Fattore V di Leiden: Alimentazione Consigliata

Che cos’è il fattore V di Leiden e cosa comporta? È una variante della proteina fattore V. Il nome fattore V deriva da una delle cascate biochimiche che generano la coagulazione e la conversione della protrombina a trombina.

Il fattore V viene, in condizioni normali, deattivato dalla proteina C. Coloro che presentano questo problema, devono prestare attenzione alla dieta.

Coloro affetti da fattore V di Leiden possono avere trombosi. Un piccolo coagulo di sangue può causare danni di vaste proporzioni. Ma il rischio trombosi si può combattere anche (anzi soprattutto) a tavola, allontanando ictus e infarti. Troppo spesso dietro a un evento ischemico si nasconde uno stile di vita errato. Una virata nelle abitudini alimentari aiuta a mettersi al riparo.

È scientificamente provato: una dieta in grado di ridurre il rischio di trombosi si basa su frutta, verdura, olio di oliva, pesce. Ricca di fibre, vitamine e minerali è un toccasana per le nostre arterie. E, secondo i più recenti studi, alcuni cibi sono più indicati di altri.

Alimentazione e Trombosi: Cosa Sapere

È importante sottolineare che le informazioni fornite in questo articolo non intendono sostituire in alcun modo il parere medico o le consulenze mediche specialistiche, ma sono solamente di carattere informativo. La vitamina K è una vitamina coinvolta nei processi coagulativi del sangue.

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La giusta dose di vino, ovvero i classici due bicchieri al giorno, protegge nei confronti della trombosi, probabilmente attraverso la diminuzione dei livelli di fibrinogeno e di fattore VII della coagulazione. Che il tè verde fosse indicato per combattere l’aterosclerosi lo si sapeva da tempo: il suo potente effetto antiossidante inibisce l’ossidazione del colesterolo LDL nelle arterie.

Alcuni studi italiani e norvegesi hanno inserito nella lista dei “buoni” anche caffè e cioccolato fondente.

Anticoagulanti e Alimentazione

Una stima effettiva degli italiani a cui è prescritto l'utilizzo della terapia anticoagulante orale non è possibile perché i numeri sono in continuo aumento grazie alle migliorate capacità di diagnosticare preventivamente malattie che la richiedano. La dose di anticoagulante va assunta sempre alla stessa ora, preferibilmente il pomeriggio e se dimenticata, non va cumulata con la successiva.

Gli anticoagulanti, come detto, impongono delle limitazioni. Una è certamente legata all'alimentazione. Negli ospedali GVM è stato studiato un piano alimentare con precise indicazioni da seguire sia durante il ricovero che una volta a casa. Il piano alimentare adottato da Anthea Hospital di Bari, Villa Lucia Hospital di Conversano (Ba) e D'Amore Hospital di Taranto, è stato messo a punto dal dott.

Il consumo saltuario (non quotidiano) e in modiche quantità di questi alimenti - chiarisce il dott. Di recente sono stati immessi sul mercato farmaci di ultima generazione che permettono una maggiore libertà sia nei controlli dell'INR che nell'alimentazione.

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Proteina C e Coagulazione

La proteina C coagulativa è un fattore che partecipa alla formazione dei coaguli, limitandone l'estensione. Questo enzima è normalmente presente nel sangue, ma la sua attività o la sua quantità possono risultare carenti per vari motivi. Un deficit della proteina C può derivare, ad esempio, da fattori congeniti, iperconsumo, carenza di vitamina K, assunzione di estroprogestinici o alti livelli di estradiolo per induzione dell'ovulazione.

Un'alterazione quantitativa o la disfunzione di questa proteina anticoagulante rappresenta un fattore di rischio per i fenomeni tromboembolici. La proteina C partecipa al processo della coagulazione insieme ad altri fattori; assieme a proteina S e antitrombina III, ha il compito di contrastare l'eccessiva funzione dell'attività coagulativa, mantenendo fluido il sangue.

