L'Ipnosi per Dimagrire Funziona? Un Approccio Psicologico al Sovrappeso

Il trattamento dell’obesità, per le cause e problematiche che ne sono all’origine, si presenta ancora oggi estremamente complesso.

Nei tempi attuali l’ampia disponibilità di cibo nei paesi occidentali ha decisamente aumentato la percentuale di soggetti obesi trasformando l’obesità in un problema medico definibile come “una grave epidemia da eccesso alimentare”. Circa il 25-30% delle persone infatti è sovrappeso e un 2-3% presenta un’obesità di altissimo grado a conferma di una patologia il cui trattamento non può più essere ignorato o rimandato.

L’intervento terapeutico si è progressivamente modificato passando da un approccio prevalentemente monotematico, che privilegiava ora la dieta, ora l’attività fisica, ora la terapia farmacologica, a un approccio multidimensionale integrato in cui la componente psicologica tende ad assumere un ruolo sempre più rilevante. In quest’ottica la riduzione del peso viene inserita in un obiettivo più ampio: il cambiamento dello stile di vita che solo ne può garantire la persistenza.

In presenza di un soggetto che chieda di perdere peso occorrerà ogni volta domandarsi: “Il paziente ha risorse psicologiche sufficienti per sopportare il peso del dimagrimento?” In certi casi la scelta ottimale potrebbe essere quella di persuadere il paziente stesso a non iniziare alcuna dieta dimagrante, impegnandosi piuttosto a non aumentare più di peso.

Obesità: una prospettiva psicologica

L’obesità può essere definita come una sindrome caratterizzata da un notevole aumento di peso causato dall’eccessiva formazione di adipe nei tessuti sottocutanei. Sappiamo che si tratta di una condizione in grado di determinare gravi danni a lungo termine sulla salute. L’indice più ampiamente utilizzato per definire le condizioni di sovrappeso è l’indice di massa corporea IMC.

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Secondo i dati raccolti e diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la prevalenza dell’obesità a livello globale è più che raddoppiata dal 1980 ai nostri giorni. L’aspetto di rilievo è che il problema ha iniziato a diffondersi anche nelle fasce più giovani di età. Per questa ragione l’obesità si configura come una delle principali sfide per la salute pubblica a livello mondiale. Un’alimentazione scorretta e ipercalorica associata a una ridotta attività fisica sono delle variabili significative sul sovrappeso.

Come si evince dalla citazione del DSM-V, tra i Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione non è inserito il disturbo dell’obesità. In altre parole, chi soffre di obesità vive uno stato di salute a rischio, tuttavia tale condizione non è necessariamente associata a un disturbo psicologico e mentale. Ciò nonostante, le statistiche suggeriscono che spesso l’obesità si lega ad alcuni disturbi della sfera psichica. In effetti, mangiare con avidità risulta spesso correlato al fatto che il paziente avverte il bisogno di eliminare lo stimolo della fame rapidamente. Essa è vissuta come un’esigenza che sente di dover appagare con urgenza.

Per estensione, possiamo ipotizzare che una modalità di soddisfazione così inquieta dello stimolo della fame può valere per qualunque bisogno che il paziente sperimenta nel corso della sua vita.

Il ruolo dell'ipnosi nel trattamento del sovrappeso

Nella pratica clinica, quando tratto un paziente in sovrappeso oppure in una condizione di obesità, adotto uno specifico protocollo di intervento. Anzitutto, mi dedico all’esplorazione e all’indagine del funzionamento globale della persona e del sistema percettivo-reattivo che organizza il contatto con lambiente. A partire da tali informazioni pianifico il lavoro terapeutico con l’ipnosi.

L’ipnosi funziona perché il sovrappeso non è esclusivamente legato all’assunzione di cibo. L’ipnosi per contrastare l’obesità costituisce un prezioso strumento in grado sciogliere tali nodi, prima che il controllo del peso possa essere raggiunto e definitivamente conquistato. In particolare, attraverso l’induzione dello stato di trance, che può essere ottenuto in modo formale o conversazionale, è possibile esplorare i vissuti soggiacenti il comportamento disfunzionale. Ciò è necessario per scardinare le credenze inconsce che mantengono e nutrono il problema.

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Anche se può sembrare strano il cibo è in grado di dare dipendenza in modo simile a quello che accade per una droga. Chi vive questa condizione sperimenta questo. Sa benissimo cosa dovrebbe mangiare, ma è attratto irresistibilmente verso alimenti dei quali non ha un reale bisogno. Questa necessità aumenta in situazioni particolari o in risposta a particolari emozioni. Così si mangia per rilassarsi, per riempire dei vuoti, per sentirsi meno soli o meno frustrati.

Il bisogno di cibo cresce nel tempo mentre la sazietà e la capacità di controllarsi diminuisce. La condizione fisica peggiora progressivamente: il peso aumenta, l'attività fisica si riduce e il metabolismo rallenta. Vedere il proprio corpo in una condizione non ottimale incide sulla stima di sé e questo riduce la motivazione al cambiamento.

