Le malattie della nutrizione rappresentano un problema globale con un impatto profondo sulla salute pubblica e sullo sviluppo socio-economico. Nonostante le numerose campagne di sensibilizzazione e i miglioramenti nelle politiche di alimentazione, la malnutrizione continua a essere una sfida considerevole, particolarmente nelle regioni a basso reddito.
Definizione e Classificazione dei Disturbi Alimentari
Secondo la definizione del DSM-5, i disturbi alimentari sono caratterizzati da comportamenti inerenti l’alimentazione che portano ad un alterato consumo o assorbimento di cibo, tali da compromettere significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale.
I disturbi alimentari sono caratterizzati da comportamenti specifici come:
- Eccessiva preoccupazione per il proprio peso
- Eccessiva preoccupazione per la propria forma fisica
- Calo del consumo di cibo
- Diete
- Abbuffate
- Vomito
- Abuso di diuretici, lassativi o pillole per dimagrire
I Disturbi Alimentari possono essere caratterizzati da una disregolazione emotiva e da uno scarso controllo degli impulsi. La Dialectical Behavior Therapy (DBT) è oggi riconosciuta come il trattamento psicologico gold standard per questi sintomi.
Nonostante un certo numero di comportamenti e di caratteristiche psicologiche siano comuni, i disturbi differiscono sostanzialmente per decorso clinico, esito e trattamento. Inoltre, alcuni sintomi correlati come il desiderio incontrollato e il pattern di consumo compulsivo sono tipici anche in chi fa abuso di sostanze. Questa somiglianza riflette il coinvolgimento dei medesimi circuiti neurali, fra cui quelli della regolazione dell’autocontrollo e della ricompensa.
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Anoressia Nervosa
Il termine greco anorexia, che ha dato origine alla parola comunemente usata, si può tradurre con “mancanza d’appetito”. Ma si tratta solo di un significato letterale, perché l’anoressia nervosa non impedisce affatto di sentire appetito: fa invece sì che la persona cerchi costantemente di tenere sotto controllo il consumo di cibo e il peso del corpo, infatti, più la persona si sente capace di controllare il cibo, più aumenta la propria autostima e il proprio valore personale.
Chi ne soffre associa la magrezza al successo della propria strategia di controllo, che in realtà nasconde la volontà di padroneggiare ansie e disagi. Il momento del pasto si trasforma in un insieme di rituali legati a questa forma di controllo, che spaziano dal semplice conteggio delle calorie allo sminuzzare le pietanze, passando per l’accumulo del cibo. In mancanza di un trattamento adeguato e tempestivo, l’organismo va in tilt e l’anoressia può rivelarsi purtroppo fatale.
L’anoressia nervosa, per essere diagnosticata deve anche comportare una significativa riduzione del peso corporeo dovuta ad una restrizione calorica rispetto alla necessità, in base a genere, età, traiettoria di sviluppo e condizioni di salute.
Bulimia Nervosa
La bulimia nervosa si presenta a sua volta con l’impulso a lasciarsi andare a grandi abbuffate, seguite da azioni volte a eliminarne l’apporto calorico (spurgo bulimico): oltre all’abuso di lassativi e diuretici, il paziente può scegliere la strada del vomito autoindotto.
L’abbuffata viene definita come il consumo di una eccessiva quantità di cibo, significativamente maggiore di quella che la maggior parte degli individui assumerebbe nello stesso tempo (ad esempio 2 ore) ed in circostanze simili, minimo 1 volta a settimana per un periodo di tre mesi. Le modalità con cui il soggetto si abbuffa hanno le caratteristiche del craving, ovvero di un desiderio incontrollato di un cibo che altrimenti si sarebbe evitato (ad es. carboidrati e zuccheri), fino a che non arriva a sentire anche sensazioni di dolore fisico che lo inducono ad interrompere l’abbuffata.
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Binge Eating Disorder
Al contrario di quanto accade con la bulimia nervosa dove la persona arriva a usare condotte compensatorie perché è presente la paura di ingrassare, nel disturbo da binge eating non vi è questa componente, tanto che la questo disturbo può generare a sua volta come conseguenza molto diffusa proprio l’obesità. Ecco perché non di rado viene associato ad altri comportamenti compulsivi come autolesionismo, cleptomania, abuso di alcool o sostanze stupefacenti.
Quanto sono diffusi i disturbi alimentari?
