Dieta per l'Infiammazione Cronica Intestinale: Cosa Mangiare

Le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), note anche come IBD (Inflammatory Bowel Disease), sono in aumento negli ultimi anni. Queste patologie colpiscono il sistema digestivo, influenzando completamente la nutrizione e la dieta del paziente fin dalla diagnosi.

Le malattie infiammatorie croniche intestinali sono caratterizzate da un processo infiammatorio cronico-ricorrente a carico di uno o più segmenti intestinali. Anche durante le fasi di remissione della malattia, il ruolo dell'alimentazione è centrale.

Dopo un'accurata valutazione nutrizionale, lo specialista dovrà formulare una dieta personalizzata, in base alle esigenze di ogni paziente, alla sintomatologia presente, alla gravità delle lesioni e alla loro localizzazione.

Alimenti da Evitare e da Limitare

Tra gli alimenti da limitare o evitare, in quanto, di solito, peggiorano i sintomi della malattia infiammatoria cronica intestinale, abbiamo:

  • Alcolici e superalcolici
  • Bibite gassate
  • Cacao e cioccolato
  • Caffè, tè, Coca Cola e bevande contenenti caffeina (si può invece consumare il caffè decaffeinato e il tè deteinato)
  • Carni grasse
  • Curry, noce moscata, pepe, peperoncino
  • Formaggi fermentati e grassi
  • Fritture
  • Insaccati
  • Lardo, strutto
  • Pasticceria elaborata
  • Spezie

È opportuno limitare inoltre il consumo di verdure e alimenti ricchi di fibre, soprattutto nella malattia di Crohn:

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  • Asparagi, barbabietola, cavolfiore, cavolo, cipolla, fagioli, pomodori, porro, rabarbaro, spinaci
  • Frutta (se ne deve fare un uso moderato, preferendo gli agrumi e le banane; ci si ricordi poi che la frutta deve essere sbucciata; unica eccezione è l’ananas, preferibilmente assunto come succo: la bromelina in esso contenuto ha effetto anti-infiammatorio)
  • Latte e latticini (eliminarli o moderarne drasticamente il consumo)
  • Pane fresco integrale
  • Pesci grassi, crostacei e molluschi
  • Uova

Per quanto riguarda le fibre, generalmente, in caso di colite ulcerosa, si tende a consigliarne un uso moderato, preferendo quelle medicate morbide (psyllium). Molto dipende dallo stadio clinico di malattia. Nella malattia di Crohn le fibre sono sconsigliate in ogni caso.

È importante tenere presente che gli alimenti "sconsigliati" non sono gli stessi per tutti i soggetti.

Cibi Consentiti

Tra gli alimenti consigliati ricordiamo:

  • Avena, orzo (con moderazione nel morbo di Crohn, ma vietati in quello di tipo stenosante)
  • Carni bianche o rosse magre, preferibilmente cucinate tramite cottura ai ferri o cottura al vapore
  • Formaggi a pasta cotta, cioè quelli in cui la temperatura di cottura è superiore a quella di formazione della cagliata, mentre quelli a pasta cruda non subiscono nessun trattamento termico
  • Pane tostato, cracker, fette biscottate, grissini
  • Pesci magri lessi
  • Prosciutto sgrassato (sia crudo che cotto)
  • Verdure a foglia morbida nelle fasi quiescenti di malattia: carote, insalata (lattuga morbida, gallinella), zucchine lesse (con moderazione nel Crohn)
  • Yogurt magro e alimenti probiotici in genere (quando non vi sia intolleranza al lattosio)

La preferenza va poi a piatti semplici e non elaborati; da evitare grassi in eccesso e fritture.

Può essere utile bere un po’ più del normale, per compensare episodi diarroici.

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I liquidi introdotti non devono essere né troppo caldi né troppo freddi.

Si ricorda inoltre di evitare eccessi alimentari e si consiglia di consumare piccoli pasti, ripartendoli nel corso della giornata. È importante masticare i cibi lentamente e accuratamente, perché ciò favorisce il processo digestivo.

Inoltre limitare il consumo di fibre, poiché frutta, verdure e alimenti integrali possono peggiorare l’infiammazione e, nel Crohn, soprattutto se del tipo stenosante, rischiare sub-occlusioni.

Come Determinare se un Alimento Crea Infiammazione?

