Infiammazione da Carboidrati: Sintomi, Cause e Rimedi

Si discute spesso di quanto sia importante l'alimentazione per il corretto funzionamento dell'organismo. Per restare in salute ci sono diversi cibi da evitare. Tra questi, senza dubbio, si annoverano quelli dall'elevato potere infiammatorio, dannosi per l'organismo, ma fortunatamente sostituibili con alternative più genuine e naturali.

Cibi Infiammatori: Cosa Evitare

Prima di tutto, la gran parte dei piatti pronti contengono alimenti infiammatori, così come quelli conservati e industriali, in quanto pieni di zuccheri, zuccheri invertiti, sale, grassi idrogenati, oli e alcool. In tal senso, è consigliabile leggere sempre le etichette per scoprire quali sono gli ingredienti potenzialmente pericolosi di un alimento.

Alimenti Specifici da Limitare o Evitare:

  • Sodio: Contenuto nel sale tradizionale, si trova soprattutto in prodotti confezionati o trasformati.
  • Zucchero Trasformato: Onnipresente in merendine, biscotti, snack zuccherati, bibite frizzanti e succhi di frutta.
  • Farine Tradizionali: Come tipo 00 o 1, in generale quelle di frumento possono essere fonte di infiammazioni.
  • Olii Trasformati: Come quello vegetale, di colza e di cartamo, dall'elevato potenziale infiammatorio.
  • Latte Vaccino e Derivati Industriali: Come formaggi, yogurt ecc.

Stato Infiammatorio: Cause e Conseguenze

Il sistema immunitario si attiva quando il corpo riconosce tutto ciò che è estraneo e che causa quel processo chiamato infiammazione. Lo stato infiammatorio, dannoso per la salute, spesso persiste a lungo, anche quando non sembra esserci una minaccia da un agente esterno identificata, come polline, sostanze chimiche, ecc. Questo perché molti alimenti che quotidianamente introduciamo nella nostra alimentazione, scatenano infiammazione.

Introdurre troppe calorie con l’alimentazione, specialmente se si è sedentari, porta all’aumento del tessuto adiposo, che rilascia sostanze infiammatorie. La dieta, infatti, influisce profondamente sul metabolismo e sull’infiammazione, con effetti positivi o negativi a seconda delle scelte alimentari.

Il Ruolo dei Carboidrati

Il consumo di carboidrati raffinati ad alto indice glicemico può favorire l’infiammazione, poiché aumenta rapidamente i livelli di zucchero nel sangue, stimolando la produzione di radicali liberi e citochine infiammatorie che danneggiano i tessuti. L’insulina, prodotta per regolare la glicemia, in eccesso, può incrementare la produzione di acido arachidonico, un composto pro-infiammatorio, mentre il glucagone ha un effetto opposto e aiuta a controllare l’infiammazione.

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Carboidrati Semplici vs. Carboidrati Complessi

I carboidrati semplici, noti anche come zuccheri semplici (da distinguere dagli zuccheri raffinati), sono molecole di rapida assimilazione che forniscono energia immediata all’organismo. Si trovano naturalmente in alimenti come frutta, latte e miele, ma sono anche presenti in grandi quantità in cibi processati come dolci, bibite zuccherate e prodotti da forno raffinati.

A differenza dei carboidrati complessi (presenti in cereali integrali, legumi e verdure), i carboidrati semplici vengono digeriti e assorbiti velocemente, causando picchi glicemici che, se frequenti, possono portare a squilibri metabolici, aumento di peso e altri problemi di salute. Un consumo moderato di carboidrati semplici è accettabile, soprattutto se proveniente da fonti naturali come la frutta, che contiene anche fibre, vitamine e antiossidanti. Tuttavia, un eccesso di zuccheri raffinati può avere effetti negativi sulla salute.

Intolleranza ai Carboidrati

Infine, i fattori genetici giocano un ruolo cruciale nella predisposizione all'intolleranza ai carboidrati. Il primo pensiero automatico che viene a molte persone per contrastare la condizione di intolleranza è quello di eliminare completamente i carboidrati dalla propria dieta. La soluzione risiede invece nell’optare per carboidrati complessi come quelli integrali, che vengono digeriti più lentamente e aiutano a mantenere stabili i livelli di zucchero nel sangue. Inoltre, se alcuni zuccheri specifici causano problemi, esistono sul mercato alternative che li escludono.

