Dieta Chetogenica e Malattie Autoimmuni: Studi e Benefici

La dieta chetogenica ha l'obiettivo di rivoluzionare il nostro equilibrio metabolico. È un regime alimentare a elevato contenuto di grassi, iperlipidico, povero di carboidrati, ipoglucidico, e con un adeguato apporto di proteine. È così chiamata perché induce l’organismo a formare i corpi chetonici.

Cos'è la Dieta Chetogenica

La dieta chetogenica è un regime dietetico che porta alla formazione dei corpi chetogeni. Essi vengono prodotti quando il corpo non è più in grado di “bruciare” i carboidrati per produrre energia e dunque quando “brucia” esclusivamente i grassi.

Come Funziona la Chetosi

L’organismo umano sottoposto a questa dieta sopperisce al mancato introito di zuccheri consumando il grasso in eccesso, contenuto negli adipociti, ed estraendone acidi grassi e glicerolo che vengono trasformati in zucchero ed energia. Lo stato di acidosi indotto dalla dieta keto non è patologico.

Dieta Chetogenica e Dimagrimento

I corpi chetonici in sé non provocano il dimagrimento, quindi la dieta chetogenica non è necessariamente dimagrante, è particolarmente vantaggiosa per il dimagrimento per due motivi:

  • L’energia viene prodotta esclusivamente “intaccando” le naturali scorte energetiche, ovvero i grassi.
  • Durante la produzione di corpi chetonici la percezione della fame si riduce drasticamente, pertanto è possibile seguire regimi drasticamente ipocalorici senza soffrire.

Le persone affette da obesità o sovrappeso che presentano anche fattori di rischio cardiovascolare come glicemia alta, colesterolo e/o trigliceridi alti, ipertensione o che soffrono di apnee notturne possono trarre particolarmente vantaggio da un periodo di dieta chetogenica.

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Dieta Chetogenica e Problemi Neurologici

Una dieta che nasce all’inizio del ‘900 come trattamento per l’epilessia. Tuttora è usata come terapia per quei casi di epilessia in cui i farmaci non sono troppo efficaci, soprattutto in età pediatrica. I corpi chetonici però sembrano avere un’azione benefica sul sistema nervoso e in generale il regime chetogenico abbassa il grado di infiammazione sistemica.

Attualmente diversi studi sono in corso sull’applicazione di questo regime alimentare in diversi ambiti delle neuroscienze: emicranee e cefalee che non rispondono ai farmaci, tumori cerebrali, morbo di Alzheimer, morbo di Parkinson, malattie autoimmuni del sistema nervoso e non.

Per le sue proprietà antinfiammatorie e neurostimolanti, la dieta chetogenica risulta inoltre particolarmente efficace nel contrasto della neuro-infiammazione e della neuro-degenerazione”, spiega Valentina De Giorgis, Neuropsichiatra Infantile, Ricercatore presso l’Università degli Studi di Pavia, Responsabile del Centro di Epilettologia dell’Infanzia e dell’Adolescenza presso la Fondazione Mondino, Istituto Neurologico Nazionale a carattere scientifico di Pavia.

La dieta keto è stata indicata come utile nel ritardare gli esordi della malattia di Alzheimer oltre che a produrre effetti benefici a livello cerebrale.

Dieta Chetogenica e Malattie Metaboliche Rare

Per chi è affetto da alcune malattie metaboliche rare come la sindrome da deficit di GLUT-1, una condizione in cui il metabolismo del glucosio è alterato, la dieta chetogenica è usata come trattamento.

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“Partendo da questa premessa, nel campo delle malattie metaboliche può essere usata in due diverse aree di intervento: la prima, come trattamento specifico per una malattia, andando a sopperire una mancanza, come nel caso della sindrome da deficit del trasportatore di glucosio di tipo 1 (deficit di GLUT1), di alcune glicogenosi o del difetto di piruvato deidrogenasi (PHD); la seconda, per curare un sintomo, come può essere la progressione del danno neurologico o le crisi epilettiche in malattie metaboliche neurodegenerative”, precisa Carlo Dionisi Vici, direttore dell’UOC di Malattie metaboliche dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù Roma, nonché responsabile scientifico di KetoMeet 2022.

