Negli ultimi anni la cultura gastronomica ha visto emergere una moltitudine di diete alternative, tutte con l’intento di promuovere uno stile di vita più sano, etico e sostenibile.
Una delle più recenti e controverse è l’«ostroveganismo», variante della dieta vegana che include l’assunzione di ostriche (da qui il nome «ostro-veganismo»), cozze, vongole, capesante, telline, tartufi di mare e altri molluschi bivalvi.
Questo concetto ha suscitato dibattiti e curiosità dal momento che tenta di conciliare i principi della dieta vegana con il consumo di animali marini. Ma cos’è esattamente l’ostroveganismo? E perché sta guadagnando attenzione pubblica?
Definizione e Principi dell'Ostroveganismo
L’ostroveganismo è una dieta che, pur mantenendo l’esclusione di carne, latticini, uova e altri prodotti di origine animale, permette il consumo di molluschi bivalvi, ossia tutti quei molluschi caratterizzati da un guscio composto da due valve, unite da una cerniera articolata e tenute insieme da un legamento elastico.
Alla base di questa scelta alimentare ci sono considerazioni etiche e biologiche.
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Ragioni Etiche e Biologiche
La prima delle argomentazioni principali degli ostrovegani è che questi molluschi non possiedano un sistema nervoso centrale sviluppato, morfologia che induce a pensare che non provino dolore o sofferenza come gli altri animali.
Per alcuni, questo li rende «un’eccezione accettabile nella dieta vegana, che si basa sul principio di ridurre la sofferenza animale».
Robert Elwood, professore di Comportamento animale alla Queen’s University di Belfast, ha spiegato a Munchies che si può ipotizzare che i bivalvi non provino dolore perché dal punto di vista evolutivo è difficile immaginare che possa costituire per loro un vantaggio.
Quando un predatore li attacca, la loro conchiglia si chiude e, nel caso di alcune specie come le capesante, possono muoversi per fuggire, ma questo non implica necessariamente che provino dolore.
Benefici Nutrizionali
Nel piatto, poi, risultano una fonte ricca di proteine, omega-3, vitamina B12 e minerali come ferro e zinco, nutrienti spesso carenti in una dieta strettamente vegana.
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Per molti ostrovegani includere questi alimenti nella dieta rappresenta un modo per ottenere nutrienti essenziali senza ricorrere a integratori sintetici.
Impatto Ambientale
Terzo e ultimo motivo (non meno importante) per tenere in considerazione questa dieta particolare è l’impatto ambientale.
La coltivazione dei bivalvi è considerata una delle pratiche di acquacoltura più sostenibili: gli organismi filtrano naturalmente l’acqua, migliorando la qualità dell’ambiente marino.
Come se non bastasse, «la loro coltivazione non richiede l’uso di alimenti esterni, pesticidi o antibiotici, riducendo ulteriormente il loro impatto ambientale rispetto all’allevamento di pesci o bestiame».
Le ostriche vengono allevate, secondo qualcuno in modo non molto diverso da come si coltiva un ortaggio.
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Gli allevamenti si trovano lungo la costa o all’interno di stagni marini, e a differenza di altre forme di acquacoltura non danneggiano l’ecosistema marino.
Il discorso è diverso per quanto riguarda ad esempio l’allevamento delle capesante, che si fa sui fondali marini: se vengono recuperate con reti a strascico possono fare danni, anche gravi, all’ecosistema che le circonda.
Ostroveganismo: La Dieta delle Controversie
Nonostante le argomentazioni a favore, l’ostroveganismo è un concetto che suscita non poche controversie, soprattutto all’interno della comunità vegana tradizionale.
I critici sostengono che «il consumo di qualsiasi organismo vivente dovrebbe essere escluso se si adotta una dieta vegana per motivi etici».
Inoltre, alcuni dubitano delle affermazioni riguardanti la capacità dei bivalvi di provare dolore, suggerendo che «la mancanza di conoscenza in questo campo non dovrebbe essere una scusa per il consumo di questi animali».
Un’obiezione che potrebbe essere fatta ai vegani che per questa ragione mangiano le ostriche e non le capesante è che anche molte pratiche agricole sono dannose per l’ambiente.
Conclusioni
Quindi, qual è il giusto compromesso? Non esiste una risposta univoca, ovviamente.
L’ostroveganismo è una delle tante nuove forme di dieta che stanno emergendo nel contesto di un crescente interesse per la sostenibilità e l’etica alimentare.
Sebbene non sia accettato da tutti, rappresenta un’opzione valida per coloro che cercano una buona via di mezzo tra i benefici di una dieta a base vegetale e la necessità di nutrienti essenziali.
Come per ogni questione alimentare, è importante riflettere sulle proprie convinzioni, informarsi e fare scelte consapevoli.