La proteina C viene sintetizzata dal fegato e trasformata in enzima attivo sotto l'azione della trombina in presenza di calcio e fosfolipidi. In condizioni normali, dopo il danneggiamento dei tessuti o della parete dei vasi sanguigni, la perdita ematica viene bloccata grazie all'emostasi.

Nel corso di tale processo, le piastrine aderiscono in corrispondenza del sito lesionato, quindi viene innescata la reazione che porta all'attivazione dei fattori della coagulazione (cascata coagulativa). Ciò determina la formazione di un coagulo che permane fino alla completa riparazione del danno. La proteina C coopera con la proteina S per la formazione di coaguli nel sangue.

Nel caso non vi sia una quantità sufficiente di proteine C ed S, o queste non funzionino in maniera adeguata, i coaguli possono formarsi in maniera incontrollata. Queste situazioni possono essere da lievi a molto gravi.

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La proteina C, da non confondersi con la proteina C reattiva, è il più importante anticoagulante del sangue; condivide quindi lo stesso ruolo biologico dell'antitrombina III, anche se i meccanismi d'azione di queste proteine, entrambe di origine epatica, sono differenti. I principali substrati su cui agisce la proteina C sono il fattore Va ed il fattore VIIIa della coagulazione.

In presenza di trombina, generata dalla coagulazione, e di trombomodulina, presente sulla superficie endoteliale, la proteina C si converte nella forma attiva, detta appunto proteina C attiva (APC, che ancora una volta non c'entra nulla con la proteina C reattiva). Grazie a questa modificazione strutturale, la proteina C attiva acquisisce anche un'attività pro-fibrinolitica (favorisce la dissoluzione del coagulo), che espleta attraverso l'inibizione del PAI-1 (inibitore dell'attivatore del plasminogeno).

Ricordiamo infine che la trombina (fattore IIa), converte il fibrinogeno in un polimero di fibrina insolubile, che partecipa alla formazione del coagulo.

Esame Funzionale della Proteina C

L'esame funzionale misura l'attività della proteina C, ponendo l'attenzione sulla capacità di regolare e diminuire la formazione di coaguli. Quest'analisi viene indicata, in genere, dopo un evento trombotico inspiegabile, come supporto alla diagnosi di disordini da ipercoagulazione, soprattutto in soggetti giovani (meno di 50 anni) e/o che non hanno altri motivi evidenti per manifestare tale fenomeno.

Il test della proteina C può essere richiesto anche in caso di aborti multipli. Inoltre, è molto importante controllare i valori di questa proteina prima di assumere contraccettivi orali; nelle donne a rischio, i farmaci a base di estrogeni e progestinici potrebbero causare, infatti, trombosi venosa o altri disturbi cardiovascolari.

La valutazione può essere consigliata anche quando un paziente ha un familiare stretto che ha un deficit ereditario di proteina C. Per quanto riguarda il dosaggio immunologico, i normali valori della proteina C nel sangue sono compresi nell'intervallo 48 - 80 nmol/L (3-5 mg/L). Nota: l'intervallo di riferimento dell'esame può cambiare in funzione di età, sesso e strumentazione in uso nel laboratorio analisi. Per questo motivo, è preferibile consultare i range riportati direttamente sul referto.

Cause del Deficit di Proteina C

  • Alterazioni di tipo ereditario (trasmesse dai genitori ai figli).
  • Deficit di proteina C possono avere un'origine congenita (di natura ereditaria) o acquisita.
  • Infezioni severe.
  • Deficit di tipo II (meno comuni, in cui diminuisce l'attività funzionale della proteina - difetto qualitativo).

Un deficit di proteina C si traduce in una riduzione dell'attività anticoagulante del sangue o, se preferite, in uno stato di trombofilia; di conseguenza, aumenta il rischio che nei vasi sanguigni si formino dei coaguli anomali (detti trombi). Questi "grumi" possono andare in contro a dissoluzione spontanea, crescere al punto di ostruire il vaso in cui originano oppure rompersi, migrando in circolo e finendo, talvolta, con l'occludere un vaso di dimensioni inferiori.

