Parliamo spesso di “alimentazione” ma tecnicamente quello che intendiamo è “nutrizione”, quali sono cioè le molecole che devono entrare in corpo, come coprire i fabbisogni e tutto il resto. In realtà, per “alimentazione” si intendono le modalità in cui introduciamo il cibo in corpo.
L'importanza dell'alimentazione per il benessere animale
Iniziamo da un punto fondamentale: cani e gatti sono predatori. Essere un predatore prevede diverse necessità, tra le quali procacciarsi il cibo, sbrindellarlo e poi dormire felici con la pancia piena. Dobbiamo però ragionare in modo oggettivo su cosa i nostri animali sarebbero fisiologicamente portati a fare e cosa invece fanno vivendo con noi.
La vita a stretto contatto con l’uomo ha portato due grandi cambiamenti alimentari per cani e gatti: mangiare a orari fissi e comodi a noi; le ciotole che insomma mica possiamo pensare siano fisiologiche!
Compromessi nella convivenza
In una convivenza è normale che le parti arrivino a compromessi, nel caso della convivenza tra umani e cani/gatti è stato necessario conciliare due specie diverse.
Caratteristiche specifiche delle specie:
- Specie umana:
- Pigrizia mattutina e voglia di fare colazione con cibi dolci
- Fame costante
- Necessità di manifestare i sentimenti attraverso il cibo
- In Italia specialmente, famiglia = pranzi, cene, aperitivi…
- Specie animale:
- Fame costante e voracità
- Necessità di attività fisica per avere una fame corretta
- Predisposizione per pasti non troppo ravvicinati (o per i gatti un pochino meno)
- Manipolazione dell’essere umano attraverso il cibo
Spesso trovare un equilibrio tra tutte queste esigenze non è facile, soprattutto per noi padroni. La visione umanizzata dei nostri animali purtroppo è fisiologica, perché deriva dalla poca comprensione delle esigenze etologiche di cani e gatti. Condividere la vita con loro è una nostra esigenza, ammettiamolo, potremmo quindi almeno fare lo sforzo di capirli un po’ di più.
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La ciotola e le sue declinazioni
La ciotola l’abbiamo inventata noi. Non che io non le usi, capiamoci, ma vorrei affrontare e approfondire questo argomento con voi. Comprendo appieno l’esigenza di contenere in un luogo preciso il pasto, soprattutto nel caso di animali che mangiano naturale.
Tipologie di ciotole e loro utilità
Tuttavia, non ci siamo proprio accontentati di usare le ciotole, ce ne siamo anche inventati di tipologie diverse per “migliorare” una serie di “problemi”.
Ciotole anti-ingozzamento
Sono tutte quelle ciotole ricche di geometrie come spirali o spuntoni che dovrebbero in teoria ridurre il tempo di consumo del pasto. Il problema di fondo è che la voracità è una caratteristica intrinseca dei canidi e pochissimo compresa da noi umani. Ha quindi veramente senso provare delle tecniche per rallentarli? Non molto, anzi in alcuni casi è addirittura controproducente poiché potremmo aumentare il livello di frustrazione.
Ci sono casi in cui ha invece senso utilizzarle? Sì, quando effettivamente ci sono problemi digestivi, oppure per rendere un po’ più interessanti consistenze strane. In queste circostanze, puntare al leccamento potrebbe essere utile e in tal caso l’impiego di tappetini in silicone è un valido aiuto.
Oggetti in cui inserire il cibo
Oggetti come Kong e simili possono essere utilizzati come ciotola, oltre che come passatempo. Mimare fasi della sequenza predatoria è un ottimo modo per lavorare sulla masticazione, ma anche sulla motivazione al cibo. Utilizzarli anche se non abbiamo un reale problema da risolvere può essere un’idea. Per esempio, io li uso spesso insieme anche ai tappetini per appagare soggetti a dieta, perché già devono mangiare meno, almeno così possono gustarselo un pochino!
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Ciotole rialzate
Se non c’è un problema clinico che porta a una diagnosi e quindi alla reale necessità di utilizzarle, le ciotole rialzate sono inutili. Storicamente vengono usate per i cani di taglia grande o gigante, perché sembrerebbero diminuire la sollecitazione alle articolazioni. Possono aver senso magari per mantenere una postura corretta in quei cani di razza gigante durante la deglutizione, impedendo l’ingestione di troppa aria. Bisognerebbe però valutare sempre di caso in caso.