L'intolleranza ai carboidrati non causa direttamente un aumento di peso ma l'evitamento di certi carboidrati può portare a scelte alimentari meno salutari o eccesso calorico da altri nutrienti, contribuendo all'aumento di peso. Riconoscere i sintomi e comprendere le cause è il primo passo per migliorare la qualità della vita.

Dieta Antinfiammatoria: Alimenti Consigliati

Un’alimentazione ricca di frutta, verdura, legumi e cereali integrali, tipica della Dieta della Longevità, aiuta a ridurre infiammazione e stress ossidativo grazie alle vitamine e agli antiossidanti, come la vitamina C ed E, che proteggono le cellule dai danni dei radicali liberi. Tra i minerali, invece, troviamo zinco e ferro, fondamentali per il sistema immunitario.

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Nella Dieta della longevità è consigliabile ottenere le proteine principalmente da fonti vegetali come i legumi e dal pesce in quantità moderate. Le fonti vegetali, come i legumi, sono ricche di fibre, vitamine e minerali e non contengono grassi pro-infiammatori. Il pesce grasso, come salmone, sgombro e sardine, è preferibile per il suo contenuto di omega-3, che ha proprietà antinfiammatorie; è meglio scegliere pesce pescato per un profilo nutrizionale più equilibrato e di piccole dimensioni, così da limitare l’apporto di contaminanti e metalli pesanti.

Minerali e Oligoelementi Essenziali

  • Zinco: Presente in pesce, cereali, legumi, frutta secca, semi, funghi e cacao, supporta la maturazione delle cellule immunitarie, riduce l’infiammazione e agisce come antiossidante.
  • Ferro: Essenziale perché la carenza indebolisce il sistema immunitario, mentre l’eccesso può causare stress ossidativo e danni ai tessuti, prolungando l’infiammazione.

Il ferro di origine vegetale, chiamato “non eme”, può essere meglio assorbito se abbinato alla vitamina C, contenuta in agrumi, pomodori e peperoni.

Malassorbimento Intestinale e Infiammazione

Un corretto assorbimento intestinale è alla base di una buona nutrizione. Un’alimentazione corretta non garantisce il giusto apporto di nutrienti, perché, ciò che assumiamo, potrebbe non essere effettivamente assorbito. Sono numerosi i fattori che determinano un corretto assorbimento e sono molte le cause di malassorbimento.

Possiamo suddividere le attività digestive in due categorie principali: quelle di digestione e quelle di assimilazione. Digestione vuol dire scomposizione dei nutrienti, di cui è composto il cibo che assumiamo. Proteine, grassi e carboidrati devono essere scissi, dagli enzimi digestivi, presenti nel nostro organismo, in aminoacidi, acidi grassi e zuccheri semplici. Assimilazione è un processo successivo e consiste nell’assorbimento dei nutrienti, affinché possano essere utilizzati dall’organismo.

Un difetto delle azioni enzimatiche di scomposizione può determinare una cattiva digestione e quindi malassorbimento. Lo stesso avviene in caso di difetto di assimilazione, per esempio per uno stato di flogosi o di alterazione della mucosa intestinale. Nel morbo di Crohn e in altre malattie infiammatorie intestinali, esiste un problema malassorbitivo. È importante assumere integratori multiminerali e multivitaminici a cicli e a seconda della fase di malattia.

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Tipi di Malassorbimento

  • Malassorbimento generalizzato: Se coinvolge le tre principali classi di nutrienti (proteine, zuccheri e grassi).
  • Malassorbimento selettivo: Se riguarda una singola classe di nutrienti (es. lattosio).
  • Malassorbimento totale: Se riguarda tutto un tratto intestinale (intestino tenue).
  • Malassorbimento parziale: Se riguarda solo un tratto dell’intestino (es. ultima ansa ileale infiammata).

Il malassorbimento va sospettato in presenza di sintomi cronici da carenza di uno o più micronutrienti, come per esempio il ferro, con susseguente anemia, il calcio, con possibili problemi di osteoporosi, il potassio, che può dare problemi muscolari o di ritmo cardiaco. Va sospettato anche quando sono presenti sintomi intestinali, come stipsi, diarrea, dolori addominali, gonfiori, meteorismo.

