grassi saturi sia associato a un maggior rischio di colelitiasi. Al contrario, i grassi poli- e monoinsaturi potrebbero avere un ruolo protettivo verso la formazione dei calcoli.

Una dieta povera di fibre porterebbe a un aumento della secrezione di acidi biliari secondari, a causa di una ridotta motilità intestinale. Al contrario, una dieta ricca di zuccheri raffinati aumenterebbe il rischio di formazione di calcoli per l’aumento della sintesi di colesterolo, secondario a un aumento dei livelli di insulinemia.

La supplementazione di vitamina C avrebbe un ruolo protettivo verso formazione di calcoli. Infatti, la conversione del colesterolo in acidi biliari richiede la 7-alfa-idrossilazione e un appropriato contenuto di vitamina C negli epatociti. Pertanto, un deficit di vitamina C potrebbe aumentare il rischio di formazione di calcoli. In Pazienti con calcoli biliari, un maggiore introito di vitamina C modificherebbe la composizione biliare, con un aumento dei fosfolipidi e del tempo di cristallizzazione del colesterolo biliare.

I dati sul consumo di caffeina, contenuta in caffè, tè nero e “soft drinks”, sono controversi. Gli effetti protettivi del caffè sarebbero legati alla stimolazione della secrezione epatobiliare del colesterolo e della motilità sia della colecisti che intestinale. Gli effetti negativi sulla colelitiasi risiederebbero nell’effetto della caffeina sulla produzione delle lipoproteine sieriche, sulla inibizione della produzione di acidi biliari e sulla circolazione enteroepatica.

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Il consumo moderato di alcolici è stato correlato a un effetto protettivo verso la formazione di calcoli. Tuttavia, in considerazione dell’effetto deleterio dell’alcol sulla salute in generale, la sua assunzione non può essere raccomandata per la prevenzione dei calcoli.

Alimenti da Evitare

  • Ciccioli e strutto
  • Pesci grassi e frutti di mare
  • Carni grasse, affumicate, marinate e salate
  • Selvaggina e frattaglie
  • Formaggi piccanti e fermentati
  • Latte intero
  • Grasso visibile di carni e affettati
  • Cibi da fast-food ricchi di grassi idrogenati (trans)
  • Dolci quali torte, pasticcini, gelati, budini, in particolar modo quelli farciti con creme
  • Bevande zuccherate
  • Alimenti con molti conservanti, quelli definiti “cibo spazzatura”

Quali sono i grassi transgenici e in quali alimenti si trovano? Molte industrie alimentari usano i grassi transgenici, idrogenando parzialmente la loro struttura, e quindi cambiandola. Questa configurazione chimica “modificata” aiuta a migliorare il gusto, a prolungare la conservabilità del prodotto e a renderlo più economico. Ma questi “trans” modificati con l’idrogenazione sono dannosi per la nostra salute. Essi abbassano il grado di colesterolo buono (colesterolo HDL) e aumentano invece il colesterolo cattivo (colesterolo LDL), incrementando il rischio di malattie cardiovascolari e metaboliche. Essi portano all’aumento di peso e al diabete.

Esempi di cibi che potrebbero contenere grassi trans:

  • Torte, dolci e pasticcini (soprattutto con glassa)
  • Biscotti e cracker
  • Margarina, burro e lardo
  • Popcorn in busta
  • Patatine dei fast-food
  • Alimenti surgelati
  • Gelati
  • Caramelle alla crema
  • Burro d’arachidi

Il Regolamento 649/2019 fissa a 2% (2 gr di acidi grassi per 100 gr di grasso) il limite massimo per gli acidi grassi trans industrialmente prodotti, in tutti quegli alimenti destinati al consumatore finale e al commercio al dettaglio. Stabilisce inoltre che i fornitori di alimenti non destinati al consumatore finale o al commercio al dettaglio, debbano fornire informazioni sulla quantità di acidi grassi trans diversi da quelli naturalmente presenti, quando tale quantità superi i 2 grammi per 100 grammi di grassi (2%).