A volte si riesce in certi periodi a seguire una dieta, ma una volta raggiunti buoni risultati si cede alla tentazione riacquistando in breve tempo il peso perduto. Si rimanda allora tutto alla prossima dieta concedendosi ciò di cui ci si è faticosamente privati. Sono spesso presenti due fasi: quella del controllo e quella della perdita di controllo. Nella prima ci si alimenta in funzione della riduzione del peso. Durante questo periodo si accumula frustrazione e non appena si sgarra si passa rapidamente alla seconda condizione, durante la quale ci si butta sul cibo senza freni.

Quando si smarrisce la capacità di regolarsi in base ai propri reali bisogni si finisce preda della dipendenza. È a causa di questa condizione che si sente il cibo necessario per falsi motivi: rilassarsi, premiarsi, sfogarsi, gratificarsi, ecc. Uno degli elementi comuni a tutte le forme di dipendenza infatti è generare tutta una serie di alibi che giustificano l'abuso.

L'obiettivo della terapia ipnotica non è capire quali emozioni siano legate al cibo o quali frustrazioni portino a mangiare troppo. Lo scopo è cercare di far sentire liberati dalla dipendenza mentale che il cibo produce così da potersi regolare meglio e recuperare la capacità di sentirsi sazi. In uno stato di profonda concentrazione, in assenza di interferenze e distrazioni, la parte cosciente e razionale della mente riduce la propria attività lasciando che le suggestioni si imprimano in profondità.

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Per ultimo sottolineo un aspetto primario. Spesso un cattivo rapporto con il cibo è fonte di profonda sofferenza e la fragilità che ne deriva viene sfruttata per attirare verso prospettive miracolose. L'ultimo dei miei desideri e uno dei maggiori rischi è far credere che l'ipnosi possa fare prodigi. La terapia ipnotica ha semplicemente lo scopo di favorire un migliore equilibrio nei comportamenti alimentari per effetto della riduzione della dipendenza mentale nei confronti del cibo.

In quest’ottica, comprendere e poi risolvere le cause emotive che sono alla base dell’aumento ponderale incontrollato, permette alla persona di riuscire a cambiare il proprio stile di vita, rendendo la riduzione di peso permanente e non temporanea.

La causa primaria del sovrappeso ha spesso origine nell’infanzia. Capita frequentemente che i genitori ripetano delle frasi, come: “non si deve buttare il cibo”; "più mangi e più diventi forte"; "non devi avanzare il cibo nel piatto”. Spesso accade che i genitori, di continuo fuori di casa, portino al loro ritorno dei dolci in regalo al figlio. In questo modo, il bambino stabilisce un riflesso condizionato, associando l’idea del cibo con il ritorno di chi ama. Il desiderio compulsivo per i dolci potrebbe avere origine anche dalla mancanza di affetto vissuta in famiglia: in questo caso, il cibo e in particolare i dolci, simboleggiano la richiesta nevrotica di amore del bambino.

È comune che uno o entrambi i genitori delle persone in sovrappeso, siano a loro volta in sovrappeso. Un bambino quando è affamato prova disagio. Il cibo gli porta conforto e viene associato con il sentirsi bene. Un elemento da investigare, legato al sovrappeso, è il suo guadagno secondario. Se la donna è frigida e non ama il sesso, il sovrappeso potrebbe essere una via di fuga da ciò che non desidera.

Le persone obese sono spesso caratterizzate da sentimenti di inferiorità e di indegnità. Le esperienze passate sono spesso legate ai problemi con l'obesità. L'ipnosi e la relativa trance ipnotica rappresenta la via migliore di accesso all'inconscio. Attraverso l'ipnosi è possibile far emergere le cause emotive legate all'obesità. L'ipnosi è utile per aumentare la compliance della persona nel seguire la dieta e per modificare le sue abitudini alimentari.

Efficacia dell'ipnosi: studi e ricerche

Nei percorsi di dimagrimento ci si concentra spesso solo su variabili fisiche: la volontà, la dieta, l’attività fisica. Una prima riflessione riguarda la biologia e l’evoluzione umana. Nel corso della storia, ci siamo adattati ad accumulare calorie nei momenti di abbondanza, per poi riuscire a far fronte ai periodi di scarsità. Infatti, mangiare non è un atto puramente biologico. Emozioni, pensieri e convinzioni influenzano profondamente il nostro rapporto con il cibo. Basti pensare alla fame emotiva, cioè la tendenza a mangiare in risposta a emozioni spiacevoli come ansia, noia, solitudine o stress. Anche le convinzioni limitanti giocano un ruolo chiave.

