Il glucagone, spesso definito l'ormone del dimagrimento, può essere un valido alleato nella perdita di peso. Ogni volta che mangiamo, il nostro sangue subisce modifiche che influenzano la sua composizione, il metabolismo e il profilo ormonale. Proprio il profilo ormonale ha un impatto significativo sull'accumulo o sulla perdita di peso e grasso.
È fondamentale mantenere stabili i livelli di glicemia nel sangue. Il controllo della glicemia post-prandiale aiuta a moderare l'azione del pancreas nella produzione di insulina, un ormone che può favorire la trasformazione del glucosio in acidi grassi, che si accumulano nell'addome, nel seno, nei glutei e nelle cosce.
Glucagone: L'ormone antagonista dell'insulina
Se l'insulina facilita la deposizione di grasso, il glucagone stimola la sua utilizzazione. L'insulina ha il compito di trasportare il glucosio alle cellule quando i livelli ematici sono alti e di convertirlo in grasso quando è in eccesso. Il glucagone, al contrario, interviene quando la glicemia è bassa, riportandola a livelli normali liberando glucosio dai depositi di glicogeno nel muscolo e nel fegato.
Per questo motivo, l'insulina è considerata l'ormone dell'accumulo di peso corporeo, mentre il glucagone è visto come l'ormone del dimagrimento. Questi due ormoni sono antagonisti: quando uno è presente, l'altro è assente, e viceversa.
Come agisce il glucagone
Il glucagone agisce principalmente in due modi:
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- Sul fegato: libera la riserva di glucosio custodita negli epatociti.
- Sugli adipociti: favorisce la fuoriuscita dei grassi, svuotandoli e innescando il dimagrimento.
La secrezione del glucagone si attiva con l'assunzione di proteine magre. Queste, oltre a stimolare il rilascio di ormoni anabolici benefici per l'organismo, riducono anche il senso di fame. Il glucagone è particolarmente attivo durante la notte, ma la sua azione si blocca non appena si introducono carboidrati, poiché l'aumento della glicemia stimola la produzione di insulina. Per questo, è importante consumare proteine magre a cena e anche nella colazione del giorno successivo.
Consigli alimentari per favorire l'azione del glucagone
Colazione proteica
Evitare di saltare la colazione o di consumare elevate quantità di zuccheri semplici appena svegli, poiché ciò può portare ad avere fame durante la mattinata e a "spilluzzicare" continuamente.
Spuntino a metà mattina
Sorseggiare una bevanda calda come tè verde o una tisana, oppure una spremuta di agrumi non zuccherata o un centrifugato di frutta e verdura. Accompagnare con una piccola porzione di frutta oleaginosa non salata, come noci, mandorle o pinoli, ricchi di acidi grassi insaturi e proteine vegetali.
Pranzo: Carboidrati
Consumare alimenti come pasta, cereali o legumi insieme a una porzione di verdure, preferibilmente come antipasto. Le verdure, grazie alla loro fibra solubile e insolubile, aiutano a controllare l'assorbimento del glucosio contenuto negli alimenti glucidici, mantenendo bassa la glicemia post-prandiale e controllando la secrezione di insulina.
Cena: Proteine e vitamine
Aumentare la dose di proteine nell'ultimo pasto della giornata. Oltre a un piatto misto di verdure crude, consumare pesce, carne bianca, carne rossa, prosciutto crudo magro, bresaola, formaggi freschi e molli, o uova. Concludere la cena con un piatto caldo a base di verdura cotta di stagione, come minestrone, crema vegetale o passato. I carboidrati possono essere assicurati da una porzione di pane integrale o da una piccola porzione di cereali (orzo, riso, farro) o legumi. Questa combinazione alimentare favorisce l'attivazione del glucagone durante la notte.
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Meccanismi di azione del glucagone
Il glucagone è un ormone peptidico secreto dalle cellule α delle isole di Langerhans nel pancreas, mentre l'insulina è secreta dalle cellule β. Il suo compito è controllare i livelli di glucosio nel sangue: se questi scendono sotto gli 80mg/100 ml, il pancreas secerne glucagone.