Anche se un particolare alimento sembra non essere adatto, non deve essere per forza evitato in ogni circostanza. Per esempio, alcuni frutti od ortaggi che interi provocano disturbi non mostrano gli stessi effetti, o li mostrano in maniera tollerabile, se mischiati in zuppe o frullati o cotti in una determinata maniera o ancora privati di pelli, bucce e parti particolarmente fibrose.

Altri possono dare particolarmente fastidio quando l’infiammazione si fa sentire, ma possono essere saltuariamente goduti in fase di remissione. Eccessive limitazioni, soprattutto se non sotto la supervisione medica, possono portare a carenze alimentari pericolose.

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Ci sarà poi bisogno di trovare alternative ai cibi eliminati in modo da consumare sempre un’adeguata quantità di calorie e avere un apporto sempre bilanciato di proteine, vitamine, minerali, carboidrati e grassi. Per fare questo è indispensabile lavorare insieme al proprio gastroenterologo e a un nutrizionista specializzato in malattie infiammatorie croniche intestinali.

In quasi tutte le liste, tra i cibi che sono riportati come meno tollerati, soprattutto durante una fase di riacutizzazione della malattia, si trovano cibi grassi e fritti, cibi piccanti, carni, salse cremose, alimenti ricchi di fibre insolubili come alcuni tipi di frutta e verdura crude, noci e semi, dolci, bevande gassate e/o contenenti caffeina, alcol.

Zuccheri

Alcuni pazienti trovano che eliminare lo zucchero o per lo meno diminuirne la quantità aiuti a controllare i sintomi. Non è stato definitivamente spiegato il motivo di questo sollievo, ma recentemente sembra essere sempre più chiaro che a fare la differenza sarebbe il tipo di zucchero.

I carboidrati infatti si dividono in zuccheri semplici, monosaccaridi e disaccaridi (come glucosio, fruttosio, lattosio, saccarosio) e zuccheri complessi, oligosaccaridi e polisaccaridi come galattoligosaccaridi, amido o cellulosa.

Uno degli zuccheri più controversi quando si parla di malattie infiammatorie croniche intestinali è il lattosio contenuto nel latte vaccino e nei suoi derivati. Molti pazienti hanno osservato un miglioramento dei sintomi una volta eliminati i latticini dalla propria dieta e hanno smesso completamente di mangiare questo tipo di alimenti, senza sostituirli magari con prodotti equivalenti a base di latte non vaccino e rischiando di far diminuire troppo i livelli di calcio.

Anche se alcuni pazienti con una malattia infiammatoria cronica intestinale possono essere per davvero intolleranti al lattosio (ovvero mancare dell’enzima lattasi che è in grado di spezzare questo zucchero per consentire la digestione), mentre altri possono avere particolari problemi di digestione di questo zucchero solo durante le fasi di riacutizzazione dell’infiammazione e non dovrebbero eliminare completamente questa categoria. I sintomi riportati in questi casi sono crampi, dolori addominali, gas, diarrea e gonfiore.

Grassi e Carne

In uno studio pubblicato sulla rivista Gut, i ricercatori hanno rilevato che circa un terzo di pazienti coinvolti nello studio associava l’assunzione di alimenti ricchi di grassi a un peggioramento dei sintomi. Infatti, alimenti come burro, margarina, panna, olio di semi possono provocare diarrea, crampi, flatulenza in pazienti con malattia di Crohn localizzata nel piccolo intestino, causata da una ridotta capacità di assorbimento di questi cibi.

Come riporta uno studio basato sui dati della ricerca “European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition”, un peggioramento dei sintomi sarebbe riconducibile anche ad alcune carni. Alcune proteine contenute nella carne potrebbero influenzare la composizione del microbiota o aumentare la produzione di idrogeno solfito e quindi favorire un’infiammazione.

In generale è stato osservato che un’alimentazione ricca di carne, soprattutto rossa, non è ben tollerata da molti pazienti con una malattia infiammatoria cronica intestinale. Spesso gli specialisti consigliano di sostituirla con carni magre (come il pollo) o con il pesce per garantire un corretto apporto di proteine.

Glutine

Il glutine è una proteina contenuta in alcuni cereali come grano, segale e orzo. Alcuni pazienti con malattie intestinali croniche sembrano essere particolarmente sensibili al glutine o avere un’intolleranza ad esso.

