Dieta e Pancreatite: Cosa Mangiare per Gestire l'Infiammazione del Pancreas

La pancreatite è una patologia di natura infiammatoria che colpisce il pancreas. Le cause scatenanti della pancreatite possono essere molto varie, ma sono tutte caratterizzate da una specie di “auto-digestione” della ghiandola che, a seconda del punto in cui rimane danneggiata, perde la sua tipica capacità secretiva. E' quindi abbastanza logico pensare che la dieta per la pancreatite risulti indispensabile al miglioramento dello stato di salute e ad una prognosi migliore.

Pancreatite Acuta e Cronica: Differenze e Approcci Dietetici

La pancreatite può manifestarsi in due forme principali: acuta e cronica. Comprendere le differenze è fondamentale per adottare l'approccio dietetico più appropriato.

Pancreatite Acuta

La pancreatite acuta ha un esordio improvviso ed alto pericolo di morte; le cause più frequenti sono: farmacologiche, traumatiche, per abuso alcolico e per calcolosi biliare (nel caso in cui ostruisca il coledoco); più raramente, infettive o venefiche. Il sintomo principale della pancreatite acuta è il dolore (localizzato o irradiato) ma compaiono anche nausea, vomito, febbre e aumento del battito cardiaco. La diagnosi deve tenere in considerazione la presenza nel sangue di enzimi pancreatici, l'aumento di certi elettroliti e del glucosio. La terapia (se necessaria) è finalizzata alla rimozione dell'agente scatenante. Risultano di grande importanza il mantenimento dei parametri vitali ed il compenso delle complicanze; talvolta, si rende necessario l'intervento chirurgico (rimozione di cisti, calcoli, tessuto necrotico ecc).

Dopo un attacco di pancreatite acuta, è importante seguire una dieta a basso contenuto di grassi e ad alto contenuto di proteine, includendo alimenti come pesce, pollame, tofu, fagioli, lenticchie e altri legumi. È necessario evitare alimenti grassi, fritti o piccanti, nonché eliminare gli alcolici. Il trattamento per la pancreatite acuta varia in base alla gravità della malattia. Nel caso di forme più gravi, può essere necessario il ricovero in terapia intensiva e, in alcuni casi, possono essere richiesti interventi endoscopici, radiologici chirurgici.

Pancreatite Cronica

La pancreatite cronica ha un'eziologia frequentemente correlata a: abuso alcolico (70% dei casi), autoimmunità, utilizzo di certi farmaci e familiarità. Si manifesta prevalentemente in seguito ad una mancata o parziale risoluzione della pancreatite acuta. Nelle forme più gravi è meglio evitare qualunque forma di alimentazione orale, sia a base di cibi, sia a base di soluzioni per via parenterale (sondino naso gastrico). E' auspicabile, soprattutto nei casi di malassorbimento più accentuato, l'utilizzo di integratori vitaminici.

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Nella dieta per la pancreatite cronica, i condimenti dovrebbero essere a base di oli ricchi di acidi grassi a catena media, il cui assorbimento è indipendente dall'azione della bile e delle lipasi pancreatiche; in linea di massima, meglio non superare i 30-40g/die. Le fonti principali di carboidrati a basso indice glicemico-insulinico devono essere le leguminose decorticate e i cereali raffinati, meglio se in ricette brodose.

L'Importanza dei Trigliceridi nella Dieta per la Pancreatite

Trascurare (o sottostimare) l’importanza dei trigliceridi - mettono in guardia gli esperti - è una inavvertenza che può costare cara: rappresentano infatti un fattore di rischio per malattie del cuore, del fegato e del pancreas. I trigliceridi sono un grasso del sangue prodotto solo in parte dal nostro organismo. Prevalentemente è legato all’alimentazione, all’introduzione di un quantitativo eccessivo di zuccheri semplici e all’assunzione di alcool: tutti nutrienti che vengono convertiti in trigliceridi. Fondamentale è dunque fare attenzione al tipo di grassi che apportiamo con la dieta: quelli saturi infatti ne aumentano i livelli, mentre quelli mono o polinsaturi svolgono una azione opposta di contenimento.