Ma se per molte persone può essere un’opzione o una scelta alimentare, per chi ha la sindrome da deficit di GLUT1 la dieta chetogenica rappresenta l’unica opzione di cura possibile.

Dieta Chetogenica e Altre Malattie o Condizioni

Date sue proprietà, un regime di dieta chetogenica può essere utile anche per chi ha condizioni che coinvolgono il metabolismo degli zuccheri e la produzione di insulina, come la steatosi epatica o l’ovaio policistico. Essere utile significa che per queste condizioni può aiutare, ma non è indispensabile. Anzi nella maggior parte dei casi una buona educazione alimentare è l’unica strada che permette di ottenere dei benefici duraturi.

La dieta chetogenica infatti ha anche dei “contro”: se protratta a lungo può avere effetti dannosi sulla salute. Oltretutto non “insegna” a mangiare bene pertanto se non viene inserita in un percorso più ampio è facile vanificarne i benefici nel lungo termine.

Microbiota Intestinale e Dieta Chetogenica

Il microbiota intestinale è un’entità molto dinamica influenzata dall’ambiente e dai comportamenti nutrizionali. Questa massa di microrganismi ha un ruolo determinante nel nostro stato di salute. Queste specie batteriche - circa 200 migliaia di miliardi - convivono con l’organismo umano senza danneggiarlo, in un equilibrio fisiologico dinamico. Di contro, se questo equilibrio dovesse essere alterato in qualche modo, è possibile andare incontro a malessere generale e allo sviluppo di diverse patologie. Se il microbiota non viene riportato in una condizione di eubiosi, il più delle volte si viene a creare uno stato di infiammazione cronica del tratto gastroenterico.

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Al contrario, la dieta chetogenica, una dieta normoproteica, iperlipidica e ipoglucidica, è per sua natura una dieta antinfiammatoria.

Lo studio sperimentale pubblicato su Cell Reports (Alexander et al., 2024) ha provato a spiegare questo fenomeno verificando sui topi la capacità dell’aumento di un corpo chetonico (il betaidrossibutirrato, βHB) di attenuare i sintomi della sclerosi multipla. I risultati dello studio in esame appaiono promettenti poiché si è dimostrata l’azione specifica del βHB sul microbioma intestinale.

I corpi chetonici stimolati dalla dieta keto - oltre a proteggere i neuroni cerebrali dall’aggressione di malattie neurovegetative (e.g. Alzheimer, Parkinson) - sono già risultati in grado di ristabilire un equilibrio nel microbiota intestinale e ridurre gli stati infiammatori, in precedenti sperimentazioni.

Non esistono però ancora molti studi sulla relazione tra il microbiota intestinale e la dieta chetogenica seguita per lunghi periodi, come fa per esempio chi ha la GLUT1.

“Questa dieto-terapia fortemente sbilanciata, con una severa limitazione di alcuni alimenti, molti dei quali riconosciuti come utili a mantenere il benessere intestinale e la diversità delle specie batteriche, fondamentale per il benessere del microbiota, può avere però alcuni effetti collaterali, come per esempio la stipsi”, continua Tagliabue.

“Quando è necessario usare questa dieta come terapia, bisogna rendersela amica. Come? Monitorando le funzioni intestinali dei pazienti e, quando utile, integrando con alimenti vegetali che possono essere d’aiuto, come per esempio la frutta secca, un alimento ricco di grassi ma anche di fibra, o la fibra solubile in formulazione senza zucchero, in modo da ottenere il beneficio della terapia e mantenere anche un benessere intestinale a lungo termine”.

Effetti Collaterali e Rischi Cardiovascolari

La dieta chetogenica può avere anche degli effetti collaterali. Un eccesso di corpi chetonici, infatti, potrebbe portare a uno stato tossico chiamato chetoacidosi. Ma soprattutto non è una dieta che può essere seguita senza il supporto e il controllo costante di un professionista.