Si pensa che disturbi alimentari in forma leggera siano estremamente comuni, specialmente tra le adolescenti e le giovani di età compresa tra i 14 e i 30 anni. La bulimia nervosa colpisce circa il 4.5% delle giovani donne, mentre l’anoressia è più rara (1%). Il 2-3% della popolazione soffre di binge eating.
L’età più a rischio per l’insorgenza di un disturbo alimentare è tra i 15 e i 25 anni. Esistono anche casi di esordio in età infantile (quasi sempre casi di anoressia nervosa o di disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo). La complicanza medica più grave in età evolutiva riguarda la mancata o rallentata crescita ossea (che ha il suo picco massimo proprio in adolescenza) che in età adulta può portare a nanismo. Nei casi ad esordio tardivo, dopo i 40 anni (spesso dopo la menopausa o dopo diete intraprese per contrastare l’aumento di peso) è invece più frequente la bulimia nervosa, anche se sono stati descritti casi di anoressia nervosa in età avanzata.
Secondo i dati, l’anoressia si manifesta nelle donne con una frequenza compresa fra lo 0,3% e lo 0,5%, mentre la bulimia lo fa in un range compreso fra 1% e 2%. Più elevate sono le percentuali se si considerano i soggetti adolescenti o giovani: 2% e 4% rispettivamente. Ancora più articolata è quella “zona grigia” in cui sono comprese le donne in fascia d’età 15-25 che presentano solo alcuni sintomi di bulimia e anoressia, ma che hanno comunque bisogno di trattamenti specifici: in questo caso, si arriva a una percentuale del 10%.
È stato rilevato che comunque, negli ultimi anni i disturbi alimentari si stanno diffondendo anche tra la popolazione maschile. Si calcola, infatti, che tra i casi di anoressia nervosa una percentuale tra il 10 e il 20% (5-10) riguardi soggetti di sesso maschile e tra quelli di bulimia nervosa, invece, la percentuale è compresa tra il 10 e il 15%. L’incidenza maschile del binge eating, invece, è pari a quella femminile.
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Malnutrizione: Carenze di Micronutrienti
La malnutrizione non comprende solo la carenza di cibo, ma anche un’inadeguata assunzione di micronutrienti essenziali, aspetto che può avere gravi ripercussioni sulla salute sia a breve che a lungo termine.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità classifica la carenza di micronutrienti come uno dei maggiori rischi per la salute globale. Micronutrienti quali vitamine, minerali, e oligoelementi, pur essendo richiesti dal corpo in quantità minime, sono vitali per il corretto funzionamento del metabolismo, la prevenzione di malattie e il benessere generale. Le carenze possono derivare da un’alimentazione non equilibrata, da malattie che interferiscono con l’assorbimento dei nutrienti o da una maggiore richiesta durante particolari periodi della vita come la gravidanza o la crescita.
Principali carenze di micronutrienti e loro impatti sulla salute
Le carenze più diffuse a livello globale includono ferro, vitamina A e iodio. La carenza di ferro è una delle principali cause di anemia, una condizione in cui il sangue non ha abbastanza globuli rossi sani. Questo può portare a fatica cronica, ridotta capacità di lavorare e, nelle donne in gravidanza, rischi aumentati durante il parto.
La carenza di vitamina A può causare gravi problemi alla vista, compresa la cecità notturna, e riduce la capacità del corpo di combattere le infezioni. L’insufficienza di iodio ha gravi implicazioni nello sviluppo del cervello e può risultare in ritardo mentale nei bambini.
Studi hanno dimostrato che l’integrazione di questi micronutrienti può avere impatti significativi sulla salute pubblica. Ad esempio, un’analisi effettuata da Bhutta et al. (2013) ha evidenziato come la supplementazione di ferro e acido folico in donne in età riproduttiva possa ridurre significativamente l’incidenza di anemia. Analogamente, la supplementazione di vitamina A nei bambini ha mostrato una riduzione della mortalità per tutte le cause di circa il 24% (Imdad et al., 2010).
Obesità: La Malattia del Benessere
Quali sono le malattie del benessere? La condizione più frequente è di obesità, ovvero di sovrappeso grave. Per contro, sembrano invece protetti quei soggetti con BMI superiore alla soglia di normalità ma dotati di masse muscolari elevate. Gran parte delle malattie del benessere fa parte delle patologie metaboliche, con o senza predisposizione genetico-ereditaria. La conseguenza più grave è, ovviamente, un peggioramento della qualità della vita, un maggior rischio di aterosclerosi e trombosi, e di eventi cardio-cerebro vascolari (infarto, ictus).