L’ipertrigliceridemia, però, è anche associata ad un aumento della pressione arteriosa, di glicemia a digiuno, a steatosi epatica (fegato grasso) e ad un innalzamento dei valori del colesterolo Ldl (quello cattivo). Aumentare l’apporto di verdura ad almeno 3 porzioni al giorno, in quanto ricca di fibra alimentare ed antiossidante. Fare attenzione alle patate (che non sono una verdura) ed il cui consumo, meglio se con la buccia e fatte raffreddare, sostituisce pane e pasta. Inserire nella dieta il pesce almeno tre volte a settimana (se necessario, e sotto consiglio medico, è possibile ricorrere a pillole contenenti grasso di pesce con effetto ipotrigliceridemizzante). Preferire alimenti con maggiore quantità di grassi mono o polinsaturi rispetto a quelli saturi. Una attenzione va riservata anche allo stile di vita con l’abolizione del fumo, una attività fisica più regolare.

Alimenti e Abitudini da Evitare per Proteggere il Pancreas

Alcuni studi hanno messo in evidenza una correlazione tra il consumo di bevande zuccherate e il tumore del pancreas. Più in generale, questi drink concorrono all'aumento del peso corporeo: quanto più da evitare per non aumentare il rischio di andare incontro ai tumori e alle malattie cardiovascolari. I consumi eccessivi di carne sono considerati un fattore di rischio per diversi tumori (stomaco, pancreas, colon-retto. Nel caso delle carni lavorate, il rischio sarebbe accresciuto dai composti potenzialmente cancerogeni (sale, nitrati) impiegati nelle preparazioni per aumentarne la conservazione.

  • Salumi: una tantum
  • Carne rossa: con prudenza
  • Insaccati: da evitare
  • Alcol: evitarlo è meglio

Alimenti e Abitudini Benefici per la Salute del Pancreas

Il consumo di almeno 400 grammi al giorno (suddivisi in cinque porzioni) di frutta e verdura riduce il rischio di andare incontro a qualsiasi forma di cancro. I dati più solidi riguardano i tumori del cavo orale, alla laringe, alla faringe, all'esofago, allo stomaco, all'endometrio e al colon-retto. Con almeno trenta minuti di cammino al giorno si contribuisce a mantenere il peso forma. Il sovrappeso e l'obesità sono considerati un fattore di rischio per almeno quindici forme di cancro. Oltre a favorire il corretto sviluppo del neonato, l'allattamento al seno - raccomandato in maniera esclusiva dall'organizzazione Mondiale della Sanità almeno per sei mesi - è considerato un fattore protettivo anche per la mamma (riduce il rischio di sviluppare in futuro un tumore al seno).

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Le fibre vegetali favoriscono la fermentazione dei batteri anaerobi dell'intestino. Questo processo porta alla sintesi di acidi grassi a catena corta (acetato, propionato, butirrato) che riducono la proliferazione cellulare e inducono la morte delle cellule. Sono considerate agenti protettivi rispetto ai tumori al seno, al colon-retto, allo stomaco, all'ovaio e alla prostata.

  • Via libera alle fibre
  • Colori a volontà
  • No alla sedentarietà
  • Sale con prudenza
  • Una poppata almeno per sei mesi

Consigli per Pazienti e Familiari con Tumore del Pancreas

Il paziente colpito da cancro deve sempre seguire un’alimentazione sana ed equilibrata. Questa regola vale prima, durante e dopo le cure oncologiche, ed è ancora più importante per una forma di tumore particolarmente insidiosa come quella al pancreas. I pazienti affetti da questa neoplasia hanno spesso difficoltà ad alimentarsi in maniera adeguata. La ridotta alimentazione, insieme alle alterazioni metaboliche che la malattia provoca nell’organismo, è responsabile della malnutrizione per difetto, caratterizzata da perdita di peso corporeo e di massa muscolare. Ciò riduce la tolleranza ai trattamenti, peggiora la qualità di vita e determina un aumento della mortalità. Purtroppo, la consapevolezza della prevalenza e delle conseguenze negative della malnutrizione è ancora scarsa tra gli operatori sanitari e tra i pazienti. È necessario che lo screening e la valutazione nutrizionali entrino a far parte della valutazione multidimensionale del malato oncologico, durante tutto il percorso terapeutico.

In Italia, nel 2019, sono stati registrati 13.500 nuovi casi di tumore del pancreas (il 3% di tutte le neoplasie). Nelle donne over 70 è al quarto posto tra le neoplasie più frequenti (6%). Con il 4% dei decessi, è tra le prime quattro cause di morte per tumore nella popolazione generale. Chi è colpito da questa neoplasia lamenta spesso problemi di nutrizione tra cui la perdita di peso, dovuta in parte ai trattamenti chemioterapici e radioterapici che diminuiscono l’apporto alimentare. Più in generale, la malnutrizione interessa circa l’80% dei pazienti oncologici.