Queste persone possono sperimentare gonfiore addominale o diarrea dopo aver ingerito alimenti contenenti glutine e riscontrare miglioramenti una volta eliminati questi alimenti dalla dieta. Questo tuttavia è un passo che va intrapreso solo dopo aver consultato un medico specialista e sempre controllando gli effetti di tale privazione.

Alcuni pazienti con una MICI possono poi presentare anche una celiachia, un’infiammazione dell’intestino tenue che viene scatenata proprio dall’ingestione di glutine. Può dunque essere indicato per un paziente con MICI sottoporsi a un test per la celiachia.

Fibre

Alcune fibre insolubili, particolarmente difficili da digerire, sono un altro tipo di alimento sconsigliato a molti pazienti con una MICI. Parliamo di frutta con buccia, semi e noci, ortaggi verdi crudi.

Alcuni pazienti riscontrano anche che consumare molte fibre durante fasi di riacutizzazione o in caso di presenza di restrizioni dell’intestino può causare dolore addominale, gonfiore e diarrea.

Tuttavia non tutte le fonti di fibre causano questi problemi: quelle solubili, al contrario aiutano l’assorbimento dell’acqua nell’intestino e rallentano il transito intestinale, riducendo la frequenza con cui si ha necessità di andare in bagno. La maggior parte degli alimenti contiene una combinazione di fibre, quindi è importante cuocere, sbucciare e pelare e rimuovere i semi.

Dieta e MICI: Strategie Terapeutiche

La dieta può essere una strategia terapeutica molto valida, ad esempio, nella malattia di Crohn. Entrambe le opzioni funzionano mettendo a riposo l’intestino, ovvero eliminando i componenti alimentari che possono influire sullo stato di attivazione delle cellule immunitarie residenti nella mucosa intestinale, e sono efficaci nell’indurre la remissione della malattia di Crohn in circa il 70% dei pazienti.

Purtroppo la prosecuzione nel lungo periodo di queste diete non è facile per tutti per via della loro composizione molto selettiva. Inoltre una volta ripristinata la normale alimentazione l’infiammazione può tornare a manifestarsi nel 40-50% dei casi a distanza di 12 mesi dalla sospensione.

Per quanto riguarda la NEE vi è evidenza che mantenere una quantità corrispondente a circa il 50% del fabbisogno calorico, liberalizzando la dieta per il restante 50%, è utile nel mantenere la remissione di malattia più a lungo.

È bene sapere che il glutine di per sé non è mai la causa di una ricaduta di malattia e l’unica evenienza in cui sia necessaria la dieta senza glutine in un paziente con MICI è quella in cui coesista la diagnosi di celiachia. Detto ciò, alcune persone possono trovare gli alimenti contenenti glutine difficile da “digerire” o sperimentare sintomi come gonfiore, dolore addominale, diarrea in concomitanza con il consumo di questi alimenti.

Anche in chi ha una MICI, non ci sono evidenze che il lattosio di per sé possa avere un effetto dannoso sulla mucosa intestinale e in generale sul controllo dell’infiammazione. Come per il glutine, anche per il lattosio le diete di esclusione (CDED e NEE) ne prevedono l’eliminazione temporanea.

Esistono in commercio numerose tipologie di test che vengono proposti per la diagnosi di intolleranze alimentari, come il dosaggio delle IgG4, i test su sangue da dito, saliva, DNA, capelli e altro ancora.

Tuttavia, qualora ci sia una forte correlazione tra il consumo di un preciso alimento (es. cibi contenenti lattosio o glutine) e la comparsa di disturbi intestinali, si può decidere di evitarlo per un periodo di tempo ad esempio fino alla risoluzione dell’infiammazione intestinale MICI correlata in caso di malattia attiva. In questi casi, una volta raggiunta la remissione, è consigliato riprendere gradualmente a consumare quell’alimento.

Avere una malattia infiammatoria cronica intestinale (o Mici) non significa dover rinunciare al gusto a tavola, anzi: la dieta amica dell’intestino può e deve essere varia, bilanciata e buona.

Per chi soffre di colite ulcerosa e malattia di Crohn adottare una dieta appropriata può fare la differenza tra il benessere e il disagio: le scelte alimentari possano influenzare direttamente i sintomi e la qualità della vita dei pazienti, che devono essere supportati e orientati per saper scegliere i cibi da preferire o evitare nelle diverse fasi di malattia, durante le riacutizzazioni e nei periodi di remissione.