Per quanto riguarda l’obesità, si calcola che negli USA una percentuale tra il 40 e il 50% della popolazione ne è affetta e in Europa il fenomeno sta subendo una rapida crescita (si calcolano già diverse decine di punti percentuali). L’8% degli obesi, inoltre, soffre di binge eating.
È bene sottolineare che l’obesità non è stata inserita nel manuale diagnostico dell’APA tra i disturbi alimentari. L’obesità, infatti, è il risultato dell’introito di calorie continuato nel tempo ed eccessivo rispetto al consumo abituale. Fattori genetici, fisiologici, comportamentali ed ambientali contribuiscono al suo sviluppo, pertanto l’obesità non può essere considerata una malattia mentale.
Cause dei Disturbi Alimentari
Nonostante i numerosi ed approfonditi studi nel campo dei Disturbi del Comportamento Alimentare e delle possibili cause ciò che è noto è che non esiste una singola causa e che più fattori concorrono a predisporre, precipitare/scatenare e poi perpetuare il disturbo (vedi Modello Multifattoriale). La conoscenza eziologica (delle cause) si sta perfezionando ma ancora non è esaustiva.
Fattori di Rischio
- Fattori fisici:
- Ereditarietà
- Precedenti diete dimagranti
- Fattori psicologici:
- Rapporti familiari problematici
- Traumi infantili
- Violenza sessuale
- Trasformazione dell’anoressia nervosa preesistente
- Tendenza al perfezionismo unita al senso di inefficacia
- Bassa stima di sé
- Depressione
- Stile passivo di comportamento
- Preoccupazioni relative al peso e alla linea
- Fattori sociali:
- Influenze della moda attraverso i media
- Enfatizzazione della magrezza come attributo della bellezza, del successo e della felicità
- Derisione per il proprio aspetto fisico nell’infanzia e nell’adolescenza
Conseguenze dei Disturbi Alimentari
È stato riscontrato che molte persone che soffrono di disturbi alimentari hanno un tono dell’umore basso o depresso. Inoltre, molte soffrono di ansia che spesso è associata al cibo, all’alimentazione, a preoccupazioni riguardo al peso e all’immagine corporea. Spesso i pensieri su questi temi polarizzano l’attenzione dei soggetti e non lasciano spazio ad altri quali, ad esempio, problemi nelle relazioni o bassa autostima.
Alcuni studi indicano che un soggetto anoressico su 5 morirà a causa dei problemi sopracitati, per inedia o suicidio. Il digiuno, le abbuffate, il vomito auto-indotto, l’uso e l’abuso di lassativi possono condurre a:
- Malattie del sangue
- Malattie dell’apparato gastrointestinale
- Problemi nell’equilibrio elettrolitico
- Malattie renali
- Malattie dell’apparato cardiovascolare
Prevenzione dei Disturbi Alimentari
Gli interventi di prevenzione vengono solitamente suddivisi in primari, secondari o terziari in base al momento in cui si agisce, ovvero prima dell’insorgenza della malattia (prevenzione primaria), alle prime avvisaglie di sintomi (prevenzione secondaria) o quando il disturbo è conclamato (prevenzione terziaria). La prevenzione terziaria coincide, a dire il vero, con il trattamento vero e proprio del disturbo.
Dal punto di vista della prevenzione primaria quindi, si pone un limite: si può intervenire sui fattori noti ma non si può intervenire sui fattori non ancora conosciuti. Inoltre, rispetto ai fattori noti, vanno divisi quelli sui quali è possibile intervenire da quelli sui quali, al momento attuale, non è ancora possibile intervenire. Per esempio, si può provare ad intervenire sulle pressioni socioculturali alla magrezza che possono indurre spingono ai comportamenti di dieta (uno dei più potenti fattori di rischio) ma non è possibile intervenire su fattori genetici, fattori di personalità o fattori familiari.
Alcuni autori credono che dare informazioni sui Disturbi dell’Alimentazione possa essere addirittura controproducente e dannoso. Il rischio può essere quello di indicare a quei ragazzi che vivono un momento di difficoltà o di disagio la “via di sfogo”, una via che viene seguita attraverso processi di imitazione e di identificazione (ricordiamo che per alcune persone l’anoressia e, in misura minore la bulimia, sono condizioni idealizzate). Per questo motivo è bene diffidare di programmi preventivi basati solo sull’informazione nei riguardi di questi disturbi.