Cause del Malassorbimento

Le cause potenzialmente responsabili di malassorbimento sono molte e difficili da classificare. Tra tutte, la celiachia rappresenta la malattia più frequentemente associata a malassorbimento. Esistono le sindromi da malassorbimento di natura infettiva, come la diarrea del viaggiatore, la virosi enterica e la parassitosi intestinale.

Consigli Pratici per Migliorare l'Assorbimento

  • Masticare bene e a lungo prima di deglutire il cibo.
  • Integratori di HCL betaina, in caso d’ipocloridria confermata.
  • Lo zinco è un oligominerale importante per stabilire la giusta cloridria.
  • Piante amare, come l’imperatoria o la genziana, sono utili per stimolare la produzione di acido.
  • La presenza di Helicobacter Pylori deve essere accertata dal Gastroenterologo con esame istologico, esame delle feci o urea breath test, e trattato specificamente.
  • Il metabolismo tiroideo deve essere trattato, se necessario, previa consulenza endocrinologica.
  • Le carenze enzimatiche potranno essere supplite da prodotti specifici, previa valutazione gastroenterologica.
  • L’infiammazione intestinale deve essere accertata, con valutazione specialistica, e trattata con farmaci specifici, associati, eventualmente, a nutrienti suppletivi.
  • L’insufficienza epatica va accertata e curata con la dieta, con terapie specifiche e con acidi biliari.

Terapia del Malassorbimento Intestinale

I rimedi e i trattamenti dipendono dalle cause responsabili del disturbo. Possono essere richieste specifiche integrazioni alimentari, per colmare carenze nutrizionali, che, nei casi più gravi, andranno eseguite per via venosa (nutrizione parenterale). In presenza di deficit enzimatici, può essere utile o necessaria la supplementazione di enzimi digestivi animali o vegetali. Diete di esclusione possono essere utili in presenza di intolleranze alimentari e celiachia (evitando, ad esempio, gli alimenti che contengono glutine).

L’assunzione di probiotici può essere utile per ripristinare il normale equilibrio della flora batterica intestinale, nelle sindromi da malassorbimento, dovute o associate a disbiosi. I probiotici sono batteri vivi e vitali, ad azione benefica, in grado di ripristinare e riequilibrare la microflora intestinale alterata.

Nel malassorbimento intestinale da causa infiammatoria e infettiva occorre monitorare i segni di una fase acuta di malattia, quali ridotta escrezione urinaria, sete eccessiva, pelle, mucose e lingua asciutte, così da poter ripristinare il corretto apporto idrico, per evitare la disidratazione. Questo aspetto risulta particolarmente importante in tutti quei processi infiammatori e infettivi, dalle malattie croniche intestinali alle gastroenteriti, in cui febbre e diarrea profusa determinano un’aumentata perdita di liquidi ed elettroliti.

Si consiglia di bere poco e spesso, almeno 100/ml/kg/al giorno, per evitare di sovraccaricare un organismo debilitato.

Nutrizione Enterale e Parenterale

La Nutrizione Enterale (NE) è una procedura terapeutica mediante la quale è possibile soddisfare i fabbisogni nutrizionali di pazienti non in grado di alimentarsi per via orale attraverso la somministrazione di nutrienti direttamente nello stomaco o nell’intestino. Nel caso in cui la NE non risulti sufficiente per la copertura dei fabbisogni oppure non sia possibile utilizzarla a causa di gravi patologie gastrointestinali, è possibile nutrire il paziente tramite la Nutrizione Parenterale Totale (NPT).

Quando l’apparato digerente non è in grado di assorbire abbastanza nutrienti, ad esempio subito dopo un intervento chirurgico di resezione intestinale, può essere necessario intraprendere una nutrizione parenterale totale, che prevede la somministrazione di sostanze nutritizie per via endovenosa, calibrando fabbisogno calorico e i parametri elettrolitici.

Le integrazioni necessarie in corso di malassorbimento potranno essere differenti, a seconda del microelemento carente. Sarà necessario integrare il ferro, in caso di anemia sideropenica, o il complesso vitaminico B e acido folico in caso di anemia macrocitica, segni spesso presenti in patologie croniche, come le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) o la celiachia, mentre sarà prescritto un regime dietetico privo di lattosio, in caso di intolleranza a questo zucchero, o, in caso di malattia celiaca, un’alimentazione priva di glutine, proteina contenuta in numerosi cereali.