Va quindi prevenuta per:

  • Diminuire la tossicità dei trattamenti antineoplastici: così è possibile effettuare le cure nel modo più corretto ed efficace, mantenendo inoltre i giusti tempi e le adeguate dosi
  • Ridurre le complicanze, limitando la necessità e la durata di ricoveri ospedalieri
  • Migliorare la qualità di vita generale del paziente e, quindi, anche la risposta positiva dell’organismo alle cure.

La malnutrizione per difetto è una condizione di alterazione funzionale, strutturale e di sviluppo dell’organismo conseguente allo squilibrio fra i fabbisogni, gli introiti e l’utilizzo dei nutrienti. Si manifesta con una perdita di peso del paziente. È tale da comportare un eccesso di morbilità e morbidità o un’alterazione della qualità di vita.

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Gestione della Perdita di Peso nel Tumore del Pancreas

I pazienti con cancro del pancreas manifestano frequentemente segni e sintomi di interesse nutrizionale. Questi sono rappresentati dalla perdita di appetito, anche, ma non esclusivamente, secondaria ai trattamenti chirurgici, chemioterapici e radioterapici, con conseguente riduzione degli apporti alimentari da cui deriva una perdita di peso involontaria. La perdita di peso, tuttavia, non è dovuta solo alla riduzione dell’alimentazione, ma anche all’interferenza che il tumore, anche se di piccole dimensioni, esercita sul metabolismo del paziente. Inoltre, nei casi in cui il paziente venga sottoposto a pancreasectomia (asportazione del pancreas), la riduzione della massa pancreatica comporta spesso il quadro di insufficienza pancreatica endocrina ed esocrina, con conseguente riduzione della produzione di insulina e di enzimi pancreatici.

Ciò determina, da un lato, la possibile insorgenza di intolleranza glicemica o diabete, dall’altro di una sindrome da malassorbimento intestinale per l’alterata funzione di digestione e assorbimento degli alimenti. Tutto questo spiega perché nei malati di tumore del pancreas, sia prima che dopo l’intervento, sia piuttosto frequente e importante lo scadimento dello stato di nutrizione fino a quadri che possono configurare la cachessia, caratterizzata dalla perdita di massa muscolare con o senza associata perdita di grasso. I problemi metabolico-nutrizionali costituiscono quindi una vera e propria “malattia nella malattia”.

La perdita di peso è associata a una peggiore prognosi, a una minore tolleranza ai trattamenti e a una minore sopravvivenza. Purtroppo, questo importante segno/ sintomo viene spesso ignorato dal malato, che lo considera, erroneamente, un’inevitabile conseguenza della malattia. Al contrario, la perdita di peso associata al tumore del pancreas va sempre contrastata, poiché il mantenimento del peso e della muscolatura corporea consente al malato di essere trattato più efficacemente, di mantenere più a lungo una buona autonomia funzionale e una buona qualità di vita. Per questo è fondamentale che il malato sia inserito, dal momento della diagnosi, in un percorso di monitoraggio metabolico-nutrizionale, il cosiddetto percorso parallelo, al fine di prevenire e correggere il prevedibile deterioramento dello stato di nutrizione legato alla malattia e alle sue terapie.

È, quindi, indispensabile che il malato di cancro del pancreas venga seguito da un’équipe multidisciplinare della quale facciano parte anche un medico nutrizionista e un dietista. In ogni momento del percorso terapeutico, il malato deve avere la garanzia che i suoi fabbisogni metabolici e nutrizionali siano soddisfatti. Se quest’obiettivo non può essere raggiunto con la sola alimentazione, lo specialista potrà prescrivere la terapia enzimatica sostitutiva e/o supplementi nutrizionali orali. Va ricordato che non esistono diete anti-cancro e che, ad oggi, non vi sono evidenze scientifiche che indichino che particolari tipi di alimentazione possano impedire la crescita del tumore.

