Stent Biliare: Funzionamento, Indicazioni e Alimentazione Post-Impianto

Lo stenting biliare è una procedura medica che mira a risolvere un restringimento in un dotto biliare attraverso l'inserimento di un tubo di plastica, metallo o materiale biodegradabile. Questo dispositivo supporta le pareti dei dotti biliari a livello del restringimento, eliminandolo e prevenendone la riformazione.

Come Funziona lo Stenting Biliare

Il posizionamento dello stent può essere effettuato tramite due diverse procedure:

  • Colangiopancreatografia Retrograda Endoscopica (ERCP): Un endoscopio viene introdotto attraverso la bocca fino allo sbocco dei dotti biliari. Attraverso l'endoscopio, viene inserita una cannula per iniettare un liquido di contrasto, permettendo di verificare la presenza del restringimento con tecniche radiologiche. Successivamente, si procede all'inserimento dello stent praticando una sfinterectomia (un taglio a livello dello sfintere di Oddi) per accedere direttamente all'interno dei dotti biliari. In alcuni casi, il dotto biliare interessato viene allargato con un palloncino prima dell'inserimento dello stent.
  • Colangiografia Transepatica Percutanea (PTC): Questa procedura prevede la puntura dei dotti biliari attraverso la cute del fianco destro o della regione epigastrica e il posizionamento dello stent da tale accesso.

Indicazioni per lo Stenting Biliare

Lo stenting biliare è indicato in caso di ostruzioni dovute a:

  • Tumori al pancreas, alla cistifellea, ai dotti biliari, al fegato o all’intestino crasso.
  • Danni ai dotti biliari conseguenti a una rimozione della cistifellea o a pancreatite.
  • Colangite sclerosante primitiva.
  • Calcoli della cistifellea.
  • Radioterapia.
  • Traumi addominali.

Preparazione e Monitoraggio Post-Procedura

Prima dello stenting biliare, è necessario seguire un digiuno di almeno sei ore, durante le quali è proibito anche bere. Dopo la procedura, il paziente viene monitorato per rilevare eventuali segnali di complicanze. L’ERCP prevede in genere che il paziente rimanga in osservazione fino a che non svanisce l’effetto dei sedativi e non è stata accertata l’assenza di segnali di complicazioni. La PTC richiede invece che il paziente rimanga sdraiato su un fianco per almeno sei ore in modo da ridurre il rischio di emorragie nel punto in cui è stata effettuata l’iniezione.

Efficacia e Complicanze

Lo stenting biliare elimina l’ostruzione e ripristina la funzionalità del dotto biliare nel 90% dei casi. Tuttavia, è importante essere consapevoli delle possibili complicanze:

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  • L’occlusione dello stent si verifica nel 25% circa dei pazienti, mentre nel 6% dei casi si verifica uno spostamento.
  • Il tasso di complicanze gravi è dell’11% circa per l’ERCP e del 5-10% per la PTC.
  • Fra le più comuni sono incluse emorragie, infezioni, pancreatiti, colangiti, colecistiti e danni all’intestino nel caso dell’ERCP ed emorragie, infezioni, sepsi o diffusione del mezzo di contrasto nell’addome nel caso della PTC.

Drenaggio Biliare Percutaneo

Il drenaggio biliare percutaneo è un presidio medico utilizzato per ridurre il ristagno di bile nel fegato provocato dal restringimento delle vie biliari, ripristinandone il normale passaggio nell’intestino. Il dispositivo consiste in un tubicino lungo circa 40 centimetri, che attraverso una piccola incisione nella cute viene introdotto dal fianco fino ad arrivare al fegato e da qui nelle vie biliari.

La raccolta della bile può avvenire esternamente in un sacchetto di raccolta appositamente predisposto perché il tubicino che viene utilizzato per il drenaggio biliare è dotato, nel tratto che viene inserito nelle vie biliari, di numerosi forellini che consentono di raccogliere la bile e di scaricarla in un sacchetto di raccolta. La raccolta può avvenire anche internamente perché l’apice del tubicino può essere avanzato oltre il punto ristretto della via biliare, permettendo di scaricare la bile direttamente nell’intestino.

È di fondamentale importanza che l’intera procedura di preparazione del paziente e dell’inserimento del drenaggio siano svolte seguendo tutte le raccomandazioni di sterilità appositamente previste dai protocolli. Questo trattamento permette di far tornare a funzionare al meglio il fegato mediante la regolarizzazione del flusso di bile, ripristinandone il normale passaggio nell’intestino. Sebbene, dunque, il suo utilizzo può essere non confortevole, si tratta di una procedura di estrema importanza per consentire al paziente di svolgere una vita quanto più normale.