Alimenti Consigliabili per il Malassorbimento Intestinale

L’alimentazione deve essere personalizzata, sulla base della patologia sottostante il malassorbimento e dei sintomi riferiti dal Paziente. Gli alimenti idonei in assoluto sono tutti quelli ben digeribili e assorbibili, e quindi ben tollerati dal Paziente stesso, che assicurino all’organismo il giusto fabbisogno calorico.

Nelle forme malassorbitive più lievi, è sufficiente consumare alimenti che aiutino ad integrare le specifiche carenze diagnosticate. Per esempio, in caso di anemia da deficit di Ferro o di vitamina B12, un consumo equilibrato di carne e uova consentirà di ripristinare tali perdite.

L’assorbimento di Ferro è incrementato dall’associazione con alimenti ricchi di vitamina C, quali agrumi e pomodori, mentre è ostacolato dall’accompagnamento con Fitati e Acido Fitico, come insalata, soia, crusca, legumi e cereali, che sottraggono calcio e ferro all’organismo.

Nell’anemia da carenza di vitamina B12 e folati, è utile una dieta integrativa di vitamina B12 o cianocobalamina, presente nei prodotti di derivazione animale, mentre gli alimenti ricchi di folati, noti come vitamina B9 e acido folico, si ritrovano in alimenti di origine vegetale, come spinaci, broccoli, asparagi, lattuga, fagioli e piselli, frutti come kiwi, fragole e arance, mandorle e noci.

In caso di anomalo assorbimento di Calcio, come nell’osteoporosi, non bisognerebbe rinunciare a latte, latticini e derivati, fonti essenziali di questo oligoelemento, a patto che non siano presenti altre patologie, come l’intolleranza al lattosio, che ne controindichino il consumo.

Se il supporto dietetico del malassorbimento non dovesse essere sufficiente, sarà necessario ricorrere a integratori contenenti tali vitamine, minerali e oligoelementi, compresi magnesio e potassio.

In presenza di difetti enzimatici, come nell’insufficienza pancreatica, nella fibrosi cistica e nell’intolleranza al lattosio, è necessaria la supplementazione di enzimi digestivi specifici, o ricorrere a sostituti lipidici, come i trigliceridi a catena media “MCT Medium Chain Triglycerides”, più solubili e più facilmente assorbiti, nel caso dell’insufficienza pancreatica, o a latte delattosato, in caso d’intolleranza al lattosio.

Probiotici e fermenti lattici, contenuti ad esempio nello yogurt, possono aiutare a ripristinare la normale flora batterica nelle forme di malassorbimento dovute a disbiosi o ad un uso prolungato di antibiotici.

In alcune condizioni particolari, può costituire un valido supporto: ad esempio, in seguito ad un intervento chirurgico, nei casi di anoressia, dopo interventi chirurgici ortopedici.

Il Ruolo del Microbiota Intestinale

Con l’espressione “microbiota intestinale’ si intende l’insieme di miliardi di microrganismi presenti nel tubo digerente, principalmente nel colon: in particolare batteri, ma anche virus, funghi e protozoi.

Dieta Chetogenica

La dieta chetogenica è una dieta a bassissimo (quasi nullo) contenuto di carboidrati. Nei pazienti che seguono questo regime dietetico, il cervello non ricava energia dal glucosio (generalmente prima fonte energetica del nostro organismo) ma dai corpi chetonici, sostanze derivanti dai grassi con numerose proprietà benefiche per il nostro organismo, quali un netto miglioramento delle funzionalità mitocondriali. La dieta chetogenica necessita sempre e comunque di uno schema preciso e personalizzato, di supplementi nutrizionali e di un monitoraggio del paziente nel tempo.

Glicazione e Infiammazione

La glicazione e la conseguente produzione di glicotossine come il metilgliossale (MGO) è responsabile dell'aumento dei radicali liberi e dell'infiammazione generale dell'organismo.

Conclusioni

Riconoscere i sintomi dell'infiammazione da carboidrati, comprendere le cause e adottare una dieta antinfiammatoria personalizzata sono passi fondamentali per migliorare la qualità della vita e prevenire l'insorgenza di patologie croniche. Consultare un professionista della nutrizione è essenziale per individuare le strategie alimentari più adatte alle proprie esigenze.

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