Screening Nutrizionale e Valutazione dello Stato di Nutrizione

Lo screening nutrizionale è una procedura semplice ed efficace, basata sull’utilizzo di appositi questionari e sulla rilevazione di alcune misure, come il peso e l’altezza, per identificare le persone a rischio di malnutrizione e indirizzarle alla successiva valutazione dello stato di nutrizione. È fondamentale che l’oncologo tenga in considerazione, sin dall’inizio del percorso terapeutico, l’importanza dello screening e della valutazione dello stato di nutrizione. Lo screening nutrizionale dovrebbe essere effettuato in occasione della prima visita dall’oncologo e di tutte le visite di controllo. Poiché lo stato di nutrizione è un importante predittore della risposta ai trattamenti antitumorali, la sua valutazione è di fondamentale rilevanza. Tale valutazione utilizza, in varia combinazione, dati della storia clinica, dell’esame obiettivo, della composizione corporea, di laboratorio e funzionali (forza di presa della mano, test per misurare la mobilità). La valutazione dello stato di nutrizione è essenziale per elaborare un piano nutrizionale personalizzato.

Terapia Enzimatica Sostitutiva

Molti pazienti con tumore del pancreas (operati e non operati) sviluppano una insufficienza pancreatica esocrina (IPE), cioè una ridotta capacità del pancreas di produrre e/o secernere enzimi digestivi in quantità sufficiente a digerire gli alimenti e a permettere il loro assorbimento intestinale. In presenza di insufficienza pancreatica esocrina, l’oncologo o il nutrizionista possono consigliare al paziente l’assunzione di estratti enzimatici (terapia enzimatica sostitutiva). Questa terapia orale ha lo scopo di sostituire gli enzimi digestivi normalmente prodotti e secreti dal pancreas e mira alla normalizzazione della digestione e a un miglior controllo dei sintomi gastrointestinali associati alla maldigestione. Le capsule vanno assunte in concomitanza dei pasti principali, nelle dosi indicate dal medico e non necessitano di modifiche della dieta.

Supplementi Nutrizionali Orali

I supplementi nutrizionali orali sono alimenti diretti a fini medici speciali (cosiddetti AFMS) disponibili sotto forma di bevande già pronte, bilanciate dal punto di vista calorico, proteico, vitaminico e minerale, da assumere sotto controllo medico. Se previsto dalle normative regionali, sono forniti gratuitamente, previa prescrizione da parte di un centro di nutrizione clinica. I supplementi nutrizionali orali possono essere al sapore di latte, comunque aromatizzati in modo vario, e anche alla frutta, con contenuto variabile di carboidrati, proteine e lipidi. Dovrebbero essere bevuti lentamente, a piccoli sorsi, nell’arco di 60-120 minuti, per evitare senso di gonfiore gastrico e addominale. È preferibile assumerli lontano dai pasti, per integrare l’alimentazione naturale quando questa sia insufficiente a coprire i fabbisogni.

È fondamentale consultare sempre il medico di medicina generale o il nutrizionista clinico o l’oncologo in merito all’opportunità di assumere qualunque tipo di supplemento nutrizionale orale, perché alcuni componenti potrebbero interferire con la terapia somministrata e, di conseguenza, ridurne l’efficacia o potenziarne gli effetti indesiderati. I supplementi nutrizionali orali andrebbero utilizzati ogniqualvolta l’alimentazione naturale sia insufficiente a coprire i fabbisogni nutrizionali, a causa della malattia o degli effetti collaterali della terapia.

Nutraceutici

Il termine “nutraceutica”, introdotto per la prima volta nel 1989, ha origine dalla contrazione di due parole che racchiudono i concetti fondamentali di nutrizione e farmaceutica. È la disciplina che studia la combinazione delle proprietà nutritive e farmaceutiche degli alimenti. I nutraceutici, quindi, sono principi nutritivi dotati di proprietà farmacologiche, se somministrati in determinate quantità.

Alcuni nutraceutici possono trovare indicazione nella nutrizione del malato oncologico:

  • Aminoacidi a catena ramificata: si sono rivelati efficaci nel migliorare l’appetito, favorendo lo sviluppo della massa muscolare
  • Acido eicosapentaenoico (EPA): grasso della serie omega-3, di cui è particolarmente ricco il pesce azzurro. L’integrazione della normale alimentazione con l’assunzione di supplementi nutrizionali orali arricchiti in EPA, calorie e proteine consente di ridurre la perdita di peso e di massa muscolare
  • Beta-idrossi-beta-metilbutirrato (HMB): è il metabolita attivo della leucina, un aminoacido a catena ramificata. È contenuto in minima parte negli alimenti, particolarmente in alcuni tipi di pesce, negli agrumi e nel latte materno. La somministrazione di HMB potrebbe contribuire a ridurre la perdita di massa muscolare che frequentemente si osserva in corso di malattia oncologica
  • Carnitina: dati clinici hanno indicato che l’assunzione di L-carnitina può migliorare in modo significativo la stanchezza, l’appetito e la massa magra dei pazienti.

