Molto spesso si pensa che il nutriente più importante sia rappresentato dalle proteine. In realtà, le sole proteine non riescono nemmeno a far sopravvivere una persona: non si può mangiare per un lungo periodo di tempo cibandosi solo di esse. La condizione che descrivo si chiama Morbo del Caribù o Rabbit Starvation perché le carni di questi animali sono particolarmente magre. Succede che seguiremmo una dieta decisamente iperproteica, tanto che i livelli di ammoniaca e urea nel sangue, che sono sottoprodotti naturali del consumo proteico, cominceranno a essere troppo elevati perché il fegato e i reni riescano a smaltirli, andando ad avvelenare l’organismo.
Quindi, il risultato sarebbe quello di rimanere affamati e di avvelenare l’organismo con le scorie del metabolismo proteico. Questo è uno dei motivi per cui una dieta iperproteica non è fattibile, e c’è bisogno del grasso per poter gestire sia la quota calorica, sia il funzionamento stesso dell’organismo.
Le proteine possono essere quindi classificate in semplici: protamine, istoni, albumine, globuline, gluteline, prolamine, fosfoprotidi e scleroprotidi, e composte (tra cui emoglobina, clorofille e opsine). Questa distinzione tra le varie proteine, dal punto di vista nutrizionale, lascia il tempo che trova; ciò che interessa maggiormente sotto l'aspetto alimentare è infatti quel che si dice valore biologico (VB).
Il VB delle proteine assunte per dimagrire è un parametro che, in realtà, non dovrebbe costituire più di un semplice cavillo; questa affermazione è giustificabile contestualizzando (con obbiettività e scientificità) l'importanza del VB alla quantità assoluta di proteine alimentari introdotte con la dieta.
Questo comunissimo equivoco è generato (e fomentato) dalla disinformazione in ambito chimico-alimentare; cioè, l'idea che molti hanno sull'argomento intende una proteina a medio o basso VB come un polimero "povero o privo di aa essenziali", ma non è così. La carenza di aa essenziali può avvenire solo in una dieta monotematica e/o quantitativamente insufficiente.
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Inoltre, le proteine vegetali si accompagnano spesso (se appartenenti a vegetali grezzi) a notevoli quantità di fibra alimentare; questa componente fibrosa, non digeribile per l'uomo, vincola alcuni peptidi strutturali dell'alimento e può limitarne sia la digestione che l'assorbimento.
Il primo motivo che spinge uno pseudo-professionista od un utente ad intraprendere una strategia basata sulle proteine per dimagrire si riferisce alla maggior sazietà che esse conferiscono rispetto ai glucidi e ai lipidi.
Uno studio recentissimo ha portato alla luce una predisposizione eccezionale delle proteine del pesce per dimagrire; pare che, sul ratto, queste dimostrino un'elevata capacità di stimolare la secrezione dei mediatori gastrointestinali responsabili della sazietà, ovvero la colecistochinina (CCK) ed il glucagone peptide-1 (GPL-1).
In molti pensano anche che l'assunzione di proteine non stimoli la produzione insulinica. È ovviamente scorretto. Sappiamo che il nutriente energetico più efficacie in questo processo è il glucosio, facilmente ricavabile dai carboidrati alimentari, ma anche le proteine - e in particolar modo certi amminoacidi che le compongono - tendono ad aumentare l'insulinemia, non solo per la loro capacità neoglucogenetica, ma anche in maniera diretta - come anche, per esempio, certi acidi grassi.
La famosa "calma insulinica" è quindi da considerare una bufala - per fortuna, aggiungerei, vista l'importanza di questo ormone anabolico, anticatabolico e ipoglicemizzante.
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Infine, per completare il quadro, ricordiamo che l'impiego di maggiori quantità di proteine per dimagrire fa leva su un ulteriore meccanismo metabolico, ovvero l'azione dinamico specifica degli alimenti (ADS); questo parametro, che può essere scomposto in azione dinamico specifica dei nutrienti, misura il costo metabolico necessario a digerire e metabolizzare le molecole energetiche.
Tutti questi aspetti, ovviamente, giocano un ruolo essenziale nel controllo del regime alimentare ipocalorico-dimagrante - soprattutto in Italia. L'italiano medio, infatti, si trascina dietro diverse abitudini alimentari che, se calzavano a pennello mezzo secolo fa, oggi devono far fronte ad un dispendio calorico pari al 50% di quello del periodo in questione, provocando inevitabilmente un incremento ponderale nella popolazione generale.
