La bestia in calore è un titolo di culto essenzialmente per un motivo: mostra Salvatore Baccaro integralmente nudo che, comportandosi come uno scimmione imbizzarrito, violenta delle innocenti ragazze. A una divora anche il pelo pubico, strappandolo a mani nude: tanto per capire il livello logico della storia.
Per il resto si tratta del solito film di nazisti, sesso e sangue (nazisploitation, per dirla in gergo), con scene di guerra assolutamente inverosimili, recitazioni a dir poco scandalose e una regia disgustosamente trash.
La storia è improntata su toni e temi decisamente banali e confusi che si rispecchiano perfettamente in un titolo che indica un personaggio marginale della trama (Baccaro, appunto, che però compare solo qua e là in siparietti che non hanno alcuna attinenza con gli eventi centrali della pellicola).
Trama e Contesto
In una roccaforte occupata dalle forze naziste la dottoressa Ellen Kratsch scatena contro giovani prigioniere i frutti di un esperimento genetico che ha dato origine ad una grottesca creatura superdotata (interpretata da Salvatore Baccaro) affamata di sesso e sangue. I nazisti, sotto la guida di una spietata dottoressa, catturano e torturano i partigiani italiani con una serie di torture in laboratorio. Fra queste c'è anche la violenza sessuale da parte di un bestione metà uomo e metà scimmia.
Sostanzialmente è tanta l'idiozia di questo lavoro, intesa nel senso innocente della parola, che neppure salta in mente di accusarlo di appoggiare idee filonaziste o comunque destroidi: si tratta solamente di un film sconclusionato e provocatorio, ma realizzato talmente male da far pensare, casomai, che l'intento originario di Batzella/Katansky fosse proprio quello di sprofondare volontariamente quanto più in basso possibile.
Leggi anche: Come funziona lo scambiatore di calore auto?
Regia e Produzione
D'altronde il regista aveva già dato altre prove di totale incapacità, fra l'altro toccando già l'argomento nazismo nel precedente Kaput lager (1976); un dettaglio fondamentale che rivela da subito la scabrosa povertà di idee e di mezzi della produzione: le divise dei tedeschi sono diverse fra loro. Cast di nomi semisconosciuti, Baccaro si fa prudentemente chiamare Sal Boris.
Luigi Batzella (qui si firma Ivan Katansky ma è più noto come Paolo Solvay) non si è fatto mancare alcun genere cinematografico arrivando a lasciare un inconfondibile segno trash anche nel discutibile genere nazi porno o nazi erotico o, meglio, eros svastika; prima con gli Ultimi giorni delle SS e poi con questo delirante La bestia in calore. Dal decamerotico Perdonate padre Lorenzo una ne faccio, cento ne penso (aka Confessioni segrete di un convento di clausura) ai deliranti horror (Il plenilunio delle vergini e Nuda per Satana), passando per il western (Anche per Django le carogne hanno un prezzo).
Aspetti Controversi e di Cattivo Gusto
Ma pur essendo già parecchio discutibile la qualità (nonché il tenore morale) dei film cui si ispira, Batzella rasenta in più occasioni - surclassandolo in tristezza - il cattivo gusto. Intendiamoci: non è da invocare la censura, che libertà di espressione (e di parola) è sacrosanta.
Lo splatter (mal fatto e di pessimo gusto) fa la sua comparsa quando a una ragazza vengono strappate una ad una le unghie mentre un'altra è sottoposta al supplizio del topo: il ratto viene stimolato ad aprirsi una via di fuga - essendo posto sulla pancia di una sventurata - con ausilio di una pentola bollente. Ma il massimo Batzella ce lo propone quando assistiamo al pestaggio di un uomo, completamente nudo, affisso a testa in giù in una vasca piena d'acqua. Come se questo non fosse abbastanza si alternano immersioni forzate della testa a sonore frustate.
Valutazione Finale
La bestia in calore, per quanto discutibile nei contenuti, è talmente sgraziato e povero (in un contesto si notano le ombre degli operatori alla macchina) che, invece di raggiungere lo scopo prefisso (dovrebbe essere il disgusto), in più occasioni genera il sorriso: ad esempio nell'agitarsi di Baccaro, celebre caratterista valido per ogni occasione (spesso apparso in commedie sexy), che sembra non distinguere la differenza tra un set tipo 40 gradi all'ombra del lenzuolo (presente nell'episodio con la Fenech dal titolo La cavallona) e questo de La bestia in calore; non di meno le risate sorgono spontanee quando don Lorenzo si scatena in Chiesa e, menando calci e cazzotti a destra e a manca, stende 4 o 5 nazisti armati di tutto punto.
Leggi anche: Cosa succede se una gatta sterilizzata va in calore?
Il tentativo di chiudere il film in tono poetico, mostrando Gino Turrini che, favoleggiando su un mondo senza guerra si allontana con il bambino tra le braccia, la dice lunga sull'opportunismo di chi ha contribuito a realizzare uno dei più squallidi esemplari del filone eros svastika.
La bestia in calore si apre con un grido di donna e una svastica che risalta per due minuti abbondanti sui titoli di testa. Nel simbolo che compare sulla divisa della dottoressa Kratsch l'orientamento rotatorio dei bracci è al contrario: non sarebbe stata una cattiva idea se la cosa fosse voluta.
Leggi anche: Applicazioni del Marmo