Al contrario, molti studi hanno invece appurato che interventi che stimolino la discussione e lo sviluppo di un maggior senso critico nei confronti dei messaggi dei mass-media possono essere utili. Questo tipo di interventi non si occupano esclusivamente di Anoressia e Bulimia Nervose, ma comprendono anche le diverse problematiche adolescenziali (soprattutto problemi col corpo, l’autostima e le difficoltà interpersonali) e si occupano di identificare ed eventualmente modificare nozioni e convinzioni errate, spesso radicate nei giovani.
Esiste poi un altro tipo di prevenzione, detta “secondaria”, che ha lo scopo di identificare i casi il prima possibile rispetto all’insorgenza del disturbo, poiché è stato appurato, a livello clinico, che un trattamento intrapreso nelle prime fasi della malattia è molto più efficace. Non sempre tuttavia, soprattutto nelle prime fasi di malattia, l’adolescente con un problema di alimentazione ammette di avere bisogno di aiuto. Anche a questo livello è quindi importante una sensibilizzazione dell’ambiente: a partire dai giovani stessi, dalle famiglie e dagli operatori scolastici.
Cattiva Alimentazione: Sintomi e Conseguenze
Un’alimentazione scorretta ha importanti conseguenze sulla nostra salute. Per iniziare a seguire una dieta equilibrata però, è prima importante capire le cause della nostra alimentazione sbagliata.
Cause di un'alimentazione sbagliata
Per cattiva alimentazione si intende una dieta che non fornisce al corpo tutti i nutrienti fondamentali di cui ha bisogno - nelle quantità che gli servono. Questo ha come conseguenze problemi di salute che possono manifestarsi con sintomi più o meno gravi sia nel breve che nel lungo termine.
Le cause di un’alimentazione sbagliata sono varie e molte riguardano tutti noi:
- Mancanza di tempo: spesso non abbiamo letteralmente il tempo di mangiare e tanto meno di preparare cibi salutari. Questo ci porta a scegliere cibi veloci, industriali o, peggio ancora, a saltare i pasti.
- Stress e ansia: sappiamo come in queste situazioni spesso ci si ritrovi a mangiare male o in modo squilibrato.
- Mancanza di conoscenza: un recente studio condotto in Italia ha rilevato come l’indice di conoscenza alimentare medio degli italiani sia solo del 56,8%.
- Cattive abitudini alimentari: a volte ci si trova a vivere in contesti sociali in cui un’alimentazione squilibrata è normalizzata, anche nella convinzione che una dieta varia ed equilibrata sia troppo costosa (anche se non è così!).
Sintomi di una cattiva alimentazione
Un’alimentazione sbagliata è alla base di carenze nutrizionali o patologie dovute all’eccesso di alcuni nutrienti - su tutti, gli zuccheri e i grassi saturi. Sono proprio queste due condizioni a causare i sintomi che vedremo qui di seguito:
- Stanchezza e affaticamento: carenze di magnesio, vitamina C e vitamina D possono causare astenia e stanchezza cronica. Ma anche un eccesso di zuccheri e carboidrati!
- Caduta dei capelli: carenze di proteine, vitamine (vitamina D e vitamina B12) e minerali (ferro e zinco) possono accelerare la caduta dei capelli.
- Fastidi gastrointestinali: cibi grassi, fritti o altamente processati possono causare problemi come crampi, gonfiore, diarrea o stitichezza.
- Basse difese immunitarie: c’è un legame fortissimo tra sostanze antiossidanti e sistema immunitario. Se sono carenti, ecco che le nostre difese si abbassano.
- Difficoltà di concentrazione e insonnia: carenze di vitamina D, B12, acido folico, iodio e magnesio possono causare difficoltà di memoria, concentrazione e insonnia.
Cibi da evitare per una corretta alimentazione
Limitare il consumo di quelli che rientrano in queste categorie renderà la tua dieta più sana ed equilibrata:
- Alimenti ad alto contenuto di grassi saturi - burro, margarina, strutto, lardo, olio di palma, bacon, fritti, wurstel e insaccati industriali.
- Cibi e bevande ad alto contenuto di zucchero - dolci, energy drink, sodati, prodotti da forno industriali, yogurt zuccherati.