Per aumentare il livello della glicemia, il glucagone attiva tre vie:
- Glicogenolisi epatica
- Nuova formazione di zuccheri dagli amminoacidi
- Scissione dei trigliceridi presenti nel tessuto adiposo
Quando i livelli di glucosio si innalzano, il tasso di glucagone diminuisce, favorendo il processo di accumulo del glucosio endocellulare. L'attivazione della glicogenolisi e della neoglicogenesi coinvolge alcune proteine (Proteine G) della membrana delle cellule, attraverso la formazione di un enzima, il GTP (glucosiotrifosfato), che trasforma l'ATP in AMP, con liberazione di fosforo e di notevole quantità di energia. L'insulina agisce in modo opposto, attivando la fosfodiesterasi dell'AMP ciclico.
In assenza di glucosio, le cellule cerebrali muoiono in pochi minuti, poiché il glucosio è l'unica sostanza che il tessuto nervoso può utilizzare. Anche a riposo, il cervello consuma una quantità costante di energia, ma senza la possibilità di immagazzinare gli zuccheri, perciò necessita di un tasso glicemico stabile per la sopravvivenza delle sue cellule.
Anche l'insulina è un ormone proteico polipeptide prodotto dalle cellule β delle isole di Langerhans del pancreas quando la glicemia è alta. La sua funzione è di abbassare la glicemia, favorendo l'ingresso degli zuccheri nelle cellule dei tessuti ai fini energetici e l'immagazzinamento degli zuccheri nel tessuto epatico come riserva.
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Nel diabete di tipo 2, una diminuzione graduale della secrezione insulinica può provocare un aumento della risposta del glucagone se persiste l'ipoglicemia. Dopo il digiuno notturno, gli zuccheri necessari provengono dalle riserve di glicogeno epatico, sotto l'azione del glucagone. Poiché vi sono recettori del glucagone anche nel tessuto adiposo, questo ormone è attivo anche sui trigliceridi, che vengono scomposti in acidi grassi.
Questa condizione ormonale, che di mattino presenta più glucagone e meno insulina, è interessante perché ci permette di comprendere perché l'esercizio del mattino, a stomaco vuoto, possa indurre un maggior consumo dei grassi a scopo energetico e un più facile dimagrimento, mentre l'attività aerobica svolta in ogni altro momento della giornata utilizza calorie provenienti dagli zuccheri alimentari e non da grassi già presenti nell'organismo.
Glucagone e metabolismo
Il glucagone, per garantire una produzione di zuccheri dagli amminoacidi, inibisce la sintesi aminoacidica. L'insulina, al contrario, accumula glicogeno nel fegato (come riserva) e nei muscoli, deprime il consumo di grassi e delle proteine e promuove la formazione di trigliceridi dai carboidrati, favorendo l'immagazzinamento dei grassi nel tessuto adiposo.
L'accumulo dello zucchero nelle cellule epatiche come glicogeno ha un limite massimo di circa 70 grammi, pertanto i carboidrati in eccesso vengono convertiti in grassi e depositati nei tessuti adiposi. Il glucagone, invece, soprattutto a digiuno, induce le cellule a bruciare le proteine e i grassi, piuttosto che i carboidrati, e quindi promuove la mobilizzazione dei grassi dai tessuti adiposi per essere bruciati nei tessuti.
Quando l'insulina è prodotta in eccesso, il suo meccanismo d'azione diventa "perverso" perché la glicemia si abbassa troppo, il cervello va in crisi e stimola il centro della fame per introdurre altri carboidrati, che comportano altra secrezione di insulina. I carboidrati AIG (ad Alto Indice Glicemico) inducono un aumento brusco e notevole della glicemia e, di conseguenza, d'insulina, che causa un altrettanto brusco calo glicemico.
Variabilità individuale nella risposta insulinica
Come ha dimostrato Gerald Raven nel 1987, il 25% della popolazione ha una risposta insulinica pigra, in cui la reazione è lenta anche assumendo carboidrati ad alto indice glicemico. Un altro 25% ha invece una reazione eccessiva, con una produzione rapida ed intensa d'insulina, anche assumendo carboidrati con indice glicemico medio o basso. Questi individui hanno il rischio di una spiccata resistenza insulinica, ovvero la quantità di insulina in più che alcuni soggetti producono per abbassare il livello di glucosio ai valori fisiologici. Il restante 50% ha un comportamento definibile "normale".