In un'alimentazione equilibrata, le proteine dovrebbero costituire una percentuale del 12% delle calorie per un sedentario, e comunque non superare mai circa il doppio per qualunque soggetto, anche se sportivo o atleta; quest'ultimo valore, che farebbe "rizzare i capelli" a qualunque accademico della dietetica e della nutrizione, è ovviamente da considerare come un limite massimo di tolleranza, e non come un vero e proprio parametro di equilibrio; d'altronde, ricordiamo che nelle discipline di forza, nelle quali è implicato un cospicuo aumento della massa muscolare, è abbastanza comune impiegare stime di calcolo del fabbisogno peptidico che prevedono l'utilizzo di coefficienti proteici minimi su chilo di peso corporeo (fisiologico o reale) pari a 1,5-1,7g/kg - anche se quelli di maggior uso equivalgono a 2,2-2,5 g / kg.
Partendo dal presupposto che aumentando le proteine nella dieta per dimagrire, per rispettare il concetto di ipocaloricità, è necessario ridurre la quota dei grassi e, ahimè, pure quella dei glucidi, i nuovi "schemi alimentari" non si rendono duttili alla nutrizione dello sportivo, dell'infante, della gravida, della nutrice dell'anziano, del nefropatico, dell'epatopatico ecc.
Ovviamente, le conseguenze più gravi sono quelle inizialmente asintomatiche, perché prolungabili nel lungo termine - il sovraccarico epatico e quello renale.
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La sofferenza a carico degli organi deputati alla digestione e allo smaltimento delle scorie, può essere seriamente compromessa solo attraverso la sommatoria di diversi fattori di rischio, quali: farmaci, doping, alcolismo, tossicodipendenza, dieta ecc. Quindi… perché rischiare?
Quando si parla di alimenti brucia grassi, è facile imbattersi in miti e false speranze. La realtà è che non esiste alcun cibo miracoloso in grado di sciogliere il grasso corporeo in modo diretto e autonomo. Dimagrire è un processo complesso, che coinvolge alimentazione, metabolismo, attività fisica e stile di vita.
L’idea che basti mangiare uno specifico alimento per eliminare il grasso in eccesso è una semplificazione fuorviante, che rischia di generare aspettative irrealistiche e approcci sbagliati alla nutrizione.
Pur non esistendo veri e propri cibi brucia grassi ci sono, tuttavia, alimenti che possono svolgere un ruolo importante nel favorire il dimagrimento in modo indiretto. Sebbene il concetto di cibi brucia grassi sia improprio dal punto di vista scientifico, è innegabile che alcuni alimenti possano agevolare il processo di dimagrimento, a patto che vengano inseriti in un contesto alimentare equilibrato e accompagnati da uno stile di vita sano.
Gli alimenti che contribuiscono a favorire la perdita di peso possiedono specifiche caratteristiche nutrizionali che li rendono utili nel modulare l’appetito, ridurre l’assorbimento dei grassi e stimolare il metabolismo. È proprio sulla base di queste proprietà che possono essere considerati un valido supporto nel percorso di riduzione della massa grassa.
Le fibre alimentari, in particolare quelle solubili, presenti in alimenti come frutta, verdura, legumi e cereali integrali, aiutano a ridurre l’assorbimento dei grassi nell’intestino. Quando si mescolano con l’acqua, formano una sostanza gelatinosa che intrappola i grassi e ne rallenta l’assimilazione. Questo processo aiuta a mantenere più bassi i livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue.
Inoltre, le fibre solubili possono influenzare la secrezione di bile, una sostanza prodotta dal fegato che aiuta a digerire i grassi. Le fibre solubili si legano agli acidi biliari e ne riducono il riassorbimento, costringendo il corpo a usare il colesterolo per produrre nuova bile.
La dieta proteica è un particolare regime alimentare caratterizzato da un ridotto consumo di carboidrati abbinato ad un elevato apporto di proteine e grassi. Ricordiamo che le proteine o protidi, dopo l’acqua, sono il secondo costituente del corpo umano, rappresentano il 18% del peso corporeo perché sono i “mattoni” indispensabili per costruire e “ristrutturare” le cellule di tutti i tessuti e gli organi.
Questo è il motivo per cui gli alimenti più ricchi di proteine hanno avuto un ruolo centrale nella dieta dell’uomo sin dagli albori della storia ben prima dell’affermazione del pensiero scientifico e della moderna dietetica. Rispetto alle altre sostanze, hanno due vantaggi: non possono essere immagazzinate e producono soltanto quattro calorie al grammo.