Gestione del Catetere di Drenaggio Biliare

La gestione e la medicazione del catetere di drenaggio biliare possono essere effettuate dal paziente stesso o dai suoi familiari seguendo le indicazioni del medico e utilizzando i materiali corretti (guanti monouso, garze sterili, cerotti, disinfettanti, forbici). Il rinnovo della medicazione è consigliato ogni 48/72 ore e comunque ogni volta il punto d’inserzione risulti sporco o umido. L’inserimento del catetere per il drenaggio biliare percutaneo deve essere eseguito in ambiente sterile.

Considerazioni Diagnostiche Aggiuntive

Le indagini di secondo livello utili per la diagnosi e la stadiazione dei tumori della via biliare sono simili a quelle già trattate per l’adeocarcinoma duttale.

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  • Tomografia Computerizzata con mezzo di contrasto (TC): Permette lo studio morfologico della neoplasia e una valutazione dettagliata dei tessuti, organi e vasi che si trovano intorno alla via biliare e alla testa del pancreas.
  • Risonanza Magnetica con mezzo di contrasto: E’ una metodica molto utilizzata per lo studio delle vie biliari, grazie a specifiche sequenze dette di colangiopancreatografia.
  • Ecografia con mezzo di contrasto: E’una nuova metodica che utilizza un particolare mezzo di contrasto per aumentare le capacità diagnostiche dell’ ecografia addominale standard.
  • Ecoendoscopia: Un vantaggio dell’eco-endoscopia è che la sonda ecografica può lavorare direttamente a contatto con la regione periampollare, risultando particolarmente utile per le neoplasie che coinvolgono l’ultimo tratto della via biliare.
  • Tomografia a emissione di positroni (PET): L’accoppiamento con la tomografia computerizzata (TC) permette di ottenere, nello stesso esame, immagini anatomiche per la localizzazione delle aree ipermetaboliche.

Alimentazione e Cura Post-Operatoria

Il medico al momento della dimissione fornirà le istruzioni necessarie per il riposo, per la guida e la ripresa dell’attività fisica dopo la procedura. È importante nei giorni seguenti adottare una dieta semiliquida.

Cosa fare la prima settimana dopo l’intervento

  • Provare ad assumere liquidi a sufficienza: un litro e mezzo al giorno (in piccole quantità) per facilitare il flusso urinario e l’espulsione spontanea di piccoli frammenti dei calcoli.
  • Provare a non avere rapporti sessuali nella prima settimana dopo l’intervento per evitare infezioni del tratto urinario.
  • Assumere più verdure e meno carne per rendere più morbide le feci. Qualora si riscontrassero problemi nella defecazione, un controllo contribuirà al processo di guarigione interno.
  • Riposarsi durante la prima settimana dopo l’intervento; sarà permesso sollevare un massimo di 5kg e camminare. Il paziente potrà tornare a svolgere attività fisica e andare in bicicletta dopo questo periodo.

Quando è necessario contattare l’ospedale e il medico di base

  • In presenza di febbre superiore a 38.5 °C.
  • In presenza di forte bruciore (non lieve) durante la minzione.
  • In caso di incapacità di minzione autonoma.
  • In presenza di ingenti quantità di sangue nell’urina, che non scompaiono malgrado riposo e idratazione.
  • In presenza di forti dolori al fianco, nonostante gli antidolorifici.
  • Sarà necessario informare il dottore qualora si presentassero problemi come emorragia, forti dolori, problemi a lungo termine o peggioramenti dopo il rilascio.

Colangiopancreatografia retrograda endoscopica (C.P.R.E.)

La colangiopancreatografia retrograda endoscopica (C.P.R.E.) è una procedura nel corso della quale, dopo avere visualizzato endoscopicamente la papilla di Vater con un endoscopio a visione laterale, e dopo avere cateterizzato ed opacizzato i dotti biliari e/o pancreatici, vengono eseguite, sotto controllo endoscopico e radiologico, alcune manovre diagnostiche e/o terapeutiche, efficaci nella gestione della maggior parte delle patologie bilio-pancreatiche.

Preparazione alla C.P.R.E.