Nelle persone che seguono una dieta in stile chetogenico, ovvero a basso contenuto di carboidrati e ricca di grassi, alcuni fattori di rischio tradizionali come il colesterolo gravemente elevato, il diabete, l'ipertensione e il fumo, possono aumentare il rischio cardiovascolare.

In uno studio di coorte basato sulla popolazione, il consumo regolare di una dieta a basso contenuto di carboidrati e ricca di grassi è stato associato a livelli elevati di colesterolo LDL e apolipoproteina B, oltre a un aumento del rischio di eventi coronarici avversi maggiori incidenti (MACE), ha fatto presente la relatrice Iulia Iatan del Center for Heart Lung Innovation presso l'Università della British Columbia, Vancouver.

«Le diete a basso contenuto di carboidrati e ad alto contenuto di grassi, come le diete chetogeniche, sono diventate sempre più popolari a causa dei presunti benefici per la salute per una varietà di condizioni, tra cui l'epilessia, l'obesità e il controllo glicemico per il diabete. Lo dimostrano il numero di pubblicazioni in aumento negli ultimi 10 anni e le ricerche mensili su Google, che hanno raggiunto fino a 3,3 milioni di risultati riguardanti la dieta chetogenica» ha affermato Iatan.

«Infatti nel 2021 è stato rilevato che circa il 16% degli americani e il 14% dei canadesi ha seguito un regime dietetico con basso contenuto di carboidrati nell'anno precedente. Queste diete sono generalmente caratterizzate da restrizioni di carboidrati e un relativo aumento della percentuale di grassi» ha aggiunto.

«Tuttavia, anche se alcuni pazienti riferiscono miglioramenti soggettivi del loro benessere seguendo questo regime alimentare, un rischio noto è che possono scatenare o esacerbare l'ipercolesterolemia».

Per colmare questa lacuna, i ricercatori hanno condotto uno studio prospettico di coorte basato sulla popolazione, utilizzando il database della UK Biobank per identificare gli adulti di età compresa tra 40 e 69 anni reclutati dal 2006 al 2010 che hanno completato sondaggi sulla dieta.

La dieta stile cheto è stata definita come la limitazione dell'assunzione giornaliera di carboidrati a meno di 100 g e/o meno del 25% dell'apporto energetico giornaliero totale e di grassi a oltre il 45% dell'apporto energetico giornaliero totale. Una dieta standard è stata definita sulla base di parametri dietetici giornalieri che non soddisfano i criteri per la dieta in stile cheto.

Impatto sui Livelli di Lipidi

Al congresso sono stati riportati i risultati di 305 partecipanti che hanno seguito una dieta in stile cheto e 1.220 che hanno seguito una dieta standard che non erano in terapia ipolipemizzante. L'età media era di 54 anni, il 73% erano donne e la maggioranza erano bianchi. Al basale, quanti seguivano una dieta in stile cheto avevano maggiori probabilità di avere diabete, indice di massa corporea elevato e obesità.

Sulla base di autovalutazioni, le persone che hanno seguito una dieta in stile cheto hanno consumato meno kcal totali al giorno e meno carboidrati, zuccheri liberi e proteine vegetali, ma hanno riportato un'elevata assunzione di proteine animali e grassi animali, vegetali e saturi, rispetto a coloro che hanno seguito una dieta standard.

Endpoint Primario e Risultati

L'endpoint primario era l'impatto di una dieta in stile cheto sui livelli di lipidi sierici, che sono risultati significativamente elevati per alcuni lipidi e corpi chetonici, tra cui:

  • Colesterolo LDL (3,8 vs. 3,64 mmol/l; P=0,004)
  • ApoB (1,09 vs. 1,04 g/l; P<0,001)
  • Colesterolo totale (6,08 vs. 5,85 mmol/l; P=0,002)
  • 3-idrossibutirrato (0,14 vs. 0,06 mmol/l; P<0,001)
  • Acetone (0,02 vs. 0,01 mmol/l; P<0,001)
  • Acetoacetato (0,02 vs. 0,01 mmol/l; P<0,001)

Con una dieta in stile cheto, i ricercatori hanno riportato livelli più bassi di lipoproteina(a) (39,43 vs. 46,13 nmol/l; P=0,041) e trigliceridi (1,34 vs. 1,53 mmol/l; P=0,001), oltre a una prevalenza complessiva di ipercolesterolemia grave (> 5 mmol/l) più elevata (11,1% vs. 6,2%; P<001).