Tecniche alternative durante il pasto
Si possono utilizzare anche tecniche alternative durante il pasto per migliorare l’esperienza gustativa (fa molto Cracco, lo so), come per esempio i fagotti. In parte è lo stesso principio dei Kong, ma in questo caso si punta a una particolare fase della sequenza predatoria, la dissezione, prima del consumo del cibo. L’obiettivo non è ridurre la voracità, ma sviluppare le competenze di utilizzo della bocca di un soggetto, che spesso vengono meno proprio a causa della convivenza con noi umani.
Come appagare gli amici gatti?
Almeno ai cani diamo un sacco di snack che, più o meno tutti, prevedono la masticazione, ai gatti invece non pensiamo mai. Ricordiamoci che i felini sono predatori ben più efficaci e precisi dei cani, quindi tecnicamente dovremmo prestare molta attenzione alle loro esigenze per appagare l’istinto predatorio. Certo, non è sicuramente una cosa semplice.
Normalmente, per soddisfare i cani facciamo leva sulle fasi dove la preda è già stata uccisa, per i gatti invece la parte divertente è la caccia.
Si possono produrre delle specie di “Kong aperti”, per esempio con i rotoli di carta finiti, oppure esistono dei veri e propri “giochi” in cui introdurre il cibo, che aiutano a simulare la caccia e a cui segue inevitabilmente il consumo. Ovviamente è difficile, se non impossibile, fare questi giochi con le crocchette, dei veri pezzetti di carne renderebbero il tutto molto più efficace e soddisfacente.
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Il suggerimento della nutrizionista
Per entrambe le specie esistono degli strumenti, che io amo molto, che possono essere utilizzati sia con le crocchette, che con i premietti essiccati, che con la carne (sì ok, poi devono essere lavati, ma non fossilizziamoci): i tappetini o le palline olfattive. Sono prodotti con stoffe cucite in modo da poter nascondere il cibo al loro interno (frange, pliche, tasche, ecc.) e il soggetto deve utilizzare l’olfatto per trovarlo. Utili non soltanto per mangiare, ma anche per movimentare una giornata noiosa e pasteggiare prima di un lungo sonno.
Quindi tutti gli strumenti sono utili, ma solo se vengono utilizzati con buonsenso o all’interno di un protocollo correttamente studiato per obiettivi specifici.
Proteine alternative per una dieta variata
Quando pensiamo ad una dieta variata la maggior parte delle volte pensiamo solo ai tipi di carne che possiamo introdurre nel lungo periodo, ma per quanto riguarda le proteine ci sono altre possibilità. Si hanno molti dubbi sull’utilizzo di materie prime differenti dalla carne, soprattutto nelle diete fai-da-te.
Uova: una fonte proteica versatile
Qual è la fonte di proteine con il più alto valore biologico? Le uova, bravissimi. Proteine facilmente digeribili, aminoacidi essenziali alle stelle, pochissimo fosforo, fonte di vitamine liposolubili e idrosolubili. Versatili e di solito apprezzate, le uova sono una fonte proteica alternativa ottima per ogni occasione.
I carnivori (ma anche gli esseri umani) non soffrono il problema dell’aumento dei valori del colesterolo in base al consumo di uova, per cui il dosaggio settimanale è di solito superiore a quello che possiamo pensare.
Uova e ricotta ad esempio sono sempre un’ottima soluzione al problema (ovviamente diventano più uno spuntino in caso di cani di grossa taglia, ma meglio di niente).
Proteine derivate dal latte
E qui possiamo introdurre le proteine alternative, derivate dal latte. La ricotta è un’ottima alternativa di proteine che derivano dal siero del latte, in questo caso, e che contengono molti aminoacidi essenziali. Leggera e poco calorica, risulta essere fantastica anche in caso di spuntini per cani sportivi, o per aiutare ad aumentare la massa magra, ma può aiutare molto anche come riempitivo in caso di dieta dimagrante.
Altri formaggi a pasta molle, invece, sono più grassi, come i fiocchi di latte, lo stracchino e la robiola, che si possono utilizzare facendo attenzione al contenuto di sale, che non è un problema se inserito in piccole dosi. Attenzione solo in questo caso al contenuto di lattosio, che potrebbe essere un problema per soggetti sensibili.