Durante le sedute, le induzioni ipnotiche facilitano l’accesso a uno stato di attenzione focalizzata e ricettività aumentata. Numerose ricerche hanno confermato l’efficacia dell’ipnosi come supporto nei percorsi di dimagrimento. Uno studio classico condotto da Kirsch et al. (1996) ha evidenziato che i partecipanti a un percorso per la perdita di peso, che includeva anche l’ipnosi, persero più peso, e lo mantennero più a lungo, rispetto a coloro che seguivano solo trattamenti comportamentali.

Contrariamente a quanto si crede, l’ipnosi non è un bottone che impone di mangiare meno. In questo modo, il cambiamento è orientato a sviluppare un nuovo rapporto non solo con il cibo, ma anche e soprattutto con sé stessi.

Riferimenti bibliografici:

  • Kirsch, I., Montgomery, G., & Sapirstein, G. (1995). Hypnosis as an adjunct to cognitive-behavioral psychotherapy: A meta-analysis.
  • Elkins, G., Barabasz, A., Council, J., & Spiegel, D. (2015). Advancing research and practice: The revised APA Division 30 definition of hypnosis.
  • Alladin, A. (2016). Cognitive hypnotherapy for emotional disorders: An integrative approach to evidence-based treatment.
  • Ganley, R. M. (1989). Emotion and eating in obesity: A review of the literature.

Testimonianza

Arrivata a 32 anni e 91 chili di peso per un’altezza di un metro e settanta circa ho finalmente deciso di prendere provvedimenti ! Non che non ci avessi mai provato: diete a bizzeffe, le conosco praticamente tutte,anellini all’orecchio …. ma effetti che si mantenessero nel tempo proprio zero !

Un’amica,mentre per l’ennesima volta l’annoiavo con i miei guai di peso e di presenza(non ho una relazione con un ragazzo da una vita e mi vergogno solo a pensarci), mi dice che ha letto da qualche parte che delle persone sono riuscite a dimagrire senza angosce,ed a restare magre, con l’aiuto dell’ipnosi.

Mi metto alla ricerca di notizie su internet,leggo un mare di cose sul’ipnosi , ed alla fine decido di provare ad andare al Milton Erickson Institute di Torino per vedere se sono in grado di aiutarmi.

Al primo appuntamento con uno dei terapeuti dell’Istituto ci facciamo una bella chiacchierata sulla mia vita e mentre parliamo mi rendo conto che io mangio tanto ed in modo sregolato quando sono sotto stress e che questo stress dipende soprattutto dal lavoro anzi da una particolare persona: il mio collega con cui divido l’ufficio. Che non mi fosse simpatico già lo sapevo,che certe volte mi scaricasse,di nascosto, anche parte del suo lavoro lo sapevo pure ma non avevo mai avuto una sensazione cosi’ precisa né su di lui né sul fatto che era proprio il suo modo di fare a rodermi dentro ed a farmi mangiare la prima cosa che trovavo.

Queste cose mi venivano in mente, mentre parlavo con il terapeuta, in modo cosi’ naturale che mi stupivo del fatto di non averci mai pensato prima, ed anche i ricordi arrivavano cosi’ fluidi e proprio quando servivano, da spingermi a chiedere come mai. Il terapeuta mi ha sorriso e risposto che io stavo utilizzando l’ipnosi . Io utilizzavo l’ipnosi? Ma se stavo parlando con lui! Allora mi ha spiegato che quella era ciò che loro chiamano ipnosi conversazionale,che non c’era bisogno che chiudessi gli occhi e lui mi parlasse mentre io dormivo, che in questa ipnosi collaboravamo tutti e due perché avvenisse. Beh, era anche divertente!

Alla seconda seduta abbiamo affrontato di petto il problema anche perché nel frattempo Mario,il mio collega, mi era diventato proprio antipatico. Sempre come se chiacchierassimo,il terapeuta mi ha invitato prima e mi ha aiutato poi a cambiare la percezione del mio collega per renderla diversa da come era normalmente. All’inizio ho avuto difficoltà perché mi sembrava una richiesta strana e soprattutto perché mi sembrava difficile,ma poi ho cominciato ad ingranare ed a scorrere fluidamente. Era una sensazione che mi faceva stare bene, cosi’ tanto che il terapeuta mi ha detto che dovevo fissarla ben forte in mè, con un particolare accorgimento, per poterla rivivere e ristare bene tutte le volte che avessi voluto o che mi fosse servito,per esempio sul lavoro.

Non ci crederete, ma, dopo la seduta, l’ho usata talmente che ho ricominciato ad andare al lavoro senza sentirne il peso come ormai non avveniva da parecchio tempo,Mario poteva fare qualunque cosa che tanto mi scivolava addosso e mi è pure passata la fame.

Al terzo incontro,dopo un mese, avevo perso 6 chili! E la cosa piu’ bella era che sapevo di poter continuare perché mi sentivo bene con me’ stessa,non avevo l’ansia di non dover mangiare e di fare la dieta ma avevo ridotto la quantità di cibo e soprattutto migliorato a qualità(anche della mia vita).

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