Impatto Negativo sugli Eventi Cardiovascolari

La percentuale della coorte che ha sperimentato un evento di malattia cardiovascolare aterosclerotica (ASCVD) era più alta tra quanti seguivano una dieta stile cheto (4,3% contro 9,8%).

Dopo l’aggiustamento per diabete, ipertensione, fumo e indice di massa corporea, il rischio di eventi ASCVD incidenti era più che raddoppiato tra i pazienti che seguivano una dieta stile cheto rispetto a una dieta standard (HR=2,18; P per tutti <0,001).

In un'analisi di sottogruppo, i pazienti che seguivano una dieta in stile cheto e avevano un livello di LDL di almeno 5 mmol/l hanno mostrato un rischio quasi sette volte maggiore di ASCVD rispetto alla dieta standard e avevano un livello di LDL inferiore a 3,5 mmol/l (HR=6,68; P < 0,001).

«Sulla base dei nostri risultati per gli endpoint primari e secondari, in questa popolazione di discendenza britannica l’adozione abituale autodichiarata di una dieta a basso contenuto di carboidrati e ad alto contenuto di grassi è risultata associata a un aumento dei livelli di colesterolo LDL e ApoB e aumento del rischio di nuovi eventi MACE» hanno concluso gli autori.

«Questi esiti evidenziano il potenziale rischio cardiovascolare di questo modello dietetico e suggeriscono che l'ipercolesterolemia durante questo regime povero di carboidrati e ricco di grassi non dovrebbe essere considerata benigna».

La Dieta Chetogenica nella Medicina Funzionale

Negli ultimi anni, la dieta chetogenica ha guadagnato sempre più attenzione non solo nel mondo del benessere e della nutrizione, ma anche nell'ambito della medicina funzionale. Questo approccio nutrizionale, caratterizzato da un'elevata percentuale di grassi, un apporto normo proteico e una riduzione dei carboidrati, è studiato per il suo impatto sul metabolismo, sull'infiammazione e sulla regolazione ormonale.

La medicina funzionale si basa sulla personalizzazione delle strategie terapeutiche, considerando il paziente nella sua globalità e mirando a trattare le cause profonde delle patologie. In questo contesto, la dieta chetogenica si è rivelata un potente strumento per il trattamento e la prevenzione di numerose condizioni croniche.

Meccanismi d'Azione

La dieta chetogenica induce uno stato metabolico noto come chetosi, in cui il corpo utilizza i chetoni, derivati dalla degradazione dei grassi, come principale fonte di energia anziché il glucosio. Questo cambiamento metabolico ha effetti profondi su diversi sistemi fisiologici, tra cui il metabolismo energetico, l'infiammazione, l'equilibrio ormonale e la funzione cerebrale.

Regolazione del Metabolismo e della Glicemia

La dieta chetogenica è particolarmente utile per il trattamento della resistenza insulinica e del diabete di tipo 2. La riduzione dell'apporto di carboidrati stabilizza i livelli di glucosio nel sangue, migliorando la sensibilità insulinica e riducendo la secrezione di insulina. Studi scientifici dimostrano che la dieta chetogenica porta a una riduzione dell'emoglobina glicata (HbA1c), migliorando il controllo metabolico nei pazienti con disfunzioni glicemiche.

Effetti Antinfiammatori e Supporto Immunitario

L'infiammazione cronica è alla base di numerose patologie, tra cui malattie autoimmuni, sindrome metabolica e neurodegenerazione. I corpi chetonici, in particolare il beta-idrossibutirrato (BHB), hanno dimostrato proprietà antinfiammatorie, riducendo la produzione di citochine pro-infiammatorie e modulando la risposta immunitaria. Questo rende la dieta chetogenica un valido supporto per condizioni come artrite reumatoide, tiroidite di Hashimoto e altre patologie autoimmuni.