Esse si trovano soprattutto negli alimenti di origine animale: uova, latte, pesce e carne sono gli alimenti proteici per eccellenza in quanto contengono le proteine di migliore qualità per la presenza degli aminoacidi (molecole facenti parte della struttura della proteina) essenziali. Gli alimenti freschi di origine vegetale, i cereali, i legumi e in piccola parte la verdura e la frutta contengono una quota proteica inferiore.
Dimagrire significa bruciare più calorie di quelle introdotte, ciò avviene non solo con l’attività sportiva e il conseguente aumento del metabolismo, ma anche con il dispendio energetico del mantenimento delle funzioni vitali. Test scientifici hanno dimostrato inoltre che la termogenesi (ossia il numero di calorie bruciate dal corpo a riposo) è due volte maggiore dopo un pasto ricco di proteine che dopo un pasto "normale". Ciò significa che mangiando proteine si brucia più energia, anche senza far niente.
Molte proteine hanno un’azione bioregolatrice in quanto formano sostanze organiche che modulano importanti processi fisiologici. Le proteine hanno, in particolari condizioni, anche funzione energetica ma, mentre in una alimentazione bilanciata questo ruolo è marginale, esso è invece attivo durante il digiuno prolungato o nel bel mezzo di un'attività fisica impegnativa di lunga durata.
I nutrizionisti consigliano di assumere durante l'arco della giornata una quantità di proteine pari a circa il 15-20% dell'apporto calorico giornaliero, tale dose corrisponde ad un apporto proteico pari a 0,8-1,2 g di proteine per Kg di peso corporeo. Per garantire la corretta funzionalità dell'organismo e proteggerlo da alcune malattie queste proteine dovrebbero derivare per i 2/3 da prodotti di origine animale e per 1/3 da prodotti di origine vegetale.
L’alimentazione è uno dei fattori che maggiormente concorrono alla realizzazione di una forma fisica ottimale, presupposto necessario per raggiungere il massimo rendimento atletico. L’alimentazione dello sportivo deve assicurare un apporto di energia sufficiente a coprire i dispendi energetici, talvolta molto elevati, legati alla pratica sportiva quotidiana e relativi tanto agli allenamenti che alle gare.
Come per la popolazione generale, anche per lo sportivo la maggior parte della razione alimentare deve essere costituita dai carboidrati (zuccheri) per il 60% dell’intera quota giornaliera. Essi costituiscono il principale substrato per i muscoli in attività, sono in grado di fornire buona energia e sono rappresentati in particolare da zuccheri complessi contenuti in pasta, pane, riso, mais.
La dieta iperproteica è controindicata soprattutto in caso di problemi epatici e renali (insufficienza renale, nefropatia diabetica ecc.). L'apporto di proteine non dovrebbe comunque superare gli 1,8-2 grammi/kg di peso corporeo o il 18-22% dell'apporto energetico quotidiano mentre quella dei grassi non dovrebbe superare il 40-45% dell'apporto energetico quotidiano.
Un primo esempio di dieta iperproteica è la dieta Scarsdale, classica dieta lampo che promette risultati in brevissimo tempo. Questo regime dietetico è stato coniato dal Dott. HermanTarnower, un cardiologo che, negli anni ‘70, la nominò come il luogo in cui operava. Come tutte le diete lampo, si tratta di un regime alimentare iperproteico e con bassi contenuti di grassi e carboidrati.
Si predilige, come in molte altre diete, il consumo di carne ma ciò che differenzia questa dieta da molte altre è che è uno dei pochi regimi dietetici regolamentati che anche i vegetariani possono seguire. La dieta Scarsdale prevede una notevole riduzione dei carboidrati e un massiccio consumo di proteine. Assolutamente eliminati zuccheri e grassi. È strutturata in due tempi: la prima del dimagrimento e la seconda del mantenimento. Si tratta di una dieta realmente ferrea con l’assoluto divieto degli spuntini.
Dello stesso tipo è la dieta Plank, altra dieta lampo, altamente proteica, di cui resta ancora sconosciuta l’identità dell’ideatore. Il funzionamento della dieta Plank è apparentemente basilare e semplice: attraverso un regime alimentare sbilanciato iperproteico, consente di perdere peso già in due settimane, mantenendo il peso raggiunto per almeno 3 anni, senza ulteriore diete e sacrifici, in virtù di un cambiamento generale del metabolismo.
