La rivelazione dello scorso Festival di Sanremo, il grandissimo Lucio Corsi, ha un ristorante: ebbene sì, dalla musica alla cucina!
Musica e cucina, in fondo, si somigliano più di quanto si possa immaginare: sono entrambe due forme di arte! Emozionare un pubblico con una brano da brividi è un po’ come emozionare un cliente con un piatto che lo riporti alla sua infanzia. E Lucio Corsi, da artista eclettico quale è, ama tanto la musica quanto la buona tavola.
Lucio Corsi da anni vive a Milano, nel quartiere Niguarda per l’esattezza e, tempo fa, ha confessato che il suo ristorante preferito si trova proprio lì, accanto a casa sua: la Trattoria Ambrosiana.
Il rinomato influencer Francesco Zini - famoso per provare la cucina dei ristoranti di tutta Italia - è andato a scoprire cosa si mangia e quanto si spende nel ristorante della famiglia di Lucio Corsi.
Zini, da amante della buona cucina verace toscana, non poteva certo tirarsi indietro di fronte ai tortelli di pasta fresca fatti a mano da nonna Milena: tortelli che l’influencer ha definito di qualità eccellente “i migliori di tutta la Maremma“- non ha mancato di sottolineare.
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La cena è proseguita con tagliatelle sempre fatte a mano e condite con abbondante ragù di cinghiale, cinghiale in umido e carciofi fritti. Come si evince dal video dell’influencer, oltre alla qualità non manca nemmeno la quantità: le porzioni sono decisamente abbondanti.
Il Ristorante di Famiglia: Macchiascandona
Un ristorante tipicamente toscano, a conduzione familiare e ormai rinomato per la pasta fatta in casa. Tutto comincia in provincia di Grosseto, nel paesino di Castiglion della Pescaia, nella quiete della Maremma. Qui, dal 1960, il ristorante Macchiascandona è un punto di riferimento per la cucina toscana autentica.
È stato infatti fondato nel 1960 da Milena Marchetti, oggi 89enne, e gode già di un’ottima fama tanto da avere sempre ottime recensioni e numerosi habitué che non rinunciano a una visita al locale.
A gestirlo c’è nonna Milena, che ogni giorno tira la sfoglia per i tortelli ripieni di ricotta, spinaci e due ingredienti segreti: un tocco di bietola e noce moscata.
L’ambiente del ristorante nel comune di Castiglione della Pescaia è strettamente familiare, con tovaglie e mise en place semplice e rustica, tipica del territorio, come la sua cucina. Il menu segue la stagionalità e propone piatti come l’acquacotta (la minestra contadina di pane raffermo, verdure e uova), le pappardelle al cinghiale, il coniglio in bianco al tegame e l’arista al forno, insieme a degli immancabili crostoni toscani come antipasto.
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Ma Macchiascandona non è solo tortelli (che si vocifera pesino più di un etto).
Aperto come osteria per braccianti, il ristorante ha mantenuto intatta l’anima rustica, senza effetti speciali, solo autenticità. Le ricette, riflettono la cucina semplice trasformata in qualcosa di più visto che le recensioni positive e gli habitué non si contano.
Gestito da tre generazioni, il Macchiascandona mescola sapori e creatività. Le ricette, riflettono la cucina semplice trasformata in qualcosa di più visto che le recensioni positive e gli habitué non si contano.
Tra i suoi piatti più famosi proprio i tortelli maremmani: speciali tortelli ripieni vegetariani, ripieni di ricotta e spinaci o erbe. L’acquacotta: zuppa di pane raffermo, verdure di campo e uova, arricchita da un uovo fresco sbattuto al momento.
E in cima a tutto c’è nonna Milena, che ancora oggi lo tiene d’occhio: «Non devo mettermi addosso le cose rotte», racconta lui in un’intervista al magazine Rolling Stone. «Mi rincorre per rattoppare tutto, dal cappello al golf. Dice che così faccio brutta figura».
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Al Sole 24 Ore, Corsi parla della nonna come della sua più grande maestra di vita: «Aprì il ristorante nel 1960 e non si è mai fermata. Mi ha insegnato il valore del tempo e dell’impegno».
Il Legame con la Musica e Sanremo
A varcare spesso la soglia del ristorante, tra un viaggio e l’altro tra Milano e la Toscana, c’è Francesco Bianconi, leader del gruppo italiano Baustelle, anche lui buongustaio e di origini toscane. È proprio tra i tavoli di Macchiascandona che nasce un’intesa musicale.
Nel 2015, Corsi e Bianconi condividono i primi palchi in Maremma, poi nel 2017 arriva l’occasione: Lucio Corsi apre i concerti dei Baustelle nel tour de L’amore e la violenza.
Sono gli anni in cui il cosiddetto indie-pop domina le classifiche, ma Corsi è già un’anomalia nel panorama musicale: estetica fuori dal tempo, suoni che mescolano cantautorato e rock anni Settanta, testi visionari e surreali. La sua originalità lo porta a collaborare con Federico Dragogna, chitarrista dei Ministri, e con Brunori Sas.
A notarlo è anche Carlo Verdone, che nel 2023 lo include nel cast della terza stagione di Vita da Carlo. Nella serie, Corsi interpreta sé stesso, un cantautore tormentato da un dilemma: partecipare o meno al Festival di Sanremo. Una scelta che, nella finzione, sembra difficile. Nella realtà, invece, diventa un passo inevitabile.
Sanremo 2025 lo accoglie come un artista fuori dagli schemi che divide pubblico e critica. Ma è la serata delle cover a regalare il colpo di scena più surreale: Corsi sceglie Nel blu dipinto di blu da cantare insieme a Topo Gigio.
La fan numero 1 di Corsi è la nonna Milena Marchetti, proprietaria del ristorante di famiglia “Ristorante Macchiascandona”, noto per dei buonissimi tortelloni al ragù: «Non solo ho pianto davanti alla televisione, ma quando ho visto mio nipote arrivare secondo al Festival ho rischiato un infarto. Non ci potevo credere dalla contentezza».
Per quanto riguarda, invece, la passione di Corsi per la musica, nonna Milena non ha mostrato dubbi: «Lucio ha sempre amato la musica, è un bravo scrittore fin da quando era piccolo. Si è sempre arrangiato e si è formato da solo, senza l’aiuto di maestri particolari».
Di sicuro, però, all’inizio della carriera per Corsi è stato fondamentale l’incontro con il cantante dei Baustelle, Francesco Bianconi, che durante un tappa al ristorante Macchiascandona ha riconosciuto il talento del musicista toscano e lo ha portato come apripista durante i suoi concerti nel 2015.
Lucio ha dunque sempre avuto un legame stretto con questo ristorante, anche se ora lo frequenta di meno: «È spesso in giro per lavoro, qui viene di meno, giustamente. Poi purtroppo Lucio non è un gran mangione», ha spiegato ridendo Marchetti.
L'Importanza delle Radici
Per questo, se c’è una cosa che Lucio Corsi non dimentica mai, è l’importanza delle sue radici.
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