In maniera del tutto eccezionale le due condizioni possono coesistere (evento particolarmente raro nella popolazione), determinando gravi fenomeni trombotici, talvolta a decorso fatale, già in tenera età, come la porpora fulminante nel neonato, la trombosi venosa profonda degli arti inferiori e la necrosi cutanea in associazione all'uso orale di anticoagulanti cumarinici.

Quest'ultimo fenomeno si può presentare, per assurdo, poiché all'inizio della terapia l'inattivazione farmacologica della proteina C può risultare superiore a quella dei fattori della coagulazione vitamina K - dipendenti (II, VII, IX e X), con conseguente aumento dei meccanismi coagulativi e necrosi di aree cutanee.

Esiste un ulteriore malattia ereditaria, molto più comune rispetto alle precedenti (incidenza 3 - 7% nella popolazione sana), caratterizzata dalla resistenza alla proteina C attivata. In pratica, la proteina C si attiva normalmente ma non riesce a inibire in maniera adeguata i fattori Va ed VIIIa della coagulazione.

Pertanto, se ad un campione ematico prelevato da un soggetto resistente si aggiungono concentrazioni crescenti di proteina C attivata, non si assiste a un prolungamento adeguato del tempo di coagulazione (com'è logico aspettarsi). Responsabile di tale anomalia è nella stragrande maggioranza dei casi (più del 90%) una mutazione nel gene del Fattore V (Fattore V Leiden), che comporta una sostituzione amminoacidica nella proteina matura.

Le ripercussioni della resistenza alla proteina C attivata dipendono anche dalla sovrapposizione o meno di altri fattori, come quelli responsabili di carenze acquisite (gravidanza, traumi, interventi chirurgici o utilizzo di contraccettivi orali).

Nelle due settimane precedenti l'analisi, è necessario sospendere la terapia orale con warfarin (Cumadin®). Un basso valore di proteina C si associa alla tendenza alla formazione eccessiva e inappropriata di coaguli.

MTHFR e Alimentazione

L’ MTHFR (Metil-Tetraidrofolato Reduttasi) è un enzima che converte la Vitamina B9 proveniente dal cibo nella sua forma metabolicamente attiva: il 5-metiltetraidrofolato. Una mutazione a carico di questo gene può compromettere l’attività dell’enzima, riducendone la sua capacità di attivare la Vitamina B9 presente negli alimenti che mangiamo.

Per la mutazione MTHFR, le vitamine del gruppo B (in particolare B9 e B12 in forma metilata) supportano il metabolismo dell’omocisteina e possono facilitare la digestione. Un'alimentazione ricca di verdure a foglia verde, legumi e cereali integrali, evitando alcol e cibi ricchi di conservanti, può migliorare l’equilibrio metabolico.

Le vitamine del gruppo B svolgono un ruolo importante nel buon funzionamento del processo digestivo e per questo può trovare vantaggio in questo senso. Con MTHFR in omozigosi, l'utilizzo della vitamina B9 è compromesso, quindi l'integrazione di acido folico metilato (5-MTHF) è più efficace del classico acido folico.

Può essere inoltre utile assumere un integratore di Vit. B6 e uno di Vit. B12 (nella sua forma attiva di Metilcobalamina -non Cianocobalamina).

Tabella riassuntiva degli alimenti consigliati e sconsigliati per chi ha il fattore V di Leiden e/o mutazioni MTHFR:

Alimenti Consigliati Alimenti da Limitare/Evitare
Frutta e verdura fresca (in particolare a foglia verde) Cibi ricchi di conservanti
Pesce (soprattutto quello ricco di Omega-3 come salmone, sgombro) Alcol
Olio d'oliva Tè verde e tè nero (in eccesso)
Legumi Caffè (in eccesso)
Cereali integrali Uova sode (se mal tollerate)
Vitamine del gruppo B (in forma metilata)

Si raccomanda sempre di consultare un medico o un nutrizionista per un piano alimentare personalizzato.

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