Alimenti Consentiti con Moderazione

  • Sale (ridurre quello aggiunto alle pietanze)
  • Olii vegetali polinsaturi o monoinsaturi come l’olio extravergine d’oliva, l’olio di riso o gli oli monoseme: soia, girasole, mais, arachidi
  • Uova
  • Frutta secca

Alimenti Consentiti e Consigliati

  • Pane, fette biscottate, cereali per la prima colazione, biscotti secchi, pasta, riso, polenta, orzo, farro possibilmente integrali
  • Frutta matura e verdura di stagione (variando i colori per favorire un idoneo introito di vitamine e sali minerali)
  • Carni sia rosse che bianche, magre e private dal grasso visibile
  • Affettati, prosciutto crudo, cotto, speck, bresaola, affettato di tacchino/pollo, privati del grasso visibile (1-2 volta a settimana)
  • Pesce, fresco e surgelato
  • Latte e yogurt parzialmente scremati
  • Formaggi freschi e stagionati un paio di volte a settimana in sostituzione di un secondo piatto di carne o uova, come 50 grammi di parmigiano o grana padano, consigliabile anche come sostituto del sale per insaporire i primi (un cucchiaio 10 grammi)
  • Acqua, almeno 1,5 litri al giorno, da distribuire durante l’arco della giornata

Consigli Comportamentali

  • In caso di sovrappeso o obesità si raccomanda la riduzione del peso e del “giro vita” ossia la circonferenza addominale, indicatore della quantità di grasso depositata a livello viscerale
  • Evitare un calo di peso troppo veloce che può determinare la comparsa di calcoli biliari
  • Rendere lo stile di vita più attivo. Praticare attività fisica almeno tre volte alla settimana
  • Non fumare

La Dieta per i Calcoli alla Colecisti

La dieta per i calcoli alla colecisti (o litiasi biliare) non è un regime nutrizionale curativo, bensì preventivo. Come sottolineato, la perdita di peso dev'essere graduale e non troppo repentina, elemento - quest'ultimo - che sembra aumentare il rischio di formazione degli aggregati cristallini; tale rischio diverrebbe concreto per riduzioni ponderali superiori a 1,5 kg/week. Peraltro, i fosfolipidi contenuti nelle lecitine, una volta assorbiti, vanno a costituire la bile e mantengono la sospensione stabile prevenendo la precipitazione del colesterolo.

Quando mangiamo, la cistifellea interviene nei processi digestivi e scarica il fango biliare nel duodeno (la parte iniziale dell’intestino tenue). La bile è indispensabile per la scomposizione dei grassi. Se con l’alimentazione introduciamo continuamente cibi grassi e difficilmente digeribili, la colecisti si impigrisce. Al suo interno comincia ad accumularsi il fango biliare, condizione che può portare alla formazione di calcoli, infiammazione alla cistifellea ed altri sintomi più o meno gravi.

Tra i sintomi che possono manifestarsi ci sono:

  • Pesantezza, gonfiore, reflusso e difficoltà digestive
  • Stitichezza
  • Nausea e vomito
  • Mal di testa
  • Stanchezza
  • Coliche biliari

Alimenti da Preferire

In caso di patologie alla cistifellea o semplicemente in via preventiva, bisogna preferire alimenti poco elaborati, facilmente digeribili e ricchi di fibre, come ad esempio:

  • Frutta (in particolare mela, succo di limone o arance)
  • Verdura (in particolare carciofi, carote)
  • Frutta secca
  • Legumi
  • Cereali integrali
  • Carni bianche magre
  • Pesce magro
  • Olio extravergine d’oliva e olio di cocco
  • Latte scremato
  • Formaggi magri
  • Spezie come fieno greco, cannella, curcuma e zenzero che aiutano la cistifellea nel processo di scomposizione biliare

L’Importante Ruolo delle Fibre e delle Erbe

Le fibre sostengono i processi digestivi e proteggono contro le malattie della cistifellea, poichè favoriscono il passaggio del cibo verso l’intestino producendo meno sali biliari secondari. Per favorire la pulizia della cistifellea è utile far ricorso alle cosiddette erbe colagiche. Tali erbe, infatti, favoriscono la produzione di bile e contribuiscono a combattere eventuali ostruzioni. Altre piante terapeutiche come rucola, pitypang, neem, kutki, guduchi, che appartengono alla famiglia delle erbe amare per il loro caratteristico sapore amaro, sono particolarmente efficaci per depurare la cistifellea. Stimolando il regolare flusso biliare, possono aiutare a prevenire la formazione di calcoli nelle vie biliari e a ridurre i sintomi.

Vengono suggerite ai pazienti alcune abitudini a cui attenersi, a cominciare dal fare tre pasti quotidiani evitando spuntini e merende. Ovviamente, qualora si sia affetti da disturbi della funzione colecistica è importante seguire le prescrizioni del proprio medico curante. Nel fango biliare è utile la dieta coerente con prevenzione e terapia per evitare cibo a PRAL positivo consideranto anche il Glicemic Load.

La bile “spessa” è sia litogena ovvero predisposta alla formazione di colecistolitiasi, sia lenta per il suo deflusso. Tale rallentamento è possibile in caso di discinesia delle vie biliari o stenosi.