Glucagone e cellule staminali adipose
Un recente studio preclinico ha dimostrato che diversi GLP-1RA (liraglutide, GLP-1 nativo) interferiscono con la capacità proliferativa e differenziativa di precursori adiposi umani. È interessante notare che anche il glucagone, altro fattore chiave nel metabolismo del glucosio, è uno dei prodotti del gene del proglucagone insieme al GLP-1.
In questo studio sono stati valutati gli effetti di dosi crescenti di glucagone (1-10-100 nM) sulla capacità proliferativa e differenziativa di cellule staminali adipose adulte umane (ASC). Il glucagone induce un'inibizione tempo e dose dipendente della proliferazione delle ASC, valutata con esperimenti di conta cellulare e analisi citofluorimetrica, con un effetto massimo a 3 giorni (14.0%, 25.2% & 37.1%, p<0.01 per glucagone 1-10-100nM, rispettivamente).
In conclusione, per la prima volta viene riportato un effetto diretto del glucagone in un modello umano di precursori adiposi. A differenza di quanto atteso sulla base dell'effetto opposto dei GLP-1RA e del glucagone sul controllo glicemico, i due tipi di molecole presentano effetti simili sulle ASC.
Il ruolo del glucagone nel dimagrimento
La correlazione tra questo ormone e la perdita di peso si deve principalmente alla sua azione come antagonista dell'insulina. In altre parole, fa sì che le cellule non immagazzinino adipe, ma lo utilizzino per produrre zuccheri. Quindi, non è corretto pensare che escludere gli zuccheri dalla tua alimentazione, o fare una colazione altamente proteica, sia d'aiuto per la perdita di peso. Inoltre, recenti ricerche scientifiche hanno messo in risalto che con la perdita di peso i livelli basali di glucagone si riducono.
A livello intracellulare, il glucagone si lega ad un recettore transmembrana (proteina G). Questo ormone innesca una serie di reazioni a cascata che coinvolgono il cAMP, la proteina chinasi A (PKA) e inattivano i due enzimi responsabili della glicolisi (scomposizione del glucosio) e della glicogenolisi (scomposizione del glicogeno), rispettivamente piruvato chinasi e glicogeno sistetasi.
Per perdere peso sfruttando le proprietà del glucagone, il consiglio è quello di seguire una dieta ipocalorica bilanciata, capace di stabilizzare il più possibile i valori di glucosio nel sangue.
Ormoni e perdita di peso: Un quadro completo
Gli ormoni sono sostanze endogene prodotte dal sistema endocrino, che fungono da messaggeri e rispondono alle diverse necessità e bisogni dell'organismo. Ogni ormone ha funzioni differenti e viene secreto o attivato solo quando necessario; per la maggior parte della sua vita circola a livello sanguigno legato a proteine che lo mantengono inattivo, ma pronto all'uso. Inoltre l'orologio biologico segue determinati ritmi circadiani, i ritmi luce-buio e sonno-veglia, che se non rispettati, possono dare innumerevoli disturbi, oltre che difficoltà a perdere peso.
Oltre al glucagone e all'insulina, altri ormoni influenzano il peso corporeo:
- GH (Ormone della crescita): Favorisce l'accrescimento scheletrico, aumenta la sintesi proteica e fissa le proteine nei muscoli. Nell'adulto, garantisce il trofismo muscolare e osseo, aumentando le masse muscolari a discapito di quelle adipose.
- Cortisolo: Aumenta la gittata cardiaca, la glicemia, incrementando la gluconeogenesi epatica, stimolando la secrezione di glucagone e riducendo l'attività dell'insulina. Un aumento del cortisolo in circolo si manifesta anche in caso di digiuno prolungato o abitudini alimentari scorrette.
- Ghrelina: Regola e promuove il senso di fame e l'appetito, viene infatti prodotto soprattutto dallo stomaco. Inibisce la sintesi di insulina e diminuisce il consumo di energia.
- Leptina: Ha azione antagonista alla ghrelina, inibisce l'appetito ed aumenta il consumo energetico.
- Ormoni tiroidei (T3 e T4): Regolano il metabolismo. Nel sovrappeso e nell'obesità aumenta la velocità di smaltimento del T3, quindi il metabolismo rallenta e di conseguenza, anche il rischio di aumento ponderale.
- Testosterone: Ormone androgeno. Nel sovrappeso e nell'obesità maschile diminuiscono i livelli plasmatici di testosterone, a scapito di un aumento dei livelli degli estrogeni.