Le indicazioni devono essere personalizzate e modulate in relazione alla fase di malattia, attiva o in remissione, complicata o no, senza dimenticare che l’alimentazione è anche convivialità, piacere della tavola.

Enterite: Cosa Mangiare per Non Aggravare l’Infiammazione Intestinale?

L’enterite è una generica infiammazione dell’intestino tenue, il primo tratto dell’intestino compreso tra il piloro (la regione terminale dello stomaco) e l’intestino crasso.

In caso di enterite, è consigliabile:

  • evacuazioni abbondanti, almeno 1,5 litri di acqua naturale al giorno, tisane lenitive o camomilla non zuccherati.
  • Soluzioni reidratanti orali (SRO) a base di acqua, zucchero (glucosio) e sali minerali (sodio, potassio, cloro e citrati) o brodi vegetali e di carne possono contribuire a prevenire la disidratazione o trattare la disidratazione lieve.

Da evitare:

  • Caffè e alcolici. La caffeina ha un effetto lassativo, accelera il transito intestinale e potrebbe perciò peggiorare la diarrea.
  • Latte e latticini. Soprattutto per chi soffre di intolleranza al lattosio, il consumo di latte e latticini può contribuire ad aumentare le scariche diarroiche per una temporanea riduzione della lattasi, un enzima che scinde il lattosio in glucosio e galattosio, rendendolo quindi digeribile. Vale il contrario, invece, per il latte materno.
  • Legumi (ceci, lenticchie, fagioli, prodotti della soia) e altri prodotti contenenti oligofruttani (carciofi, asparagi, cavolfiori, broccoli, cavoletti di bruxelles, aglio, cipolla, grano, segale). Normalmente utilissimi per il microbiota intestinale, questi alimenti sono da evitare in caso di enterite, in quanto i fruttani non sono digeriti dall’intestino tenue.

Non meno importante sarà contribuire a promuovere equilibrio e benessere intestinale assumendo probiotici e fermenti lattici, in grado di riequilibrare la microflora intestinale alterata.

Per migliorare sintomi e qualità di vita di chi soffre di malattie infiammatorie croniche intestinali, sì a olio extravergine d’oliva, fibre solubili di frutta e verdura cotte e senza buccia, al pesce e alle carni magre; da evitare i cibi industriali, i fritti e i grassi, i legumi e alcuni conservanti.

Si tratta di indicazioni generali, che devono essere personalizzate dal medico in base alle esigenze specifiche del singolo paziente.

Secondo dati recenti, la maggior parte dei pazienti con MICI non ha ricevuto alcun consiglio dietetico: il supporto di un professionista della nutrizione è invece fondamentale in tutte le fasi della malattia. Un’alimentazione bilanciata e salutare svolge un ruolo fondamentale nell’equilibrio del microambiente intestinale, tanto da influenzarne la composizione e il corretto funzionamento.

L’infiammazione della mucosa del retto e del colon provoca delle lesioni ulcerose che causa sintomi come diarrea persistente, anche ematica e notturna, dolori e crampi addominali che si attenuano con l’evacuazione, urgenza defecatoria e evacuazioni di piccolo volume con sangue e muco. In alcuni casi la sintomatologia appare particolarmente violenta con numerose scariche di feci liquide accompagnate da sangue, e a volte da febbre e disidratazione.

Essendo caratterizzata da episodi acuti e da periodi di remissione, è necessario intervenire correttamente a livello nutrizionale, introducendo alimenti antinfiammatori che possano essere di supporto alle eventuali terapie mediche nonchè alimenti virtuosi per il microbiota intestinale.

In casi di rettocolite ulcerosa è davvero importante farsi seguire da un professionista della nutrizione in quanto il piano alimentare viene personalizzato in base alle indicazioni mediche, alla fase di malattia in cui il soggetto si trova, se in fase acuta o in fase di remissione, al complessivo quadro di salute, alle esigenze personali e di vita e alle eventuali necessità di integrazione.

Durante la fase acuta di rettocolite ulcerosa, l’intestino è particolarmente infiammato e sensibile. In fase acuta, quindi, se soffri di rettocolite ulcerosa prediligi i seguenti alimenti:

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