Fermentati: kefir e yogurt
Discorso diverso per i fermentati, kefir e yogurt, che sono utilizzati in maniera regolare come probiotico, e direi anche in maniera efficace.
Pesce e prodotti ittici
E ultimi ma non ultimi, i pesci, o meglio gli alimenti non considerati nelle diete, ma che potrebbero essere validi e provengono dal mercato ittico. Solitamente i pesci più utilizzati sono quelli bianchi, azzurri o il salmone, oppure quelli di fiume. In realtà, però, per diversi motivi e facendo attenzione alle sensibilità soggettive, si possono utilizzare anche molluschi (vongole, cozze…), crostacei come i gamberetti (le teste soprattutto sono un’ottima fonte di grassi), ma anche polpi e seppie.
Direi che come fonti alternative, come vedete, ne abbiamo a disposizione e possiamo quindi anche essere abbastanza rilassati nel caso in cui non avessimo pronto un pasto vero e proprio.
Tutte queste materie prime sono difficilmente inseribili o utilizzabili come pasto unico. Quelle con cui è possibile, come le seppie, sono molto poco caloriche, ma si possono inserire in un pasto se ne abbiamo la possibilità.
Mangimi industriali: cosa sapere
Con un giro d’affari di 1.830 milioni di euro e un totale di 544mila tonnellate di cibo commercializzato ogni anno (rapporto Assalco 2015), l’industria del pet food è uno dei pochi settori che in Italia non risente della crisi dei consumi.
«Se si sceglie di nutrire il proprio animale con alimenti confezionati è importante essere consapevoli di cosa si sta comprando - spiega Nicoletta Pizzutti, tecnico nutrizionista, specializzata in alimentazione e benessere animali - I mangimi, umidi, secchi o semiumidi, vengono sì formulati per garantire la copertura totale dei fabbisogni del cane o del gatto, ma questo non ha nulla a che vedere con l’origine e le fonti da cui provengono questi nutrienti».
Come fare quindi per acquistare in modo consapevole? Innanzitutto è bene informarsi sulle norme che riguardano la composizione dei mangimi e scegliere aziende trasparenti aperte al dialogo con i consumatori. Senza tralasciare la regola d’oro: imparare a leggere le etichette, soffermandosi sulla lista degli ingredienti e sulle informazioni riguardanti i livelli di nutrienti, i cosiddetti “valori analitici”.
Una buona crocchetta, per esempio, dovrebbe contenere come prima voce proteine di origine animale, sotto forma di carne fresca o disidratata, verdura, frutta, eventualmente cereali, se in minima percentuale, e nessuna sostanza chimica.
Nella produzione di mangimi, viene generalmente usato tutto ciò che rimane della carcassa: ossa, sangue, intestini, tendini, legamenti e altre parti non adatte a consumo umano. Questi scarti di macellazione vengono descritti come “sottoprodotti” o “derivati”. In una buona crocchetta, invece, come prima voce, si trovano proteine di origine animale sotto forma di “polpa di” o “carne”, fresca o disidratata. «Meno ingredienti ci sono, meglio è» sottolinea la Pizzutti.
«Non è detto che i prodotti venduti a caro prezzo siano ineccepibili dal punto di vista qualitativo - riprende la nutrizionista - paghiamo caro un mercato che vuole alimenti sofisticati per i nostri pet, ma che alla fine da indietro dei prodotti più poveri perché molto lavorati, che richiedono conservanti per non essere aggrediti dai processi ossidativi e che necessitano di aggiunte di vitamine perse durante la produzione».
«Per una maggiore garanzia - risponde Simone Ventura, veterinario che da anni si occupa di medicina complementare volta al raggiungimento e al mantenimento del benessere dei propri pazienti, attraverso le cure naturali e l’alimentazione - i prodotti commerciali dovrebbero essere esclusivamente alimenti human grade, cioè realizzati in parte o integralmente con ingredienti adatti al consumo umano».
Molti mangimi in commercio sono sottoposti a estrusione, un trattamento termico realizzato per pochi secondi ad alta temperatura (170-200°C) e sotto pressione. Processi, questi, che, come tutte le cotture, vanno a modificare i nutrienti contenuti.
Dieta casalinga: vantaggi e come formularla
«Una dieta casalinga a base di ingredienti freschi - spiega Alessandro Prota, veterinario esperto in medicina naturale - oltre a permettere al proprietario di sapere con certezza con che cosa sta nutrendo il suo quattro zampe, scongiura anche i danni al fegato procurati dagli antiossidanti come il Bha e il Bht, inseriti nei mangimi industriali per evitare l’ossidazione dei grassi aggiunti».