Prima della esecuzione della procedura è opportuna una specifica valutazione del paziente. Nei soggetti in trattamento con anticoagulanti è, quindi, raccomandata la sospensione per 5-7 giorni prima della procedura, con somministrazione di eparina a basso peso molecolare nei casi ad alto rischio tromboembolico. Per gli antiaggreganti piastrinici quali la ticlopidina si raccomanda una sospensione per 7-10 giorni prima della procedura. La C.P.R.E. è considerata anche procedura ad alto rischio per le complicanze infettive, quindi, in alcuni casi, quali l’ostruzione biliare o la presenza di pseudocisti pancreatiche, è raccomandata la profilassi antibiotica.

Esecuzione della C.P.R.E.

L’esame viene di solito eseguito con paziente in decubito laterale sinistro o semiprono, tuttavia variazioni di decubito si possono rendere necessarie nel corso della procedura per ottimizzare la visualizzazione radiologica dei dotti, evitando sovrapposizioni ad esempio dell’albero biliare sulla colonna vertebrale. La C.P.R.E. viene in genere eseguita con un duodenoscopio a visione laterale, ma in alcuni casi, ad esempio negli interventi chirurgici di resezione gastrica, quali la Billroth II può essere talvolta utile l’uso di un gastroscopio a visone frontale.

Complicanze della C.P.R.E.

Possibili complicanze specifiche sono: la pancreatite, l’emorragia, le infezioni, la perforazione e le complicanze cardio-polmonari, secondarie alla sedazione. Inoltre, il paziente deve essere informato del fatto che tali complicanze possono essere talora gravi e comportare l’allungamento del tempo di degenza, la necessità di un trattamento chirurgico o operativo radiologico e, infine, raramente, anche il decesso.

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Sorveglianza Post-Procedura

La C.P.R.E. è una procedura, in genere, operativa, gravata da un numero consistente di complicanze, alcune delle quali gravi. E’ opportuna, quindi una attenta valutazione e sorveglianza post-procedura, meglio se regolata da protocolli interni che disciplinino la dimissione del paziente dalla sala endoscopica e successivamente dal reparto di degenza. In assenza di uno specifico protocollo è, comunque, raccomandata la verifica dei seguenti criteri generali: stabilità dei parametri vitali, avvenuto risveglio e recupero dell’orientamento nello spazio e nel tempo del paziente.

ERCP: Colangiopancreatografia Retrograda Endoscopica

La colangiopancreatografia retrogada endoscopica (ERCP) è una procedura che utilizza sia un endoscopio (un sottile tubo contenente fibre ottiche per illuminare e una lente per ingrandire le immagini dei tessuti) sia i raggi X per studiare i dotti che portano all'intestino i succhi prodotti dal pancreas e la bile prodotta dal fegato, poi immagazzinata nella cistifellea.

Quando è Indicata l’ERCP?

L’ERCP viene generalmente prescritta dai medici in caso di concomitanza di una serie di sintomi, tra cui dolore addominale, ittero e perdita di peso. È possibile ricorrervi anche in quei casi di diagnosi, tramite precedenti ecografie, di tumore al pancreas o di calcoli alle vie biliari proprio grazie alla possibilità di ottenere immagini precise e dettagliate delle zone interessate dalle patologie in questione, molto più di quanto sarebbe possibile attraverso procedure di altro tipo.

Come si Esegue l’ERCP?

L’ERCP vera e propria si esegue con un endoscopio che viene introdotto attraverso la bocca, lungo l'esofago e lo stomaco, fino ad arrivare al duodeno. A questo punto si inserisce nella sonda una cannula ancora più sottile e la si inserisce nel foro della papilla di Vater, che è lo sfintere attraverso il quale la bile defluisce nell’apparato digerente. Attraverso la piccola cannula inserita nella papilla, viene iniettato un mezzo di contrasto e l’apparecchio radiografico sotto il quale il paziente è sdraiato permette di visualizzare eventuali calcoli o restringimenti nei dotti biliari o pancreatici.

Fase Post-Operatoria

Dopo aver descritto come funziona la ERCP è opportuno ricordare anche alcune raccomandazioni da seguire in fase post-operatoria: la procedura viene effettuata sotto sedazione e previo ricovero ospedaliero. Per le successive 24 ore, durante le quali il paziente sarà sottoposto ad analisi del sangue, è fondamentale rimanere a riposo e a digiuno. Generalmente è possibile ricevere i risultati dell’ERCP e discuterne con il medico immediatamente dopo il termine dell’intervento. Nel caso tuttavia sia stata effettuata una biopsia, potrebbe essere necessario attendere i tempi di analisi del laboratorio per conoscerne il responso.

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