- Estrogeni e Progesterone: Ormoni sessuali femminili. Gli estrogeni stimolano lo sviluppo delle caratteristiche femminili secondarie, permettono la fecondazione e la gravidanza e regolano il ciclo mestruale, come anche la distribuzione del grasso corporeo. Il progesterone è un ormone termogenico, favorisce cioè l'aumento della temperatura corporea.
Agonisti del GLP-1: Una nuova frontiera nel trattamento dell'obesità
Gli agonisti del recettore del glucagon-like peptide 1 (GLP-1RA), ampiamente utilizzati nel trattamento del diabete di tipo 2, hanno suscitato notevoli interessi anche come potenziale terapia anti-obesità, in seguito ai risultati promettenti sulla riduzione del peso corporeo evidenziati con liraglutide.
Si tratta di farmaci che mimano l’azione di un ormone naturale, il glucagone (la sigla GLP-1 vuol dire “simil-glucagone peptide-1”). Il più noto è la semaglutide, sviluppata per la prima volta nel 2012 con un impiego specifico: il trattamento del diabete di tipo 2. A partire dal 2018, la semaglutide ha cominciato ad essere usata in tutto il mondo, dimostrando di essere efficace nel ridurre rapidamente il peso corporeo in pazienti affetti da obesità o sovrappeso, associati a problemi di salute correlati.
Questi farmaci rallentano lo svuotamento gastrico in seguito all’assunzione di cibo, e riducono l’appetito mediante l’invio di segnali di sazietà al cervello. Il risultato è che il soggetto mangia meno, migliorando il controllo dell’alimentazione e riducendo l’introito calorico. La perdita di peso viene mantenuta.
Limitandoci alla semaglutide, il più popolare esponente della famiglia di questi farmaci (ne esistono infatti analoghi come dulaglutide, lixisenatide, tirzepatide…) è disponibile col nome di Ozempic in formulazione per uso parenterale (soluzione iniettabile per via sottocutanea a intervalli settimanali, in penna preriempita) e per uso orale (compresse) col nome di Rybelsus, prodotti e messi in commercio dall’azienda farmaceutica danese Novo Nordisk.
Si può ottenere una perdita di peso pari al 15-20%, e anche più, del proprio peso in un periodo inferiore all’anno. Questa perdita si mantiene se il trattamento è continuato. Nel 2023 i GLP-1 inibitori hanno vinto il premio “Breakthrough of the Year” (Svolta dell’Anno) assegnato da Science, una delle riviste scientifiche più famose al mondo.
Indicazioni terapeutiche degli agonisti del GLP-1
Gli agonisti del GLP-1 sono indicati per:
- Diabete di tipo 2: Negli adulti con diabete di tipo 2 non controllato, in aggiunta alla dieta e all’esercizio fisico. Tuttavia, non sono raccomandati come farmaci di prima linea.
- Malattia Cardiovascolare (CVD): Per ridurre il rischio cardiovascolare in pazienti con diabete di tipo 2 e CVD accertata.
- Pressione sanguigna: In adulti obesi con ipertensione, la semaglutide riduce in maniera significativa la pressione sanguigna.
Effetti collaterali e precauzioni
È importante essere consapevoli dei possibili effetti collaterali e precauzioni associati all'uso degli agonisti del GLP-1:
- Problemi gastro-intestinali: Possono manifestarsi diarrea, nausea, vomito, soprattutto all'inizio del trattamento o con l'aumento della dose.
- Attenzione alla massa magra: La perdita di peso veloce può portare alla perdita di massa muscolare magra.
- La “faccia ozempica”: La perdita di peso rapida può essere più pronunciata in faccia, aumentando le rughe e dando un aspetto scavato.
- Possibili preoccupazioni: Per problemi alla tiroide, perdita di densità ossea e sarcopenia.
I medici e i produttori farmaceutici sottolineano che è necessario capire in modo chiaro come questi farmaci funzionano nel diabete e nell’obesità, e se e come possano fare lo stesso per altre patologie. Oggi ci sono in corso decine di trial clinici per esplorare quali altre malattie essi possano curare.
Disclaimer: Questo articolo è a scopo informativo e non sostituisce il parere di un medico o di un professionista sanitario qualificato.