Il fango biliare asintomatica non richiede solitamente un trattamento di tipo chirurgico, se non in casi selezionati. Esistono farmaci per sciogliere la fango biliare dovuta a concrezioni di colesterolo o la litotrissia a ultrasuoni. Se malattia diventa sintomatica e determina complicazioni allora è necessaria terapia chirurgica, che consiste nella colecistectomia, in altre parole nell’asportazione completa della colecisti. Tale intervento può essere realizzato per via laparoscopica.

Nella genesi del fango biliare non può non essere implicato lo scheletro per le sue funzioni metaboliche e sull’omeostasi degli elettroliti. La decalcificazione prodotta al fine di preservare il pH corporeo può ovviamente portare all’aumento sia della fragilità ossea, sia a ipercalcemia.

Secondo la dieta coerente, la carenza di sistemi tampone e una dieta acidificante contribuiscono significativamente con gli altri fattori all’insorgenza di minerali di calcio in eccesso, non legati dal bicarbonato e da eliminare in tutti i modi. L’acidificazione e la perdita dei corretti rapporti tra gli elettroliti nella composizione corporea sono implicate per due motivi nella formazione di colecistolitiasi: la bile è più litogena per il precipitare di calcio e le vie biliari sono predisposte alla discinesia.

La dieta contribuisce in modo significativo alla prevenzione di una situazione metabolica iperacida e pertanto previene la formazione di fango biliare e colecistolitiasi. La dieta prevede la misurazione strumentalmente della situazione metabolica del paziente tramite bioimpedenziometria e l’elaborazione dei dati. La sequenza nutrizionale in dieta prescritta al paziente con predisposizione ai calcoli biliari è corretta a PRAL (Potential Renal Acid Load) negativo. Si tratta di una sequenza nutrizionale iperalcalina, tale da bilanciare sotto monitoraggio del medico, una concausa importante della formazione di calcoli.

Un controllo rigoroso del corretto turn over idrico completa il trattamento tramite dieta. Non di rado, infatti, i pazienti con fango biliare bevono un quantitativo di acqua non sufficiente.

Spesso il paziente con fango biliare esprime il campo emozionale ipocollera. Una dieta coerente con il trattamento è utile per applicare strategie alimentari idonee a ridurre l’ infiammazione cronica e la situazione metabolica iperacida tipica in questi pazienti.

Cibo inadeguato comporta, infatti, una disregolazione del ritmo circadiano dei glucocorticoidi. Gli effetti negativi di una circadianità perduta cortisolo e delle alterate retroazioni ormonali comportano l’alterazione della corretta risposta infiammatoria.

La dieta coerente è uno strumento rilevante anche nella prevenzione oltre che nella cure di molte malattie. Cibo e terapia sono interconnessi da precisi rapporti ormonali, biochimici e metabolici.

La litiasi della colecisti è una malattia molto frequente nella popolazione che colpisce circa il 10-15% degli adulti, in particolare le donne. La maggior parte delle persone che soffrono di litiasi biliare non presenta sintomi per molti anni e può anche non svilupparne mai alcuno (malattia asintomatica). In altri casi, con una frequenza difficilmente stimabile, i calcoli biliari possono provocare sintomi e complicanze anche severe, come la colecistite acuta, l’empiema della colecisti, le angiocoliti o la pancreatite acuta.

Quando i calcoli ostacolano il passaggio della bile, la cistifellea, i dotti biliari e il fegato possono infiammarsi dando origine a una sintomatologia molto dolorosa (colica biliare), con conseguenze nel tempo anche gravi. In caso di colica biliare è opportuno rivolgersi al proprio medico, che dovrà innanzitutto definire con molta cura i sintomi della malattia prima di poterli attribuire con certezza ai calcoli.

Spesso la presenza di calcoli biliari non si manifesta con i dolori tipici di una colica, ma con dolori sottosternali (bocca dello stomaco): in questi casi è bene che il medico valuti tali sintomi, eseguendo una diagnosi precisa e attribuibile o meno alla presenza di calcoli della colecisti.

Tutte le raccomandazioni e i consigli presenti in questo articolo hanno esclusivamente scopo educativo ed informativo e si riferiscono al tema trattato in generale, pertanto, non possono essere considerati come consigli o prescrizioni adatte al singolo individuo, il cui quadro clinico e condizioni di salute possono richiedere un differente regime alimentare.

La bile è un liquido secreto dal fegato, immagazzinato nella cistifellea tra un pasto e l’altro e, dopo i pasti, iniettato nelle vie biliari e nel duodeno, dove collabora alla digestione del grasso contenuto nel cibo. Quando la concentrazione di colesterolo nella bile è troppo elevata, questo tende a precipitare poiché non sufficientemente solubile.

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