La dieta è iperproteica e incentrata sulle proteine animali: uova, pollo, bistecche, carote, caffè amaro, insalate rigorosamente poco condite (olio, poco limone, poco sale, assolutamente no alle salse). A differenza della dieta Dukan, nella dieta Plank c’è una maggiore tolleranza per la frutta ma zuccheri complessi, carboidrati e fibre sono quasi del tutto assenti. Gli alimenti della dieta hanno un alto contenuto di colesterolo.
Tuttavia gran parte del colesterolo di cui l’uomo ha bisogno è fisiologicamente prodotto dal fegato e solo una minima parte di esso è assimilato con l’alimentazione. La discrepanza fra la nostra alimentazione - spesso ricca di colesterolo - e l’effettivo bisogno dell’organismo di dosi supplementari di colesterolo fa si che molto spesso i livelli di colesterolo cattivo nel sangue risultino superiori alla norma.
Altri parametri da tenere in considerazione sono la povertà della dieta in quello che è ritenuto il pasto più importante della giornata, la colazione. La dieta è inoltre sconsigliata a chi soffre di diabete per via degli eccessivi carichi di lavoro a cui sono sottoposti i reni.
La dieta Dukan è il frutto di 40 anni d’esperienza del medico nutrizionista Pierre Dukan. Si tratta di un metodo dimagrante strutturato in 4 fasi, due per perdere peso, due per stabilizzare il peso ritrovato. Questo metodo propone di dimagrire naturalmente ritornando agli alimenti delle origini della specie umana, quelli dei primi uomini dediti a caccia e raccolta.
L’esercizio fisico è incluso in ogni fase del metodo e deve essere adattato a ciascuno. La camminata quotidiana rappresenta l’attività minima da eseguire; altre attività a piacere sono raccomandate, l’importante è fare movimento. In parole povere: questi meccanismi inducono le persone che hanno seguito la dieta Dukan a prendere nuovamente peso in poco tempo. Anche la dieta Dukan riserva qualche sgradita sorpresa.
Ulteriormente, a causa della mancanza di fibra nella prima parte della dieta, è possibile che si possa soffrire di costipazione e difficoltà di evacuazione.
La dieta Atkins, inventata dal cardiologo Robert Coleman Atkins negli anni 70 per controllare il diabete mellito, è la più famosa dieta iperproteica. Riduce di molto la quota carboidratica e pertanto costringe il corpo ad utilizzare i grassi e le proteine per ottenere energia.
Con questo schema già dopo un paio di giorni le riserve glucidiche dell'organismo si esauriscono: bruciando i grassi, il nostro corpo è costretto a produrre corpi chetonici che -come abbiamo già detto - danno una serie di effetti collaterali. Un esagerato uso di proteine causa anche perdita del calcio con le urine nonchè aumento di colesterolo.
In effetti potremmo considerare due parole chiave per spiegare il processo del dimagrimento: metabolismo e chetoni. In condizioni di giusto regime, il corpo riesce da solo a bruciare più grassi di quanto non faccia normalmente. Quando questo succede il nostro corpo produce un eccesso di chetoni. Questi sono gli scarti, i prodotti del grasso metabolizzato. È questo il nostro scopo: l’utilizzazione delle riserve di grassi per le calorie e l’energia. Trarre i grassi dalle zone di scorta è una parte integrante di un effettivo processo di dimagrimento: l’organismo diventa un bruciatore di grassi.
I chetoni vengono eliminati dal corpo con le urine. Questo effetto diuretico ha una parte utile e purificante nel processo di bruciatura dei grassi in aumento. Secondo la concezione comune di dieta, chi intende perdere dei chili dovrebbe seguire un percorso molto più lento e meno aggressivo.
È giusto assumere proteine per ingrassare? O è meglio concentrarsi su altri nutrienti? tutti desiderano dimagrire. Spesso quando si parla di voler aumentare di peso si intende la volontà di aumentare la massa muscolare. metabolico. Le proteine sono infatti uno dei macronutrienti più importanti per il nostro corpo. chiaro, il meccanismo per cui fanno ingrassare è un po’ più complesso. carboidrati. surplus vengono infatti convertiti in acidi grassi di deposito. sana attività fisica, non provocano l’aumento di massa grassa, ma solo quello (positivo) di massa magra.
Non sai qual è la quantità di proteine che dovresti assumere per ingrassare nel modo giusto? Dove prendere le proteine per ingrassare e aumentare la massa magra? principali fonti di proteine che possiamo portare in tavola. salutare. muscoli. Ormai sappiamo perché le proteine fanno aumentare di peso. giusto equilibrio di zuccheri e grassi. collagene. giornaliero che si basa su età e stile di vita.