L’assunzione dei nutraceutici, come di tutti gli altri integratori e supplementi nutrizionali orali, deve essere effettuata nell’ambito di un percorso di monitoraggio metabolico-nutrizionale personalizzato avviato parallelamente alle terapie antitumorali e, quindi, sotto stretto controllo medico.

Cibi Funzionali, Integratori Alimentari, Probiotici, Prebiotici e Simbiotici

Oltre a cibi funzionali, integratori alimentari, probiotici e prebiotici, per curare alcune patologie la nutraceutica si avvale anche di combinazioni di prodotti, i simbiotici.

  • Sono definiti funzionali gli alimenti caratterizzati da effetti addizionali, per la presenza di componenti naturalmente presenti, che hanno il potere di interagire in maniera più o meno selettiva con una o più funzioni dell’organismo contribuendo al loro miglioramento e/o preservazione.
  • Gli integratori alimentari sono prodotti alimentari destinati ad integrare la comune dieta e costituiscono una fonte concentrata di sostanze nutritive, quali le vitamine e i minerali, o di altre sostanze aventi un effetto nutritivo o fisiologico, in particolare, ma non in via esclusiva, aminoacidi, acidi grassi essenziali, fibre ed estratti di origine vegetale, sia monocomposti che pluricomposti, in forme predosate.
  • Il termine probiotico è riservato a quei microrganismi che si dimostrano in grado, una volta ingeriti in adeguate quantità, di esercitare funzioni benefiche per l’organismo. Per alimenti/integratori con probiotici si intendono quegli alimenti che contengono, in numero sufficientemente elevato, microrganismi probiotici vivi e attivi, in grado di raggiungere l’intestino, moltiplicarsi ed esercitare un’azione di equilibrio sulla microflora intestinale mediante colonizzazione diretta.
  • La definizione di prebiotico è riservata alle sostanze non digeribili di origine alimentare che, assunte in quantità adeguata, favoriscono selettivamente la crescita e l’attività di uno o più batteri già presenti nel tratto intestinale o assunti insieme al prebiotico.
  • Un alimento/integratore con simbiotico contiene sia probiotici che prebiotici. I simbiotici hanno capacità di migliorare la sopravvivenza degli organismi probiotici e di favorire la formazione di un substrato specifico alla flora batterica intestinale già residente.

Consigli per una Corretta Nutrizione Durante le Terapie Contro il Tumore del Pancreas

Durante il periodo del trattamento chemioterapico e radioterapico, possono subentrare diversi eventi indesiderati come un calo dell’appetito, l’alterazione del gusto, l’infiammazione delle mucose, difficoltà ad evacuare o, al contrario, diarrea e talvolta nausea e/o vomito. Questi disagi, di intensità variabile da persona a persona, dal tipo di terapia oncologica e dal dosaggio, sono per lo più passeggeri e scompaiono di solito dopo alcuni giorni dal trattamento.

Ecco alcune accortezze da mettere in atto per vivere al meglio questi momenti:

  • Consumare acqua a temperatura ambiente lontano dai pasti, alternarla con tisane o infusi ai semi di finocchio, di anice stellato o tè matcha (tè verde), importanti per le loro proprietà digestive.
  • Fondamentale fare bocconi piccoli, masticare bene e lentamente il cibo per facilitare la digestione. Può essere utile utilizzare posate di plastica o di legno (anziché di metallo), per ridurre il gusto metallico.
  • Quando è presente uno stato infiammatorio a livello dell’intestino e del cavo orale, è bene consumare cereali integrali abbinati a legumi sotto forma di creme, prediligendo lenticchie rosse decorticate. Verdure come zucca o zucchine sono ottime come abbinamento. Altri alimenti utili a contrastare questo stato infiammatorio sono il pesce azzurro, la frutta fresca, olio extravergine di oliva ed olio di lino.
  • Quando insorgono diarrea, nausea e vomito, è opportuno suddividere i pasti in 5-6 spuntini affinché lo stomaco non resti mai vuoto. Il cibo poi deve essere a temperatura ambiente o tiepido, mai bollente. Anche in questo caso vige la regola di non assumere grandi quantità di liquidi durante i pasti ma arrivare all’obiettivo di 8/12 bicchieri di liquidi al giorno, suddivisi fra acqua e integratori salini, mantenuti a temperatura ambiente. È importante non dimenticarsi mai di consumare cibi ricchi di sodio o potassio come banane, succo di pesca e albicocca,...

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