Salute Cerebrale e Prevenzione delle Malattie Neurodegenerative

La dieta chetogenica è nata originariamente come trattamento per l'epilessia farmaco-resistente, dimostrando un'elevata efficacia nella riduzione delle crisi. Oggi, le ricerche evidenziano il suo potenziale nella prevenzione e nel trattamento di malattie neurodegenerative come Alzheimer, Parkinson e sclerosi multipla. I corpi chetonici forniscono una fonte di energia alternativa per il cervello, riducono lo stress ossidativo e migliorano la funzione mitocondriale, contribuendo alla neuroprotezione.

Controllo del Peso e Composizione Corporea

La dieta chetogenica è nota per la sua efficacia nella perdita di peso, in quanto favorisce la lipolisi e riduce l'appetito grazie agli effetti regolatori dei corpi chetonici sulle grelina e leptina, ormoni che controllano la fame e il senso di sazietà. Rispetto alle diete ipocaloriche tradizionali, permette una maggiore preservazione della massa muscolare, risultando utile per soggetti con obesità, sindrome metabolica e disturbi ormonali.

Supporto alla Salute Ormonale

L'equilibrio ormonale è essenziale per il benessere generale, e la dieta chetogenica puó influenzare positivamente diverse condizioni endocrine:

  • Sindrome dell'Ovaio Policistico (PCOS): La riduzione dell'insulina aiuta a migliorare l'ovulazione e a ridurre i livelli di androgeni.
  • Menopausa e Osteoporosi: Una dieta chetogenica ben formulata, associata a una corretta integrazione di vitamina D, K2 e minerali, puó contribuire a preservare la densità ossea e a modulare l'infiammazione legata al calo estrogenico.

Effetti sulla Salute Cardiovascolare

Contrariamente ai timori iniziali, numerosi studi dimostrano che la dieta chetogenica puó migliorare i marker di rischio cardiovascolare, riducendo i trigliceridi, aumentando l’HDL (colesterolo buono) e migliorando il profilo infiammatorio. Tuttavia, è fondamentale che il regime alimentare sia bilanciato e ricco di grassi sani, come olio extravergine di oliva, avocado e frutta secca, evitando grassi trans e oli raffinati.

Applicazioni Cliniche e Personalizzazione del Protocollo

Nella medicina funzionale, la dieta chetogenica viene personalizzata in base alle esigenze del paziente, considerando fattori come genetica, stato metabolico, microbiota intestinale e livelli ormonali.

Esistono diverse varianti della dieta chetogenica, tra cui:

  • Chetogenica Standard (SKD): Utilizzata per il trattamento di obesità, diabete e disordini metabolici.
  • Ciclizzato (CKD): Alterna periodi di chetosi con giorni a maggiore apporto di carboidrati, utile per atleti e persone con elevata attività fisica.
  • Chetogenica con Alto Contenuto Proteico: Adatta a soggetti con necessità di mantenere la massa muscolare, come pazienti oncologici o anziani.

L'adozione della dieta chetogenica deve sempre avvenire sotto la supervisione di un professionista qualificato, in grado di personalizzare il piano nutrizionale in base alle esigenze individuali e di monitorare eventuali effetti collaterali o complicanze. Questo approccio nutrizionale non è un semplice schema alimentare replicabile da una conoscenza o tratto da fonti generiche, ma un protocollo che deve essere calibrato al grammo sulla persona, tenendo conto di fattori metabolici, ormonali e clinici. Seguirlo in modo non controllato puó portare a perdita di massa muscolare, squilibri metabolici e possibili effetti avversi.

Transizione Post-Chetogenica e Importanza del Monitoraggio

Uno degli aspetti più critici è la fase di transizione post-chetogenica, durante la quale è fondamentale un percorso guidato per reintrodurre gradualmente i macronutrienti, evitando il recupero del peso perso e il ritorno alle problematiche iniziali.

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