- Cibi altamente processati - tutti i cibi lavorati industriali.
- Alcool
Conseguenze di una cattiva alimentazione
Una dieta sana ed equilibrata ti aiuta a ridurre il rischio di tutta una serie di malattie legate all’alimentazione come:
- Malattie cardiovascolari
- Obesità - che è un fattore di rischio per altre patologie
- Diabete di tipo 2
- Iperglicemia o iperinsulinemia
- Acne e problemi alla pelle
- Squilibri ormonali
- Diversi tipi di tumore
Trattamento dei Disturbi Alimentari
I disturbi del comportamento alimentare vengono trattati con un approccio multidisciplinare in cui il sostegno avviene da un punto di vista psicologico, medico e nutrizionale.
Linee guida estrapolate dal Rapporto ISTISAN, Ottobre 2012 (www.salute.gov.it):
“[…] Il percorso diagnostico-terapeutico-riabilitativo dei pazienti con disturbi alimentari deve sempre includere sia gli aspetti psicologici e psicopatologici, sia quelli clinico-nutrizionali, metabolici e fisici, sia quelli socioambientali, sebbene in misura diversa a seconda dello specifico disturbo alimentare dal quale il paziente è affetto, del differente decorso, della gravità e complessità del quadro clinico e delle varie fasi del percorso. Deve essere basato sulle migliori evidenze disponibili, che allo stato attuale sono quelle dettagliate nel documento di consenso. Il percorso deve inoltre garantire:
- il coinvolgimento attivo degli utenti e/o dei familiari;
- la gestione specifica per età e per disturbo, sia dal punto di vista psicoterapeutico, psichiatrico o neuropsichiatrico infantile che internistico, pediatrico e nutrizionale;
- la presenza di personale con formazione ed esperienza specifica sui disturbi alimentari;
- il trattamento delle eventuali comorbilità e delle conseguenze generali del disturbo, in raccordo con personale formato sui disturbi alimentari.
Strategie di intervento e sfide future
Nonostante gli evidenti benefici delle campagne di supplementazione, esistono molteplici sfide nella lotta contro la malnutrizione. Una delle principali è la sostenibilità degli interventi: molte iniziative sono infatti dipendenti da finanziamenti esterni, che possono essere discontinui. È essenziale, pertanto, integrare strategie di supplementazione con approcci più ampi, come il miglioramento dell’accesso a cibi nutrienti e la promozione di pratiche agricole che incrementino la diversità e la disponibilità di alimenti arricchiti di micronutrienti.
Una seconda sfida importante è rappresentata dalla corretta diagnosi delle carenze di micronutrienti, spesso complicata dalla concomitanza di altre malattie o condizioni nutrizionali. Ad esempio, la carenza di ferro può essere difficilmente distinguibile dall’anemia causata da malattie infettive senza analisi cliniche precise, il che può complicare la scelta e l’efficacia degli interventi terapeutici.
Consigli per una dieta varia ed equilibrata
Migliorare il tuo stile di vita è facile se sai come fare!
- Dimagrire, instaurando un bilancio calorico negativo previa dieta ipocalorica dimagrante: ovviamente, l'ideale sarebbe rispettare una curva di dimagrimento costante, poco ripida e, soprattutto, garantendo il bilancio nutrizionale complessivo.
- Correggere le abitudini di vita scorrette: eliminare il fumo, possibilmente anche l'alcol (oppure limitandolo al minimo tollerabile) e, non di meno, abbassare i livelli di stress generale.
- Aumentare il livello di attività fisica generale e praticare esercizio motorio sportivo: il movimento fisico partecipa a gestire meglio gli stimoli fisiologici (fame, sede, evacuazioni, sonno-veglia ecc.), aumenta le possibilità di mantenere un peso corretto e mantiene i parametri metabolici in equilibrio (soprattutto glicemia, lipemia e pressione).
- Quale sporta fare? Non è importante!
| Disturbo Alimentare | Prevalenza Puntuale | Prevalenza nell'Arco di Vita |
|---|---|---|
| Anoressia Nervosa | 0.3% | 2.0% |
| Bulimia Nervosa | 1.8% | 4.6% |
| Anoressia Sottosoglia | 0.7% | 2.6% |
| Bulimia Atipica | 2.4% | 3.1% |
| Tutti i Disturbi Alimentari | 5.3% | - |
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