Gatto e cane si distinguono per metabolismo e fisiologia: il cane è un carnivoro opportunista, cioè adattabile alla dieta onnivora, mentre il gatto è un carnivoro stretto, quindi anche il tipo di alimentazione è differente.
Non c’è una dieta valida per tutti i casi, per questo occorre rivolgersi a un veterinario o un tecnico nutrizionista e richiedere una dieta naturale personalizzata. Dopo una visita e una valutazione clinica, viene elaborato un percorso alimentare specifico.
«Quando formulo una dieta naturale - continua la Pizzutti - valuto i fabbisogni calorici dell’animale, in base a età, habitat, grado di attività fisica, stato fisiologico, presenza o meno di patologie».
A un carnivoro la Pizzutti “riempie” la ciotola con carne, pesce, uova e latticini, rigorosamente freschi. Non mancano frutta e verdura, crude e di stagione, che regolarizzano intestino e flora batterica.
«Purtroppo la carne non è più quella di una volta - prosegue Prota - e può contenere residui di ormoni, farmaci e tossine che nel tempo provocano patologie anche gravi nei nostri amici». Il pesce di allevamento non è da meno, perché se proveniente da gestioni approssimative, nutrito con mangimi contenenti micotossine e cresciuto in vasche non pulite, può essere anche lui carico di tossine.
«Attenzione anche al pesce surgelato - avverte Prota - perché per poter essere conservato più a lungo, viene trattato con polifosfati che irritano lo stomaco e la parete intestinale, con tutte le conseguenze che ne derivano».
La dieta BARF
La Bones And Raw Food, meglio conosciuta come Barf, è una filosofia di alimentazione che consiste nel nutrire gli animali con cibi non cotti, così come li troverebbero in natura.
«Se vivessero liberi - illustra il dott. Ventura - cani e gatti si ciberebbero di piccoli roditori o di volatili di cui mangerebbero la carne, la pelle, le interiora e le ossa».
La dieta a crudo, quindi, è quella che più si avvicina a un’alimentazione di tipo naturale, in senso letterale. I barfer mangiano per l’80% carne, organi, ossa e cartilagini, accompagnati da verdura, cereali e un mix di frutta. Nella formulazione corretta dal dott. Prota, invece, sono presenti anche uova, grassi animali e vegetali.
La dieta vegana
Per molti professionisti, tra cui la dott.ssa Pizzutti, è maltrattamento considerando che il cane e il gatto sono carnivori biologicamente predisposti a nutrirsi di alimenti di origine animale per mantenere il loro benessere fisico e psicologico, certo è possibile creare a tavolino una dieta vegana bilanciata, inserendo integratori ma è eticamente corretto?
«La vera priorità - argomenta la dottoressa Manuela Raja, veterinaria, esperta in naturopatia, membro del comitato scientifico dell’Associazione vegani italiani - è dare ai nostri animali alimenti sani e completi di tutti gli elementi essenziali di cui hanno bisogno».
Alimentazione naturale a crudo
I miei Am Stafs vengono alimentati, ormai da qualche generazione, esclusivamente con alimentazione naturale a crudo, a partire dallo svezzamento. In pratica, non mangiano nessun tipo di mangime o alimento industriale in nessuna fase della loro vita, ma sono nutriti con carne fresca, pesce, olii vegetali, piccole quote di carboidrati sotto forma di cereali, e saltuariamente piccole aggiunte di verdura e frutta.
Questo tipo di alimentazione è noto ai più come “dieta BARF” o “raw feeding” e consiste nell’alimentare il cane secondo la sua natura di carnivoro, ma tenendo conto degli adattamenti fisiologici e metabolici portati dalla domesticazione.
Ovviamente l’alimentazione naturale richiede un po’ di studio per garantire che i fabbisogni del nostro cane, cucciolo o adulto, siano garantiti….ma dopo anni di esperienza posso dire che ne vale la pena! I cuccioli vengono seguiti in ogni loro fase da me e dalla Dott.ssa Nicoletta Pizzutti, nutrizionista professionista.
Gli Am Stafs rispondono particolarmente bene all’alimentazione a crudo, e io mi sento di consigliarla a tutti.
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